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La mafia di Roma

L’avevo scritto giusto venti giorni fa, con Marino per sempre e anzi aggiungevo in commento a quest’articolo di Anelli di Fumo: “Capitale marcia, nazione infetta”.

Perché il livello di fogna in cui era arrivata Roma era una cosa che tutti i romani che non volevano far finta di non sapere e di non vedere, vedevano e sapevano benissimo. Che ci  fosse una cupola fascio-mafiosa a gestire la torta, che si comprava non solo gli appalti ma direttamente i rappresentanti politici, che occupava tutte le posizioni di vertice delle municipalizzate romane, che prosperava all’interno di quell’indecenza che è l’Ente EUR (praticamente, una SPA che è proprietaria del quartiere dell’EUR).

Ora, cosa faranno i romani? Già stupisce che da ieri non stiano occupando la piazza del Campidoglio, invocando benedizioni a Marino e proteggendolo anche fisicamente, anche da spezzoni della sua stessa maggioranza.

Con tutti i limiti della sua azione, il sindaco chirurgo è stato l’unico ad opporsi a questa spartizione mafiosa della città, con tutti gli errori perché anche alcuni esponenti della sua maggioranza sono coinvolti, rimane l’unico presidio di civiltà, ed infatti hanno provato in tutti i modi a fargliela pagare.

Chissà quali vibranti denuncie a favore della legalità farà oggi il camerata Augello, ieri tanto preso a chiedere le dimissioni del sindaco per quella storiaccia artefatta di multe stradali: oggi chiederà la pena di morte per Alemanno, immagino, altrimenti dovremmo pensare che non sia un uomo tutto d’un pezzo.

E’ purtroppo vero, come scrisse Barbara Palombelli in un mirabile articolo sul Foglio che non riesco a trovare, che a Roma l’espressione più comune è “c’ho un amico”: c’ho un amico per quella pratica, per quella autorizzazione, in Questura, all’INPS, al giornale, fa il primario. E’ tutto un essere amici di tutti, fottendosene del funzionamento del sistema.

Tanto, se il sistema va a puttane e si sfascia, se Roma si trova con dodici miliardi di debito, questo debito lo pagherà qualcun altro, lo Stato italiano in particolare. E se il sindaco Marino chiede, come primo atto della sua giunta, una ricognizione su questo debito, se la relazione denuncia le gravi inefficienze della macchina amministrativa e se gli ispettori del MEF dichiarano che Roma non ha iniziato alcun processo di risanamento perché si sa che tanto pagherà Pantalone, Repubblica non trova di meglio che di fare due pagine nell’edizione nazionale per raccontare questo rapporto, scordandosi però (guarda i casi) di dire che l’indagine era stata sollecitata dallo stesso Marino (vedi qui)

A Roma si sta combattendo una battaglia di legalità, che deve decidere se a Roma governa la mafia oppure no. Non so quanto i romani sapranno essere consapevoli della battaglia e pronti a sostenere un rinnovamento della politica che non è di là da venira, è già qui nelle fattezze di una amministrazione comunale in carica.

Circondata, comunque, da nemici anche dentro il PD. Guardate e leggete questo articolo qui, con la foto dell’attuale ministro del Lavoro, Poletti, mentre cena con un pregiudicato del clan dei Casamonica, un clan mafioso che spadroneggia a Roma Sud (e fatevi raccontare quanta gente è stata picchiata dagli scagnozzi dei Casamonica, già che ci siete).

Questa battaglia va ben oltre quello che scrivono su RomaFaSchifo. E’ la battaglia delle battaglie contro la mafia a Roma. Non so quanto i romani l’abbiano capito e quanto siano disposti a combatterla, malgrado gli amici che c’hanno.

Vedi pure:

 

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Meno male che non si fanno le Olimpiadi a Roma

Per fortuna e grazie al Governo che ha evitato l’ennesima abbuffata di palazzinari già pronti al bipartisan “se magna!”.

Per fortuna che ci siamo risparmiati le repliche di Italia ’90, con il megaterminal all’Ostiense costato 80 miliardi di lire (dell’epoca!!!) e operativo per tre giorni (chi era l’organizzatore di Italia ’90? Luca Cordero di Montezemolo, quello che oggi vorrebbe entrare in politica, per evidenti meriti e capacità mostrate sul campo).

