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Usabilità al cinema

Signora mia guardi, che a lei lo voglio dire che la vedo che è una signora di un certo livello, per fortuna signora mia che ci sono questi cinema al Vomero signora mia, che tutte queste multi sale mentre al Vomero si spopola
e poi chiudono pure le librerie (come dice, signora mia? Certo che io vado in libreria, regalo sempre l’ultimo libro di Bruno Vespa che a parte che mi piace tanto faccio anche una bella figura che è un libro grosso, e poi è scritto grande che si legge bene).

Comunque dicevo, signora mia, allora sono andata al Cinema Arcobaleno – sì, non sapeva che ha aperto di nuovo? Con questi imprenditori coraggiosi che insomma al Vomero altrimenti si spopola e poi le librerie ecc… – comunque dicevo è proprio un cinema moderno.

Per esempio hanno il sito web che uno può comprare i biglietti.

E sa quanto è facile signora mia? Allora uno prima va sul sito del cinema, poi clicca su “Vendita Online”, poi clicca su “Acquista biglietto”, poi sceglie il film poi clicca su “Acquista”, poi clicca su “Acquista subito” (signora mia, magari uno vuole acquistare dopo, che a lei non succede che va dall’ortolano e si fa mettere da parte due carote per Sabato che deve fare il brodo?), poi deve cliccare sulla data, poi sul settore, poi clicca su Acquista (signora mia, metta che una se sbaglia e si trova a comprare un biglietto per sbaglio, vorremo pure fermarla in tempo no?), poi sceglie i posti (o indica quanti sono, dipende dalla sala), poi clicca di nuovo su acquista (e tipo siamo alla sesta volta che clicca su “Acquista”… signora mia, che le gira la testa? vuole un po’ d’acqua e zucchero? se lo prenda su che non è finito), poi clicca “Conferma” (metti che una c’è arrivata per sbaglio fin qua, può pure tornare indietro, tipo gioco dell’oca quando escono due sei), poi signora mia inserisce i dati, poi clicca su “Conferma”, poi deve cliccare solo un altro due tre volte, vuole mettere la comodità?

Che poi, non glielo detto ma tanto so che lei è una persona intelligente, se lo vuole fare con lo smartphone il sito non funziona, cioè non è che non funziona tutto, non funziona fino ad un certo punto, poi si blocca inspiegabilmente, ma lei signora mia che quando va in giro per strada non si porta una carriola con dentro computer, tastiera, mouse e monitor? Che manco serve il wifi.

Certo signora mia, se lei preferisce può anche andare direttamente al cinema. Allora si mette bella bella in fila, non si può sbagliare tanto la fila è unica perché c’è un solo cassiere – tanto un bel ragazzo l’avranno messo per quello, perché non è che sia veloce a stampare ‘sti cazzo de biglietti, oppure come dice? No signora mia, non c’è la cassa automatica, ma scusi se lei arriva magari una mezzora prima, che va di fretta?

Le dicevo, per fortuna che al Vomero ci sono questi imprenditori moderni (ecc…)

No, la crisi non c’è

In un grande multisala di Roma (quello di Parco de’ Medici, che non ha mai avuto problemi di scarsa affluenza) c’è ora una promozione per cui, comprati due volte due biglietti, la terza volta i due biglietti sono offerti gratis.

Recensione: La banda Baader Meinhof

Tanto per mettere subito le cose in chiaro, è un film molto forte. Spesso disturbante. Certamente che causa un senso di angoscia e di sofferenza, specialmente nella prima parte. E’ anche un film lungo, dura circa due ore e mezza, in cui si acconta la nascita, lo sviluppo e la conclusione (dal punto di vista dei protagonisti di quegli anni) del fenomeno del terrorismo tedesco.

