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Sull’aggressione a Villa Borghese

Riporto alcune considerazioni sul comunicato stampa di Fabrizio Marrazzo (qui cosa ho avuto a che fare con lui) sull’aggressione di Villa Borghese contro due gay:

  1. Non facciamoci ridere dietro, parlando di “In pochi minuti quella che doveva essere una piacevole passeggiata si è trasformata in un inseguimento” visto che Villa Borghese due gay vanno a fare sesso dietro le fratte;
  2. Crederò che si tratti di un fatto vero quando vedrò una denuncia alle autorità competenti;
  3. No perché sennò stiamo come quello aggredito sull’8, che il giorno dopo è diventato consigliere dell’Arcigay Roma;
  4. Visto che Marrazzo c’ha pure raccontato dei fascisti di Casa Pound che volevano seminare scompiglio nel corteo del Pride di un paio d’anni fa: premesso che penso che i gay che vanno a Casa Pound a parlare con questi fascisti siano degli emeriti coglioni che cercano solo il brivido di vedere questi maschioni dal vivo, certo l’episodio non depone a favore della capacità di giudizio di Marrazzo;
  5. Anzi, ma Marrazzo non era quello che aveva mostrato, con tanto di foto sui giornali, le bruciature lasciate dai due petardi, anche questi lanciati da ignoti aggressori, su due fioriere vicino al Coming Out? E poi s’è scoperto che quei segni c’erano da quel dì?
  6. Certo che, guarda i casi, quando il Gay Village guadagna l’attenzione per la sua aggressione, Marrazzo ritrova la scena;
  7. Che poi, cercando, ho trovato pure il caso di quello che lavorava con Marrazzo ed era stato offeso dal tassista che non l’ha caricato in macchina perché gay;

Poi, ditemi che sono io che penso male, eh.

E ditemi pure però, che sulla vicenda dei due gay che erano stati fermati perché si stavano baciando al Colosseo c’avevo visto giusto: era in corso non un bacio ma una ricca pompa, ed infatti il giudice li ha multati per atti osceni (colposi) in luogo pubblico.

Però Marrazzo ci montò sopra un caso, giusto pochi giorni dopo che la sua Arcigay (direi proprio sua, l’hanno poi cacciato apposta) aveva vinto l’appalto per la linea amica di supporto per gay del Comune di Roma.

Sopratutto, una cosa dovreste spiegarmi: come mai in tutti i casi in cui ci sono dubbi su cosa sia effettivamente successo, le persone coinvolte hanno sempre  questi strani legami con Marrazzo? Perché quando ci sono state le vere aggressioni, stranamente Marrazzo e i suoi sgherri non si sono mai visti, e se ne è occupata la Polizia, non Facebook.

La cosiddetta omofobia della Versilia

Come si scrive un bellarticolo per il blog? E’ facile, basta leggere Repubblica.it oppure Corriere.it, trovare la Notizia Che Indigna del Giorno, e scrivere un Post Grondante Indignazione: fa fino, non impegna, e siamo tutti dei cittadini modello.

Questo comportamento porta poi a pensare che non c’è nessuna necessità di scrivere per un blog, meglio un bel messaggio su Facebook, dove anzi la platea è anche più vasta e poi ci sono le foto, metti che rimorchio uno bono o una gran gnocca (titolo di questa introduzione: I blog come sovrastruttura).

Il meccanismo è ben chiaro anche alle associazioni gay, che sempre meglio imparano ad usarlo. Così c’è stata prima l’Arcigay con la vicenda del bacio al Colosseo (i due poveri omosessuali fermati da una pattuglia dei Carabinieri perché si baciavano: solo che pare che questo bacio avvenisse con uno dei due inginocchiato, e non per una forte differenza d’altezza); un caso ben  rilanciato da Arcigay Roma che doveva giustificare l’appalto appena vinto per la linea di ascolto e supporto ai (appunto) poveri gay.

