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La Valle delle Ferriere e la Valle dei Mulini

Vicino ad Amalfi e Ravello, ad un’ora di auto da Napoli, c’è la possibilità di fare questo bellissimo itinerario escursionistico, di nessuna difficoltà e ricco di suggestione.

Per seguire il percorso che abbiamo fatto noi, si parte da Pontone in provincia di Salerno, località che si raggiunge non facendo la strada costiera ma con la A3 ed uscendo ad Angri. Le indicazioni deve darvele il navigatore, l’unica cosa che il navigatore non dice è che ad un certo punto dovrete prendere una strada provinciale che sembra chiusa per frana (c’è un cartello che blocca il senso di marcia che vi interessa) ma potete proseguire tranquillamente.

Arrivati a Pontone, vi conviene parcheggiare più in basso che potete, perché l’itinerario che propongo è circolare, quindi più giù state all’inizio meno faticate all’arrivo. Seguite a questo punto le indicazioni per la Valle delle Ferriere, e già vi rifate gli occhi, con una bella vista di Ravello dall’alto.

Continuando a camminare, arrivate ad un tratto in salita, minimamente impegnativo (comunque, dovete venire vestiti comodi, con almeno scarpe da ginnastica e jeans, considerando che anche in piena estate non fa troppo caldo) e arrivate alla parte più interessante, la cascata piuttosto alta che si può visitare se il Corpo Forestale dello Stato ha tenuto aperto l’accesso al tratto finale (questo succede sempre nei giorni di maggior visita, altrimenti dovete informarvi).

La cascata è molto scenografica e, appena tornando un po’ indietro sulla strada fatta, troverete anche dove fermarvi a mangiare (considerate che ci vuole un’ora per fare questo tratto).

Al ritorno, invece di proseguire per la strada fatta, prenderete una deviazione a sinistra per Amalfi, indicata da un cartello di legno, vedete che la strada scende subito. Così, fate la valle dei Mulini, una splendida area in cui questi antichi mulini che sfruttavano l’acqua del fiume sono stati abbandonati e stanno tornando alla natura.

Ancora scendendo, comincerete a vedere Amalfi e sarete immersi in un paesaggio di limoneti e se siete in stagione sentirete anche l’odore dei fiori di limone che riempe l’aria. Sempre scendendo, ci metterete circa un quaranta minuti (dalla deviazione) per arrivare ad Amalfi.

Proprio di fronte a voi c’è il Museo della Carta e, seguendo le indicazioni tracciate per terra, si può visitare una fabbrica di limoncello.

Se invece rimanete sulla strada principale, vi trovate nel corso di Amalfi e poco dopo arrivate al Duomo, che potete visitare (molto bella la cripta, la chiesa principale è invece non all’altezza dello scenografico esterno).

Andando oltre la piazza, arrivate quindi alla stazione di partenza degli autobus che vi possono riportare a Pontone. “Possono” perché dipende da quanto frequentemente passano (gli orari sono esposti in piazza) e da quanto sono pieni (troppo, nei giorni di maggior affluenza) e comunque non arriveranno dove avete parcheggiato la macchina, bensì si fermeranno al bivio per Pontone: è la terza fermata. A questo punto vi fate a piedi il piccolo tratto di strada per recuperare la macchina (che, appunto, avete parcheggiato in basso) e ve tornate a casa.

Durata dell’escursione: due-tre ore più la visita ad Amalfi e al Duomo.

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Ravello vista dalla Valle delle Ferriere, nel tratto iniziale

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Cascata della Valle delle Ferriere

Valle delle Ferriere

Valle delle Ferriere

Valle dei Mulini: il tetto di questo antico mulino ha ceduto, e la natura sta riconquistando il suo spazio

Valle dei Mulini: il tetto di questo antico mulino ha ceduto e la natura sta riconquistando il suo spazio

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Scozia/ Le rose scogliere di Durness

Siamo arrivati fino al profondo Nord della Scozia, vicino a Cape Wrath, per poter godere di questo splendido mare. Era una giornata di forte vento e le foto possono solo rendere conto dei colori eccezionali che abbiamo visto, non dell’odore dell’aria e di quel vento gelido eppure estasiante.