Le recensioni che ho letto sono piuttosto severe, e in parte colgono un limite del film, il volerci mettere dentro quasi tutto e quasi tutti i punti di vista, oscillando perciò sempre tra la dimensione più politica e le dinamiche interpersonali nel gruppo terroristico. Però queste critiche non hanno reso conto della struttura del film, che inizia raccontando il contesto e gli episodi che hanno dato vita al terrorismo tedesco (compresa l’angosciante reazione della polizia alle proteste contro la visita dello Scià in Germania, qualsiasi italiano non può che pensare alle vicende del G8 di Genova) poi con questi terroristi che hanno fatto terra bruciata intorno a loro stessi e alle loro vite precedenti, i legami con il terrorismo arabo (i rimandi evidenti sono a Munich, che però ha un impianto completamente diverso e dove un personaggio principale c’è) ed infine il passaggio di consegne tra la prima generazione di terroristi e la seconda e la terza. Dove i padri del movimento sono considerati dei martiri dello stato oppressivo e fascista, mentre invece sono dei poveri pazzi, incapaci di avere il ruolo che gli hanno attribuito, e che infatti non lo reggono.

Forse sì, se il film si fosse spostato più lungo una certa dimensione avrebbe avuto un altro impatto, così rimane un po’ sospeso tra i possibili diversi generi, tra l’affresco quasi documentaristico di una generazione e l’esplorazione della lucida follia umana. Ben realizzato dal punto di vista tecnico e niente affatto una produzione di serie B, questo rende il film anche più forte nel suo impatto visivo.

Recensione: Il Treno per il Darjeeling

Ho visto questo film con G, un po’ di giorni fa. Quale che sia l’opera artistica con la quale uno si confronta, è fatale, e fortunato, che questa susciti in noi pensieri e sensazioni diverse a seconda del momento della vita in cui la incontriamo, lo stesso libro letto a distanza di tempo non ci suscita le stesse emozioni, e lo stesso film ci rimane impresso per motivi diversi.

La storia di questo film è così detta: tre fratelli, riccastri americani, si trovano a fare un viaggio in India, sotto la spinta di uno di loro, per avere l’occasione di parlarsi, fare pace, e andare a trovare la madre (una sublime Anjelica Huston) che si è fatta suora dopo la morte del marito.

Ho sentito questo film come diviso in due parti. Nella prima, questi tre fratelli sono completamente fuori fase, del tutto non sereni con loro stessi e tantomeno con il mondo, per cui tutto quello che fanno è stonato, o sguaiato. Dagli incontri di sesso con l’inserviente del treno, all’acquisto del cobra che poi fugge dalla gabbia, dal tentativo di fare questo o quel rituale sciamanico, con esiti sempre approssimativi e spesso involontariamente goffi, i colori stessi dell’ambiente in cui si trovano sono forti, eccessivi, quasi surreali, come in uno stato di alterazione in cui si trovano, con l’unico momento di unione dato dallo scambio, la sera, dei farmaci che prendono per dormire, rilassarsi o curare gli attacchi di panico.

Cacciati dal treno, con appresso tutte le loro inutili valigie, assistono ad un incidente. La zattera usata da alcuni bambini per attraversare un fiume si rovescia. Riescono a salvarli quasi tutti, gettandosi in acqua, ma uno di questi muore sbattendo sulle rocce. Portano loro stesso il corpo al padre nel vicino villaggio, e gli viene fatto l’onore di partecipare al funerale.

Una cerimonia semplice, con dei colori pastello, in cui il dolore è composto, il fuoco restituisce alla terra il corpo del povero ragazzo, e il padre si purifica nelle acque del fiume. Un forte contrasto con il funerale del loro padre, vissuto come un flashback, in cui le loro nevrosi e la loro rabbia li trascinano e li abbattono.

Da quel funerale, il viaggio proseguirà per andare dalla madre, che ora ai loro occhi appare come una persona piuttosto sciatta, forse sciocca, certamente una di cui non c’è più bisogno di avere l’approvazione, tanto che quando la mattina dopo il loro arrivo scoprono che se ne è andata via, non hanno questa crisi emotiva, anzi riusciranno a compiere proprio il rituale dello sciamano che finora era loro impedito.