Non so se questo sia stato il primo episodio di una strumentalizzazione, ma molti altri c’hanno preso gusto; così insieme a vicende realmente tragiche come l’accoltellamento fuori dal Gay Village, ci sono stati povere coppie gay insultate da condomini omofobi (quando invece pare fossero semplicemente incazzati per le consuete beghe condominiali) subito denunciate e portate alla vibrante protesta (i blog trasudanti indignazione a buon mercato) da parte di qualcun altro (mi pare una associazione di gay di destra, sia mai che rimaniamo scoperti).

Ricordo anche il caso del (sempre, ovvio) povero gay insultato in modo omofobo sulla linea 8 a Roma, una cosa che non dice molto a chi non è di Roma ma chi l’ha presa tutto riesce a pensare tranne che ad una linea piena di teppisti pronti all’aggressione; ma certamente abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo a sapere che la povera vittima è diventata ora consigliere dell’Arcigay di Roma, anche se nulla potrà risarcirlo del trauma (quale? boh, che ne so, si dice così e poi vorrei anche io trasudare indignazione a buon mercato).

Certe volte la strumentalizzazione non riesce, così quando c’è stata l’aggressione fuori dal Coming Out verso Simone; Fabrizio Marrazzo di Arcigay Roma si è preso un bel vaffanculo dal sottoscritto quando ha provato ha metterci il suo paterno sigillo ma non ha evitato una pensosa riflessione durante il Pride di Roma.

Eh, fortuna che abbiamo questa gente a difenderci.

Poi è stato il turno del Settimo Cielo (lo stabilimento balneare gay di Roma) in cui un bagnino, evidentemente ubriaco, deve aver redarguito due gay che si abbracciavano teneramente in spiaggia: ovvia la replica del gestore dello stabilimento, per cui i due stavano andando ben oltre; e non ho motivo di non credergli, visto che i gay hanno portato a questo stabilimento delle vagonate di soldi, e nessuno ammazza la gallina dalle uova d’oro sopratutto quando l’ha scientemente allevata nel corso di anni.

Ora arriviamo all’ultima vicenda, quella dei due (sempre, è una costante) poveri gay insultati da un carabiniere mentre si abbracciavano in un bar della Versilia. All’inizio, letta la vicenda, ho sentito puzza di bruciato quando ho visto che la denuncia veniva portata da Gay.it, e che i due lavoravano in locali gestiti dal proprietario del sito, Alessio De Giorgi.

Poi, la puzza di bruciato ha cominciato a farsi forte, perché la versione iniziale era che i due si stavano abbracciando come amici, mentre esiste un video in cui i due sono oltre l’abbraccio. Non me ne frega un cazzo – per parlare chiaro – se quei due stavano facendo qualcosa che sarebbe stato consentito ad una coppia eterosessuale, il punto è che se vuoi denunciare un sopruso dovresti cominciare con il dire la verità, perché chi ha compiuto il sopruso, e i suoi sodali, subito cercheranno di confondere le acque.

Sarà un principio rivoluzionario ed ignoto a molti, ma i diritti si conquistano con la verità, non con le pastette.

Tornando al bar,  è spuntato un testimone che ha raccontato come i due siano ivi entrati cercando volutamente di provocare la reazione dei presenti (“c’è un carabiniere, ora ci divertiamo”) e dallo stesso siano stati bonariamente ripresi, non certo aggrediti od insultati.

Quindi, tutto inventato, tutto ingigantito, tutto creato ad arte.

Vorrei, per l’intanto, dire due parole a questi due personaggi.

Per me, siete due passivacce affamate di cazzo che manco un branco di senegalesi vi basta, tanto c’avete questo bisogno patologico di stare al centro dell’attenzione e di venire tappati nei vostri vuoti interiori. Siete due incoscienti e due stronzi, che avete cercato qualche bravata a buon mercato, solo che invece di avere i coglioni per fare, chessò, un furto, proprio perchè passivacce sfrante vi siete messe a fare gli esibizionisti.

Così facendo, avete contribuito ad alimentare un clima di sfiducia verso i gay, e sopratutto verso quelli che le minacce e le violenze le subiscono davvero. Gente come voi andrebbe presa a sputi dopo aver preso bene la mira, se non fosse che c’è il rischio che la cosa vi possa comunque piacere.

