Archivi Blog

Mi ritorni in mente

Roma, 18 dic. 2012 (Adnkronos) – “Anche alla luce di quello che ha detto oggi Casini sono deluso. Casini e Fini sono state le mie piu’ grandi delusioni. Sono delle persone orride, anzi di piu’, orridissime…”. Lo ha detto Silvio Berlusconi ospite di Porta a Porta

Sul metodo e il merito della riforma elettorale; e sopratutto sulla sua inutilità

I. Metodo. Qui c’è poco da discutere, Renzi non poteva fare altro che andare a trattare con Berlusconi, ben sapendo quali sono gli interessi di Berlusconi e il motivo per cui si sente ora preso dalla fregola di fare una legge elettorale. Questo perché altre opzioni non ci sono. Rimanere confinato agli spazi della maggioranza significa non fare nessuna riforma, visto che al Senato il governo campa per forse cinque voti di margine. Degli altri che hanno i voti, Grillo ha detto di no, di no e nuovamente di no, e almeno si deve apprezzare che Renzi non l’ha inseguito per mesi come invece ha fatto Bersani. Quindi, discutere con Berlusconi era e rimane l’unica opzione possibile, per quanto brutta da un punto di vista morale possa essere. Però, la politica è una professione pratica, e se un imbroglione ha quello che ti serve, devi trovare il modo di mettertici d’accordo. Sarebbe stato meglio che il gruppetto di Alfano avesse spaccato in due il PDL, si fosse portato appresso duecento tra senatori e deputati, e avesse ora il 15 per cento dei voti. La realtà è che sono una formazione inutile, risibile e insignificante, che se oggi potrebbe prendere più del tre per cento dei voti è solo per quanto viene pompata dai giornali e dai media non favorevoli a Berlusconi, ma che è destinata a finire nello stesso cimitero degli elefanti in cui ci sono Scelta Civica, Fare Futuro, Futuro e Libertà, Alleanza per l’Italia, UdC, CCD, Udeur, Popolari per l’Italia, Centro democratico e così via, ne avrò dimenticata sicuramente qualcuna.

II. Merito. Qua gli strilli si fanno anche più incomprensibili. Delle due obiezioni di costituzionalità, viene facile mostrare che sono campate in aria. La prima riguarda il premio di maggioranza, che è considerato eccessivo. Ora non so come dirlo a questi esperti, per cui ci proverò con parole semplici: in Italia oggi esistono tre poli, ciascuno dei quali ha da un quarto ad un terzo dei voti. Il polo più piccolo coincide con un partito, quello del Movimento Cinque Stelle, ed ha circa un quarto dei voti perché per ora non ha fatto alleanze. Gli altri hanno circa un terzo perché attraggono partitini di varia natura. Di fronte a questo scenario, tolte le opzioni più semplici ma poco, queste sì, costituzionali (tipo: uccidere tutti gli elettori di un dato partito, dichiararne nulli i voti e assegnarli ad un altro, instaurare una dittatura militare) non c’è molto da fare. O si accettano le larghe intese anche per le prossime elezioni, oppure si deve mettere in piedi un sistema che premi in modo massiccio anche di fronte a piccole differenze. Aggiungo che questo è esattamente quello che farebbe un qualsiasi sistema maggioritario, come quelli in vigore in qualsiasi democrazia moderna ed avanzata. Ad Obama è bastato prendere il 2-3% dei voti in più in ogni Stato per essere eletto. Ai tories inglesi non serve avere il 50% dei voti per prendere un mucchio di seggi. Aggiungo, anzi, che con questi tre poli, un sistema maggioritario secco potrebbe portare un partito ad avere ben più del 55% dei seggi di cui si parla in questa riforma: sarebbe sufficiente un travaso di voti dalla seconda coalizione alla terza per far sì che in ogni collegio, o quasi, vincesse la prima coalizione. Ora, qualcuno mi deve spiegare perché un sistema elettorale che dà il 65-70% dei seggi ad una coalizione che prende il 40% dei voti sia migliore di uno che ferma la maggioranza al 55%.