C’ho appunto visto un qualcosa di personale in questo film. L’idea che, a cercare sempre e comunque un senso delle cose, si possa perdere la capacità di trovarlo, perchè il senso è qualcosa che arriva, che si percepisce, più che qualcosa che si comprende. Qualcosa da cui ci si fa anche trascinare, più che qualcosa che si controlla.

Ho pensato ad un certo periodo della mia vita, in cui appunto ero stonato e cercavo un senso, senza trovarlo e spesso rimanendo invischiato in persone e situazioni da cui di buono c’era ben poco da trovare. Come nel film è l’acqua del fiume che porta i protagonisti a rinascere, così ho sentito che questa rinascita c’era stata in me, e quanto oggi trovo ridicoli, a volte, certi comportamenti che ho avuto in passato. Quanto modeste fossero state certe conoscenze, e quanto opprimenti certi contesti. Anche quanto, sul contrasto cognitivo/emotivo, io abbia ancora da lavorare, certamente, perchè nel film la fine del viaggio è l’inizio del viaggio.

Musiche strepitose.

Battuta del film “Se oggi scopiamo, domani mi sentirò una merda” – “Per me è ok”.

Voto: 8

Recensione: Il Divo

Il film sarebbe, piu che è, la storia, il ritratto o lo spunto della vita politica di Giulio Andreotti.

Ottimo nella regia, piena di trovate, la sceneggiatura mi lascia perplesso. Non è un film di denuncia civile come, mi viene in mente, Il Muro di Gomma, e non vuole nemmeno esserlo, ma così perde quella che sarebbe stata una bussola, e diventa un tentativo di ritratto del potere, del suo essere pervasivo e corrompente; un tentativo perchè manca qualcosa, non riesce a rappresentare Andreotti come il personaggio per certi versi scespiriano che è. Non è il Macbeth, e nemmeno il Giulio Cesare.

Con il rischio che lo spettatore meno avveduto non sappia distinguere tra le cose vere e le licenze poetiche (come l’intervista tra Scalfari ed Andreotti), e chiunque rimanga della propria idea, qualunque fosse. In questo senso il film è un film molto furbo, in questo senso direi un film andreottiano.

Voto: 6.

“L’ultimo inquisitore”

Un film splendido.

La vita di Francisco Goya, tra la Spagna dell’Inquisizione, quella di Napoleone e il ritorno dello status quo, è il filo conduttore perchè Milos Forman racconti e condanni gli abbruttimenti di tutti i poteri. In un mondo in cui esseri umani si elevano al rango di giustizieri che condannano chi non la pensa come loro, di un potere che costantemente muore e rinasce sotto altre forme ma è sempre pronto a fare carne da macello della vita della povera gente, sono gli artisti come Goya e i pazzi come Ines, figlia illegittima di una donna caduta in disgrazia perchè follemente accusata di essere eretica e del suo inquisitore, gli unici normali, gli unici ad avere un senso della morale e della giustizia, gli unici in grado di amare.

All’inizio ho pensato che fosse un film anti-cattolico, perchè la durezza con cui viene resa l’Inquisizione non lascia margini, ma il film è sul potere e sulla sua nemesi, che è potere anch’essa, con un continuo trasformarsi e rigenerarsi sotto nuove forme ma rimanendo sempre lo stesso, sempre uno strumento di parte al servizio delle ambizioni degli uomini, a volte giudici e a volte giudicati, pieni di grandi ideali ma in realtà vuoti di convinzioni.

Recensione: “Saturno contro”

Chi è morto giace, e chi è vivo si dà pace.

Camminando sull’acqua

Ieri sera sono stato al Gay Village, prima volta in assoluto in vita mia che vado in un “locale” gay da solo, confidando che questo film potesse essere una occasione piacevole. Confidavo.

La storia è quella del rapporto tra Eyal, agente del Mossad, e Axel, omosessuale tedesco e nipote di un criminale di guerra nazista. Fingendosi una guida turistica, Eyal dovrà cercare di carpire più cose possibili sulla famiglia di Axel, durante le due settimane che questo passa in Israele quando va a trovare la sorella, che rifiutato il passato familiare di cui è a conoscenza, emigrò anni prima in un kibbutz.

