Lo storytelling di De Magistris si infrange contro la realtà

Uno dei termini che è oggi di moda nella comunicazione politica è storytelling.

Può avere due significati, quasi opposti tra di loro, perché può indicare sia l’idea di fondo su cui si muove una amministrazione, locale o centrale, sia un modo di distorcere e presentare la realtà per mettere in mostra solo gli elementi a proprio favore; può insomma essere sia l’obiettivo e la tensione ideale che anima chi amministra sia la semplice propaganda riverniciata.

Purtroppo per noi e purtroppo per Napoli, nel caso di De Magistris e della sua amministrazione è il secondo significato a prevalere.

Nella ricerca di uno storytelling adatto a coprire la mancanza di un obiettivo e di una visione ideale della città, Giggino ‘o sindaco ha puntato le sue carte sul turismo, vantandosi di quanto questo cresca e riconoscendosene i meriti.

Poco conta, qui, analizzare i motivi per cui i turisti a Napoli sono cresciuti: si tratta di un dato vero che però dipende in buona parte dal fatto che molte altre mete del mediterraneo (pensiamo a tutto il Nordafrica) sono oggi con un profilo di rischio maggiore rispetto a pochi anni fa, quindi i turisti da qualche parte pur dovranno andare. Conta ancora di meno discutere di questa idea fumettosa, naif e giocosa del turismo come volano per la crescita, il nostro petrolio, i giacimenti culturali, tutte idee banali e superficiali che nascono nel 1984 con De Michelis al Ministero del Turismo e che, in trent’anni, non hanno portato proprio a niente.

Interessa invece vedere cosa la giunta De Magistris ha fatto per il turismo. Vale allora la pena riportare qui la dichiarazione di giusto un paio d’anni fa del sindaco sul piano di riqualificazione del centro storico:

“Qui c’è una visione di città a discapito di tutti coloro che, negli anni, ci hanno criticato accusandoci di non avere una visione d’insieme. Stiamo realizzando interventi strutturali che comprendono il recupero di complessi monumentali, ma anche interventi di decoro urbano, illuminazione nell’ottica di un recupero degli spazi pubblici perché il nostro centro storico deve vivere ed essere vissuto. Questa è la Napoli che vogliamo, la Napoli che dimostra di saper spendere bene i fondi europei. Stiamo dimostrando a Bruxelles che siamo in grado di fare progetti, farceli approvare, far partire le gare e realizzare quanto proposto” (Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Febbraio 2014).

Si noti lo stile demagogico ed arruffa-popolo tipico del sindaco, in cui egli si presenta come l’autore, il mezzo ed il fine di un riscatto storico del Sud, il dono degli dei ad una città martoriata che si risolleva grazie all’erculea forza di Giggino ‘o giustiziere.

Nella parodia che Maurizio Crozza fa di Vincenzo De Luca, quando gli fa dire che grazie a lui a Salerno ed in Campania è arrivata l’acqua, la luce, la scrittura e l’homo sapiens, l’obiettivo potrebbe essere utilmente lo stesso Giggino.

Ma, sia detto, passeremmo sullo stile tronfio del sindaco se tutto questo fosse successo per davvero.

Purtroppo, al 31 Dicembre 2015, data ultima per spendere e rendicontare i fondi, forse chiuderanno tre dei ventotto cantieri che dovevano riqualificare il centro storico, quindi sul saper fare progetti e farseli approvare dobbiamo dire che Giggino è deficitario.

Né, va detto, le cose potevano andare diversamente, visto che l’ufficio del Comune di Napoli che si doveva occupare di questo enorme piano ha a disposizione due persone che non hanno nemmeno un computer con cui lavorare.

Questa è un po’ la distanza che c’è tra lo storytelling di Giggino, il grande sindaco che va a Bruxelles, e la realtà: telefono, carta e penna per gestire un progetto da centoquaranta milioni di euro. Il computer costa troppo.

Di De Magistris e della sua incapacità a gestire una città complicata e difficile come Napoli non mi importa niente, credo che sia diventato sindaco per un accidente della storia che non si ripeterà. Temo però non solo i danni che potranno venire nell’immediato (per limitarci al centro storico, l’Unesco potrebbe decidere di rivedere lo status di Patrimonio dell’umanità) ma anche che la sua insipienza, la sua incapacità di costruire una idea di città e il suo lisciare il pelo ai peggiori aspetti della società meridionale possano poi diventare il detonare di una prossima svolta a destra della città.

Pubblicato il 12 novembre 2015, in gay con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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