Vorrei fare quindi i complimenti a Gay.it, che prima ha pubblicato la notizia con gran risalto, poi vista la male parata ha evitato di fornire qualsiasi precisazione o rettifica, quando si dice la qualità dell’informazione. Ma ovviamente, non potevano mancare alla conta delle associazioni gay che possono esibire le loro vittime.

Ultimo, un suggerimento a tutti quelli che scrivono un blog: prima di indignarsi, contare fino a dieci, perché il mondo gay italiano non ha bisogno di Masanielli pronti a strillare e a lisciare il pelo  del popolino, ma di gente che sappia ragionare a mente fredda e anche fuori dagli schemi.

Sempre sul non partecipare al Gay Pride di Roma

Le realtà che oggi “cavalcano” il Pride capitolino, essendone gli organizzatori, negli anni scorsi non aderivano al Comitato promotore, oppure vi aderivano non contribuendo economicamente e fattivamente alla realizzazione degli eventi. Nel 1998, Arcigay Nazionale arrivò a boicottare il Pride di Roma organizzando micro pride nei circoli di quelle città dove vi erano sedi. Imma Battaglia, “paladina” dei diritti civili di gay, lesbiche e trans, fondatrice del Gay Village (utopia transitoria di una falsa emancipazione) sosteneva fino allo scorso anno che i Pride erano uno strumento inutile. Inutile forse per lei. Dopo il 3 luglio, dopo il “Roma Pride 2010″, sarà necessario, a mio avviso, che le associazioni, i gruppi, i movimenti e i singoli interessati ad un percorso di emancipazione e liberazione delle persone LGBTIQ il più possibile unitario, si incontrino di nuovo. Per fare chiarezza, per fare autocritica (se necessario) e per comprendere quale strategia adottare da qui ai prossimi anni. Ma l’ecumenismo forzato nemmeno in questo caso, è bene ricordarlo, paga. Se per alcuni il percorso di emancipazione e di liberazione passa attraverso gli applausi ad Alemanno, le strizzate d’occhio con la Polverini, il sostegno alla candidatura di Rutelli a Sindaco della città di Roma, la Gay Street, il Gay Village, la difesa pedissequa di interessi commerciali, la “contaminazione” con una destra “sorda” clericale e fascista, la promozione di un nuovo “pensiero debole” anti ideologico che sa tanto di qualunquismo, di populismo e di opportunismo, le strade continueranno ad essere divise. Consapevoli, tutti, di lavorare, ognuno a modo suo, per lo stesso fine. Almeno spero. Per quanto mi riguarda, e credo di non essere il solo a pensarlo, la nostra emancipazione e liberazione sarà raggiunta attraverso la “contaminazione” vera della società. Attraverso quei tanti micro pride che ogni giorno, ragazze e ragazzi fanno, spesso in totale solitudine, in famiglia, a scuola, nel gruppo dei pari, tra colleghi e amici. E per questo non c’e’ bisogno di finanziamenti, di svendita delle proprie idee, di compromessi al ribasso, di elaborazioni teoretiche. A loro dovremmo pensare più spesso. Da loro dovremmo cominciare ad imparare.

Il resto della intervista a Mauro Cioffari è qui

Perchè non andrò al Pride di Roma

Se c’è una costante nell’azione di Arcigay e D’Gay Project degli ultimi anni, questa è la ricerca della pecunia. Arcigay ha lo scopo di trovare a Marrazzo un lavoro nel campo della politica, mentre D’Gay Project è l’utile ombrello del Gay Village.

Se è così, occorre porsi delle domande serie sul quanto valga e come valga partecipare al Gay Pride Romano, che è organizzato da queste due associazioni dopo che quasi tutte le altre se ne sono andate.

Bisogna essere un po’ ingenui per non pensare che questo Pride sia un’occasione per queste due associazioni di accreditarsi come referenti del mondo gay; e del resto lo stesso Marrazzo passa compulsivamente tutto il suo tempo pubblico a spacciarsi come un interlocutore privilegiato, uno che può controllare i gay, uno che può impedire alla violenza di diffondersi, fortuna che c’è lui.  Mentre la Battaglia è il canale privilegiato con Alemanno, come se questo canale privilegiato nascesse dalle sue sapienze politiche o dalla profondità dell’analisi sociale che ha svolto nei suoi numerosi saggi, e non dal fatto che il Gay Village è un’azienda che fattura alcuni milioni di euro l’anno.

