The Revenant (Il Redivivo)

The Revenant (Redivivo), per la regia di Iñárritu e con Leonardo di Caprio, è un film per molti aspetti insolito nella produzione cinematografica contemporanea.

Direi che la poetica del film è insolita, perché il regista ha girato un film in cui la protagonista è la natura. Una natura bellissima (la fotografia è splendida, la maggior parte delle scene lasciano a bocca aperta) ma anche atroce e gelida, non solo nel senso delle temperature (il film è ambientato nel nord del continente americano e ovunque è neve e gelo) bensì gelida nel suo rapporto con l’uomo, che è uno dei tanti animali che si agitano sulla terra.

Una natura che è un testimone silenzioso e disinteressato (l’unica scena che ritorna più volte nel film è quella dove la cinepresa è in verticale, riprende questi grandi alberi che sono lì, immobili spettatori storici ed eterni di drammi che non li riguardano), mentre l’agitarsi degli uomini è vano.

Il film inizia con due momenti di apparente serenità, prima un flashback dove il protagonista ricorda quando era il padre di una famiglia felice, poi la scena è quella di una piccola macchia di alberi, l’acqua che scorre e rilassa. Ma la felicità, questo è il messaggio duro del film, dura poco perché la carneficina sta per iniziare.

Il film è racchiuso tutto qui, tra la bellezza della natura e la sua crudeltà, ben rappresentata dalla scena dell’orso, quando Di Caprio viene sbranato da un orso che si comporta, con lui, come il gatto con il topo: non lo vuole uccidere, si diverte a mutilarlo un po’ alla volta, disinteressandosi di lui salvo tornare alla carica. E’ una scena forte, ma è una scena vera, lontana e anzi aliena da quelle sensibilità pseudo-animaliste che raccontano la natura come un luogo dei buoni sentimenti dove ci sono gli orsi coccolosi ed è tutto un volemose bene.

Vano è l’agitarsi dell’uomo su questa terra, se un orso può sconvolgerti la vita. Fatuo è il destino dell’uomo che pensa di essere al centro delle cose.

Sugli attori: Di Caprio non ha dato vita alla sua migliore interpretazione, però probabilmente vincerà l’Oscar per le volte in cui lo avrebbe meritato. Il regista è un genio con una capacità di costruire scene che hanno la forza dei western di John Ford e movimenti di camera sofisticati e complessi, con tutti i registri e i toni possibili.

Voto: 7.5 (perché, comunque, poteva riuscire meglio)

Pubblicato il 26 gennaio 2016, in gay con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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