Le liste bloccate sono in effetti la cosa più schifosetta di questa legge elettorale, ma non credo che siano incostituzionali, almeno se rimangono in una versione effettivamente corta. Salvo che qui si pone il problema di rappresentanza. Se in ogni collegio si eleggono solo tre deputati, allora la soglia di sbarramento per eleggere un deputato viaggia sul 30% dei voti, ed è una soglia troppo alta. Se si eleggono dieci deputati, la soglia si abbassa al 10% (circa, non consideriamo il dettaglio di ripartizione dei seggi e i voti non conteggiati, perché dipendono dalla specificità della legge elettorale) ma a quel punto le liste sono troppo lunghe. Il risultato di questa cosa è che si faranno collegi medio-piccoli, e ci saranno listone con tutti dentro, per sopravvivere allo sbarramento.

III. Inutilità. Quello che non viene scritto sui giornali è che il contorno rende la riforma inutile. Intanto, la riforma viene fatta con Berlusconi, uno che ha una lunga e pluridecennale tradizione nel far cadere le proposte di riforma all’ultimo; né si vede cosa esattamente ci guadagna nel non farlo. Poi, questa riforma elettorale è nulla se non ci sono riforme analoghe dei regolamenti parlamentari, per cui si stabilisce che i gruppi in Parlamento sono solo quelli che si sono presentati alle elezioni (salvo una soglia per metterne in piedi uno nuovo che sia perà molto alta, ben più dei venti deputati attuali, ma almeno sessanta). Senza questa norma, i partiti saranno tutti omogenei, come coalizioni, alle elezioni, salvo sfaldarsi dopo poche ore dalle stesse. Così avremo le varie decine di partiti che oggi sono gioiosamente in Parlamento. Ognuno con le sue richieste, le sue clientele, i suoi costi di struttura, i giornali finanziati, e via con gioia. Se si pensa che nel 2008 arrivarono alla Camera in cinque o sei, e oggi ne abbiamo trenta o quaranta, c’è da riflettere seriamente sul fatto che la legge elettorale non è proprio sufficiente a risolvere certi problemi. Oltre a questo, il resto dell’accordo tra Renzi e Berlusconi è molto debole, e tutto crederò tranne che i senatori decidano di diventare disoccupati in massa pur di votare una legge di riforma costituzionale che non si capisce bene in cosa trasformerà il Senato. Una camera di consultazione, tipo il regio parlamento? Una che dà o non dà la fiducia al governo? Oppure che si limita a sentire le dichiarazioni, tipo oggi non sapevo cosa fare e sono andato al Senato? E composta come e da chi? Se ci mettiamo i rappresentanti di tutti gli enti locali, in modo rappresentativo per la popolazione, poi al Senato ci va magari pure il rappresentante del Comune di Rocca Cannuccia?

(Piccola nota a margine: il Fatto Quotidiano, pur di sparare a palle incatenate, chiede la parola a due illustri, aivoglia, costituzionalisti. Uno, Giovanni Sartori, è ormai avviato verso una senescenza che non pare tranquilla, tutto preso a parlare della negritudine della Kyenge. L’altro, Baldassarre, ha un rinvio a giudizio per aggiottaggio nella vicenda Alitalia. Trovo notevole che un giornale che propugna una certa idea della politica si affidi a costoro. La prossima volta, suggerisco umilmente, chieda anche un parere a Marcello dell’Utri)

La verità di Napolitano: di parte

Napolitano ha detto una cosa condivisibile, quando ha parlato delle condizioni inumane e vergognose delle carceri italiane. Se questo va o può andare a vantaggio di una parte politica, non è un problema di Napolitano, o non dovrebbe esserlo.

Le cose, stanno quasi così.

Perché una cosa Napolitano s’è scordato di dirla, che le carceri italiane sono piene perché in Italia essere clandestino è un reato, e perché consumare droga è un reato. Questi due reati riempiono le carceri di tutte quelle persone che le carceri non sono in grado di tenere.

Ecco, questo Napolitano s’è scordato di dirlo. E dubito che il PD avrà il coraggio di dirlo. Perché, se proponesse a Berlusconi l’amnistia, in cambio dell’abolizione di questi due reati che non esistono nel resto del mondo civilizzato, il PD almeno avrebbe una posizione e un margine di manovra. Sennò, andrà a fare la seconda dell’IMU.