Interessi e battaglie legittimi, ma che non credo possano essere gli interessi del movimento gay (e per inciso, per pietà, fatela finita di dire movimento LGBTIQ, ma che c’avete problemi? Cosa sia il movimento gay lo capisce chiunque, e di sicuro non esclude nessuno, mentre il significato di LGBTIQ è riservato per pochi iniziati, me escluso che mi rifiuto di fare l’elenco delle categorie per includere tutte le categorie; l’utile compendio di tutte le razze della Terra lasciamolo agli anni ’30 del secolo passato).

Io non potrei pensare di andare ad un Pride dove ogni partecipante in più sarebbe per Marrazzo il modo di accreditarsi in più, e per la Battaglia il modo di fare un sondaggio di mercato per capire quanta gente andrà al Gay Village quest’anno; non mi sento proprio di manifestare dietro e insieme all’associazione delle partite iva e delle fatture gay.

Ma se tutti ragionassero così, mi potrebbe dire qualcuno, allora al Pride di Roma non andrebbe quasi nessuno! Sì, esatto, è quello che spero. Un grande flop sarebbe la prova che questa gente rappresenta se stessa, come ci diciamo sempre e continuamente ma come poi non mettiamo mai in pratica.

Ma se andiamo alla manifestazione poi evitiamo la strumentalizzazione? E come, di grazia? Ci mettiamo un cartello con scritto “Fabrizio Marrazzo ed Imma Battaglia non mi rappresentano”? Oppure fischiamo educatamente all’intervento di Marrazzo, che già so pieno di significato e di lucida visionarietà per un futuro migliore? Raccogliamo le firme contro gli organizzatori? No perchè guardate, facciamoci questo bagno di realtà, la notizia sarà che tot-mila persone hanno partecipato, e quei due si intesteranno tutti i tot-mila, contando anche sulle loro entrature nel settore dell’informazione, le stesse che fanno sì che si fa una fiaccolata auto-convocata e quelli fotografati sono loro, moderni eroi di questo gran ciufolo.

Sappiate che, fuori dal movimento gay, nessuno conosce queste dinamiche, e tutti pensano che l’Arcigay sia una lobby politica, e non l’associazione delle saune gay.

Quindi, io non andrò al Pride di Roma, con un grande senso di libertà nello scegliere di non andare.

La manifestazione contro l’omofobia

E’ importante che io racconti cosa è accaduto nella manifestazione di protesta contro l’ultima aggressione omofoba a Roma; ed è importante che io lo faccia adesso, anche se sono scosso da quanto è successo, da una serie di eventi che mi hanno visto protagonista. Prego di poter raccontare con obiettività quanto è accaduto. Perchè e per chi lo faccio, sarà chiaro in seguito.

Non eravamo più di 100 persone, e forse di meno. Il corteo, che secondo gli organizzatori si sarebbe dovuto svolgere camminando sui marciapiedi, in modo da non dare fastidio, è partito dal Coming Out, quindi ha fatto via del Fagutale (quella della casa di Scajola) e si è fermato alla fine della stessa, prima della piazzetta che dà su via San Francesco di Paola, nel punto dove è avvenuta l’aggressione.

Lì gli organizzatori hanno fatto presente che non era possibile proseguire fino al bar che si era rifiutato di prestare soccorso, perchè loro non volevano essere considerati responsabili di nessun gesto di violenza. Alla fine si è deciso salomonicamente di sciogliere la manifestazione lì e di raggiungere comunque questo bar, dove chi voleva sarebbe andato lì a dare un fazzolettino, ringraziando sarcasticamente per la solidarietà. Molti dei presenti si sono procurati un fazzolettino.

Siamo arrivati al bar, che bar non era, bensì la gelateria di Via Cavour che sta tra appunto via San Francesco di Paola (dove c’è il ristorante indiano che fa angolo) e la fermata della metro.