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Scozia/I Castelli – Scone Palace, Stirling Castle, Edinburgh Castle

Di questi, direi che Stirling è forse quello più interessante e di atmosfera, Edinburgh merita di essere visto perché è ricco di cose da vedere (più che un castello è una cittadella fortificata) mentre lo Scone Palace è abbastanza irrilevante. Il proprietario di quest’ultimo è uno dei più grandi coltivatori e collezionisti di orchidee del Regno, se avesse messo una bella serra da visitare avrebbe sicuramente guadagnato punti.

Scone Palace

Scone Palace

Stirling Castle

Stirling Castle

Edinburgh Castle

Edinburgh Castle

Scozia/I Castelli – Dunvegan Castle

Questo castello si trova sull’isola di Skye. E’ stata la sede dei McLeod di McLeod, che tra tutti i clan scozzesi erano abbastanza ben posizionati (avevano il controllo della remota isola di St. Kilda che, colonia di molti uccelli marini, produceva alcune sostanze animali altrimenti introvabili). Dal castello è poi possibile fare una breve escursione in barca per andare a vedere una colonia di foche marine.DSC_0033_029_lr

Scozia/I Castelli – Eilean Donan Castle

Questo è di gran lunga il castello più famoso di Scozia, non tanto per gli aspetti storici ma perché è diventato set del film Highlander. Il film non ha particolari pretese storiche, ad esempio in quel castello non risiedevano i McLeod of Mcleod, bensi i McKenzie. I McLeod di McLeod (nota: si chiamano proprio così, non è una duplicazione: nel film Christophe Lambert si presenta come “Conan McLeod del clan McLeod”, almeno questo l’hanno fatto bene).  E’ purtroppo preso d’assalto dai turisti, per cui potendo scegliere è meglio andarci di pomeriggio.

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Scozia/I Castelli – Doune Castle

Abbiamo visitato molti castelli scozzesi, ma ce ne sarebbero stati tanti di più. Per me i più belli sono quelli che sono rimasti nelle condizioni originarie di edificazione, possibilmente con pochi turisti nei paraggi. In questo senso i tre principali e più famosi castelli scozzesi (quello di Stirling, quello di Edinburgo e lo Scone Palace) non sono stati eccezionali: sicuramente li avrei trovati più belli se avessi avuto solo quelli come termine di paragone.

Tra quelli che abbiamo visitato e che purtroppo non abbiamo potuto fotografare, mi è piaciuto moltissimo il castello di Glamis, perché anche se ristrutturato in tempo recente rimane un ex possedimento della monarchia inglese (la regina Elisabetta da piccola giocava in quelle stanze e il tour guidato è comprensivo di presentazione della sediolina su cui sedeva) e quindi non ha quel senso di dimora di riccastri, con le inevitabili pieghe kitsch che la cosa assume. Alcuni dei castelli che abbiamo visto come Duntulm e Varrich sono assai piccoli (Varrich è in effetti una torre di forse dieci metri quadri di impronta di base, alta un paio di piani, mentre Duntulm è poco più grande ma del tutto in rovina), di una torre che abbiamo visto su una isoletta in mezzo ad un loch non siamo stati in grado di identificarne il nome né tramite atlante né tramite guida viaggi. Per me in fondo alla classifica rimane comunque il castello di Blair, di cui non ricordo nulla se non il fatto che non mi sia per niente piaciuto.

Il consiglio che mi sento da dare a chi vuole visitare i castelli della Scozia è di farsi l’Explorer Pass di Historic Scotland e di studiare esattamente dove sono le cose più interessanti da vedere (e sono nella regione di Edinburgo e a sud, mentre verso il nord si trova molto poco).

Detto questo, ecco qualche foto. Comincio con Doune Castle, splendida residenza del XIII secolo che è possibile visitare in lungo e in largo.

