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Recensione: “L’uomo che vide l’infinito”

Data una certa frequentazione con opere che parlano di Ramanujan (sopratutto Godel, Escher e Bach e a seguire Il Matematico Indiano di Leavitt, di cui ho parlato qui) mi sono scelto di andare a vedere L’Uomo che Vide l’Infinito, di cui ho parlato a: https://ugualiamori.wordpress.com/2008/12/16/recensione-il-matematico-indiano/).

Uso una formula un po’ involuta per dire che non ero convinto che avrei visto un gran film, ed in effetti è stato un po’ così. Se devo cominciare a dire quello che di bello c’è nel film direi i costumi, l’ambientazione, anche la stessa fotografia che contribuisce a dare l’immagine, magari anche un po’ stereotipata, di quello che può essere e che ci immaginiamo sia una delle università dell’elite inglese ad inizio Novecento.

Quindi, cosa non mi è piaciuto? Intanto, il fatto che dell’omosessualità di molti dei protagonisti di quel tempo (su tutti Hardy, ma anche Russell) il film nei fatti sorvoli, a parte una breve auto-citazione di Hardy all’inizio (“l’incontro con Ramanujan fu l’unico incidente romantico della mia vita”). A seguire, l’insistere così ripetutamente sul fatto che Ramanujan scriveva i suoi teoremi senza lo straccio di una dimostrazione, cosa che capisco sia utile dire anche due o tre volte, però poi diventa quasi un cliché.

Anche e sopratutto, il fatto che il film non faccia capire il contesto storico-scientifico in cui Ramanujan operò: è un po’ riduttivo presentare Russell come “Bertie”, senza dire che aveva appena dato alle stampe i Principia Mathematica, ovvero quella vetta altissima del pensiero logico-matematico che sarebbe giusto stata la base su cui pochi anni dopo Godel avrebbe lavorato e che avrebbe spinto anche Turing ad occuparsi del problema dell’indecidibilità.

Anche se Ramanujan si è occupato di tutt’altro, è un peccato che il film non evidenzi quei collegamenti culturali profondi che hanno dato vita al grande rinnovamento della matematica di inizio del secolo scorso e di cui oggi, mentre leggete queste note, vedete gli effetti sotto forma di computer, smartphone ed altri gingilli.

Invece, il film finisce dicendo che uno dei teoremi di Ramanujan è stato applicato allo studio dei buchi neri, che detto così rimane solo un po’ uno stuporone fatto per colpire il pubblico, piuttosto che qualche utile riferimento, per quanto necessariamente reso popolare.

Insomma, un po’ auto-referenziale come film. Ha evitato il tono hollywoodiano di The Imitation Game, ha sicuramente evitato molti svarioni (forse il più grave è quello di far intendere che Ramanujan morì di tisi, quando invece fu probabilmente un parassita in un corpo debilitato da una dieta eccessiva e fors’anco un avvelenamento da pentolame) e che rimane un po’ freddo per chi non ne sapeva qualcosa già prima.

Voto: 7

Il grande coraggio di Imma

Ah, che bel discorso di Imma Battaglia al Pride di Roma, anzi “forte e provocatorio” come dice Gay.it che, privato della direzione di De Giorgi, è un po’, come dire, confuso.

Partiamo da quello che detto: “La nostra lotta non è mai finita, perché fino a quando ci toccherà sentire che siamo una ‘formazione sociale specifica’ e qualcuno ci vuole vendere che questa sia una grande legge, noi gli restituiamo un grande e semplice VAFFANCULO”.

Brava, coraggiosa, proprio ci vuole unbellapplauso. Ma.

Imma Battaglia è oggi, sopratutto, sopratutto, una delle organizzatrici (cioè una delle proprietarie) del Gay Village, una iniziativa che si tiene ogni anno nell’estate di Roma e che, a fronte di costi per circa due milioni di euro porta circa quattro milioni nelle tasche degli organizzatori, quindi un utile di un paio di milioni. Due milioni che sono privati, privatissimi, che non sono certo messi a disposizione, nemmeno in minima parte, della collettività gay.

