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Rio boohhhhhh

Il nostro premier oggi ha visitato una scuola temporanea. Da sottolineare come i telegiornali sottolineino che si tratta di una cosa temporanea, che è per un lento-ritorno-alla-normalità, scritto con il trattino perchè è una unica parola, svuotata di ogni significato e del tutto falsa, dillo a chi non ha più niente che il fatto di potersi fare una doccia è il rientro alla normalità e poi ne riparliamo.

In questa scuola, ha anche declamato una poesia, Rio Bo. E’ la stessa poesia che declamò più di dieci anni fa, all’epoca intervistato da Zanetti al giornale radio, quando l’intervistatore gli chiese come avesse passato la serata in famiglia. I figli più piccoli di Berlusconi, infatti, sono andati in una scuola steineriana, in cui il principio educativo fondamentale è che la televisione è il diavolo, per cui la serata in famiglia va organizzata facendone a meno.

Insomma, sono passati dieci e più anni, e stiamo ancora a Rio Bo.

Ma il ritorno della storia non finisce qui, questa sarebbe una cosa da vedere  e giustiificare nell’ottica di un uomo anziano che ha ricordi più buoni delle cose successe tempo fa.

L’altra parte riguarda l’indegna idea di fare il referendum il 21 di Giugno, perchè altrimenti la Lega avrebbe fatto cadere il governo.

Ci sono considerazioni spicciole da fare del tipo: ma il PdL non doveva essere un partito che forte della sua maggioranza quasi assoluta cambiava l’Italia? E’ così forte che subisce il ricatto di un partito regionale? Oppure, sarebbe stato veramente interessante vedere la Lega che faceva cadere il governo durante una crisi economica e con gli sfollati da aiutare, Bossi è un cinico ma non un pazzo.

Ma a sentire questa cosa del senso di responsabilità del nostro premier, mi è venuto in mente come, durante la prima guerra in Iraq, il Partito Liberale avesse minacciato di far cadere il governo Andreotti in carica, e aveva rinunciato solo per il senso di responsabilità.

Una volta, di fronte a queste sparate, pur si sarebbe trovato un giornalista che avrebbe chiesto ai leghisti se sul serio sono così stronzi (o se invece sono solo quei simpatici razzisti, xenofobi ed omofobi che conosciamo) e nel caso avrebbe stigmatizzato il loro comportamento. Invece oggi i giornalisti si limitano a registrare il parere del premier, che lo ripete e tracima lui stesso da ogni telegiornale (Rio Bo). Nei vari servizietti,  lasciano intendere che la caduta del Governo (di questo Governo) sarebbe un tale male che è meglio evitare. Gli stessi giornalisti che, quando dovevano raccontare delle difficoltà del governo Prodi (governo qui minuscolo) non si capacitavano del perchè stesse ancora in piedi, mentre ha del tutto senso che stia in piedi un governo in cui uno dei due dice all’altro di speculare sui morti.

Mi pare come quelle serate al night, quando i clienti sono sbronzi o stanno già con le puttane, il capocomico ripete il numero di inizio serata e nessuno se ne accorge, tanto tra un poco si fa giorno.

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Le colpe di Bertolaso

A me, i burocrati che sono autocratici, apprezzati da tutti, che non hanno però nessuna responsabilità politica, non piacciono e anzi ne diffido. Nè impazzisco per Bertolaso, la cui carriera è decollata dopo il Giubileo del 2000, quando molti ragazzi che erano obiettori di coscienza vennero distaccati ad aiutare nell’organizzazione del Giubileo: si sa, a Roma i preti hanno pochi soldi e non possono pagare nessuno, è giusto che lo Stato se ne faccia carico, e tolga persone dall’assistenza sociale aiutando la Curia. Bravo Bertolaso, apprezzato da ambo gli schieramenti: che in Italia se stai sul culo alla Chiesa di sicuro non arrivi in certi posti.

Ma a parte la naturale diffidenza verso gli autocrati, dovremo pur parlare delle colpe sue e della commissione Grandi Rischi, che ha trovato il tempo di riunirsi all’Aquila pochi giorni prima del terremoto, solo per analizzare gli stessi dati che poteva analizzare standosene a Roma, ma non trovando il tempo di ascoltare l’unico che qualcosa aveva previsto. Evidentemente, la commissione Grandi Rischi è andata all’Aquila per farsi la scampagnata. Del resto, quello che hanno detto (va tutto bene madama la marchesa) è stato il loro unico atto conseguente alla riunione. Poi boh, magari avranno mangiato un po’ di torrone d’Abruzzo e i confetti di Sulmona, questo non è dato sapere.

Su Repubblica.it di oggi parla uno dei sopravvissuti:

Da quasi 4 mesi erano state registrate quasi 200 scosse con epicentro a L’Aquila e dintorni. Non poteva essere un evento che rientra nei limiti del normale, come si è sentito dire. Nelle ultime settimane erano incrementate di numero ed intensità. Eppure le voci ufficiali erano rassicuranti. “Non creiamo allarmismi”.

