“Kobane Calling”: l’Islam moderato raccontato con la sensibilità di un grande artista

Spesso nel dibattito pubblico, anche solo nello scambio di opinioni tra amici, viene fuori il tema dell’Islam moderato: esiste? La domanda non è da storico delle religioni, perché ha un impatto politico enorme sul nostro vissuto quotidiano e sulle nostre paure più profonde: se esiste un Islam moderato possiamo sperare di sconfiggere il terrorismo fondamentalista, altrimenti?

E’ una domanda che ci facciamo tutti, chi con più retorica chi con più speranza.

Allora, è proprio utile questo meraviglioso, toccante e commovente nuovo libro di ZeroCalcare, Kobane Calling in cui racconta la sua visita, direi il suo viaggio di istruzione, in Rojava, ovvero nella regione siriana del Kurdistan.

E’ un libro bellissimo, e se non scrivo “fumetto” è perché la capacità che ha avuto di dirmi delle cose, di toccare corde diverse dell’animo, di emozionarni, farmi ridere e addolorare è quello che trovi in un grande testo di letteratura (peraltro, un precedente libro a fumetti di ZeroCalcare era stato finalista al premio Strega).

E’ un libro bellissimo perché racconta di come questi curdi combattano disperatamente, con le loro città piene di morti, per affermare una idea di pacifica convivenza. Con nemici non solo l’ISIS ma anche lo stato turco, che lo finanzia e lo agevola perché faccia il lavoro sporco di far fuori i curdi.

E’ un libro bellissimo perché racconta di come in Rojava le donne siano libere, abbiano grandi tutele e combattano anch’esse per la loro libertà.

E’ un libro bellissimo perché, come dice ZeroCalcare, “Kobane è Kobane. Per tutti”. E tutti quelli che hanno letto e leggeranno questo libro non potranno trattenere un moto di commozione pensando a cosa significhi questa frase, a cosa voglia dire per il martoriato popolo curdo che combatte da quarant’anni per la propria indipendenza, ignorato da tutti perché non riempie le città occidentali di autobombe, mentre ogni tanto, misteriosamente, qualche loro palazzo esplode ammazzando decine di persone nell’indifferenza generale.

Riporterò in fondo a questo articolo qualche articolo della Carta del Contratto sociale del Rojava, nel frattempo posso solo dire che se vedo ZeroCalcare gli dò un bacio e me lo abbraccio forte, perché quello che ha fatto è opera di un Giusto.

 

 

Noi popoli che viviamo nelle Regioni Autonome Democratiche di Afrin, Cizre e Kobane, una confederazione di curdi, arabi, assiri, caldei, turcomanni, armeni e ceceni, liberamente e solennemente proclamiamo e adottiamo questa Carta.
Con l’intento di perseguire libertà, giustizia, dignità e democrazia, nel rispetto del principio di uguaglianza e nella ricerca di un equilibrio ecologico, la Carta proclama un nuovo contratto sociale, basato sulla reciproca comprensione e la pacifica convivenza fra tutti gli strati della società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli.
Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale.
Con questa Carta, si proclama un sistema politico e un’amministrazione civile fondata su un contratto sociale che possa riconciliare il ricco mosaico di popoli della Siria attraverso una fase di transizione che consenta di uscire da dittatura, guerra civile e distruzione, verso una nuova società democratica in cui siano protette la convivenza e la giustizia sociale.

[…]

Articolo 21:
La Carta adotta la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, così come tutte le altre convenzioni internazionali sui diritti umani.

Articolo 22:
Ognuno ha il diritto a manifestare liberamente la propria identità etnica, religiosa, di genere, linguistica e culturale.

Articolo 23:
Ognuno ha il diritto di vivere in un ambiente salubre, basato sull’equilibrio ecologico.

Articolo 24:
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione, inclusa la libertà di formarsi le proprie opinioni senza interferenza alcuna, e di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione e oltre i confini.
La libertà di espressione e la libertà di informazione possono essere soggette a limitazioni in relazione alla sicurezza e all’ordine pubblico delle Regioni Autonome, all’integrità dell’individuo, all’inviolabilità della vita privata o in relazione alla prevenzione e al contrasto al crimine.

Articolo 25:
A. Ognuno gode del diritto alla libertà e alla sicurezza personale.
B. Tutte le persone private della libertà devono essere trattate con umanità e rispetto per la dignità umana. Nessuno potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti e punizioni inumani e degradanti.
C. I prigionieri hanno diritto a condizioni di detenzione umane, che salvaguardino la loro dignità. Le prigioni devono conformarsi all’implicito obiettivo della correzione, educazione e riabilitazione sociale dei prigionieri.

Articolo 26:
Il diritto alla vita è fondamentale e inviolabile. In accordo a questa Carta la pena di morte è abolita.

Articolo 27:
Le donne hanno il diritto inviolabile di partecipare alla vita politica, sociale, economica e culturale.

Articolo 28:
Uomini e donne sono uguali di fronte alla legge. La Carta garantisce l’effettiva realizzazione dell’uguaglianza delle donne e incarica le istituzioni pubbliche di lavorare per eliminare la discriminazione di genere.

Articolo 29:
La Carta garantisce i diritti dei bambini. In particolare i bambini non potranno essere sottoposti a lavoro minorile, sfruttamento economico, tortura o trattamenti e punizioni inumani e degradanti, né potranno essere costretti a contrarre matrimonio prima della maggiore età.

Articolo 30:
Ogni cittadino gode dei seguenti diritti:
1. alla sicurezza personale in una società pacifica e stabile;
2. all’istruzione gratuita e obbligatoria primaria e secondaria;
3. al lavoro, alla sicurezza sociale, alla salute e a un alloggio adeguato;
4. alla tutela della maternità e dell’infanzia;
5. all’assistenza sanitaria e sociale per i disabili, gli anziani e le persone con bisogni speciali.

Articolo 31:
Tutti i cittadini hanno la libertà di religione e di culto, a livello individuale e come collettivo. Sono proibite le persecuzioni per motivi religiosi.

Articolo 32:
A. La Carta garantisce la libertà di associazione, incluso il diritto di formare e di iscriversi a partiti, associazioni, sindacati, e/o organizzazioni della società civile.
B. Nel garantire la libertà di associazione, la Carta protegge l’espressione politica, economica e culturale delle comunità, a garanzia della diversità sociale e culturale della popolazione delle Regioni Autonome.
C. La religione yezida è una religione riconosciuta, e i diritti dei suoi fedeli alla libertà di associazione e espressione sono esplicitamente protetti. La religione e la vita culturale e sociale degli yezidi potranno essere regolamentati dalla legge.

Articolo 33:
La Carta garantisce a ognuno la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e di comunicare idee, opinioni ed emozioni sia oralmente, sia per iscritto, sia per mezzo di rappresentazioni iconografiche.

Articolo 34:
I cittadini hanno libertà di assemblea, di manifestazione pacifica e di sciopero.

[…]

Articolo 44:
La lista dei diritti e delle libertà previste nella Sezione III può essere integrata e non è da ritenersi esaustiva.

Pubblicato il 19 aprile 2016, in Fatti nostri, recensioni con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Penso che gran parte della forza di questo libro arrivi dall’esagerata modestia che ci ha messo Zerocalcare: continuando a ripetere che lui in fondo è come Kermit la Rana, ha lasciato da parte il “reportage giornalistico” ed è riuscito a scrivere una storia fatta di aneddoti ed emozioni!

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