Poi, essendo una donna a cui non manca l’intelligenza e il fiuto politico, ha fondato la sua associazioncella gay, che ha lo scopo di darle il titolo per poter intervenire appunto al Pride e che svolge sempre l’utile funzione della foglia di fico. Negli anni passati, quando la giunta Alemanno saccheggiava e distruggeva Roma, la Imma si spendeva per parlare bene del signor sindaco e certo solo una lingua cattiva potrebbe dire che lo faceva perché, senza l’autorizzazione del signor sindaco, il Gay Village non si può tenere e i due milioni di utili non si possono fare.

Sempre perché intelligente, la Imma ha capito benissimo che alle elezioni per il sindaco di Roma vincerà la Raggi, quindi questo suo vaffanculo serve sopratutto a cominciare a costruirsi un accredito politico con un sindaco che non sarà certo a favore di questo governo. Poco conta che se non ci sono le adozioni subentranti nella legge sulle unioni civili, la colpa sia proprio del partito che esprime la Raggi: cazzo vuoi gliene freghi? Qua stiamo a parlare di soldi, tanti, tantissimi soldi, che richiedono la benevolenza dell’amministrazione comunale di Roma.

Così, ecco il grande discorso di Imma, coraggiosa e battagliera combattente ecc… ecc…

Nessuno che le ricordi le sue simpatie per Alemanno, nessuno che le contesti che di quegli enormi profitti nulla arriva all’associazionismo gay romano o a favore di qualche iniziativa di sostegno. Tutti, pecoroni, ad applaudire al Pride, perché lei è una che parla chiaro.

Poveri scemi, poveri noi. Il Pride dovrebbe fare lo sforzo di cominciare a pensare di essere un interlocutore politico, visto che la politica oggi ci riconosce come parte della società e quindi occorre strutturarsi in un certo modo politico, cosa che non prevede che il primo che abbia un interesse privato vada sul palco a dire quello che vuole.

Quest’anno non sono andato ai Pride, perché quello di Napoli era una penosa campagna elettorale a favore di De Magistris (e i candidati che hanno, sempre orgogliosamente eh, marciato con il sindaco al Pride non sono nemmeno stati eletti, poveri ingenui). Da quanto vedo, quello di Roma è stato anche peggio.

 

Arfio, t’a posso dì ‘na cosa?

Ieri sera ad Otto e Mezzo c’era Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma per la sua lista e, sopratutto, per Forza Italia e quella parte della destra romana che non sopporta, per motivi personali direi più che politici, Giorgia Meloni.

A tutte le domande di Lilli Gruber, Marchini ha risposto con una tattica di sostanziale “ma anche” di veltroniana memoria.

Quindi: lei che è un uomo ricco (nel senso di patrimonio personale di centinaia di milioni di euro) perché ha detto che venderà la Ferrari e andrà ai comizi con una utilitaria? Perchè rappresento tutti, quindi non voglio creare delle distanze. E qui, già si sente un atteggiamento di pietosa comprensione verso questi poveri che, ahiloro, non possono comprarsi una Ferrari, magari rosicano pure perché Marchini ce l’ha, ma in fondo lui li capisce e un po’ gli sta vicino. Quel po’ che basta per averne i voti, sia chiaro.

Poi: ma a lei che effetto fa avere in lista uno come Storace, che lei ha amabilmente definito “fascista de core”, manco fosse un complimento? E lui: ma mio nonno mi portò a vedere “Il Delitto Matteotti”, e che volete che quel film non faccia parte di me? Beh, meno male che fa parte di te, perché se lo avevi ripudiato che facevi, coprivi il Colosseo con l’aquila littoria?