Lì, sono stati dati i fazzolettini, e c’è stato un coro di scherno, al grido di vergogna vergogna.

A quel punto è piombato il presidente dell’Arcigay di Roma, Fabrizio Marrazzo, che si è messo ad urlare “Ma che fate, ma che ne sapete? Non è questo il bar! Adesso chiedete scusa! Dovete chiedere scusa”

La cosa ci ha raggelato. A quel punto è cominciata una discussione, a cui Marrazzo non partecipava, in cui c’era chi sosteneva che fosse quello il bar, e chi diceva di no. Allora io, parlando a voce un po’ alta, ho fatto presente che il bar era un altro, perchè effettivamente poco più su, proprio in corrispondenza della fermata della metro, c’è un bar bar, e non una gelateria, quindi era probabilmente quello il bar incriminato.

Mi si è così avvicinato un ragazzo, di poco più di venti anni, che mi ha detto che invece era quello il posto. Gli ho chiesto cosa ne sapesse, e mi ha detto: “Perchè io ci ho accompagnato qui Simone”.

In effetti, avrei potuto anche non chiedergli perchè lo sapesse. Mi sarebbe bastato vedere i suoi occhi. Gli occhi di un ragazzo di poco più di venti anni, neri neri e tristi, che soccorre un suo amico pestato a sangue, che lo porta in una gelateria in cui non gli prestano soccorso, e che ora, nella manifestazione di solidarietà, vede il presidente dell’Arcigay, quindi anche il suo presidente, dire che non è quello il posto.

Così, io mi sposto verso lo spiazzo immediatamente antistante il locale, e dico al gruppetto che discute che il locale è proprio quello; quando mi chiedono cosa ne sappia, gli indico l’amico di Simone, identificandolo appunto come tale.

Per me sarebbe finita lì, e me ne vado raggiungendo il bordo dell’assembramento, giusto dicendo che a certa gente piace proprio prenderlo in culo a prescindere, quando sulla mia strada incrocio Fabrizio Marrazzo.

A quel punto gli dico (dico? diciamo parlo a voce alta): “Bravo, complimenti! Fai proprio bene il presidente dell’Arcigay! Complimenti! Continua così! Ma non ti vergogni?”

Lui nemmeno credo capisca di cosa parlo, e allora ancora più incazzato “Il bar è questo!”

Lui mi chiede cosa ne sappia io, e io sbraitando “Me l’ha detto l’amico di Simone! Quello che l’ha accompagnato qui mentre sanguinava!” Diciamo che da questo momento il mio tono di voce si sentiva abbastanza in giro per tutta via Cavour.

Marrazzo mi fa: “Ma ci saranno gli interrogatori per stabilire come sono andate le cose!”

A questo punto io urlo: “Gli interrogatori? Interrogatori? Cazzo c’entrano? Questa è una manifestazione politica! Cosa ti serve sapere di più, che quello che ti dice l’amico della vittima? Vergognati!”

Marrazzo si fa piccolo piccolo, e non sa cosa dire, allora si avvicina un suo amico, che con un tono smorfioso (certa gente ha un senso del ridicolo tutto suo) mi dice: “Non ti permettere sai? Come ti permetti?”

E io “Come mi permetto? Come mi permetto? E che pensi che sono venuto qua a fare la bella statuina? Mavatteneaffanculo a te e all’amico tuo! Brutti stronzi!”

Siccome ero molto alterato, ho poi interrotto la discussione. Ho salutato i presenti, e quando me ne sono andato ho incrociato nuovamente l’amico di Simone.

Gli ho detto grazie per quello che ha fatto, e gli ho augurato una pronta guarigione per Simone.

Io, per me, non cerco proprio niente. Non avrei fatto tutta questa  discussione feroce se non ci fosse stata una ulteriore e palese ingiustizia che si stava compiendo sotto i miei occhi, un atto di prepotenza da parte di uno, Fabrizio Marrazzo, che per il ruolo che ha dovrebbe innanzitutto difendere i gay, piuttosto che chiederci di scusarci.

