La difficile barca di Bergoglio

Ogni notizia che riceviamo, necessariamente, contiene una parte di verità e una parte di falsità; anzi, a volerla dire tutta, ci sarebbe anche una parte di bugia.

Su questa piccola premessa vorrei partire per analizzare alcune ultime vicende sul rapporto tra Chiesa cattolica romana ed omosessualità, visto che si sono affastellate numerose notizie e mi sembra che, a vederle una per una, manchi il quadro generale.

Partiamo allora dal protagonista assoluto, quello da cui tutto muove in Vaticano, ovvero il Papa e quello che dice e che fa sul tema.

All’inizio, Bergoglio ha dato una impressione molto forte di rinnovamento e di cambio, sul tema degli omosessuali e del loro diritto a vivere una vita completa e non come peccatori che devono redimersi per la loro condizione, così come su altri temi come la comunione ai divorziati risposati e il celibato dei preti.

Si è trattato di uno scossone forte, non si pensi che era stato solo un lungo spot pubblicitario, tanto che ha incontrato resistenze molto forte nella Chiesa.

Un esempio che è sotto gli occhi di tutti, viene, anzi veniva, dal blog Settimo Cielo di Sandro Magister, un ruiniano di ferro che ha scritto peste e corna di Bergoglio e del suo cattolicesimo omeopatico.

“Veniva” e non “viene” da quel blog (di cui non si sottovaluti l’autorevolezza e la qualità dei contatti nei palazzi papali) perché poi la posizione di Magister è cambiata, ora è tutto un inno al papa argentino. Cambiamento che è dovuto al cambiamento di Bergoglio, che dopo la grande apertura ha mostrato un improvviso freddo.

Un riposizionamento del Papa che si spiega con le forti resistenze incontrate tra i vescovi e i cardinali sulle aperture di Bergoglio, e che possono essere spiegate con almeno tre cause diverse: il pensiero del Papa stesso (che non è mai stato un progressista), le idee sul papato del Papa (che pensa al Papa come ad un primus inter pares più che ad uno che, in solitudine, decide e traccia la linea: questo Papa non farà mai una enciclica come quella di Paolo VI sui metodi contraccettivi), il modo in cui si esercita il ruolo da Papa (che richiede innanzitutto prudenza (chi sia onesto ci amministri, chi sia saggio ci giudichi, chi sia prudente ci guidi).

Una prudenza che quindi porta a dover accogliere all’interno dell’istituzione papale anche posizioni, e a dover quindi esprimere azioni, contradditorie. Così siamo stati testimoni di Bergoglio che attacca l’ideologia gender (una pessima uscita per un gesuita) e poi scrivere in privato ad una lesbica, autrice di uno di quei libri che l’imbarazzante sindaco di Venezia ha fatto togliere dalle biblioteche pubbliche della città, di continuare così.

Una prudenza che, quando quell’ufficiale di stato nordamericana che si rifiuta di registrare i matrimoni tra persone dello stesso sesso (e, anzi, impedisce anche ad altri di farlo) dichiara di aver incontrato il Papa durante il viaggio di questi in USA, porta la Sala Stampa Vaticana a smentire seccamente che ci sia stato un incontro privato e una qualche benedizione papale, anzi a dichiarare

“Il Papa – precisa il portavoce vaticano – ha incontrato presso la Nunziatura di Washington” diverse decine di persone invitate dalla rappresentanza pontificia per salutarlo “in occasione del suo congedo prima della partenza da Washington per New York City, come avviene durante tutti i viaggi del Papa. Si è trattato di saluti molto brevi di cortesia a cui il Papa si è prestato con la sua caratteristica gentilezza e disponibilità. L’unica ‘udienza’ concessa dal Papa presso la Nunziatura è stata ad un suo antico alunno con la famiglia. Il Papa non è quindi entrato nei dettagli della situazione della signora Davis e il suo incontro con lei non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi”.

E questo ex alunno di cui si parla è un gay che vive con il suo compagno.

Allora, in tutto questo gioco di equilibri, che è in realtà la proiezione esterna di un fortissimo scontro tra idee, personalità ed interessi ben diversi della Chiesa di Roma, come si può valutare l’uscita del monsignore che, a due giorni dal Sinodo, ci tiene tanto a far sapere a tutto il mondo di essere gay e di avere un compagno?

Si può giudicare come improvvida ed inopportuna. Nel senso, che alla dimensione certamente presento della battaglia di verità si deve aggiungere una valutazione ulteriore, che è ispirata proprio alla virtù della prudenza di cui dicevo poco prima.

A due giorni da un Sinodo così complesso, in cui non si vede un vincitore certo, non si può pensare di intervenire a gamba tesa; se per un non cattolico, o anche per un cattolico non ecclesiastico, il Sinodo è un evento relativamente importante, per le gerarchie è un momento centrale del papato di Francesco.

Un monsignore di Curia, che conosce benissimo i riti e le gerarchie ecclesiastiche, profondo conoscitore della macchina vaticana in cui ha lavorato per anni, non può non sapere questo. Quindi, proprio perché lo sa, ha scelto di parlare per compiere una azione politica sui componenti del Sinodo.

Potrebbe essere per dare una botta ai conservatori, allo scopo di dimostrare che il problema dei gay la Chiesa ce l’ha in casa, potrebbe essere per contrastare i progressisti, per dire che queste aperture del Papa rischiano di portare il diavolo dentro le sacre mura. Oltre a tutti i depistaggi, doppi e tripli giochi che fanno parte della normale dialettica tra poteri e concezioni anche diverse di una istituzione complessa.

Difficile da dire, per saperlo bisognerebbe ben conoscere chi è questo monsignore, come ha fatto carriera, da chi è stato protetto ed incoraggiato, perché a 36 anni non diventi un esponente di punta della Congregazione per la Dottrina della Fede se non hai dei santi in paradiso.

Alla fine, capiremo qualcosa, forse, alla conclusione del Sinodo. E’ sicuro che lo scontro è in corso, la giornata di ieri ha avuto al centro della scena i conservatori (fortemente rinvigoriti dopo lo spiazzamento iniziale) e solo nel pomeriggio i progressisti hanno ritrovato voce e hanno cominciato a contarsi.

Bergoglio, per ora, si è limitato a dire che il Sinodo deve decidere e non su una base compromissoria.

La efficacia e qualità del suo papato dipenderà in gran parte da quali saranno le conclusioni dell’assemblea sinodale. La discussione sui retroscena della visita papale, sul cui prodest del coming out del monsignore, invece, sono abbastanza fumo di copertura e buoni a suscitare indignazioni e risatine sui social network.

Pubblicato il 6 ottobre 2015, in gay con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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