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Amsterdam – Impressioni sparse

Quanto mi è piaciuta Amsterdam? A dire il vero, non molto. Mi è parsa la capitale di una piccola nazione, quindi con una dimensione intermedia tra la metropoli mondiale e la città di provincia, con orari dei negozi e delle attrazioni spesso scomodissimi (dalle 10 alle 18, quando va bene). Anche la vita culturale non mi è sembrata strepitosa (ma potrebbe dipendere dalla mia totale ignoranza della lingua) e in generale ho avuto la sensazione che non sia una città particolarmente accogliente verso i nuovi arrivati, anche se non saprei suffragare questa idea con fatti concreti.

E’ sicuramente una città molto costosa: difficilmente si riesce a spendere meno di 50 euro al giorno tra musei, trasporti e mangiare, ed accontentandosi. In particolare l’acqua minerale è costosissima (si possono superare i 10 euro al litro al ristorante) e io che tra caldo e un po’ di transienti disturbi intestinali dovevo berne parecchia ho pagato dazio. E no, non ci sono fontanelle pubbliche (pare ce ne siano un paio in tutta la città), quando di sicuro l’acqua non manca (anzi la usano per pulire costantemente i marciapiedi).

Credo che il modo migliore di visitare la città sia sfruttare il fatto che è abbastanza piccola, muovendosi quindi senza una particolare meta e lasciandosi prendere dall’estro del momento nel vedere questo o quel canale.

Ho apprezzato molto il Rijksmuseum (che è in una ristrutturazione che va avanti da non so quanto tempo, ma la piccola selezione delle opere proposte è notevole, con degli assoluti capolavori di Rembrandt che valgono da soli l’ingresso) e il Van Gogh Museum (bellissimo negli spazi e nell’organizzazione, con un depliant illustrativo che è un’opera d’arte in se, un negozio molto ben realizzato e una ulteriore raffinatezza apprezzabile: arrivati alla fine si può ricominciare il giro, come questo perfetto goloso ha fatto).

Sulla casa di Anne Frank non saprei dire, l’ho vista ma non avendo letto il diario non ho colto molti riferimenti (e comunque 8,5 euro mi è parso un prezzo molto alto). L’orto botanico è una simpatica deviazione, ma niente di eccezionale.

I dolci che ho assaggiato li ho sempre trovati piuttosto buoni.

Però, ecco, alla fine mi rimane questa sensazione: non è una città in cui vorrei vivere, la troverei troppo piccola.

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Amsterdam – L’albergo

Questa volta ho deciso di fare le cose in grande, per cui per la prima volta nella mia vita sono stato in un albergo gay, dove gay significa gestito da gay e con una clientela solo gay. Ero un po’ dubbioso, visto che in genere in Italia “gay friendly” significa: ti spilliamo più soldi per una supposta migliore qualità che si riduce in una bandierina messa da qualche parte.

L’Amistad è un piccolo albergo in Kerkstraat, che detto così non dice niente ma significa che è a meno di cento metri dalle fermate dei tram 1, 2 e 5, tre linee molto frequentate e che vi portano quasi ovunque.

E’ in una via che è una delle vie gay della città, intendendo che ci sono diverse attività che si rivolgono ad un pubblico gay (di fronte c’è un altro albergo, poi c’è un bar, una discoteca, mi pare pure un sex shop). E’ anche vicino a Liedseplein, uno dei centri della vita notturna. Purtroppo questo fa sì che la mattina si venga svegliati dal rumore del tram, ma io trovavo la cosa piacevole, e se non mi bastava il sonno notturno facevo la pennichella pomeridiana.

La colazione è forse il punto forte dell’albergo: va dalle 9 alle 13, e si fa in un unico bancone, così si parla con gli altri ospiti e sopratutto con gli assai cordiali (e bellocci, aggiungerei) ragazzi dello staff. All’inizio mi ha fatto un effetto un po’ strano ed insolito, come quando sono arrivato e come mappa della città mi hanno dato la mappa dei ritrovi gay, poi invece ho trovato questo mattutino come un rito piacevole e sociale.