Invece Marrazzo ha voluto spacciarsi per uno che sa tenere la folla, ha cercato di accreditarsi come uno tramite cui bisogna passare se si vuole evitare il peggio, per cui intanto ci ha chiesto di chiedere scusa per una contestazione, peraltro civilissima e di breve durata, che invece era nel giusto.

Marrazzo non si è preoccupato di scoprire come fossero andate le cose. Si è messo invece a farfugliare di interrogatori, come un questurino di cui il mondo gay non ha decisamente bisogno. Io posso pensare al senso di smarrimento e di scoramento che l’amico di Simone ha provato quando ha visto questo spettacolo sotto i suoi occhi. Ma come, questi dovrebbero essere qui per Simone, e invece fanno questa politica di bassissima lega sulle carni del mio amico?

Ecco, questo mi ha fatto imbestialire oltre ogni limite. Non so nemmeno come ti chiami, amico di Simone, ma quello che ho visto nei tuoi occhi mi ha portato a mettermi in mezzo. E se ripenso ai tuoi occhi, e se immagino quello che hanno visto pochi giorni fa proprio davanti a quella gelateria, non mi vergogno di dire che sono tornato a casa tremante. Perchè ringraziando il cielo provo ancora delle emozioni e non vivo e non voglio vivere alle spalle e sul dolore di nessuno.

Credo che voi che mi leggete, sappiate quanto io poco ami le luci della ribalta. Però credo che esista un momento in cui il dovere civile fa premio su tutto. Per cui vi prego, di dare la massima diffusione che potete a questo resoconto, che se pecca di qualcosa è solo per le emozioni che mi attraversano, non per calcoli politici.

Non cerco niente, manco delle hit per il blog, per cui riportatelo come volete, purchè sia in forma integrale: metteci un link, copiate il testo, mettetelo su Facebook (io non ho Facebook!), su Twitter o per mail, leggetelo al telefono ai vostri amici e chiedete a loro di fare lo stesso. Non per me, ma per quegli occhi.

Un’altra aggressione gay. Un’altra?

Ora io sono una natura sospettosa, ma qualcosa su questa ennesima aggressione gay a Roma mi lascia perplesso e mi suggerisce di andare con i piedi di piombo.

Un paio di estati fa, fece scalpore la notizia che due gay che si stavano baciando al Colosseo vennero fermati da una pattuglia dei Carabinieri e denunciati per atti osceni in luogo pubblico. All’inizio grandi titoli dei giornali e grandi indignazioni, poi scavando scavando cominciò ad emergere un’altra storia.

Intanto, che giusto pochi giorni prima di quella vicenda, Arcigay aveva vinto l’appalto per la linea telefonica di aiuto ai gay, con grande scorno di altre associazioni che si sentivano più titolate; poi che uno di questi ragazzi denunciati per oscenità aveva appunto chiamato questa linea telefonica. Come scrissi all’epoca, mi risulta più facile pensare a due gay che fanno sesso orale per strada che a due carabinieri che redigono un finto verbale compiendo un reato molto grave, con il rischio di essere sbugiardati dal primo testimone che passa.

Andiamo avanti, alla vicenda di pochi giorni fa. Nella sua essenza, un ragazzo gay è stato malmenato da quattro energumeni sulla linea 8. Ora io potrei avere già qualche perplessità sulla dinamica (i quattro prima se l’erano presa con una persona di colore, poi con questo qui, e pare che l’abbiano “preso per il collo”, che non è un atto urbano ma nemmeno un pestaggio, non stiamo parlando dell’accoltellamento fuori dal Gay Village; e la linea 8 mi pare che non si presti, non è un autobus che va nell’estrema periferia), ma quello che mi ha fatto ripensare alla vicenda del servizietto al Colosseo è stata la dichiarazione del presidente dell’Arcigay di Roma, Marrazzo:

“Arcigay Roma chiede ora l’intervento della Regione Lazio, dove Renata Polverini ha appena iniziato il suo lavoro di presidente – per riprendere al più presto le campagne antiomofobia di Gay Help Line 800713713”

Sembra inoltre che il gay picchiato sia un consigliere di Arcigay Roma.

Ora, facciamo a capirci: anche i consiglieri dell’Arcigay possono essere oggetto di violenza, purtroppo. E la violenza rimane tale anche se Marrazzo la strumentalizza per questioni di contante.