Anche Axel scoprirà che il nonno, dato per morto, è invece vivo, e lo vedrà per la prima volta al compleanno del padre, in Germania, in cui viene invitato anche Eyal, che può così ucciderlo. Ma se Eyal alla fine non riuscirà a compiere questo gesto, non volendosi sostituire alla giustizia terrena e tantomeno a quella divina, sarà proprio Axel a compiere questo atto, ammazzando il nonno durante il riposo.

Un film delirante, anche se mai come le critiche che ho letto (che parlano di un happy end), dove gli ebrei sono dipinti come vittime del terrorismo degli animali palestinesi, ma anche come anime buone, comprensive, tolleranti, che non sono nemmeno in grado di uccidere un criminale, provando anzi il senso della pietà pur verso un loro nemico. Mentre i tedeschi sono persone che non meritano i soldi che hanno (come viene esemplificato chiaramente da una battuta di Axel: “per me cento euro non sono niente”), lascivi e promiscui, riccastri nazisti (la villa della famiglia di Axel e la festa del compleanno sono perfettamente adatte a questo scopo), criminali di guerra o complici (perchè i genitori di Axel sanno la verità ma vogliono difendere il nonno) o che possono emendarsi dai loro peccati solo uccidendo, perchè i tedeschi sanno uccidere, questo lo sanno far bene.

Peggio del peggior film di propaganda sionista nel senso più becero che il termine può avere, e che viene spacciato per un film omosessuale solo per qualche battuta, qualche immagine dei due che si fanno la doccia nudi, senza che l’eterosessualità di Eyal e l’omosessualità di Axel si incontrino e si capiscano, l’unico lavacro necessario è ammazzare il nonno. Solo così facendo anche Axel potrà sperare un giorno di camminare sulle acque, come coloro che sono puri di cuore. Sicuramente una ottima manovra propagandistica, con un film che può così raggiungere un pubblico che dovrebbe essere meno incline a certe suggestioni.

Detto del film, era la seconda volta che stavo in una arena gay a vedere un film, e anche questa volta anche solo con nemmeno 200 persone a vedere il film c’era qualcuno con il cellulare acceso e la suoneria in funzione, qualcun altro che ha dovuto commentare durante tutto il film, qualcun altro che ha risposto proprio al cellulare.

Io non sopporto le froce, quelle pazze esibizioniste che quando camminano devono sculettare, che quando parlano sembra che abbiano sempre un pisello in bocca tanto biascicano, che non sanno gestire la loro vita tenendo quindi il cellulare spento per un paio d’ore, che appena ricevono una telefonata anche della più scema delle loro amiche devono rispondere subito, perchè in genere non se le fila nessuno e hanno tanto bisogno d’attenzione.

E ancora peggio, mi raggela che a fine film ci siano stati anche degli applausi, una volta essere gay era una cosa di classe. Ora è diventato un frociume scontato.

E’ stato un ruolo duro da interpretare

Secondo quanto riporta il Riformista e rilancia Dagospia, alla prossima mostra del Cinema di Venezia sarà presentato “Nessuna qualità agli eroi”, che viene qui segnalato perchè apparirà “il sesso eretto” di tale Elio Germano, certamente un bel figliolo (foto, foto).

Spero che che faccia più bella figura del sesso a riposo di Stefano Accorsi, che a parte gli sdilinquimenti di Alfonso Signorini per il resto non ha impressionato nessuno.

Potrebbe invece essere l’occasione per riaprire il dibattito sul nudo maschile, visto che per le leggi italiane mostrare di una donna nuda il pube e il seno non è pornografia, mentre un organo genitale maschile in quanto tale è considerato pornografic, distinzione ad uso e consumo dei maschi eterosessuali.

Vai Elio che sei una avanguardia! (nel senso buono del termine)