Ed inoltre: ma lei prima ha dichiarato che ognuno deve essere libero di amare chi vuole, poi ha detto che lei come sindaco non celebrerà unioni civili tra persone dello stesso sesso, come spiega la contraddizione? E qui, devo dire che ormai ero abbastanza nervoso e questo non mi ha aiutato a capire la risposta fumosa (e sì, sono uno che nel politichese ci si trova sempre a suo agio) che ha mischiato Sant’Agostino e il fatto che lui è contro l’omofobia, però le unioni civili no ma forse i matrimoni sì ma le adozioni no.

C’è stato anche un passaggio sul fatto che farsi le canne ti comporta che, se finisci in coma, poi non ti riprendi più, però su questo lo lasciamo libero di pensare quello che crede e di non valutarlo in dettaglio, visto che il sindaco di Roma può credere a quello che vuole in ambito medico, basta che non lo imponga agli altri.

Invece, quello che il sindaco di Roma non può fare è quello di mescolare i diritti altrui con le sue idee e scegliere, di volta in volta, chi vuole far vincere. Non sta a lui decidere se la legge sulle unioni civili è da applicare o meno, ma sta a lui dire che in un Paese che è rimasto l’ultimo in Europa, di fronte ad una minoranza ignorata, vilipesa e a volte anche picchiata, nel silenzio colpevole di tanti conviventi che “se lo sono cercato, certe cose si fanno a casa”, il sindaco è il primo ufficiale di una città e il primo che garantisce dei diritti.

Non si può accettare un candidato sindaco che, se diventasse sindaco, darebbe ai diritti una dimensione elastica, secondo la convenienza del momento. Signor candidato sindaco, se lei domani dovesse decidere sul diritto dei bambini ad andare a scuola, lei come tutelerebbe questo diritto? Se fosse il diritto ad andare in gita? Se il diritto riguardasse il figlio di una coppia gay? Gli garantirebbe il diritto di andare in gita, anche se questo causasse il turbamento della scolaresca? O di fare la festa di compleanno a scuola, invitando i suoi due papà o due mamme?

Oppure, signor candidato sindaco, lei starebbe a fare il conto con il bilancino, per vedere se queste sortite le portano voti? Perchè é evidente che questa uscita sulle unioni civili serviva solo a prendere un po’ di voti per cercare di arrivare al ballottaggio, ma di tutto questo ne abbiamo le scatole piene.

Siamo stufi di candidati sindaco che non parlano, innanzitutto, di diritti. Di diritto al lavoro, alla sicurezza, all’istruzione, alla sanità, alla mobilità! che a Roma è una tragedia perenne.

E siamo preoccupati di candidati sindaco il cui messaggio politico si riassume in “siccome voi non capite un cazzo, però mi serve il vostro voto, per quanto mi fate schifo ve lo chiedo, tiè guardate mi vendo pure il macchinone, però sia chiaro che cosa fare e cosa decidere lo valuterò giorno per giorno non rispetto alle mie idee, ma rispetto alla mia convenienza”.

E coprite questo disprezzo verso i romani con il sorrisone, con i modi apparentemente affabili, con l’eloquio pieno di inflessioni dialettali, perché a voi ricchi deve essere perdonato tutto, in fondo siete così buoni.

Ecco Alfio, dopo averti sentito discettare di Sant’Agostino, fascisti de core, Ferrari, unioni civili, Matteotti e tutto in mezz’ora, senza che nessuno ti dicesse niente, sento di doverti io dire qualcosa, da romano de roma:

mavattelaapijanderculo!

La vittoria di Renzi e la mazzata dei Cinque Stelle

La verità rimane quella di due e più anni a questa parte, ovvero che Renzi è il più furbo e più scaltro sulla scena politica italiana e gli altri cascano continuamente nelle trappole che egli confeziona loro.

Con un referendum che viene in un momento di oggettiva debolezza del governo, con un ministro dimessosi in quanto “sguattera del Guatemala” di un imprenditore intrallazzatore, con una economia che non cresce come dovrebbe, con una personalizzazione eccessiva ad opera anche dello stesso Renzi, alla fine è stato comunque un trionfo per il governo e per il Presidente del Consiglio.