Però, visto quanto successo in passato, io sarei almeno prudente.

Ha vinto Marrazzo

Arcigay Roma ha confermato Marrazzo alla sua guida, con circa 150 voti su 180 votanti.

Questo vuol dire che, innanzitutto, la Pezzoli è stata generosamente votata dai suoi parenti stretti. Ci vuole una grande ignoranza politica per mettere in piedi una lista che conta su trenta nomi, quando gli iscritti all’Arcigay romana sono alcune decine di migliaia. Significa essere un perfetto sconosciuto, mai visto o sentito, che pensa che si tratti dell’elezione del presidente della bocciofila della parrocchia per cui anche il voto di zia Matilde, che fa la marmellata tanto buona, aiuta.

Secondo, che tutti questi pensosi blogger tanto intelligenti e che tanto scrivono, in realtà non contano proprio niente. Questa lettura è interessante, è uno di questi blogger che sta rosicando abbestia, e rimango in attesa di vedere cosa scriverà chi ha cominciato una campagna a tratti anche eccessiva contro Marrazzo, accusandolo per assurdo di eccessiva trasparenza, lanciandosi poi in una serie di inutili sfottò, con le reliquie di San Marrazzo vendute su Ebay. Mi domando se certa gente abbia mai frequentato una sezione del PCI/PDS, capendo dove si trovava e costa stava facendo, perchè avrebbe imparato che l’avversario politico non si dileggia mai. Perchè poi vince con il 90% dei voti al congresso. Perchè nessuno va a votare per chi ha trovate da saltimbanco nella sua piattaforma politica.

La candidatura Pezzoli era molto modesta, con un programma insussistente (si sono pure vantati di averlo redatto tutti insieme) e una candidata signora nessuno, con il risultato finale che Marrazzo oggi ha un dominio più forte ancora su Arcigay Roma, essendo passato per il lavacro del congresso.

Auguri a Marrazzo di buon lavoro, e complimenti per la netta vittoria.

Temo che purtroppo ora verranno commenti del tipo che in fondo era importante fare questa battaglia pur sapendo che si perdeva (no: eravate ben convinti di vincere, così che i vostri blog sarebbero stati un luminoso faro del movimento romano se non italiano: ecco, vi confido, dei vostri blog importa veramente a poca gente, alla fine siamo i venti gay romani blog-muniti che ci leggiamo l’un l’altro) che il congresso è stato non del tutto regolare (conta poco, quando la tua base elettorale è il dieci per cento) che Mancuso li ha anche ringraziati (certo, per prendervi perfettamente per il culo, solo che siete talmente ignoranti di politica che nemmeno lo capite). Suggerimento: puntate alla presidenza della bocciofila di cui sopra. Zia Matilde sta già a fare la marmellata, e quelli sono tutti voti.

C’è una conclusione, amara. Arcigay Roma non ha nessuna capacità di rinnovarsi, e la pubblica opinione gay non esiste, i gay per primi se ne fregano, Se non se ne fossero fregati, avrebbero trovato una candidatura migliore della Pezzoli e l’avrebbero votata in massa (la candidatura, non la Pezzoli). La differenza rispetto a questo fatto è che alcuni di noi lo sanno, ed inscrivono questo in un più generale problema della società italiana, altri fanno la polemicuccia, oggi Marrazzo domani toccherà a qualcun altro.

Il “Pride” a Genova: uno in meno, io

L’Arcigay nazionale ha deciso che il prossimo Pride nazionale si farà a Genova, il 13 Giugno.

Credo che quanto scriva Andreas Martini al riguardo sia molto condivisibile: il giorno prima del Corpus Domini non te ne puoi andare a Genova, il cui arcivescovo è Bagnasco, a voler rimarcare una laicità che in quel contesto sarebbe del tutto fuori luogo, così come aggiungo io non puoi andare a Genova che non è esattamente la città d’Italia con gli spazi più ampi per far fluire le persone: già a Bologna in certi momenti c’era la calca, a Genova diventa un ingorgo.