Per fortuna che ci siamo evitate le piscine per i Mondiali di Nuoto del 2009, quelle che erano più corte delle misure regolamentari, e tutte trasformate in strutture private (o addirittura in foresterie), senza mai essere state usate.

Per fortuna che ci siamo evitati la Città dello Sport di Calatrava a Tor Vergata, opera incredibilmente bella e costosa, che doveva essere pronta per i Mondiali del 2009 ma ancora è in costruzione, con uno sforamento di spesa di qualche centinaio di milioni di euro e costi di gestione a cui nessuno saprà far fronte.

Per fortuna che ci siamo evitati una nuova metropolitana, con la linea C che ha superato di slancio i 9 miliardi di euro per la costruzione, forse finiamo a 12, forse di più, ormai è a chi rilancia, ma in compenso sarà pronta in ritardo.

Per fortuna ci siamo risparmiati un Expo 2015, costi raddoppiati, progetto originale abortito e tutto diventato un quartiere direzionale, giusto per mettere in banca, cioè in mattone, i soldi di un po’ di costruttori. Che Ligresti, prima di arrivare a dover abbandonare Sai Fondiaria, distrutta dalla sua mala gestione, ma sapete quanti anni ha tirato innanzi con questo giochino delle edificazioni massicce? Tutti soldi messi a bilancio.

Per fortuna ci siamo evitati la cricca, i Balducci, gli Anemone, i Guido Bertolaso, le Protezioni Civili SpA, i Grandi Eventi e tutto il codazzo.

Per fortuna. Che ci sarebbe voluto un gran stomaco a tagliare le pensioni per finanziare questi parassiti palazzinari.

Prima, prima riscrivete le regole e stabilite che chi ruba su un appalto ha il taglio della mano (ma letteralmente, mica per modo di dire, che non se ne può più), poi se ne riparla delle Olimpiadi. Che altrimenti una bomba questa volta non ve la levava nessuno.

E Alemanno. Alemanno? Seriously? Non credo ci sia più niente da dire, se qualcuno che gli vuole bene gli può parlare, gli suggerisca un dovuto passo indietro, per non continuare a coprirsi di ridicolo e di compassione, per una persona chiaramente sempre fuori dalle righe, convinto di amministrare una città complessa come Roma con lo stesso cipiglio borgataro adatto per le coreografie allo Stadio Olimpico.

Il pupazzo di neve

Poverino, lui mica lo sapeva che la pioggia diventa neve in base alla temperatura, e che un millimetro di pioggia è un centimetro di neve (e nel tempo libero fa l’alpinista: ci domandiamo con quale capacità). Lui mica lo sapeva che bisognava spargere il sale prima che nevicasse, che evita che la neve attecchisca, non è che la scioglie dopo che è caduta. Lui mica ha il centro di coordinamento romano della protezione civile, sono solo otto anni che la legge lo prevede. Lui mica ha uomini per andare a spalare la neve, ha fatto solo assumere quattromila amici suoi ad ATAC e AMA, e che ti pare che con questo freddo fai uscire i parenti per strada. Lui chiede alla Protezione Civile di fare uscire gli uomini dalle caserme, e non al prefetto, perché ancora intessuto di una mistica fascista, la stessa per cui lancia l’appello “Che gli uomini spalino”.

BUFFONE VATTENE A CASA

L’idea di cultura etnica di Alemanno: musei gratis, ma solo per chi abita a Roma

Domani, 8 Dicembre, è previsto l’ingresso gratuito nei Musei Civici del Comune di Roma, ma solo per i residenti. Sì, non è una battuta, si va lì, sì mostra la carta di identità, e chi abita a Roma entra gratis, gli altri pagano (e presumibilmente se ne tornano indietro, perché pagare per stare in mezzo alla prevedibile ressa non lo vuole nessuno).

Una scoppiettante idea di cultura su base etnica. Ho scritto all’illustrissimo Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, la lettera che qui riporto.