Dovrebbe far pensare molto quel 29% che ha detto sì al quesito (sul 32% dei votanti). Perché sono gli stessi votanti, anzi un po’ di meno, del Movimento Cinque Stelle. A cui si sarebbero dovuti aggiungere i voti della minoranza PD (che quattro mesi fa era a favore della norma che oggi voleva abrogare, ma si sa che la politica non è sempre fatta per la coerenza), quelli della Lega, di Forza Italia, insomma quel 29% si sarebbe dovuto almeno raddoppiare.

Invece è rimasto lì, con la livida rabbia di chi ancora nella giornata di ieri annunciava che il quorum era a portata di mano, chi invitava a votare Sì anche se non avevamo capito di cosa si trattasse, e poi trivellopoli e poi sì all’energie rinnovabili e sì sì, qualsiasi cosa nella grancassa della propaganda.

Invece, 29%.

Nel 1974, al referendum sul divorzio, andò a votare quasi il 90% degli aventi diritto e il 60% si espresse a favore del mantenimento dell’istituto. Per la sua abolizione c’erano schierati la DC, sopratutto per via del suo segretario Fanfani, e i fascisti del MSI.

A votare Sì furono quindi gli elettori di tutti gli altri partiti ma, va detto, che un fulcro di quel Sì venne dato dai radicali (che, infatti, alle successive elezioni politiche arrivarono al 3,5% dei voti). I radicali erano un partito di forse l’1% dei voti, ma riuscirono a farsi interpreti, veicolo e focalizzatori di un cambiamento della società italiana.

Questo è quello che deve fare un partito, essere un interprete dei cambiamenti e istituzionalizzarli, per farli diventare agito politico prima e vissuto quotidiano delle persone poi.

Il M5S ha il 28% dei voti e porta a votare nemmeno i suoi elettori. L’inutilità di questo partito sta tutta qui, nel suo fallimento comunicativo, nell’aver assemblato un fronte non eterogeneo ma casuale di tutto quello che si poteva raccattare per un quesito comunque irrilevante (hanno vinto i Sì, non succederà niente; avessero vinto i No, non sarebbe successo niente lo stesso) e, ancora più gravemente, nell’aver subito preso la rincorsa quando il torero Renzi ha agitato il drappo rosso della personalizzazione del referendum. I Cinque Stelle, per l’ennesima volta, hanno fatto la fine del toro nella corrida e ora sono tutti pieni di rabbia livida, e gli italiani non ci hanno capiti, e la lobby dei petrolieri, e che paese in cui viviamo.

Dimenticano che è lo stesso paese che nel 2011 si espresse sull’acqua pubblica, in tutt’altro referendum che aveva tutt’altro sapore ed importanza, che incideva (o meglio, che doveva incidere) sulla vita delle persone e che infatti ebbe un seguito popolare.

Adesso, a parte le elezioni amministrative (in cui Renzi potrebbe anche solo vincere a Milano per pareggiare, perchè certo a Roma e Napoli la vedo molto dura) il tema è quello del referendum sulla riforma della Costituzione da tenersi ad Ottobre prossimo.

Finora, per quello che ho letto della riforma, tutto ho visto tranne che una riforma che ci porterà verso qualche pericolosa dittatura; anzi, casomai si potrebbe obiettare che con questa riforma la maggioranza diventa ostaggio della minoranza, visto che il quorum per eleggere il Presidente della Repubblica si alza e che nei referendum può essere sufficiente, invece, un quorum più basso per renderli validi.

Essì, c’è anche questa bella perla di democrazia che credo mandi in bestia i vari grillini, peraltro ora alle prese con il passaggio di proprietà del partito da Casaleggio senior a Casaleggio junior (e nessuno che dice niente al riguardo, roba da matti).

