Il grande coraggio di Imma

Ah, che bel discorso di Imma Battaglia al Pride di Roma, anzi “forte e provocatorio” come dice Gay.it che, privato della direzione di De Giorgi, è un po’, come dire, confuso.

Partiamo da quello che detto: “La nostra lotta non è mai finita, perché fino a quando ci toccherà sentire che siamo una ‘formazione sociale specifica’ e qualcuno ci vuole vendere che questa sia una grande legge, noi gli restituiamo un grande e semplice VAFFANCULO”.

Brava, coraggiosa, proprio ci vuole unbellapplauso. Ma.

Imma Battaglia è oggi, sopratutto, sopratutto, una delle organizzatrici (cioè una delle proprietarie) del Gay Village, una iniziativa che si tiene ogni anno nell’estate di Roma e che, a fronte di costi per circa due milioni di euro porta circa quattro milioni nelle tasche degli organizzatori, quindi un utile di un paio di milioni. Due milioni che sono privati, privatissimi, che non sono certo messi a disposizione, nemmeno in minima parte, della collettività gay.

Poi, essendo una donna a cui non manca l’intelligenza e il fiuto politico, ha fondato la sua associazioncella gay, che ha lo scopo di darle il titolo per poter intervenire appunto al Pride e che svolge sempre l’utile funzione della foglia di fico. Negli anni passati, quando la giunta Alemanno saccheggiava e distruggeva Roma, la Imma si spendeva per parlare bene del signor sindaco e certo solo una lingua cattiva potrebbe dire che lo faceva perché, senza l’autorizzazione del signor sindaco, il Gay Village non si può tenere e i due milioni di utili non si possono fare.

Sempre perché intelligente, la Imma ha capito benissimo che alle elezioni per il sindaco di Roma vincerà la Raggi, quindi questo suo vaffanculo serve sopratutto a cominciare a costruirsi un accredito politico con un sindaco che non sarà certo a favore di questo governo. Poco conta che se non ci sono le adozioni subentranti nella legge sulle unioni civili, la colpa sia proprio del partito che esprime la Raggi: cazzo vuoi gliene freghi? Qua stiamo a parlare di soldi, tanti, tantissimi soldi, che richiedono la benevolenza dell’amministrazione comunale di Roma.

Così, ecco il grande discorso di Imma, coraggiosa e battagliera combattente ecc… ecc…

Nessuno che le ricordi le sue simpatie per Alemanno, nessuno che le contesti che di quegli enormi profitti nulla arriva all’associazionismo gay romano o a favore di qualche iniziativa di sostegno. Tutti, pecoroni, ad applaudire al Pride, perché lei è una che parla chiaro.

Poveri scemi, poveri noi. Il Pride dovrebbe fare lo sforzo di cominciare a pensare di essere un interlocutore politico, visto che la politica oggi ci riconosce come parte della società e quindi occorre strutturarsi in un certo modo politico, cosa che non prevede che il primo che abbia un interesse privato vada sul palco a dire quello che vuole.

Quest’anno non sono andato ai Pride, perché quello di Napoli era una penosa campagna elettorale a favore di De Magistris (e i candidati che hanno, sempre orgogliosamente eh, marciato con il sindaco al Pride non sono nemmeno stati eletti, poveri ingenui). Da quanto vedo, quello di Roma è stato anche peggio.

 

Pubblicato il 12 giugno 2016, in gay con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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