Doune Castle

Doune Castle

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Doune Castle

Doune Castle

Scozia/ Dundee

E’ stata l”unica contea della Scozia, a parte quelle intorno alla città innominabile perché porta sfiga, a votare per il Sì alla secessione. Per questo oggi apriamo con la cosa più bella che c’è in città la galleria delle foto delle terre degli Highlander: ecco la RRS Discovery, la nave della prima fortunata spedizione di Scott al Polo Sud, che fa bella mostra di sé nel centro città.

 

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Scozia/ Cose da fare e da non fare

Questa mappa mostra che in effetti in Scozia ci sono stato per davvero:

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quindi, come si dice in questi casi, è la voce dell’esperienza che parla, ovvero – come diceva Oscar Wilde – del nome che gli uomini danno ai propri errori.

Alcune delle cose da fare e da non fare quando si va in Scozia sono:

  • Pianificare il viaggio. La Scozia è grande (circa quattro volte la Lombardia), la ricettività non è altissima, sopratutto nella zona Nord e comunque d’Estate c’è spesso il tutto esaurito in strutture che, comunque, hanno poche stanze. Noi abbiamo prenotato con poco preavviso e quindi siamo dovuti scendere a compromessi, credo che per andare in Scozia senza doverne fare sia utile prenotare con almeno quattro mesi d’anticipo. Per Edinburgo, che ad Agosto è centro di tre festival di grande interesse culturale, quattro mesi potrebbero anche essere pochi. Considerate che per vederla tutta ci vogliono circa 5-6 settimane;
  • Avere l’abbigliamento adeguato. Sempre nel tema della pianificazione, non fatevi venire idee strane per cui andrà sicuramente bene un paio di scarpe da ginnastica che le mettete pure quando qui fa freddo e poi sono così carine: dovete necessariamente comprare un buon paio di scarpe da escursionismo impermeabili, perché anche d’Estate troverete il bagnato. Noi abbiamo avuto la fortuna di comprarle in un ottimo negozio dedicato, vi sconsiglio di andare in quella famosa catena francese di negozi sportivi perché hanno molto meno assortimento e un centesimo della competenza (le scarpe da escursionismo sono un mondo in sè, non funziona che le comprate perché vi sembra che vadano bene: noi abbiamo delle Salomon che si sono rivelate eccezionali, con appositi calzini perché pure lì non funziona che uno compra in base al colore);
  • Avere una buona macchina fotografica. La Scozia non è la meta più economica d’Europa, per cui capisco che l’idea di spendere soldi per una buona macchina fotografica (ovvero una reflex) aumenta spese già non piccole, ma non pensate nemmeno per sbaglio di poter fare delle buone foto ai paesaggi scozzesi con cose buffe quali macchine digitali compatte, telefonini, iPad e altre scemenze nate per fare tutt’altro ma non per fare le foto, sopratutto in condizioni di scarsa luminosità;
  • Mangiare in albergo. Molti b&b e guest house offrono la possibilità di cenare, pagando a parte. Noi, ogni volta che l’abbiamo dovuto fare perché costretti dalla logistica, non abbiamo mangiato bene: sempre cose così così, da cucina di casa riscaldata e a prezzi invece da buon ristorante. E’ sempre molto meglio cercare un ristorante, prima di arrivare dove si vuole arrivare.

Per i costi: come detto, la Scozia non è una meta economica. Vale sempre la pena dormire in strutture come b&b e similari che spesso sono più nuove e meglio tenute di molti alberghi (che erano per un tipo di turismo che ormai è in declino, gli inglesi preferiscono prendere un low cost per andare nel Mediterraneo che subire l’uggiosità del clima scozzese) e il costo è quello di una stanza in un albergo di una media capitale europea. I costi maggiori sono quelli per gli spostamenti (è indispensabile avere un’auto propria – ci si abitua abbastanza in fretta alla guida a destra – sopratutto se ci si sposta dalla fascia centro-meridionale, dove si potrebbe comunque viaggiare anche con i mezzi pubblici). Anche per mangiare si spende non troppo, considerando che spesso ci sono ottimi pub a prezzi da pub. Le attrazioni sono abbastanza costose; la cosa migliore se si vogliono vedere castelli e monumenti è quella di fare l’Explorer Pass della Historic Scotland, che permette di vedere quello che si vuole tra decine di opzioni (concentrate sopratutto nella zona centro-meridionale) nell’arco di un certo numero di giorni.