Con la riforma Boschi, un referendum sostenuto da almeno 800mila cittadini non ha bisogno di più della metà degli iscritti al voto per essere valido, ma si accontenta della metà dei votanti alle precedenti politiche.

Poiché alle Politiche 2013 ha votato circa il 78% degli aventi diritto, ieri sarebbe bastato il 39%. Ci siamo fermati a 32%, quindi stavamo comunque fuori, ma probabilmente se fosse stata in vigore questa norma molti altri sarebbero andati a votare e lo stesso PD non avrebbe dato indicazioni d’astensione, perché il quorum sarebbe stato molto più facilmente raggiungibile.

Ora, se i Cinque Stelle sapessero fare politica, da qui ad Ottobre comincerebbero a chiedere alla maggioranza di fare insieme delle leggi di rafforzamento dell’etica pubblica, perché è evidente che non è una Costituzione o un’altra che induce comportamenti virtuosi nei partiti, ma un quadro politico, sociale e culturale che trova compimento in numerose leggi accessorie.

Si potrebbero fare leggi sulla democrazia interna dei partiti, sul finanziamento, sulla lotta alla corruzione e l’elenco può proseguire. I Cinque Stelle potrebbero chiedere alla maggioranza di fare queste leggi e, nel caso dicesse di no, avrebbero un buon strumento per invitare a votare No alla riforma costituzionale. Oppure, potrebbero anche ottenere qualcosa, a beneficio di tutti. Facendo, appunto, il dovere di un partito politico.

Certo, questo dovevano cominciare a farlo un anno e più fa, invece si sono baloccati nell’idea puerile della spallata e ora sono in difficoltà. Ma è abbastanza evidente dal referendum di ieri che quello sulla Costituzione di Ottobre, se la polemica politica rimane a questi livelli, passa.

Quindi, a meno che non escano cose terribili sul PD e sul governo da qui ad Ottobre, sarebbe il caso che le opposizioni facessero le opposizioni. Poi, se vogliono continuare a fare come ha fatto ieri Emiliano, che ha detto che è stata una grande vittoria, facciano caso al colore del drappo che Renzi sta sventolando: è proprio rosso.

 

La verità su Regeni, chissà se arriverà mai

Più passa il tempo e più mi convinco che dietro l’omicidio del povero Giulio Regeni non ci siano servizi deviati o squadroni della morte al soldo del governo egiziano, ma agenti (anche riconducibili, nelle figure degli esecutori materiali, a questi gaglioffi) che operavano per conto di una qualche potenza (industriale o politica) straniera.

Non mi spiegherei, infatti, perché un killer professionista avesse avuto la necessità di sbarazzarsi del cadavere del martire mettendolo in un posto dove poteva essere trovato e dove, quindi, _doveva_ essere trovato.

Così come non mi spiegherei perché il governo italiano, di fronte alle comunicazioni del governo egiziano, dovesse proprio dire, come sta facendo ora per bocca del suo ministro degli Esteri che la collaborazione è carente e senza una svolta ci saranno misure immediate.

A me pare proprio la richiesta di rinunciare alla ragion di Stato, quella a cui sta ricorrendo il governo egiziano che sa benissimo o quantomeno sospetta chi siano i mandanti ma è nella più grande difficoltà a dirlo.

Potrebbe il governo egiziano dichiarare che dietro l’omicidio c’è la lunga mano, chessò, dei francesi o dei russi o di chissà chi altri? Non potrebbe. E allora il governo egiziano sta chiedendo agli italiani di soprassedere, del resto gli esecutori materiali sono stati identificati e giustiziati, giusto per essere sicuri che non parlassero.

E se qualcuno pensasse che no, non è possibile che dietro un omicidio così efferato possano per davvero nascondersi dei paesi occidentali, financo alleati dell’Italia, si ricordi che gli 81 morti di Ustica ancora aspettano di sapere chi ha lanciato il missile; o, meglio, ancora aspettano l’ammissione da parte dei francesi (o degli americani) di essere loro gli autori materiali della strage.