In più, ogni stanza ha un computer per navigare in Internet, cosa comodissima per ridurre il peso e l’ingombro che si porta in valigia.

L’albergo è pulito, il letto era confortevole, io avevo una stanza con un bagno in comune anche se non ho capito con chi fosse in comune, non ho mai incrociato nessuno che lo usasse. Tutto questo veniva per 80 euro al giorno, un prezzo piuttosto buono per Amsterdam.

Certo, se volete un albergo impersonale, dove la colazione mattutina viene servita da un impiegato che si preoccupa solo di sapere se volete latte o caffè, allora non è affatto l’albergo in cui vi consiglierei di andare; altrimenti si può invece aprire una finestra sul mondo.

La polizia olandese

Se uno pensasse che l’Olanda sia una specie di parco giochi per adulti decadenti, potrebbe togliersi subito di testa la pericolosa illusione vedendo dei poliziotti olandesi in azione.

In questi giorni, io ho assistito alle seguenti scene:

  • Arrivo nel quartiere a luci rosse, dove una persona era a terra priva di sensi, e inizio di un massaggio cardiaco;
  • Uscita di una pattuglia di sei poliziotti da un furgone della polizia;
  • Riorganizzazione del traffico a seguito di un incidente in cui una bicicletta è finita sotto un tram, facendolo uscire dai binari e bloccando la rete viaria di mezza cità;
  • Arresto di una persona quantomeno ebbra, assai malmessa, con relativo ammanettamento e trasferimento forzoso all’interno di una camionetta.

Cosa avevano tutti questi episodi di straordinario, o se si vuole di inquietante? Che tutte queste cose sono avvenute nel più assoluto e totale silenzio da parte dei poliziotti.

Questi, si muovono come se fossero un sol uomo, senza profferire parola, sapendo cosa fare, usando la quantità di forza necessaria (e considerato quanto sono grossi, quella non gli manca), con un’aria incazzata e truce che l’unica cosa che ti senti di fare è spostarti per farli passare, potrebbero asfaltarti senza rendersene conto. Una falange macedone, praticamente.

L’educazione dei giovani olandesi

Ero in un piccolo parco di Amsterdam (quello davanti all’Hortus Botanicus) e ho visto una scena che per come si è svolta è stata molto, molto diversa da come si sarebbe potuta svolgere in Italia.

C’era un giovane virgulto, di due o tre anni, che aveva deciso di entrare nella vicina fontana, dove l’acqua è profonda forse venti centimetri.

In Italia, di fronte a siffatta temerarietà, sarebbe successo circa questo: la madre (o altra figura femminile) si sarebbe messa ad urlare per fermare lo sciagurato, perchè l’acqua sarebbe stata troppo fredda, troppo sporca, troppo a rischio annegamento, troppo piena di animali, di oggetti appuntiti, di oggetti arrugginiti, di buchi in cui venire risucchiati. Se le urla della madre non fossero state sufficienti a far rientrare l’impavido esploratore, ella si sarebe rivolta, con cipiglio, al padre (o altra figura maschile) dicendogli ecco, è così che lo educhi, è così che ci stai dietro, vallo a prendere che poi si fa male, cade, gli viene il raffreddore, l’allergia, i reumatismi, ed in base al livello di ansia percepito nella suddetta voce, il padre avrebbe più o meno messo in atto alcuni o tutti dei seguenti comportamenti: bestemmiare, mettere da parte il giornale che stava leggendo, entrare in acqua spruzzando tutti gli astanti, riprendere il pargolo dandogli una sberla, uscire dall’acqua, bestemmiare di nuovo. Il reprobo sarebbe quindi stato consegnato alla madre che avrebbe contestualmente provveduto ad asciugarlo, pulirlo e punirlo, dove l’ordine delle azioni correttive è dato dalla necessità più impellente, ma ci sarebbero state tutte. Il pupo avrebbe pianto, ma si sarebbe formato un capannello di curiosi che a turno avrebbe guardato con approvazione la madre, quindi commentato sul fatto che è uno schifo, che le fontane sono trascurate, che quanto paghiamo di tasse, che è colpa del sindaco, che una volta i giovani avevano più rispetto.