Per la guida viaggi: vince la Lonely Planet, per sostanziale mancanza di concorrenti. La Rough Guide che ho visto era una cosa vecchia di anni, mentre la guida verde del Touring, purtroppo, è un fascicoletto scritto in modo sciatto e svogliato. La Lonely Planet non è che sia perfetta, spesso tradisce una sensibilità che non è europea nel valutare le attività e i posti, però è discreta dal punto di vista logistico. Va comunque letta tutta ed attentamente prima di decidere cosa fare, visto che in Scozia ci sono grandi varietà di opportunità: potreste preferire la parte storico-monumentale (che è la zona centrale e meridionale) piuttosto che i paesaggi delle Highlands, trovare o meno interessanti le isole che hanno poi climi e culture molto diverse tra loro e su queste cose ognuno sceglie secondo i suoi gusti;

Voli: Oltre alle compagnie aerea che che trovate tramite Skyscanner e simili, considerate Jet2, che è una buona compagnia low cost che fa prezzi interessanti. Potete anche valutare di non arrivare in una grande città ma in una piccola, se c’è un volo diretto, per poter risparmiare qualcosa, sempre che non ve lo ritroviate con il noleggio dell’auto.

Cosa si può vedere in Scozia: le attrattive principali sono i paesaggi, la fauna e la flora e i monumenti (castelli ed abbazie). Oltre a questo, le pietre dei Pitti sono l’unica cosa culturalmente significativa della regione (inoltre, ci sono un po’ di menhir in alcune delle Ebridi Esterne). Le due grandi città scozzesi (Edinburgo e l’altra che non nomino perché porta sfiga, storia lunga) hanno dei musei discreti ma che non giustificano il viaggio.

Che lingua parlano gli scozzesi: una lingua incomprensibile. Più si va al Nord e più le cose migliorano, ma l’inglese parlato nelle grandi città è un’esperienza terribile. Ad esempio, la pronuncia di “Do you have a mobile phone?” è qualcosa di simile a “Du u a mobile phu?” e termini come “holiday” si pronunciano circa come “old”. A domande come “Sono quelli i vostri bagagli?” abbiamo risposto “Buona giornata”, tanto avevamo capito cosa stessero dicendo.

(se ce la faccio, seguiranno foto).

 

Scozia/In Sintesi

In sintesi:

  • 21 giorni
  • circa 15 castelli
  • 14 tra alberghi e bed and breakfast
  • 3 abbazie, di cui una su un’is0la
  • un gita in nave, sotto la pioggia ed una sulla seggiovia, sempre sotto la pioggia
  • qualche migliaio di chilometri in macchina
  • innumerevoli cascate, loch e glen
  • l’avvistamento di: 1 cervo, diversi pettirossi, alcune decine di foche, centinaia di mucche, migliaia di pecore e capre
  • numerose quantità di salmone (fresco, semi-affumicato, affumicato della casa, affumicato e basta) e anglefino variamente conciati e preparati
  • 1 conferenza sulla simbologia delle pietre dei Pitti
  • indubbie quantità di patatine fritte, stufate, fritte e piccanti, con e senza buccia
  • infinite sedie della Regina, sofà della Regina, quadri della Regina e della Regina Madre
  • 1 film in lingua inglese e 1 film sempre in inglese ma in formato IMAX
  • diversi luoghi infestati da fantasmi, dame sgozzate, paggetti uccisi, servi che giocano a carte fino al giorno del Giudizio
  • la nave della prima missione di Scott nell’Antartico
  • 1 quadro di Leonardo
  • 1 puntata di Doctor Who vista sulla BBC
  • alcune decine di cittadine visitate o quantomeno attraversate
  • diversi artisti di strada
  • 20 GB di foto e filmati

 

Tutto questo, molto altro, è stato il nostro viaggio in Scozia. Epico.