 

Egregio Signor Sindaco,

è con profondo stupore che ho letto i dettagli dell’iniziativa dell’apertura gratuita dei musei comunali prevista per l’Otto Dicembre, nella parte in cui si specifica che “i residenti potranno visitare gratuitamente il Colosseo e i Musei Civici”.

Pensavo fosse solo uno slogan scritto di fretta, ma poi ho letto anche della necessità di portarsi appresso la carta di identità, che verrà verificata all’ingresso.

Non posso che stigmatizzare la discriminazione che è insita in questa scelta, è l’idea volgarotta e raccogliticcia di cultura che c’è dietro.

Veda, egregio signor Sindaco, che la Cultura nel suo senso più ampio non è solo un’estetica, ma anche un’etica: l’etica della conoscenza, della condivisione, del mettersi in relazione con altri, mentre qui il nucleo dell’idea dell’ingresso solo ai residenti è quello di erigere un muro, un recinto dentro cui far vivere quella che si dimostra quindi come una semplice iniziativa propagandistica.

Vorrei chiederle, sempre che troverà il tempo di rispondermi, ma che idea di Roma c’è dietro questa trovata?

Sopratutto, ma se proprio lei vuole stabilire che Roma vada ai romani, e non sia invece un patrimonio dell’Italia e del mondo, non pensa che dovrebbe allora avere il coraggio di dire che il debito di 8 e più miliardi di euro che la sua amministrazione si trova a gestire dovrebbe essere pagato solo dai romani?

Per quale motivo, io come italiano sono chiamato a pagare questo debito, e come italiano non posso visitare i Musei e il Colosseo? Forse che i Musei Civici sono un’attività in attivo?

E delle collezioni presenti nei Musei Civici, lei è proprio sicuro che tutto tutto sia stato comprato dal Comune di Roma (ovviamente non con i suoi soldi, ma con i soldi di tutti, questo l’abbiamo già detto) e non ci sia qualcosa che appartiene magari allo Stato Italiano?

E ancora, tanto per capire la sua idea di Roma: se un giorno avessi necessità di chiedere un’informazione ad un vigile urbano, potrò farlo oppure è previsto che loro dedichino il loro tempo solo ai romani? E i parcheggi, perché dovrei pagare per i parcheggi come i romani (a cui sottraggo un posto) e non posso entrare gratis ai musei come i romani (a cui sottraggo un posto)?

E per ultimo, signor Sindaco, quando sarete – tutti romani, anche di adozione come lei, io in fondo a Roma ci sono solo nato e non faccio testo – all’interno di uno di questi Musei, e vedrete magari una bella mappa dell’Impero Romano, dove genti di tutte le latitudini vedevano Roma come la propria Capitale, non le verrà – a lei personalmente, dico – un po’ di imbarazzo a pensare che Roma con lei s’è fermata al Raccordo Anulare?

 

L’idea di cultura per Alemanno

Oh che bello che bello c’è il 140esimo per la breccia di Porta Pia, diamo vita ad un ricco tre giorni di celebrazioni. Così deve aver pensato il sindaco Alemanno, ed ecco gli esiti per quello che ho visto io.

Museo di Roma. Dovrebbe essere il museo che celebra la città di Roma. Il risultato è penoso. Le sale sono organizzate in un modo confusionario, per cui si passa dai papi come committenti d’arte al Senato di Roma, poi torniamo ai papi e passiamo ai busti della famiglia Barberini, poi signora mia guardi che bei vestiti che c’avevano gli Sforza Pallavicini. L’illuminazione dei quadri è pessima, a tratti fastidiosa, le didascalie assai modeste, gli impiegati abbastanza svaccati, e in generale le collezioni molto modeste. Le dimissioni del responsabile del museo quando sono previste?

Museo Barracco. Non ha particolari pretese, ma almeno si può vedere senza sperare in chissà cosa, sopratutto se uno vuole fare una comunque piacevole carrellata nella scultura antica.

Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini. Ora, va bene che era una apertura straordinaria per celebrare l’acquisizione di nuovi spazi espositivi e che la prenotazione non era obbligatoria, così come va bene che ci fosse (ad un’ora dopo l’apertura) una fila di circa 250 metri di persone disposte su sei colonne, non è colpa del sindaco se, essendo quasi l’unico museo aperto, ci sia concentrata una fiumana di gente. Ma, un vigile cazzo un vigile vigile cazzo, che regoli il traffico che non riusciva più a passare su via delle Quattro Fontane, e che dica alla gente in fila che da un certo punto in poi è inutile mettersi in fila perché il museo chiuderà prima che la coda si smaltisca, dicevo un vigile cazzo un vigile, ce lo vogliamo mettere? Fortuna che sono solo arrivato e me ne sono tornato indietro subito.

Il Colosseo in fiamme. Quasi quanto il cervello di chi ha pensato ‘sta schifezza spacciandola per un’opera d’arte. Il mio commento è tra quelli a questo articolo di Lord79. Ma questa gente non sa nemmeno per sbaglio cosa sia l’arte.

Metropolitana di Roma. Ma io dico, ma se dobbiamo fare i lavori allo snodo di Termini – che Alemanno forse non sa, ma è lo snodo cruciale del trasporto pubblico romano, anche perchè unico snodo – ma se proprio dobbiamo far sì che quando scendi dalla linea A e vai a prendere la B, devi uscire, girare tutta la stazione Termini e rientrare, ma vuoi mettere un cazzo di cartello cazzo in inglese che spieghi a questi poveracci di turisti cosa devono fare? Ma è possibile che ci sia un malloppo scritto in italiano, pure difficile da leggere, e ci sia gente che si aggira senza sapere cosa fare? E che gli addetti all’assistenza parlino un romanaccio stretto, per cui ai turisti giapponesi – giustamente perplessi – gli dicano “Ao’, devi girà de qua! De quaaa!”

Ma che idea ha Alemanno di Roma? Una metropoli europea non ha niente in comune con queste sagre da strapaese.

Stranieri nati in Italia

Oggi l’assessore alla Scuola del Comune di Roma, parlando sul tema dell’integrazione dei bambini stranieri nella scuola italiana, ha dichiarato che:

“Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri. Non è solo un fatto anagrafico ma è una questione culturale. È bene che questi bambini possano convivere con quelli di origine italiana perché così si favorisce un sentimento di appartenenza”

Naturalmente – come ti sbagli – il PD romano non ha potuto non stigmatizzare il grave (?) comportamento, chiedendo subito le dimissioni dell’assessore, che con il suo dire rasenta ideologie razziste.

L’assessore, invece, non ha detto proprio nulla di sbagliato. Per intanto, la cittadinanza italiana non si ottiene nascendo in Italia, quindi è corretto dire che questi bambini nati in Italia da genitori non italiani non sono italiani, non stiamo in America (magari sarebbe una riforma da fare, ma questo è un altro discorso. Per esempio, vorrei capire se il PD ha le palle di proporre una cosa del genere oppure si accontenta dello strapuntino da cui dire qualche cazzata, giusto per tenersi stretto il posticino da opposizione a vita).

Poi, l’assessore ha ragione quando dice che un bambino che vive in una famiglia con genitori non italiani non è esposto nello stesso modo agli stessi stimoli culturali, a cominciare dalla lingua; c’è il rischio che i genitori parlino sempre una lingua straniera, vedano programmi in una lingua straniera, facendo così sicuramente il male del bambino, che non impara la lingua del paese dove vive.

E’ vero anche che ogni caso fa caso a sé, e che una decisione uguale per tutti non andrebbe bene per chiunque.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha infatti optato per considerare come italiani i bambini nati in Italia, che quindi non concorrono a formare il tetto del 30% di bambini stranieri per ogni classe (e il tetto è una cosa sensata, perché l’alternativa sono le classi ghetto, con gli italiani che mandano i loro figli alla sezione sperimentale, dove si studia una lingua straniera in più, si fa musica o chissà cosa, e gli stranieri che finiscono tutti insieme nella stessa classe, e sai quanto potranno integrarsi con gli italiani).

Il Ministero ha preso una decisione salomonica, che appunto non è migliore o peggiore dell’altra opzione possibile (considerare i figli di stranieri come stranieri ai fini della quota del 30%). Sospetto che questa decisione sia stata presa perché altrimenti ci sarebbero state, in molte realtà, delle difficoltà a formare delle classi di italiani (italiani-italiani), ma non sta qui il punto.

