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Un eterno ripetersi

Credo che uno dei motivi per cui scrivo meno sul blog dipende dal fatto che molte vicende pubbliche sono la riproposizione ennesima ed ulteriore di cose di cui ho già parlato e detto. Faccio giusto due esempi.

Alitalia-Etihad. Ma che bravi, coraggiosi et audaci gli emiri che si comprano l’Alitalia. Pensa, hanno chiesto solo che: i debiti che Alitalia ha con le banche vengano cancellati (questo causerà che le banche dovranno rifarsi con tutti gli altri clienti, concedendo meno prestiti ovvero aumentando i tassi di quelli concessi o da concedere); lo Stato si faccia carico dei lavoratori licenziati (questo causerà che le tasse di tutti finanzieranno la cassa integrazione dei licenziati, che dovrà durare molti, molti anni, sufficienti a spegnere ogni tentativo di contestazione dei lavoratori); la concorrenza sui voli interni venga ridotta (questo causerà che i costi dei biglietti saliranno). Quindi, cari cittadini italiani, sappiate che voi pagherete tre volte: come contribuenti fiscali, come controparte delle banche, come clienti di un volo di linea. Non siete contenti? Non vi sembra a quel punto che quel “sul lusso, gli emiri non badano a spese” che c’era scritto ieri su Repubblica sia una solenne presa per il culo? Che siamo tutti buoni a fare i ricchi con i soldi degli altri?

Debito pubblico. Ma basta, eh. Dopo anni che ho scritto che il debito pubblico italiano non si può pagare e che non verrà pagato, ora si comincia a scrivere anche sui giornali dei poteri forti. Giusto per far circolare l’idea e vedere come attecchisce.

Solo che, ecco, non ho voglia di esplorare più questi temi, tanto ho già detto tutto anni fa.

Uno spettro s’aggira per l’Italia

(Adnkronos) – Costruire una fusione tra Alitalia ed Air France, una volta scaduto il lock up nel 2013. E’ questa la proposta che l’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, avanzera’, come ‘raccomandazione’, agli azionisti dell’aviolinea. ‘La mia opinione personale- ha detto Sabelli in un’intervista contenuta nel libro di Bruno Vespa ‘Il cuore e la spada. 1861-2011′- che trasformero’ in una raccomandazione agli azionisti, e di costruire un ‘merger’ tra le due compagnie per confluire in un aggregato piu’ grande

 

Il governo del fare ha risolto il problema dell’immondizia a Napoli, che non – si badi bene – è tornata a traboccare – ma è rimasta dove è sempre stata, s’è solo rotta la cappa mediatica che impediva di parlarne. Il governo del fare ha dato una casa agli aquilani, che sono ancora dispersi in tutto l’Abruzzo, spesso confinati in una camera d’albergo senza nessuna prospettiva. Il governo del fare ha evitato che Alitalia diventasse francese, e nel 2013 – a legislatura finita, guarda un po’ ile coincidenze della vita – la proposta dell’attuale amministratore delegato è quella di cedere tutto quanto ai francesi, che già ora sono i maggiori azionisti di Alitalia, e dal 2013 i proprietari.

Praticamente l’operazione che abbiamo fatto è stata quella di lavare i debiti di Toto/Airone, ripianando tutto con 5 miliardi di soldi pubblici – quelli che mancano oggi per l’Università, la Polizia, ecc… – lasciando la ditta agli amici del Bunga Bunga che si sono trastullati così, per divertimento, giusto per passare qualche anno tra gentiluomini tipo al circolo del giuoco del golf, e poi sbaracchiamo tutto e tante grazie, popolo cojone risparmiato dal cannone.

Oggi ho visto Berlusconi in un’intervista fatta a Bruxelles, un uomo ormai completamente avulso dalla realtà, che più che spaventato è spaventoso, come il Macbeth scespiriano. Non metteva paura, non incuteva rispetto come è stato in passato, ma era un’immagine assente, aliena, contraria alla logica, come quei sogni surreali che, mentre sogni, sai che è un sogno perché la realtà non è  così. E’ la prima volta che provo questa sensazione, che nemmeno saprei descrivere. Il capo è evaporato, c’è solo un guscio vuoto, uno che viene fatto scopare a comando, come i cani di pavloviana memoria, giusto per pilotarlo per quanto ancora possibile; un limone spremuto a cui dovrebbero consigliare, se ci fosse qualcuno preoccupato per la sua incolumità, di scappare il più velocemente possibile, prima che il conto da pagare non diventi troppo salato; perché ,intorno a lui, aleggia un vento di morte.