Poi, se Regeni è stato fatto fuori con i soldi di qualche multinazionale del petrolio o delle armi, beh in questo caso nessuno penserebbe che costoro possano veramente avere una coscienza e possano danneggiare i loro lucrosi affari ammettendo una colpa.

E quindi, temo, questa cosa rimarrà sepolta e nebulosa, senza un vero movente e senza dei veri mandanti.

(Piccola aggiunta di infimo cabotaggio: la mia azienda aveva delle interlocuzioni con dei partner commerciali egiziani e, da subito dopo l’omicidio, tutto si è fermato, gli egiziani non ci hanno più cercato)

Un cadaverino politico

Le dimissioni del ministro Guidi non sono una grande e particolare vittoria del buon senso e dell’opportunità politica, come i giornali renziani si stanno affrettando a scrivere, ma una conseguenza politica di un processo politico che ha cominciato a scavare il terreno sotto i piedi del titolare del Ministero per lo Sviluppo Economico quasi due anni fa.

La Guidi, infatti, venne messa lì per l’unico particolare merito di essere ben
vista da Berlusconi e l’allora nascente governo Renzi, in pieno patto del Nazareno, doveva ingraziarsi l’opposizione non opposizione di Forza Italia.

Il patto si ruppe pochi mesi dopo e l’insofferenza di Renzi verso il ministro è cominciata lentamente a crescere, anche perché la Guidi, come ministro, non ha fatto nulla di particolarmente eclatante, una onesta impiegata priva di quei guizzi anche mediatici che invece al governo servono come l’aria.

Così, ad ogni voce di rimpasto il nome della Guidi era tra i possibili pronti a saltare. La vicenda dei favori che il ministro avrebbe fatto al suo compagno è stata solo il pretesto.

Dimissioni che poi si sono rese necessarie perché in quelle intercettazioni figura anche il nome del ministro Boschi e Renzi, adesso, non può permettersi di mettere in crisi il ministro delle Riforme: almeno fino ad Ottobre, deve cercare di tenere la Boschi lì dove sta, sperando che l’inchiesta su Banca Etruria non proceda troppo spedita.

Di fronte a questo grosso guaio, alla scarsa astuzia politica della Guidi che
non si limita a fare e a non dire ma piuttosto non fa e dice (non era merito suo questo emendamento, ma non ha resistito all’idea di attribuirselo per farsi bella), le dimissioni devono essere vendute come il trionfo dell’etica pubblica. Per questo, i renziani sono già a seminare il terreno dell’illusione di massa.

Piuttosto, se fossi Renzi, andrei da Pierluigi Bersani e gli proporrei il posto della Guidi. Sarebbe la prova che Pittibimbo ha una visione politica strategica e non solo tattica.

Una stupida difesa d’ufficio

La terribile vicenda della morte e delle sevizie di Luca Varani ha scosso molto anche la comunita gay romana, visto che uno dei due carnefici è un noto pr.

Ci sarà tutto il tempo di chiarire le responsabilità e le colpe per questo delitto tanto atroce; ma è fin d’ora il caso di schifarsi sia degli sciacalli come Adinolfi che parlano di delitto gay, inteso come una cosa che i gay ovviamente sono portati a fare – si sa la mancanza di una figura paterna porta a questi eccessi – sia di preoccuparsi dei comportamenti di molti gay romani che sono alla stregua di una stupida (e non stupita) incredulità.

Mo’ ti pare, sembra di sentirli, che uno come questo pr, che è tanto bono, tanto ricco, che organizzava una famosa serata gay romana, che era pure finito sui giornali per un finto flirt con Flavia Vento, insomma uno che doveva fare tutte queste cose qua? E’ chiaro che è innocente… è bono! Guarda che belle foto che c’ha! Gli ho messo pure un like.

Purtroppo, il mondo gay romano ha le sue componenti di degenerazione, importate dall’estero e che ora cominciano ad attecchire.

