Perché voterò Sì

Forse, più che dire perché voterò Sì, farei prima a dire tutti i motivi per cui non voterei Sì e per cui non voterò No.

Gli atteggiamenti e le posizioni dei due fronti sono stati, a dir poco, spiacevoli. Volgarità ed approssimazioni hanno infettato l’intera campagna referendaria che, poi, è diventata sopratutto un regolamento di conti nella sinistra. C’è tutta una parte di PD (D’Alema, Bersani) che è pronta a tutto pur di far cadere Renzi, tanto più a votare contro una riforma che, nella sua totalità, non porta a compimento niente altro che quello che la sinistra ha sempre detto di fare da alcuni decenni. Anzi, quando D’Alema era presidente della Bicamerale, la riforma da questi elaborata era assai più impattante.

Provo ora a riportare alcuni degli elementi per cui voterò sì. Quanto dico si basa sul testo riportato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati che, anche in un modo graficamente gradevole, mostra le differenze tra Costituzione corrente e proposta di riforma (link: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf)

Questa riforma, primo punto, non è una riforma che comporta pericoli autoritari. Il fronte del No ha sostenuto un po’ questa posizione, fino a circa l’estate, poi l’ha smessa perché risibile. Ci sono molti meccanismi nella nuova Costituzione che tutelano la democrazia.

Intanto il più importante: il Senato delle Autonomie. Poiché eletto da una pluralità di Consigli Regionali (con modalità, va detto, ancora da chiarire) sarà un efficace contrappeso alla Camera, che è invece espressione di una maggioranza politica. La nuova Costituzione prevede che molte leggi importanti e di garanzia (la legge elettorale, i trattati europei, le riforme costituzionali) siano comunque votate da entrambe le Camere.

Oltre a questo, la nuova Costituzione prevede: a) il concetto di “Statuto delle opposizioni”, una importante novità per l’Italia che appunto tutela le opposizioni; b) L’obbligo (mentre oggi era solo una possibilità) per la Camera di discutere leggi di iniziativa popolare (istituto che, proprio per come è previsto nell’attuale Costituzione, ha perso di valore); c) La riduzione del quorum per i referendum, se questi sono presentati da 800mila cittadini. Su questo punto basta dire che, se la nuova Costituzione fosse stata in vigore, molti referendum che sono falliti per mancanza di quorum avrebbero avuto successo, quindi si toglie alla maggioranza politica di quel momento la possibilità di invitare all’astensione per far fallire il referendum; d) il fatto che la pubblica amministrazione sia tenuta alla “trasparenza” (concetto oggi assente).

Detto quindi che la Costituzione non ci porterà a nessuna dittatura, ci saranno dei miglioramenti in numerosi aspetti del processo legislativo. Questo è forse il punto più importante, poco evidenziato nel dibattito. Oggi (dati super partes di Openpolis) per arrivare ad una legge partendo da una proposta di un parlamentare ci vogliono 505 giorni. Questo significa che, adesso, nessun parlamentare presenta proposte di legge per farle diventare leggi, perché i tempi sono tali che, anche se si andasse a votare nel 2018, non si farebbe in tempo a votarle. La maggior parte delle leggi di iniziativa parlamentare viene votata da una sola assemblea e giace, a vita, nell’altra.

Sopratutto, oggi il Parlamento è ridotto ad un emettitore di voti di fiducia sulle proposte del Governo. Lo schema è questo: il Governo avanza una proposta di legge (o una conversione di un decreto legge), gli emendamenti e i tempi della discussione sono tali che, un po’ per convenienza e un po’ per necessità, è poi costretto a mettere la fiducia, a quel punto il Parlamento vota sì o vota no, senza dibattito e senza possibilità di fare delle modifiche.

Questo è un punto critico: se continuiamo con un sistema legislativo in cui il Parlamento vota solo sì o no sulle proposte del governo, un brutto giorno arriverà qualcuno che proporrà non l’abolizione del Senato, ma l’abolizione del Senato e della Camera. Già qualche anno fa Berlusconi disse che, visto l’andazzo, il Parlamento poteva essere fatto di sole cinque persone, tanto tutti i parlamentari votano secondo le indicazioni del gruppo. Berlusconi è, non casualmente, contrario alla riforma.

La forma di Stato migliora notevolmente perché alle Regioni vengono, finalmente, tolti dei poteri che hanno male esercitato. A cominciare dalla Sanità. Oltre a questo, i consiglieri regionali subiscono un forte taglio delle loro indennità e la perdita dei rimborsi.