Alitalia? Andrà ai francesi

In questa intervista di Marco Ponti al Giornale, in cui aggiunge che ad AirFrance non interessa il risultato finanziario (che quest’anno sarà negativo per 300 milioni: la nuova Alitalia continua a perdere 1 milione di euro al giorno) ma l’assorbimento del mercato; che Alitalia perderebbe ben di più se le norme anti concentrazione nel settore del traffico aereo non fossero state sospese, e che il giorno dopo che verranno ripristinate i soci venderanno ai francesi, che già ora colonizzano la compagnia con l’innesto di dirigenti.

In un paese normale, ora l’opposizione chiederebbe i danni (alcuni miliardi di euro) a questo governo, invece fa finta di non vedere; saranno occupati a smaltire il ritorno dalle vacanze natalizie.

Napoleoni contro Polverini nel Lazio

Bisognerebbe chiederlo ai cassaintegrati dell’Alitalia chi è Renata Polverini (su Repubblica, pagina 15).

Con poche ed efficaci parole (maschilismo: mostrando le palle) Loretta Napoleoni si candida contro Renata Polverini. Ringraziando tutti i santi, che non moriremo votando una sindacalista.

Alitalia: si poteva andare peggio

Da fonti interne ad Alitalia sono venuto a sapere alcune cose, piuttosto preoccupanti:

  • la cassa integrazione non è partita. Chi è in cassa integrazione (ovvero, chi è stato licenziato da Alitalia e non assunto da CAI) non ha ancora visto un’euro, perchè pare che ci sia un problema tra CAI ed Alitalia. Evidentemente nel 2009 inviare il file gente_licenziata_e_non_assunta.xls è una cosa molto complicata;
  • gli aerei CAI viaggiano mezzi vuoti, e pare che continuino a perdere soldi.

Sarà che Air France non arriva entro quest’anno.

Alitalia, i buffoni incapaci al potere

No, non passerà mai Air France! Urlava Santo Silvio da Arcore, patrono dei leghisti, quando Prodi cercava di vendere la compagnia di bandiera ai francesi.

No, non chiuderemo mai Malpensa! Urlava il capo di quel partito di gay repressi che è la Lega Nord, sur Umberto Bossi.

Sì, garantiremo l’italianità di Alitalia, strillava e giurava quel gentiluomo di Roberto Colaninno, mentre metteva insieme una compagine in cui spiccavano dei signori nessuno come il signor Aponte, un italiano emigrato in Svizzera che fa l’armatore di navi che battono bandiera panamense, di sicuro uno che all’italianità ci pensa pure quando dorme.

Alla fine, abbiamo pagato alcuni miliardi di euro di più per non avere assolutamente niente, Malpensa è destinata a fare la stessa brutta fine che era prevista nel piano originario di Air France (questo perchè Malpensa non serve a niente, gli stessi milanesi non l’hanno mai usata e il tanto fantomatico Nord con cui la Lega si eccita non è stato in grado di avere un minimo di politica integrata dei trasporti, a riprova che urlare contro Roma ladrona è facile, governare le spinte localistiche è invece tanto più difficile) mentre la stessa Air France verrà fatto un accordo di compartecipazione loro al 25% che non solo è la premessa perchè tra qualche anno si prendano tutto (tempo che le acque si chetino e Berlusconi diventi Presidente della Repubblica) ma anche perchè governino fin da subito, visto che un socio che da solo ha il 25% conta molto di più di una compagine che ha sì il 75% ma è divisa tra sedici (circa, il numero varia con liberalità) partecipanti, i quali peraltro non hanno nessun vincolo statutario a non vendere le loro singole quote alla stessa Air France.

In un paese normale, la magistratura dovrebbe spiccare un mandato di cattura per il presidente del Consiglio, responsabile di una truffa colossale ai danni dello Stato, o in alternativa il Parlamento dovrebbe metterlo in stato d’accusa.

CAI chiede ulteriori 300 milioni di euro per Alitalia

Del resto, se hanno già ottenuto oltre un miliardo in più rispetto all’offerta Air France (che si sarebbe accollata i debiti di Alitalia), perchè non rilanciare e arrotondare il bottino il gruzzolo?