Sarà il caso di dircelo, ma c’è gente che passa i fine settimana sballata e piena di ogni possibile droga, che pratica sesso di gruppo senza precauzioni perchè è più divertente, che pensa che pagare gli escort sia un banale sfizio, che si compra le boccette intere di sedativi per evitare i rebound quando hanno finito la droga, che la cocaina non solo se la fuma ma se la mangia pure; tutto questo nella cornice valoriale dell’essere e dell’apparire, del farsi le foto fighe su Instagram, del trovare i followers più boni che ti seguono (quindi diventi bono pure te e sei più appetibile), che si mette quei duemila amici su Facebook (che non sono amici, ma solo possibili partner sessuali), insomma completamente assorbita da una nullità di vita e di aspirazioni.

Infatti, eccoli su twitter tutti urtati perché il bel giocattolo si è rotto: e che mo’, davero davero, uno bono è magari un pazzo omicida? E io come faccio a scegliere il gruppetto per l’orgia di domani? E che mi levano Instagram?

Perché sia chiaro: qui non è in discussione un certo stile di vita, se uno ha l’ambizione massima nella vita di farsi mettere i like su Instagram o su Facebook non glielo vogliamo vietare, però forse bisognerebbe capire che il fatto che un altro faccia la stessa cosa che fai tu (dal fare sesso con un maschione pieno di muscoli a frequentare le stesse cerchie e a fare le stesse cose) non ne fa necessariamente una vittima del sistema.

Magari, semplicemente, è un gay assassino.

Sarebbe bene capirlo, sarebbe bene non auto-ghettizzarsi in un mondo di futile ed ingiustificata innocenza in cui ce l’hanno con noi solo perché siamo gay, sarebbe ancora meglio scegliere chi frequentare nella vita reale.

Perché, a me, sono capitate persone che ci rimanevano tanto male che usavo il profilattico o che non mi drogavo, ma credo che siano rimaste ad almeno un numero telefonico fa e non me li sono andati a cercare in rete, giusto per fare due ulteriori salti assieme, che sono tanto carini.

E’ una verità che urta un po’, questa? E’ fastidioso? Si chiama crescere: quando scegli quelli con cui vuoi avere a che fare.

The Revenant (Il Redivivo)

The Revenant (Redivivo), per la regia di Iñárritu e con Leonardo di Caprio, è un film per molti aspetti insolito nella produzione cinematografica contemporanea.

Direi che la poetica del film è insolita, perché il regista ha girato un film in cui la protagonista è la natura. Una natura bellissima (la fotografia è splendida, la maggior parte delle scene lasciano a bocca aperta) ma anche atroce e gelida, non solo nel senso delle temperature (il film è ambientato nel nord del continente americano e ovunque è neve e gelo) bensì gelida nel suo rapporto con l’uomo, che è uno dei tanti animali che si agitano sulla terra.

Una natura che è un testimone silenzioso e disinteressato (l’unica scena che ritorna più volte nel film è quella dove la cinepresa è in verticale, riprende questi grandi alberi che sono lì, immobili spettatori storici ed eterni di drammi che non li riguardano), mentre l’agitarsi degli uomini è vano.

Il film inizia con due momenti di apparente serenità, prima un flashback dove il protagonista ricorda quando era il padre di una famiglia felice, poi la scena è quella di una piccola macchia di alberi, l’acqua che scorre e rilassa. Ma la felicità, questo è il messaggio duro del film, dura poco perché la carneficina sta per iniziare.

Il film è racchiuso tutto qui, tra la bellezza della natura e la sua crudeltà, ben rappresentata dalla scena dell’orso, quando Di Caprio viene sbranato da un orso che si comporta, con lui, come il gatto con il topo: non lo vuole uccidere, si diverte a mutilarlo un po’ alla volta, disinteressandosi di lui salvo tornare alla carica. E’ una scena forte, ma è una scena vera, lontana e anzi aliena da quelle sensibilità pseudo-animaliste che raccontano la natura come un luogo dei buoni sentimenti dove ci sono gli orsi coccolosi ed è tutto un volemose bene.