Il punto è che quello che ha detto l’assessore alla Scuola è, al più, una polemica interna al centro-destra (ed infatti Alemanno, tutto preoccupato di essere la nuova sponda di Berlusconi nell’ex-AN, ha subito fatto sapere che lui non la pensa così, e quella stella di Mariastella Gelmini è tanto brava e buona), non un commento razzista.

E’ grave che qualsiasi cosa venga detta sul tema dell’immigrazione, il PD replichi come un disco rotto dicendo “è razzismo”. Perché si allontana non tanto dal comune sentire (che potrebbe, di suo, essere anche sbagliato) ma dalla semplice realtà dei fatti; lasciando al PDL il compito di definire una qualsiasi politica sull’immigrazione, buona o brutta che sia, perché se l’alternativa è il commento da disco rotto, allora meglio qualcuno che pur qualcosa faccia. Peggio, che il coordinatore del PD di Roma, manco capisca quando si tratta di una polemica politica interna a quelli che, chissà come mai e perché, governano l’Italia e pare non se ne vadano via presto.

Chi sa fa, chi non sa rilascia dichiarazioni facendo pure l’offeso

Alemanno ha bloccato l’orrendo parcheggio sotto il Pincio, un’opera completamente inutile (il vicino parcheggio di Villa Borghese è sempre semivuoto) che avrebbe sventrato una delle più belle colline romane, opera proposta da quel gggenio che era Uolter quando era sindaco di Roma, sostenuto da personaggi a tutto tondo come Chicco Testa (Chicco Testa è presidente della società che ne ha curato il progetto. Per inciso: che Chicco Testa è un urbanista? Pare di no, ma manco è un esperto di politiche energetiche eppure ha diretto l’Enel. Come si dice: contano le amicizie)

Nel frattempo, proprio Uolter, dopo aver scritto a qualche giornale (a quale? boh, ma tanto per quel che conta) dicendo quanto il suddetto parcheggio fosse importante et utile et bello, ha preso a lamentarsi dei dirigenti del PD come Parisi che hanno detto: il governo ombra è un fallimento.

Un dato evidente sotto gli occhi di tutti, ma quando uno come Uolter sta alla frutta spara quello che capita. Ha infatti aggiunto: “Il partito è molto più avanti dei suoi rappresentanti e basta vedere come sul territorio ci si è adeguati alla festa”.

Io non so di che festa parli, e il cielo mi perdoni per averne riportato la dichiarazione, ma le feste del PD sono la prova provata del disastro. In terra di Toscana non ho visto due feste con lo stesso nome: “PD in festa“, “Festa per il PD“, “Festa dell’Unità per il PD“, mentre qui dove una volta la festa dell’Unità si faceva ora non c’è traccia di niente.

Abusi su minori, arrestato un prete. E’ il garante di Alemanno per la famiglia

Li invitava a dormire, a volte in gruppo e poi ne sceglieva uno e lo portava in camera per abusare di lui. Ne approfittava in oratorio o durante i campi estivi organizzati con la parrocchia in luoghi di montagna. Oppure, persino, offriva ripetizioni private in materie in cui erano carenti. Sceglieva ragazzini fragili, tutti maschi e minorenni (dagli 11 ai 16 anni), con situazioni familiari problematiche o particolarmente gravi.

Era questa la tattica di Ruggero Conti, 55 anni, il parroco della chiesa della Natività di Santa Maria Santissima di via di Selva Candida, nella periferia di Roma, a due passi dal Centro di prima accoglienza minorile di Casal di Marmo. Un prete molto noto nella capitale tanto che il sindaco di Roma Gianni Alemanno lo aveva scelto in campagna elettorale, insieme ad altri otto esperti (come l´immunologo Fernando Aiuti, il generale Mario Mori, l´attore Luca Barbareschi, il regista Pasquale Squitieri), quale garante per le politiche della periferia e della famiglia.

Sull’edizione romana Repubblica.

Certe mostruose accuse ai gay, spesso, servono per coprire inconfessabili depravazioni. Mi domando quanto risalto avrà questa notizia, e quanto ne avrebbe avuto se ad essere arrestato fosse stato un noto esponente della comunità omosessuale.