In Olanda è invece successa la seguente cosa: il pupo è entrato in acqua, ha girato un po’, ed è quindi uscito da solo.

Altro episodio all’aeroporto, dove un bambino portava la carrozzella con un bambino molto piccolo dentro, che si è però rovesciata all’indietro.

In Italia, ci sarebbe stato un urlo di una signora che osservava, casualmente, la scena, poi qualcuno sarebbe accorso, subito ci si sarebbe chiesti se era da chiamare un dottore, qualcuno si sarebbe messo le mani sul volto alla urlo di Munch, quindi i genitori sarebbero arrivati e si sarebbero messi ad urlare contro l’assassino in erba, che sarebbe stato schiaffeggiato davanti a tutti, giusto per evitare che si potesse anche solo pensare che si trattava di genitori poco severi e poco prudenti che danno troppe libertà ai figli, un po’ di tizi si sarebbero messi a ricordare episodi analoghi, e a commentare sul fatto che i figli sono di chi li cresce, che se uno non li sa educare meglio che non li fa, infne sarebbe potuta accorrere una guardia giurata ansiosa di dare una mano.

In Olanda è successa la seguente cosa: la carrozzina è stata ritirata su.

Ora io non saprei dire quale sistema educativo sia migliore, ma certo che quello olandese è a zero ansia, e visto come vengono su belli grossi e privi almeno di cicatrici visibili, direi che è un buon sistema.

Amsterdam – La pubblica morale

In questi giorni nederlandesi ho cercato di capire quanto possibile il modo in cui gli olandesi si comportano, ed è stato quantomeno un esercizio impegnativo: credo che un italiano facilone le possa sbagliare tutte, convinto di chissà cosa accada ad Amsterdam e di quale sia il suo grado di viziosità, con i relativi commenti accondiscendenti, battutine e maschie pacche sulle spalle, tu che vai ad Amsterdam chissà cosa vai a fare, che sono credo un’esperienza immancabile di ogni turista.

Amsterdam, diciamola semplice, è una città calvinista. Non c’è niente in questa città che abbia a che fare con l’idea di divertimento sfrenato, di movida, di costumi licenziosi. Quando un party gay in discoteca si svolge la Domenica pomeriggio dalle 16 alle 18, si dice tutto sul modo in cui gli olandesi se la spassano; in Italia un party analogo sarebbe probabilmente dal 16 (del mese) al 18 (del mese).

Eh, ma allora le droghe libere! No, ad Amsterdam non ci sono droghe libere. E’ solo consentita la vendita di marijuana, e viene tollerata la vendita di funghi e sostanze allucinogene. Tutto il resto è vietato, e la polizia lo reprime duramente. Ad inizio mese in una discoteca gay, il Cockring, c’erano 100 persone dentro (dove poi, ci sono stato e mi pare un po’ piccola per 100 persone) e sono arrivati 110 poliziotti circa, li hanno preso uno per uno, turista o meno, perquisiti, portati in commissariato ed interrogati. Una decina avevano delle droghe, e il Cockring è stato chiuso (ora è riaperto sotto condizionale in attesa del processo).

La legge olandese è sempre ispirata ad un criterio pragmatico: facciamo quello che comporta meno problemi. Così è consentito vendere la marijuana, acquistarla per uso personale e fumarla, ma ai negozi non è consentito acquistarla. Il risultato è che c’è una rete di contrabbando che porta i chilogrammi di materiali consumati ogni giorno in ogni coffeeshop, e una fiorente agricoltura idroponica che coltiva una specifica varietà di erba, anche se ogni tanto la polizia arriva e chiude tutto.

Un altro esempio di questo senso pratico che hanno gli olandesi riguarda il sesso all’aperto. Nello specifico, nel Vondelpark (uno dei parchi più grandi della città) diverse coppie etero ed omosessuali si appartano per consumare. Cosa decide la città? Che non è il caso di punirli, perchè: a) costerebbe molti soldi avere dei poliziotti di pattuglia; b) comunque non lo si impedirebbe; c) sarebbe una inutile pressione verso un gruppo sociale (specificamente i gay).