L’Arcigay nazionale non può decidere in quasi perfetta solitudine, perchè se il suo scopo è piantare la bandierina, io non sono una bandierina da piantare. Non ambisco a sentire i profondi pensieri di Aurelio Mancuso, manco se il Pride Nazionale (Nazionale ao’, vuol dire di tutti) si facesse a Ostia. Se Bologna aveva un senso visto che il movimento gay italiano è nato anche lì, Genova è una scelta pensata per fare le vittime.

Per cui, visto che non ho alcun interesse a fare la sfilata dell’Arcigay, visto che non ho alcun interesse a fare il crociato anti-cattolico, considerato che non mi sento e non mi comporto da vittima, per quanto mi sarebbe piaciuto visitare Genova, mi asterò dal partecipare al pride nazionale.

Borzettate

Dai dai, facciamo attivismo. Che quanto ci piace a noi gay fare la grande battaglia per i grandi diritti per la grande associazione per il grande futuro!

Pare che si rinnovi il direttivo del circolo romano di Arcigay, quella patetica scusa per una associazione gay che è in mano a quell’ironia di uomo che è Fabrizio Marrazzo.

C’è una candidata alternativa, tale Federica Pezzoli.

Ora, qualsiasi candidatura alternativa a Marrazzo va bene (beh quasi qualsiasi, Luxuria sarebbe peggio) certo che questo non è un granchè gratificante. L’intervista alla Pezzoli che ho letto  mi è parsa modesta, a tratti surreale (pare che non ci siano solo gay, lesbiche, bisex e trans, ma pure gli handygay e gli orsi, non sapevo che gli orsi fossero un orientamento sessuale a parte, e ammetto la mia ignoranza con gli handygay. Mi domando comunque perchè mettere gli orsi e non gli skin, le uniformi, le secche, i palestrati, le fashion victim, staremo mica a fare i razzisti?) e il programma depositato pure non dice molto, due paginette del tipo “diamo spazio ai giovani” (una cosa che trovo sempre urticante, ma sono fisime mie).

Vabbè, che ci vogliamo fare? Come disse (mi pare) Pajetta a Novelli quando divenne sindaco di Torino e ammise d’essere preoccupato di non saper governare la città: “Peggio di così non farai di sicuro”.

Aldo Busi da Madrid

Maialate maestose a Madrid come solo si facevano al cinema teatro Dal Verme a Milano negli anni Sessanta e all’Adonis di New York fino agli anni Settanta e al sindaco Giuliani che lo fece chiudere. Gli spagnoli fanno sesso, in pubblico e notoriamente nei cinema e nei giardini, come se tuttora per male che vada si beccassero l’iscrizione obbligatoria all’Arcigay.

Madrid è infinitamente più variopinta e divertente e orgiastica di Barcellona, anche se io so poco e niente della vita di notte, mi metto a letto alle h 21 stanco morto; ho fatto due conti: nelle ultime 36 ore ho ricercato sul dizionario non meno di 90 termini o espressioni idiomatiche, ho camminato meno del solito ma pur sempre un 10 km, sono stato al Prado, invano per via della coda, e sono venuto 5 volte, la prima via sega per rifarmi un minimo di manualità perduta (stare in Italia mi inamidizza ogni velo di voglia, gli italiani sono troppo stupidi per una libido diretta, senza fronzoli colpevolisti né supporti farmacologici, diretta e sfrontatamente civile come la mia), le altre 4 per pompino con ingoio ricevuto – con quanta grazia e famelicità non sto nemmeno a dire, roba dell’altro secolo.

Ma l’aspetto più conveniente di venire a Madrid, facendo due passi tra una sborrata e l’altra, è che un paio di scarpe Mizuno che in Italia costano 174 euro qui costano 149 euro (104 agli attuali saldi di stagione) e gr 125 di tonno del Consorcio 1,50 euro anziché 3,90 come da “noi”. Italia ladrona! Come dire: il ministero della Carfagna segue a ruota le vittorie di Riccò. Chiaro che lì non ti tira neanche a venti mentre qui anche a sessanta fa la sua porca figura. Los besos un’altra volta, ho la bocca occupata.

(Aldo Busi via Dagospia)