Meno sessantacinque per cento

Come si reagisce al fatto che l’azienda in cui hai lavorato negli ultimi anni viene affidata ad un incapace che la manda a ramengo, e con essa finisci anche tu a perdere quel lavoro a cui avevi dedicato tante energie?

Sopratutto, come reagisci a questa slavina quando ti capita in un momento in cui l’economia italiana è stremata e il mercato del lavoro è in condizioni penose, per cui le poche posizioni disponibili sono sempre per lavori di manutenzione e di gestione ordinaria e non c’è nessuno che sta facendo innovazione, sviluppa prodotti o crea qualcosa di nuovo?

In questi mesi di disoccupazione mi sono capitate due opportunità. Entrambe a tempo determinato, per lavori abbastanza di bassa manovalanza, sopratutto fuori dalla città in cui ho deciso di stare. Non valeva la pena farli, in sintesi, e corrispondevano di loro a circa il 50% in meno rispetto al mio ultimo stipendio. Tale differenza si giustifica non certo perché prima venivo pagato troppo, ma perché prima facevo un lavoro che era molto più complesso, difficile e di responsabilità rispetto a quello che oggi offre il mercato.

Alla fine, con molta fatica e molta pazienza, un’opportunità di fare un lavoro di qualità è capitata. Purtroppo chi può pagare per ora può pagare molto poco, per cui parliamo di un taglio di almeno il 65% rispetto a quello che prendevo prima e un contratto di tipo precario. Se ho accettato, è perché si tratta comunque di un lavoro di alta potenzialità, molto interessante; ho fatto quindi una scommessa sul fatto di poter far fruttare questa posizione non in termini di retribuzione mensile, ma in termini di occasioni future.

Detto questo, c’è di che pensare. Intanto, che non ci possiamo stupire della fuga dei cervelli, perché rimanere in queste condizioni in Italia è possibile solo se hai qualcuno che ti sostiene e se hai qualcuno che ha un buon posto qui; con questa decurtazione, non avrei possibilità di pagarmi un alloggio indipendente, tanto per dire, mentre credo che in qualsiasi economia sviluppata il 65% lo prenderei ma in più, non in meno.

Poi, possiamo dire che nessuna azienda pensa che ci sia una imminente ripresa e anzi molte si trovano costrette ad un altro anno di stretta finanziaria molto forte, sopratutto perché vanno a competere in un settore come quello della consulenza informatica che è ormai esanime e destinato a non tornare mai più ai fasti di un tempo: si salveranno solo quelli che faranno attività strategiche o avranno prodotti in grado di competere sul mercato internazionale.

Certo, se si prova a pensare in generale, lasciando perdere le motivazioni personali che certo non fanno massa critica, è difficile pensare che non siamo spacciati; di sicuro, ci vorranno molti anni di duro lavoro per avere una economia minimamente competitiva e sana, forse in tempo per quando il nuovo presidente della Repubblica, quello ancora da eleggere, avrà esaurito il suo mandato, che ricordo dura sette anni.

Io, intanto, comincio a pedalare. Sarà molto dura.

Pubblicato il 27 gennaio 2015 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Le motivazioni che ti hanno portato a questa decisione sono condivisibili: auguri sinceri a te. All’Italia, ormai, gli auguri sono inutili e disperati.

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