Atene, tre anni dopo

Sono tornato ad Atene dopo tre anni, il mio compagno non l’aveva mai vista e così abbiamo pensato di fermarci qualche giorno lì, sulla via del ritorno. Siamo stati poco originali, tornando allo stesso albergo che avevo usato tre anni fa, e credo che abbiamo fatto bene (ho scoperto poi che è citato sia dalla Rough Guide che dalla Lonely Planet, questo spiega il continuo via via di alloggianti).

Atene sta peggio di tre anni fa. In giro, nella parte centrale (che corrisponde grossomodo ad un triangolo che ha come vertici Piazza Monastiraki, l’Acropoli e piazza Syntagma) e che contiene tutte le attrazioni importanti (escluso il Museo Nazionale Archeologico che è poco fuori), c’è un mendicante ogni quindici metri. Spesso, si tratta di persone che fino a qualche anno fa probabilmente avevano un lavoro e una casa, e che poi hanno rovinosamente perso tutto. La città fa un grande sforzo a tenere ordinato e pulito questa parte più turistica, ma uscendo comunque si vede che la situazione rimane difficile.

Sopratutto, Atene manca e continua a mancare di qualche tipo di interesse e divertimento al di fuori di quest’area, per cui rimane una città da turismo mordi e fuggi (non a caso, non ha una sua guida di viaggio indipendente come città nelle collane citate sopra, cosa che credo tutte le altre capitali europee si permettono).

Siamo stati fortunati con la possibilità di un ingresso gratuito al Nuovo Museo dell’Acropoli, cosa che si verifica ogni volta che c’è la luna piena, in orario 21-24 (inoltre ogni venerdì è aperto la sera). Allora, il programma che segue è una rielaborazione del nostro programma, e consente di vedere la città in tre giorni:

Primo giorno: Nuovo Museo dell’Acropoli, che offre un’ottima introduzione alla città di Atene. A seguire, il Keramikos, che è decisamente poco affollato di turisti.

Secondo giorno: Acropoli, e collina del Licabetto (di cui comunque si può fare a meno) e Museo dell’arte cicladica (che è un po’ complesso in certi punti, ma sicuramente non troppo grande)

Terzo giorno: Museo Nazionale di Archeologia.

Oltre a questo, se si fa il biglietto combinato quando si va all’Acropoli, è possibile vedere l’Agora con il Museo nella Stoa di Attalo (consigliato, richiede circa 1.5h), la Biblioteca di Adriano (non imperdibile), l’Agora Romana e la Torre dei Venti (idem), il tempio di Zeus Olimpio (si risolve in pochi minuti) e appunto il Keramikos con relativo museo. Questi posti chiudono in genere verso le 15 o le 17, quindi è il caso, sopratutto d’estate, di visitarli di prima mattina lasciandosi poi i musei per dopo, quando il sole picchia.

Oltre a queste cose, potreste cercare di vedere il cambio della guardia a Piazza Syntagma (la Domenica poco prima delle 11 c’è quello in pompa magna, ma il cambio in versione ridotta l’abbiamo visto anche alle 11 di sera e alle 15 di pomeriggio circa, ma forse era per qualche motivo speciale) e il mercato delle pulci che comincia a Piazza Monastiraki, e che è sopratutto attivo la Domenica mattina (la parte interessante è quella più lontana dalla piazza, nelle vie laterali)

Con l’eccezione dell’Acropoli e della Agora, abbiamo visto un certo grado di trascuratezza nei siti all’aperto. Del resto, se lo stato greco non ha i soldi per comprare i farmaci per i malati di cancro o di AIDS, è possibile che non abbia i soldi per togliere le erbacce.

Nelle isole, anche se la nostra esperienza si limita a Rodi, la situazione è decisamente diversa, almeno quelle più grandi riescono ad essere indipendenti e ad avere grandi rientri economici grazie al turismo. Atene rimane quindi una città non troppo sicura, ed è opportuno non andare in giro con troppi contanti, troppi cellulari e troppe macchine fotografiche, sopratutto la sera.