Vano è l’agitarsi dell’uomo su questa terra, se un orso può sconvolgerti la vita. Fatuo è il destino dell’uomo che pensa di essere al centro delle cose.

Sugli attori: Di Caprio non ha dato vita alla sua migliore interpretazione, però probabilmente vincerà l’Oscar per le volte in cui lo avrebbe meritato. Il regista è un genio con una capacità di costruire scene che hanno la forza dei western di John Ford e movimenti di camera sofisticati e complessi, con tutti i registri e i toni possibili.

Voto: 7.5 (perché, comunque, poteva riuscire meglio)

La Grande Bellezza

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Napoli, Piazza del Plebiscito illuminata a festa per i diritti di tutti.

Usabilità al cinema

Signora mia guardi, che a lei lo voglio dire che la vedo che è una signora di un certo livello, per fortuna signora mia che ci sono questi cinema al Vomero signora mia, che tutte queste multi sale mentre al Vomero si spopola
e poi chiudono pure le librerie (come dice, signora mia? Certo che io vado in libreria, regalo sempre l’ultimo libro di Bruno Vespa che a parte che mi piace tanto faccio anche una bella figura che è un libro grosso, e poi è scritto grande che si legge bene).

Comunque dicevo, signora mia, allora sono andata al Cinema Arcobaleno – sì, non sapeva che ha aperto di nuovo? Con questi imprenditori coraggiosi che insomma al Vomero altrimenti si spopola e poi le librerie ecc… – comunque dicevo è proprio un cinema moderno.

Per esempio hanno il sito web che uno può comprare i biglietti.

E sa quanto è facile signora mia? Allora uno prima va sul sito del cinema, poi clicca su “Vendita Online”, poi clicca su “Acquista biglietto”, poi sceglie il film poi clicca su “Acquista”, poi clicca su “Acquista subito” (signora mia, magari uno vuole acquistare dopo, che a lei non succede che va dall’ortolano e si fa mettere da parte due carote per Sabato che deve fare il brodo?), poi deve cliccare sulla data, poi sul settore, poi clicca su Acquista (signora mia, metta che una se sbaglia e si trova a comprare un biglietto per sbaglio, vorremo pure fermarla in tempo no?), poi sceglie i posti (o indica quanti sono, dipende dalla sala), poi clicca di nuovo su acquista (e tipo siamo alla sesta volta che clicca su “Acquista”… signora mia, che le gira la testa? vuole un po’ d’acqua e zucchero? se lo prenda su che non è finito), poi clicca “Conferma” (metti che una c’è arrivata per sbaglio fin qua, può pure tornare indietro, tipo gioco dell’oca quando escono due sei), poi signora mia inserisce i dati, poi clicca su “Conferma”, poi deve cliccare solo un altro due tre volte, vuole mettere la comodità?

Che poi, non glielo detto ma tanto so che lei è una persona intelligente, se lo vuole fare con lo smartphone il sito non funziona, cioè non è che non funziona tutto, non funziona fino ad un certo punto, poi si blocca inspiegabilmente, ma lei signora mia che quando va in giro per strada non si porta una carriola con dentro computer, tastiera, mouse e monitor? Che manco serve il wifi.

Certo signora mia, se lei preferisce può anche andare direttamente al cinema. Allora si mette bella bella in fila, non si può sbagliare tanto la fila è unica perché c’è un solo cassiere – tanto un bel ragazzo l’avranno messo per quello, perché non è che sia veloce a stampare ‘sti cazzo de biglietti, oppure come dice? No signora mia, non c’è la cassa automatica, ma scusi se lei arriva magari una mezzora prima, che va di fretta?

Le dicevo, per fortuna che al Vomero ci sono questi imprenditori moderni (ecc…)