Ma perché essere preoccupati di dare un allarme consapevole? Noi medici siamo obbligati da anni al consenso informato. Quando io intervengo su un aneurisma cerebrale sono COSTRETTO giustamente a dire e quantificare il rischio percentuale di mortalità. E i Pazienti lo accettano. Non fanno gesti inconsulti.
Questo è il mio principale rammarico. Nessuno ha offerto istruzioni calme, rassicuranti, civili, informate. La mia piccola storia assieme alle centinaia di storie di amici, mi ha insegnato che se avessi avuto una torcia elettrica sul comodino non mi sarei fratturato la colonna vertebrale, se avessi avuto un cellulare a portata di mano avrei chiesto aiuto per me e per il palazzo accanto, se molti avessero parcheggiato almeno un’auto fuori dal garage ora l’avrebbero a disposizione, se in quell’auto avessero (e io avessi) messo una borsa con una tuta, uno spazzolino da denti e una bottiglia d’acqua, si sarebbero tollerati meglio i disagi. Se si fosse tenuta una bottiglia d’acqua sul comodino, se si fosse evitato di chiudere a chiave i portoni di casa, se si fosse detto di studiare una strategia di fuga…. Pensate a chi è rimasto incarcerato per ore senza poter comunicare con l’esterno perché aveva il cellulare in un’altra stanza, o perché non trovava al buio le chiavi di casa, come le ragazze di un palazzo a fianco a me già semi sventrato: 6 ore sotto un letto, con la terra che continuava a tremare, perché la porta era chiusa a chiave, senza una torcia elettrica e senza cellulare per chiedere aiuto!

C/C vittime terremoto

G. per molti anni è stato professore all’Aquila, ed è originario di quelle parti. Mi ha inviato questa mail per una richiesta di aiuto, da parte di un suo ex studente, che vi riporto qui. Vi prego di considerarla, e di comportarvi nel seguente modo, se volete fare una donazione: se vi fidate di me potete fidarvi di questo contenuto, altrimenti ignoratela.

cari amici
vi scrivo questo messaggio per comunicarvi la mia intenzione di voler aiutare direttamente una serie di amici dell’aquila che si trovano in una seria e drammatica condizione che, in questo momento, è soprattutto economica. sono amici molto cari che hanno la necessità impellente di avere una minima liquidità per poter gestire questa fase immediatamente successiva alla tragedia. la situazione per loro è veramente drammatica dato che non sono riusciti a recuperare dalla loro casa neanche i vestiti figuriamoci un bancomat per poter prelevare dei contanti.
molte persone mi hanno chiesto come poter intervenire direttamente senza fare donazioni o versamenti su conti correnti dei quali non sappiamo da chi siano gestititi e in che maniera.
per questo mi faccio promotore di questa iniziativa di raccolta di soldi da distribuire direttamente a queste persone che conosco personalmente. in questo momento non c’è tanto bisogno di materiali ma di liquidità;
quindi se pensavate di intervenire questa è; sicuramente la strada più giusta
l’unica garanzia di sincerità e di buon fine di questa raccolta che vi posso dare è il mio nome
se volete intervenire mi potete contattare tramite mail o al cellulare [QUESTO POST E’ STATO MODIFICATO PER RAGIONI DI PRIVACY]

ho aperto un conto corrente intestato a me, mi sembra il modo più veloce e diretto

TIZZANO GAETANO
IBAN: IT96 O030 6903 2901 0000 0004 148
INTESA SANPAOLO SPA
FILIALE ROMA 54

grazie

gaetano tizzano

p.s. se volete spendere anche il vostro nome potete girare la mail a chi ritenete possa essere interessato

Impicchiamo i colpevoli

Ho chiamato l’ospedale competente di zona per sapere quando andare a donare il sangue. La persona con la quale ho parlato si è pure mezza incazzata, perchè anche lei aveva letto gli elenchi pubblicati dal Ministero che indicavano quell’ospedale come uno dove andare a donare, ma loro non avevano alcuna comunicazione ufficiale, non c’erano richieste di sangue, loro sì sono ben contenti se uno va a donare ma insomma con calma e senza fretta.

Mentre la Regione Abruzzo e il Ministero della Sanità parlano di emergenza sangue, e di 1.500 feriti, la persona che poi è il primo punto di contatto tra chi va a donare il sangue e il centro trasfusionale è in preda essa per prima ad uno stato di ansia evidente, chiaramente agitata e capace di combinare un disastro di pubbliche relazioni e far passare la voglia di andarci.

Nel frattempo G. mi dice che a L’Aquila quelli che sono crollati sono stati sopratutto gli edifici pubblici, sopratutto quelli ristrutturati o costruiti da poco con norme antisismiche. Tutti i segnali di un possibile terremoto sono stati ignorati (e Bertolaso ha una faccia come il culo quando ha detto in conferenza stampa: ci siamo attivati dopo tre minuti dal disastro, segno che se lo aspettavano) e l’unico che aveva previsto qualcosa è stato trattato come un cretino.