Una delle obiezioni mosse dai contrari è che è pessimo che i consiglieri Regionali possano diventare dei Senatori, visto che sono la classe politica più corrotta. Ma, va osservato, sono corrotti perché prendono degli stipendi altissimi e hanno dei rimborsi praticamente arbitrari. Forse, dico forse, riducendo le indennità e abolendo i rimborsi si eviterà la corsa dei ladri a diventare consiglieri regionali. Inoltre, piccola grande contraddizione dei sostenitori del No, se le Regioni sono piene di ladri allora è meglio togliere alle Regioni un bel po’ di poteri, piuttosto che rimanere con una Costituzione in cui sono fin troppo autonome. Così magari eviteremo di avere venti diversi sistemi sanitari ma un solo sistema sanitario nazionale (una grande battaglia di sinistra, che a D’Alema ovviamente non interessa), oppure venti sistemi di istruzione professionale (in cui ci sono mangiatoie immense) e sopratutto venti diverse politiche del turismo e della sua promozione.

La Regione Campania, così come molte altre, ha un bell’ufficetto per la promozione del turismo a New York (e da tante altre parti). Ora, quanti abitanti di New York vengono in Campania o in Italia grazie al lavoro di questo ufficio che, siamo sicuri, è pieno di persone capaci? Oppure andranno in Francia, che ha un bell’ufficione gestito a livello nazionale? Con concorsi nazionali per scegliere chi ci va?

Sempre sul tema degli enti locali: la nuova Costituzione stabilisce, finalmente, il concetto di costo standard, per cui una matita (o, sempre per la sanità, un macchinario molto costoso o un ricambio) non può avere un costo diverso tra regione e regione.

Allora, è una riforma perfetta? No, ne apprezzo l’idea di fondo (il Presidente del Consiglio ottiene un po’ di maggiori poteri non per il ruolo che ha come istituzione, ma come capo politico della maggioranza parlamentare: questa nuova Costituzione va verso un sistema fortemente parlamentare, non semi-presidenziale ed è sgradevole vedere tanta gente di sinistra parlarne a vanvera) ma alcuni passaggi andavano migliorati. Per esempio, proprio il Presidente del Consiglio dovrebbe avere il potere di nomina (e sopratutto di revoca) dei ministri, mentre oggi (e anche domani) questi potranno operare con una eccessiva autonomia. Oppure, il meccanismo di scelta dei Senatori tra gli eletti al Consiglio Regionale è fumoso e si presta a forzature.

Ciò detto, se passa il Sì passa il principio che la Costituzione si può cambiare e, giocoforza, le parti politiche saranno costrette a migliorarla, semplificando e riducendo qualche asperità del testo attuale. Magari ci vorrà tempo, magari ci sarà un po’ di instabilità, però si potrà arrivare ad un testo migliorato. Esattamente come, in Francia, dopo la Quarta Repubblica, instabile e provvisoria, venne la Quinta, quella in cui, per capirci e lo dico tecnicamente, c’è un regime di colpo di Stato permanente, perché il Presidente della Repubblica scioglie le Camere quando gli pare e piace (la definizione di colpo di Stato permanente la usò il giovane Mitterand; quello che, alcuni decenni dopo, sarebbe diventato un apprezzato Presidente). Però la Quinta Repubblica francese ha funzionato, eccome se ha funzionato.

Se invece passa il No, continueremo con questo sistema farraginoso, figlio del fatto che la Costituzione del ’48 è stata voluta da due blocchi che non si fidavano l’uno dell’altro. Rimarremo con i consiglieri regionali che, per soli 15mila euro al mese, sfasciano la sanità pubblica, mandano in vacca il turismo e se ne fregano di qualsiasi attività utile per il Paese. Avremo il Parlamento che opera solo dando la fiducia al Governo e sulle leggi del Governo. Ci terremo il preziosissimo CNEL che, ad oggi, non ha mai fatto nulla ma continua a costare i suoi milioncini l’anno. I referendum andranno sempre più deserti. Le leggi di iniziativa popolare saranno un fenomeno di costume.

E questo non è pessimismo, è esattamente quello che succede oggi, con questa Costituzione. Che ora, dopo 70 anni dalla dittatura, va cambiata.

Perché oggi i dittatori non sono quelli che siedono nelle aule parlamentari, ma quelli che spostano miliardi in Borsa con un clic del mouse, ricattando governi e nazioni. Come disse, venti anni fa circa, un certo Massimo D’Alema.

Pubblicato il 25 novembre 2016, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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