Per mare aperto

I mesi in cui sono stato senza lavoro sono stati pesanti. Molto. Sia per me sia per chi mi è stato vicino, che ha dovuto sopportarmi in momenti in cui ero meno sopportabile. Un periodo di pensieri oziosi e di pensieri negativi, con riflessi anche sulla mia salute, quando ho passato un periodo ad inizio autunno di forti fastidi digestivi, chiaramente dovuti allo stress che si accumulava.

Mesi in cui ho visto molte porte chiuse in faccia o, anzi, manco aperte, perché quando rispondevo a qualche annuncio di lavoro spesso mi veniva di pensare che fossi io quello che non andava bene, troppo professionalizzato, troppo capace e con tante legittime aspettative che non potevano trovare riscontro in quello che mi offrivano.

Così sono stati mesi in cui ho dovuto cominciare ad essere flessibile, cercando attività almeno compatibili, ma anche qui senza particolare successo. Mesi in cui mi chiedevo se avrei potuto lavorare in questa città o chissà dove, con le evidenti conseguenze che la cosa poteva avere sul mio rapporto di coppia che è stato l’unico caposaldo che non mi ha fatto sbandare. Il mio problema non era tanto quello di trovare un lavoro, ma quello di trovarlo qui nel Sud, dove la disoccupazione è la norma.

Tutto questo è stato faticoso e difficile. Ed è stato anche un punto di passaggio, nel senso che certe amicizie si sono rivelate più all’acqua di rose di quanto pensavo. Da parte di qualcuno mi sarei aspettato una telefonata di più, giusto per arrivare a farne una di numero e non zero. O anche un messaggio su Facebook, invece molte rapide scrollate di spalle e molto disinteresse. Coperto dal peloso atteggiamento auto-assolutorio, non detto ma pensato, ma tu sei tanto intelligente figurati se non trovi lavoro.

Alla fine poi, il lavoro che volevo è arrivato. Non quello che faccio ancora per pochi giorni, ma quello che comincerò a fare tra un po’. Una bellissima azienda, molto tecnologica e molto aperta all’estero, una buona posizione e un buon contratto, stabile e di lunga prospettiva.

Adesso passo gli ultimi giorni in questo lavoretto temporaneo, in cui comunque continuo a fare la differenza anche se intorno a me stanno facendo il deserto. Non perché stiano organizzando la mia uscita, ma perché si sentono offesi nell’orgoglio visto che ho deciso di fare di meglio e di più bello.

Esattamente come gli amici si vedono nel momento del bisogno, così i colleghi di lavoro e i superiori e le aziende in cui lavori si capiscono come sono quando te ne vai via. Da come si stanno comportando qui, ringrazio il cielo e tutti i santi di essermene andato.

Ora, con questo nuovo lavoro comincia una nuova vita e non esagero nel dirlo. Perché è nato come una cosa che ho trovato solo con le mie forze e che ha interrotto quella lunga sequenza che era iniziata con la laurea, dieci e più anni fa, in cui sostanzialmente ogni nuovo lavoro nasceva un po’ legato al precedente.

Qui e adesso, ora ho proprio liberato gli ormeggi e mi avventuro in mare aperto.

Non vedo l’ora.

 

Pubblicato il 26 marzo 2015 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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