“Vogliamo i colonnelli”

“Vogliamo i colonnelli” è un bel film del 1973 di Mario Monicelli, che descrive un tentato colpo di stato nell’Italia di quegli anni ad opera di un gruppo di vecchi arnesi fascisti. E’ un film di attualità, che vale la pena vedere oggi, sopratutto per capire bene cosa è successo in Turchia qualche giorno fa, quando c’è stato un cosiddetto colpo di stato, poi fallito.

Dico che alla possibilità di un vero colpo di Stato ho smesso di credere la mattina successiva, quando il tentativo degli insorti era fallito (cosa già strana, un colpo di stato dura almeno qualche giorno, sia che riesca sia che fallisca) ma sopratutto quando la reazione del fronte lealista è stata quella di arrestare non solo i militari golpisti, ma anche alcune migliaia di giudici.

I giudici non hanno certo un ruolo nelle prime ore di un colpo di stato; se servono a qualcosa servono in seguito, quando bisogna processare la fazione sconfitta. Tra questi giudici arrestati figurano tutti i componenti della Corte Costituzionale e diversi membri degli analoghi alle nostre Corte di Cassazione e Consiglio di Stato.

Già questo fa pensare che il colpo di stato sia l’occasione per Erdogan di liberarsi dei contrappesi e opposizioni al suo desiderio di far diventare la Turchia una repubblica islamica e presidenziale.

Poi, viene proprio da pensare che non si tratti solo dell’abilità di un leader politico che, nel momento in cui il popolo lo sostiene contro dei rivoluzionari, ne approfitta per acquisire ulteriori quote di potere. Per me, tutto il colpo di stato era noto ad Erdogan ben prima che avvenisse; poi, magari, avrà temuto pure per il peggio, ma non è mai stato troppo sorpreso.

Del resto, non ne avrebbe avuto necessità. Non si è mai visto un colpo di stato di tarda serata nel fine settimana, tanto meno senza che i golpisti presentino subito il loro leader (che, fateci caso, ancora manca, segno che Erdogan e i servizi segreti turchi sono ancora impegnati a fabbricare le prove che lo inchiodino), con alcuni social network ancora funzionanti (Twitter, che quando c’è un attentato viene subito bloccato in Turchia), con degli SMS che arrivano ai cellulari dei cittadini invitandoli a sostenere il governo.

Certo, tutti elementi che si possono sempre spiegare con la confusione di quelle ore. Ma il fatto che insieme a questi golpisti, la fazione kemalista-Gunel dell’esercito, non si siano sollevati i curdi o gli studenti di Gezi Park, lascia pensare che il golpe fosse nato già morto.

Infine, con la NATO che sapeva benissimo cosa succedeva nei cieli turchi (visto che è il suo mestiere saperlo) e che non ha fatto niente, con le cancellerie europee e il governo nordamericano silenti fino a quando non hanno capito che il golpe stava fallendo e allora si sono spostati in soccorso del vincitore.

Vincitore che, negli ultimi due mesi, aveva cominciato a spostarsi dall’orbita americana a quella russa, scrivendo una lettera di scuse a Putin (per l’abbattimento del caccia russo) che ora pare sia diventato un suo grande amico (si dirà: ma Putin non era quello che aveva presentato le prove che mostrano come la famiglia di Erdogan tratti con l’ISIS e gli venda armi in cambio di petrolio? E’ la politica, bellezza, Putin è pronto a tutto pur di portarsi la Turchia dalla sua parte) non disdegnando di riallacciare pure i rapporti con Israele, altro stato formalmente filo-americano ma che ha pessimi rapporti con l’amministrazione Obama.

Ora che i paesi europei hanno cominciato a capire cosa sta succedendo in Turchia, stanno reagendo, con dichiarazioni contro qualsiasi idea autoritaria che dovesse passare per la testa di Erdogan (e credo che gliene passino molte), dalla pena di morte da irrogare con liberalità agli arresti di massa.

Non credo che si annuncino tempi buoni per i cittadini turchi; credo invece che bisognerà ben valutare se sia proprio il caso di far entrare la Turchia in Europa, c’è il rischio di sfasciare l’Unione una volta per tutti.

Per il resto, come dicevo in apertura, “Vogliamo i colonnelli” spiega tutto questo molto meglio di me.

Pubblicato il 18 luglio 2016, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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