Notate, qui non si parla di diritti. Non esiste il diritto a fare sesso in pubblico, all’amore libero o a qualsiasi cosa che l’italiano facilone di cui sopra potrebbe vederci. Si parla di una questione economica, se e quanto convenga farlo. Con il risultato, quasi paradossale, che in un parco in cui si tromba allegramente, anche in gruppo, in cui si accendono dei fuochi per il barbecue, esistono invece delle severe limitazioni per i cani, le cui deiezioni devono essere raccolte. Con relativa protesta degli animalisti.

Gli olandesi sono calvinisti. Mi diceva uno dei ragazzi dello staff dell’albergo, gay e felicemente sposato, che lui non si è mai fatto una canna in vita sua. Un altro che non è mai stato in una sauna perchè si vergogna ad andare in giro nudo (e direi che non ne ha proprio alcun motivo). Questo alla fine fa della città un posto in cui è molto più semplice incontrare dei non olandesi che degli oriundi; gli olandesi magari hanno anche uomini molto belli, con dei fisici statuari e dei lineamenti da vichingo, ma non andranno mai oltre una occhiata, quando in un posto mediterraneo certe occhiate ricevute e scambiate avrebbero portato almeno ad un timido approccio.

E di come…

E di come ieri ho conosciuto un ragazzo, italo-messicano che lavora qui ad Amsterdam, di come siamo stati a parlare anche e sopratutto della cultura e dello stile di vita olandese di come siamo andati a casa sua a fare le capriole, di come durante le suddette a me sia venuto un tremendo colpo della strega (di cui c’erano gia’ state delle avvisaglie i due giorni prima, non so esattamente cosa sia ma so che un buon antidoto e’ fare sport, a Giugno non sono andato in palestra e sapevo che per la fine del mese c’avrei sbattuto il muso).

E di come lui mi abbia detto di restare a dormire a casa sua, perche’ non mi potevo muovere e nemmeno riuscivo a stare in piedi, di come mi abbia datto un antidolorifico, di come siamo rimasti a parlare finche’ non siamo stati vinti dalla spossatezza, di come io abbia poco dormito tutta la notte per i dolori, della strizza che avevo stamattina al risveglio perche’ temevo che non sarei proprio riuscito a muovermi (invece pare che ce la faccia, sono ora in albergo dove ho fatto la valigia, e stanotte mi ero fatto lo schema delle cose da fare e anche solo arrivare in albergo sembrava impossibile, con relativi piani alternativi tipo prolungare il soggiorno, andare da un dottore, insomma bei casini).

Cosi’, ad Amsterdam conobbi un buon samaritano, che mi ha ospitato, perfetto sconosciuto, a casa sua, si e’ preso cura di me e si e’ preoccupato di me.

Mi ha lasciato anche una confezione di antidolorifici (il principio attivo e’ il nostro Voltaren), e questo credo che sara’ il ricordo piu’ bello ed intenso di questa vacanza.

Di cui parleremo insieme a lui un’altra volta, quando verra’ ospite a casa mia, sono sicuro che mamma sara’ molto contenta di conoscere il salvatore del figlio.

Ik hou van Amsterdam

(che dovrebbe significare: io amo Amsterdam)

Saluti da Amsterdam

Sono qui ad Amsterdam per qualche giorno di vacanza. Non sono cosi’ moderno da bloggare con l’iPad o sconcezze simili, ma c’e’ un computer in ogni camera (comodo in quanto a peso risparmiato in valigia, e penso di poter vivere senza accentate per qualche giorno). Usano Ubuntu come sistema operativo perche’ “is a more stable system”, qua sono troppo avanti

L’albergo e’ oltre il gay friendly, e’ proprio gestito da gay e la clientela e’ tutta della parrocchia. Io mi sono gia’ innamorato del ragazzo alla reception, se non torno sapete il perche’.