Dopo uno si domanda perchè studenti e ricercatori stanno in piazza. Sarà che siamo un pochino incazzati che i soldi per Alitalia vengono dai tagli alla ricerca, ovvero che per spartirsi la torta tra i soliti noti si taglino le gambe al futuro di questo Paese?

Qualcuno ha notato che Sistema 21, la holding di Benetton, ha enormi problemi a varare l’aumento di capitale che era garantito da Goldman Sachs, che ora sta come sta e non tanto bene? E tutto questo con la società Autostrade che è indietro di alcuni miliardi di euro nei lavori che, come concessionario della rete, si era impegnata a fare?

Epifani, buttati a fiume

Il piano di Air France che avrebbe salvato Alitalia, e che sarebbe costato a tutti noi molti miliardi di euro di meno di questa CAI-porcata, venne bocciato non tanto da Berlusconi quanto dai sindacati, tutti quanti, che vollero stabilire semplicemente un punto di principio: in Italia non si fa nulla se il sindacato non vuole.

Oggi Epifani in una intervista a Repubblica dà prova di una faccia tosta assoluta, degna di un sindacalista dirigente nazionale, per cui ora si potrebbe vendere Alitalia agli stranieri. Alla domanda del giornalista di Repubblica, che si sarà spero vergognato di una intervista che è stata fatta in ginocchio, sul perchè prima Air France era brutta ed ora è bella, l’ineffabile Epifani dice:

Ma voglio ricordare che Spinetta, allora, pose due condizioni per acquistare Alitalia: la prima era in effetti il consenso del sindacato, e lì noi non trovammo l’intesa sui livelli occupazionali, ma la seconda era il via libera del governo in carica e di quello che, di lì a poco, avrebbe vinto le elezioni. Berlusconi aveva la vittoria in tasca, e fu lui a costruire la compagna elettorale sullo slogan “non passa lo straniero”

Cioè, traducendo: ci siamo fidati di Berlusconi, eravamo d’accordo, tanto Prodi stava per andarsene e quindi noi abbiamo pensato ad aprire innanzitutto un conflitto con il nuovo governo, e poi con Berlusconi sapevamo che si poteva fare la solita italietta degli assistiti statali a vita, mentre Prodi si permetteva pure di parlare di libero mercato, e a noi Berlusconi sotto sotto ci piace tanto, perchè tra banditi riusciamo sempre a metterci d’accordo.

Ora, ogni lavoratore Alitalia che vede lo spettro del fallimento nei prossimi giorni ha tutto il diritto di prendere a sputi Epifani e spero che lo faccia, è un personaggio squallido e lontano anni luce dalla moralità di Cofferati, Trentin e Lama, un azzeccagarbugli della politica che pensa solo a piantare il paletto del suo potere, fregandosene di chi quel potere gli ha dato.

Il risultato delle azioni di questa sciagura di sindacalista è che il 60% degli italiani dice che la colpa del fallimento di Alitalia è dei sindacati, ed è difficile dare loro torto, il prode Guglielo ha sputtanato il sindacato, mandato Alitalia fallita e aiutato Berlusconi a passare per il salvatore della patria.

Ultima aggiunta, mi domando se l’opposizione a Berlusconi possa essere incarnata da Di Pietro, che riguardo all’accordo con CAI parla di un evidente danno erariale da parte di un gruppo di imprenditori che hanno fedine penali nemmeno linde, mentre Uolter se ne stà  a New York, lui che non parla inglese, a firmare venticinque di numero copie del suo libro. Se voleva fare il letterato, è ancora a tempo a togliersi pure lui dalle palle.

“Berlusconi è uno stronzo”

In molti film di fantascienza, c’è un regime oppressivo che usa anche la televisione per controllare la società. Valorosi difensori della libertà riescono a prendere temporaneamente il controllo delle emissioni e il regime si affloscia (primo titolo che mi viene in mente The Running Man, ma direi anche Essi Vivono).

Stasera al TG1, collegamento da Fiumicino per le ultime notizie su Alitalia. Irrompe sulla scena  il famoso Paolini che viene subito placcato. Mentre la giornalista continua a parlare, lui discute con quello che l’ha fermato, ma alla fine ne ha ragione e riesce a dire quasi completamente nel microfono “Berlusconi è uno stronzo”.