Ora, con calma e senza fretta, si prendono i progettisti degli edifici crollati, i direttori dei lavori dei cantieri, gli assessori ai lavori pubblici e i sindaci colpevoli di negligenza o peggio di connivenza, i cosiddetti grandi esperti e si procede all’impiccagione su pubblica piazza, una norma di civiltà e buon senso.

Quel vicino 1980

Nel lontano 1980, questa zona fu interessata da uno sciame sismico. Ricordo benissimo come mia madre, sentendo alla radio che era previsto questo sciame sismico non ci pensò sopra due volte, prese me e mia sorella (che aveva qualche mese di vita) e ci mettemmo in macchina per trasferirci alla casa colonica che avevamo dove c’era la vigna. Lì saremmo rimasti un paio di mesi di quell’estate, insieme ai nostri cugini (mia zia fece la stessa cosa).

Ricordo la concitazione quando partimmo (al ritorno, il secchio e lo strofinaccio erano rimasti esattamente dove mamma li aveva lasciati facendo un segno sul pavimento), il tentativo di convincere mia nonna a venire con noi (lei fatalista disse che se doveva morire sarebbe morta), la coperta che mia nonna diede a mia madre perchè mia sorella stesse più calda, mia zia e mia madre che ben poco si amavano e che dovettero invece andare d’accordo per tutto quel periodo (quando si ritrovarono, furono subito così pratiche da discutere di cosa avevano portato per mangiare, e tutte e due avevano con loro solo un pezzo di pane, la prima cosa che letteralmente afferrarono all’uscita da casa). I

Il momento più mondano di quelle giornate passate senza televisione e telefono era quando mia madre e mia zia andavano a fare la spesa ad un supermercato lì vicino, io speravo sempre di andare con loro per vedere un po’ di gente e di colori; li resto della giornata passava all’aria aperta (io e mio cugino avevamo fatto un punto d’onore di distruggere un formicaio: ma un formicaio in piena terra è una cosa che non può essere distrutta). Una volta toccai una lampada ad infrarossi che mia zia usava per tenere i suoi figli al caldo, e mi ustionai la mano. Mio padre invece faceva la spola, andando a casa a prendere le cose di cui avevamo via via bisogno. Alla fine, fu insomma quasi una gita, e al ritorno le case e le nostre cose erano esattamente dove le avevamo lasciate.

Stanotte ho sentito la scossa di terremoto che mi ha svegliato, e non mi sono lì per lì agitato. Perchè comunque in questa zona vulcanica il terremoto non è un evento eccezionale; qui, dopo una scossa, non è che la gente dorme per strada presa dalla paura. Dopo la scossa, il mio pensiero è sempre se si è trattato di un terremoto locale, o dell’eco di qualcosa più grave. Questa volta è stata l’eco di qualcosa di più grave.

E’ una teoria di fatti

Non so se la cosa peggiore per il PD sia la batosta abruzzese, l’alto astensionismo, Di Pietro che prende sei volte più voti delle passate elezioni, l’arresto del sindaco di Pescara (segretario regionale del PD e candidato alla successione di Del Turco se anche questi non fosse stato a sua volta e prima arrestato) i sondaggi nazionali che danno il PD al 27 per cento, i commenti di Fioroni che con l’UDC si sarebbe vinto, o il fatto che nella prossima direzione del PD ci sarà lo scontro tra D’Alema e Veltroni, per dire un argomento nuovo e sicuramente appassionante, destinato a mobilitare le folle progressiste e democratiche.

Giocando a tombola, mangiando il capretto, con i nostri soldi

Ottaviano del Turco è stato arrestato, per una storia di tangenti.

Ora uno dovrebbe essere serio, ci sono delle persone in galera, ma è molto difficile, dati i retroscena della vicenda.

Primo, del Turco stesso, uno che quando gli chiesero quale fosse il suo gioco d’azzardo preferito rispose la tombola, l’eccitazione di quando sta per essere estratto un numero per lui è impareggiabile. Giuro, non sono un estimatore del pensiero politico di del Turco, ma questa fregnaccia era così grossa che me la sono ricordata proprio oggi.

Secondo, che la spartizione delle tangenti pare sia avvenuta non in una stanza buia e fumosa, in un parcheggio poco frequentato o in un bar alla moda, bensì a cena mentre mangiavano un capretto. A me l’idea che questi si spartissero milioni mentre addentavano tale piatto tipico locale dà del pantagruelico. Se poi, dopo essersi spartiti le mazzette, si fossero anche messi a giocare a tombola, sarebbe fenomenale.

Terzo, sopratutto, il commento del procuratore capo (sì, in Italia i procuratori convocano conferenze stampa per spiegare cosa hanno fatto, evidentemente esprimersi tramite atti formali è demodè), quando ha detto che questa banda di personaggi, mentre si ingozzava di capretto, non stava solo rubando, bensì stava “distruggendo la sanità abruzzese”.

Ora, io capirei distruggere la sanità lombarda, quella svizzera, pure l’ospedale di E.R., ma la sanità abruzzese, ma che cazzarola ci sarebbe da distruggere?