E’ tornato Baffo di Ferro

Il via allo scontro della vecchia guardia del PD contro Renzi è iniziato a Napoli, dove Bassolino non ha tollerato, né poteva tollerare, una violazione così smaccatamente palese della regolarità del voto. Certo, da questo a dire che le violazioni le hanno commesse solo i sostenitori della Valente ce ne corre – chiunque che sia  un po’ pratico di cose napoletane non ha difficoltà ad immaginarsi certe possibili dinamiche – ma era difficile credere che una persona con la storia di Bassolino potesse accettare di farsi da parte a suon di pernacchie pagate un euro l’una, il costo del voto alle primarie, che è stato generosamente pagato ad ignari passanti dai sostenitori dell’avversaria.

Il modo in cui Bassolino sta affrontando la questione, anzi il modo in cui si posiziona, è indice però di una strategia più generale della vecchia guardia del PD, che ieri ha avuto la prima uscita, dopo anni, del suo peso Massimo, D’Alema.

Il quale, non senza qualche ragione, ha sparato ad alzo zero su tutta la strategia di Renzi in politica estera ed in politica interna. D’Alema, che preferisce sicuramente tramare nell’ombra, interviene adesso perché c’è una opportunità che può diventare poi un risultato.

L’opportunità è quella delle amministrative di Maggio e va colta almeno facendo perdere Renzi a Napoli e a Roma, meglio ancora se poi si riesce a far vincere qualche candidato della parte più a sinistra del PD. L’obiettivo invece è il referendum sulle riforme costituzionali d’Ottobre, da far bocciare per portare Renzi alle dimissioni, come lo stesso ha sempre anticipato.

E’ un piano, va detto, disperato, non tanto per le forze su cui può contare Renzi (che in questo momento è in grande affanno) ma sull’idea alternativa di politica e di società che questi vecchi arnesi si portano appresso.

Se Bassolino è una candidatura rispettabile, ma non entusiasmante, a Napoli, Bray a Roma è la candidatura di una persona che come Ministro della Cultura è stato insignificante; si tratta di un uomo che vive di relazioni di potere e che fa contenta e tranquilla la parte radical-chic della borghesia romana, ma che certo non può né mobilitare le folle né vincere contro una corazzata come quella dei Cinque Stelle.

Parlando poi di D’Alema, va detto che molte delle cose che lui contesta a Renzi le ha fatte, o volute fare, lui per primo: il patto del Nazareno? D’Alema con Berlusconi fece la Bicamerale per le Riforme. La riforma del mercato del lavoro? I contratti a progetto e le collaborazioni le inventa Treu nel governo Prodi, sostenuto da D’Alema e lo stesso D’Alema, nel 1997, dice che il contratto collettivo nazionale di lavoro va abolito. Renzi fa il governo con Alfano e Verdini? D’Alema va a Palazzo Chigi con i voti di Buttiglione.

Ovviamente adesso le forze ostili a Renzi cominceranno una operazione di lucidatura di D’Alema, che sarà raccontato come un leader progressista, socialista e democratico, si darà insomma vita ad una mozione degli affetti: tutto va bene per attaccare Renzi e questo fa parte del gioco.

Però, il mondo che D’Alema propone è un mondo vecchio, stantio, per tanti aspetti pericoloso: poco conta che nella sua testa ci sia già il successore di Renzi a Palazzo Chigi (Del Rio, che dovrebbe fare un governo istituzionale per riformare l’Italicum: Renzi pensa di portarsi dalla sua i piccoli partiti con questa promessa), per l’Italia sarebbe una catastrofe avere una crisi di governo mentre la guerra infuria in Libia.

Ed, inoltre, sarebbe un grosso passo in avanti per tutti se di una legge e ancora di più di una riforma costituzionale, si discutesse nel merito e non con personalismi inutili.

Pubblicato il 12 marzo 2016, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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