Allora, mi sa che Napolitano ha colto l’occasione di un fatto reale, esistente e noto, per un messaggio ben più specifico.

Se si sta buono c’è un motivo

Non è che Berlusconi ha assorbito la botta della condanna in primo grado a 7 anni perché è tanto preoccupato dei destini dell’Italia. Né è troppo preoccupato dell’opinione che gli altri hanno di lui, visto che metà d’Italia lo detestava già e l’altra metà continuerà ad amarlo in modo abbastanza incondizionato. No, la sua preoccupazione è quello che succede in Cassazione, dove si dovrà decidere se i 560 milioni che ha pagato a De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori gli torneranno indietro o saranno persi per sempre. Se gli dirà male pure lì, allora la tentazione di far saltare tutto sarà molto forte, presentandosi di nuovo come il candidato anti-sistema, esattamente come si presentò nel 1994, quando era già pieno di debiti e a rischio magistratura.

Come Berlusconi si salverà

Diciamo che il problema di Berlusconi è come scampare dalle condanne che si stanno accumulando, questa è la sua preoccupazione principale e questo sarà il suo unico criterio di azione nei prossimi mesi. Proprio a partire da questo criterio, anzi da questa premessa razionale, viene subito fuori che il governo non è destinato a cadere, visto che è l’unica posizione di potere che per ora detiene insieme al PD, e visto che farlo cadere non porterebbe certo alla sospensione dei processi, delle condanne o delle interdizioni, anzi renderebbe più facile la nascita di un governo o senza il PDL (ma con il M5S) o anche senza Berlusconi, cose che ovviamente Berlusconi non può preferire alla situazione attuale.

Allora cosa si può fare? La cosa più assennata da fare è una bella riforma costituzionale, anzi una riformona, ben escogitata per far contento il PD ed essere non digeribile al M5S. Questo perché, una volta che la riforma sarà stata discussa e concordata con il PD, questo partito si troverà a dover scegliere se farla passare o lasciarla cadere. Per farla passare, a quel punto, non potrà che contare sul sostegno del PDL, che sarà graziosamente fornito in cambio di un salvacondotto per Berlusconi (ottenibile tramite una bella amnistia che risolverebbe un sacco di guai in casa PD, a cominciare da quel Penati che gli sta tanto a venire voglia di parlare, e tacciamo di MPS). A quel punto, quindi, il PD potrebbe presentarsi ai suoi elettori e dire quello che oggi non ha il coraggio di dire, e cioè che vuole salvare Berlusconi per salvare sè stesso, ma potendo presentare la cosa con la graziosa confezione della riforma istituzionale: compagni, vi pare che ormai che abbiamo ammodernato lo Stato, ci lasciamo bloccare da una vicenda personale? Il PD non potrebbe contare sui voti dei M5S, perché la riforma non sarebbe di loro gradimento, e dovrebbe per forza ingoiare l’amaro boccone dell’amnistia (che poi, appunto, tanto amaro non sarebbe).

Per far questo, è meglio una Commissione Bicamerale per le riforme; visto il precedente negativo di quella presieduta da D’Alema, si troverà un agile sostituto.

C’è poco da fare, Berlusconi conosce benissimo i suoi polli, e sa come fargli credere, per l’ennesima volta, di stare a fare un accordo a loro favorevole, quando invece avrà tutto quello che vuole. Un (presunto) togliattiano come D’Alema già gongola all’idea di un accordo di questo tipo.

E’ slang

Non sempre. Una volta ha definito l’Italia «Paese di merda». 
«Perché, lei al telefono non usa mai un po’ di slang?

(Silvio Berlusconi, sul Corriere del 20 Novembre 2011)

Durerà

Magari non sto esattamente sul pezzo, ma la mia prima reazione a leggere la composizione del nuovo governo Monti è riassumibile proprio così: durerà.

Perché dentro ci sono tutti i poteri, c’è il Vaticano, gli Stati Uniti, i prodiani, i lettiani, le regioni, la grande burocrazia, i militari, la finanza, i boiardi di Stato, veramente non manca nessuno, personaggi in odore di premio Nobel per la pace, illustri accademici, grandi professionisti.