Sarebbe bello vivere in un film di fantascienza. Purtroppo, diceva Mark Twain, la scrittura ha un grosso limite rispetto alla realtà, quello di dover essere credibile.

Siccome non credo che Berlusconi potrà mai accettare che Alitalia fallisca, penso che questa sia tutta una sceneggiata. Prima portare la cosa sul punto di rottura, facendo anche circolare le voci che la cordata italiana s’è rotta, con i Benetton in fuga, cogliere l’occasione per dire che è colpa della sinistra, poi entrare in scena come il salvatore della patria.

Del resto, se avesse voluto subito un epilogo positivo della vicenda non avrebbe mandato avanti l’insignificante Matteoli e Sacconi, ma quantomeno almeno anche Letta e Tremonti. Nè sarà un problema trovare qualcosa per solleticare gli appetiti della cordata italiana, fatta di gente che campa di concessioni statali oppure è proprio ignota alle cronache italiane. Solo i Benetton hanno terreni immensi proprio dalle parti di Fiumicino, mo’ ti pare che il sindaco della ridente cittadina, a fronte anche di una sollecitazione di Palazzo Chigi, non si mette la mano sulla coscienza e sul piano regolatore? E i 15 miliardi di euro per l’Expo del 2015, non sono un buonissimo guinzaglio? Ma se gli imprenditori italiani avessero accettato subito, si sarebbe capito quanto l’offerta fatta loro sia non ottima, ma ottimissima.

Purtroppo, quindi, temo che si metteranno d’accordo. Il tempo necessario a salvare la faccia, e poi lasciare tutto ad Air France. Uno spot elettorale del governo che ci costerà alcuni miliardi di euro.

I piloti Alitalia: povere stelle!

Il piano di salvataggio di Alitalia costerà a noi contribuenti italiani almeno 3 miliardi e mezzo di euro, se ce la caviamo. Attualmente Alitalia ha debiti per poco più di un miliardo di euro, e le sue attività (aerei, slot, terreni, palazzi) varranno pur qualche centinaio di milioni, quindi a farla fallire spenderemmo meno di un miliardo, un decisivo risparmio.

Sarebbe un problema per molte famiglie che in Alitalia lavorano, quindi ha certamente senso che la collettività metta mano al portafogli.

Sarebbe però gradito che ci fosse una analoga sensibilità da parte di quelli che in Alitalia ci lavorano, e che hanno per anni assistito allo sfascio fregandosene, tanto potevano accumulare privilegi su privilegi.

Primi tra tutti, i piloti Alitalia. Per fare il pilota civile, la modalità più semplice era quella di fare il pilota militare, farsi così pagare dall’Aeronautica il costoso addestramento (siamo nell’ordine di alcuni milioni di euro) e poi sgattaiolare appena possibile per i migliori stipendi dei piloti civili. Alla fine Alitalia era una compagnia pubblica, quindi lo Stato poteva anche tollerare, e il fatto che i piloti Alitalia siano tecnicamente molto bravi deriva proprio da questo. Sono quasi tutti di destra ed estrema destra, ma insomma nessuno è perfetto.

Poi certo, hanno cominciato ad accumulare privilegi su privilegi, dalla quattordicesima busta paga alla giornata di riposo, che non dura 24 ore bensì 33,  con il settore cargo che  per 5 aerei di numero ha 130 piloti (non ricordo i numeri con esattezza ma la proporzione è questa). Nel settore cargo venivano infatti confinati i piloti che era meglio non guidassero più gli aerei passeggeri, perchè il licenziamento era un tabù.

Ora che i soldi sono finiti, i piloti hanno cominciato a fare le barricate, vogliono un tavolo di trattativa a parte, rifiutano di rinunciare alla quattordicesima, e anzi i loro combattivi rappresentanti sindacali dicono che se è così, è meglio che Alitalia fallisca.

Oh, quasi quasi. Così risparmiamo subito alcuni miliardi di euro (che, per citare Totò “non sono pochi”) e poi vuoi mettere la soddisfazione di vedere questa gente costretta a trovarsi un altro lavoro? Quando uno ricco come Puff Daddy ha dovuto rinunciare all’aereo privato che gli costava troppo? Potranno intraprendere alcune nuove professioni, pare che il posto di maestro in una scuola elementare sia anche molto ambito di questi tempi.