Una stupida difesa d’ufficio

La terribile vicenda della morte e delle sevizie di Luca Varani ha scosso molto anche la comunita gay romana, visto che uno dei due carnefici è un noto pr.

Ci sarà tutto il tempo di chiarire le responsabilità e le colpe per questo delitto tanto atroce; ma è fin d’ora il caso di schifarsi sia degli sciacalli come Adinolfi che parlano di delitto gay, inteso come una cosa che i gay ovviamente sono portati a fare – si sa la mancanza di una figura paterna porta a questi eccessi – sia di preoccuparsi dei comportamenti di molti gay romani che sono alla stregua di una stupida (e non stupita) incredulità.

Mo’ ti pare, sembra di sentirli, che uno come questo pr, che è tanto bono, tanto ricco, che organizzava una famosa serata gay romana, che era pure finito sui giornali per un finto flirt con Flavia Vento, insomma uno che doveva fare tutte queste cose qua? E’ chiaro che è innocente… è bono! Guarda che belle foto che c’ha! Gli ho messo pure un like.

Purtroppo, il mondo gay romano ha le sue componenti di degenerazione, importate dall’estero e che ora cominciano ad attecchire.

Sarà il caso di dircelo, ma c’è gente che passa i fine settimana sballata e piena di ogni possibile droga, che pratica sesso di gruppo senza precauzioni perchè è più divertente, che pensa che pagare gli escort sia un banale sfizio, che si compra le boccette intere di sedativi per evitare i rebound quando hanno finito la droga, che la cocaina non solo se la fuma ma se la mangia pure; tutto questo nella cornice valoriale dell’essere e dell’apparire, del farsi le foto fighe su Instagram, del trovare i followers più boni che ti seguono (quindi diventi bono pure te e sei più appetibile), che si mette quei duemila amici su Facebook (che non sono amici, ma solo possibili partner sessuali), insomma completamente assorbita da una nullità di vita e di aspirazioni.

Infatti, eccoli su twitter tutti urtati perché il bel giocattolo si è rotto: e che mo’, davero davero, uno bono è magari un pazzo omicida? E io come faccio a scegliere il gruppetto per l’orgia di domani? E che mi levano Instagram?

Perché sia chiaro: qui non è in discussione un certo stile di vita, se uno ha l’ambizione massima nella vita di farsi mettere i like su Instagram o su Facebook non glielo vogliamo vietare, però forse bisognerebbe capire che il fatto che un altro faccia la stessa cosa che fai tu (dal fare sesso con un maschione pieno di muscoli a frequentare le stesse cerchie e a fare le stesse cose) non ne fa necessariamente una vittima del sistema.

Magari, semplicemente, è un gay assassino.

Sarebbe bene capirlo, sarebbe bene non auto-ghettizzarsi in un mondo di futile ed ingiustificata innocenza in cui ce l’hanno con noi solo perché siamo gay, sarebbe ancora meglio scegliere chi frequentare nella vita reale.

Perché, a me, sono capitate persone che ci rimanevano tanto male che usavo il profilattico o che non mi drogavo, ma credo che siano rimaste ad almeno un numero telefonico fa e non me li sono andati a cercare in rete, giusto per fare due ulteriori salti assieme, che sono tanto carini.

E’ una verità che urta un po’, questa? E’ fastidioso? Si chiama crescere: quando scegli quelli con cui vuoi avere a che fare.

Pubblicato il 10 marzo 2016 su gay. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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