E’ un capolavoro, anzi il capolavoro politico di Giorgio Napolitano, c’è di che rimanere a bocca aperta per tanta astuzia e tanto distillato di acume politico. E’ la migliore costruzione del suo settennato politico, e la cosa che gli assicurerà un po’ più di un cenno nei libri di storia.

Durerà quindi perché questi che sono entrati come ministro non l’hanno fatto per stare tre mesi a scaldare le poltrone; e veramente sarebbe da rileggere i commenti pensosi dei notisti di cronaca politica quando dicevano che uomini come Letta ed Amato avrebbero rinforzato il governo: direi proprio di no.

Durera anche perché è una Caporetto della classe politica italiana, dalla ex maggioranza su cui vorrei ora tacere per spirito di concisione all’ex opposizione, che dopo quattro anni di opposizione ancora non ha trovato un programma ed un candidato, per cui non ha avuto il coraggio di chiedere le elezioni subito, facendo anzi passare che se non si sono fatte è stata per la generosità di Berlusconi. Come se, tenendo le elezioni, costui non sarebbe stato spazzato via, e anzi alla sola idea di sciogliere le Camere la metà dei parlamentari del PDL non avrebbe votato la fiducia a chicchessia.

Certo, la politica è l’arte del possibile, e almeno in questo Bersani è stato politicamente sveglio, parlando di salvare l’Italia, e lavorando nel frattempo per un governo che è uscito molto, molto meglio di quanto immaginabile.

“Berlusconi è sempre stato bravo con le battute ad effetto: ma i suoi atteggiamenti buffoneschi stanno stancando il resto della zona euro”

E’ la conclusione di questo articolo sull’Economist.

Consiglio la lettura di tutto il resto (ed anche di questo) così giusto perché si sappia esattamente la dimensione della catastrofe che si sta abbattendo su questo paese.

Su Umberto, fai la cacchina

Ma cosa aspetta Bossi a far cadere il governo? E’ quello che ci guadagna più di tutti.

Se cade il governo, intanto se ne fa uno di unità nazionale, da cui la Lega si sfila, e può anzi andare a dire che loro hanno difeso le pensioni della Padania, che loro avevano fatto il federalismo fiscale che ora viene fermato (e in fondo sono contenti pure loro, che quell’obbrobrio venga riscritto da zero), che loro sono per la Padania e contro la demo-pluto-giudo-crazia francotedesca, insomma non gli mancherebbero gli argomenti.

Poi appunto, si fa questo bel governo, in cui entrano tutti tranne la Lega, così il PD ritorna al governo – che c’hanno una fame disperata –  e Berlusconi non ne esce, anzi si defila un po’ e si riorganizza.

Con un governo siffatto, che non facciamo un anno di Riforme per uscire dalla Grande Crisi? E così andiamo a votare nel 2013, e così i nostri parlamentari prendono tutti il vitalizio.

Poi, si fa una bella legge elettorale proporzionale, con sbarramento al 5% su base regionale (la base regionale è quasi dovuta per motivi costituzionali), insomma una legge che permetterà pure a Mastella di tornare in Parlamento e dare il suo prezioso contributo.

Insomma, ci guadagnano tutti e non ci rimette nessuno. Purché l’Umberto faccia ora il compitino e la cacchina. Un’occasione così non gli capiterà più.

“Summit UE: Merkozy assalgono Silvio”

France and Germany may be divided over the key issues on the agenda of today’s European Union summit. But President Nicolas Sarkozy and Chancellor Angela Merkel have found common ground in the need to hammer Italy over its heavy debt load.

The leaders of the EU’s biggest and most powerful member states called in Silvio Berlusconi, the Italian prime minister, this morning for a pre-summit tongue-lashing. The message they delivered, according to one diplomat familiar with the discussion, was that Italy must deliver “specific and convincing reform measures soon.” They communicated a similar message to Berlusconi at a gathering on Saturday evening held by the centre-right European People’s Party.

(Da un blog del Financial Times; continua qui)