Il racconto dei racconti

Film insignificante, esercizio stilistico dai confini angusti e adatto allo stesso tipo di pubblico che va in un ristorante da cucina internazionale e mangia il parmigiano sulla pizza che, si sa, sono ingredienti italiani e quindi buoni, sopratutto quando cucinati all’estero e fuori dal loro contesto.

“Lo cunto de li cunti” è una raccolta di fiabe di metà del ‘600, edito a Napoli. Un’opera importante e fondamentale per la letteratura di genere europea, visto che ad esso si sono poi ispirati favolieri che hanno avuto assai maggior fortuna di Gianbattista Basile.

Da questa ricchezza, nulla rimane nel mediocre film di Garrone. Tutto finisce appattito, edulcorato, autoreferenziale, con dei racconti che si snodano a casaccio, senza che allo spettatore rimanga nulla. A vedere il film non si ricava alcunchè: c’è un motivo per cui nelle fiabe del ‘600 c’era l’orco? Ha un senso? Cosa vuol dirci? Boh, dal film non si evince nulla. C’è un orco ma potrebbe andare bene anche un verme della sabbia di Dune, il capitano Kirk o Rossella O’Hara, tanto sempre pixel sullo schermo sono. Il film compie qualche operazione filologica? Di contesto? Pedagogica? No, è appunto come il ristorante che mette insieme parmigiano e pizza e dice “prodotto 100% italiano”.

Pensate a quale operazione immensa fa la Disney quando prende La Bella Addormentata Nel Bosco o Cenerentola. Da una semplice storia crea un intero universo di emozioni, di significati e di letture, per cui riesce a dare tanto, a fare un’operazione innanzitutto artistica. Vogliamo oppure parlare delle letture personalissime tipo appunto il Dune di David Lynch? O la sfida estrema e vinta del Signore degli Anelli di Jackson? Ecco, di adattamenti e di rielaborazioni riuscite ce ne sono tante, ma questa non lo è.

Si tratta invece del personale divertimento di Garrone che vuole farci vedere quanto è bravo con la steady cam (che poi, ormai sa di vecchio, non certo di nuovo) e della bellezza di alcuni esterni, comunque nemmeno tanto valorizzati.

Voto: 3

Pubblicato il 24 maggio 2015, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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