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Forma o sostanza

Chi ieri ha visto Otto e Mezzo ha avuto la fortuna di vedere un pezzo di storia. Era ospite Bersani che, con molta educazione, intelligenza e senso della misura contestava alcune idee e, sopratutto, l’approccio di Renzi ai problemi. Non è stato quello a fare la storia. E’ stato il servizio che ripercorreva la quantità di liberalizzazioni che Bersani, ministro del governo Prodi, fece con le sue famose lenzuolate.

La storia era tutta lì: un leader capace, bravissimo a governare, che ha perso le elezioni perché invece di parlare di quello che ha fatto ha sbagliato tutta la campagna elettorale. Addirittura, pare che doveva essere il giornalista a fare l’elenco delle cose da lui fatte, quasi che se ne schermisse o le considerasse poco importanti.

Invece, dall’altra parte, il premier cazzaro e i suoi gaglioffi che ripetono ossessivamente “80 euro”, “abolizione Senato” e “articolo 18”, manco fossero riforme effettivamente fatte (sugli 80 euro, c’è stato un periodo in cui non potevi sentirne parlare uno che non ce lo mettesse ogni 30-40 secondi: noi scommettevamo su quando il deficiente di turno l’avrebbe detto e raramente perdevamo).

Si è fatta la storia perché si è sancito, in modo storico, il primato della comunicazione sui fatti. Uno non sapeva se spiacersi che un personaggio capace come Bersani se ne sta a fare il deputato e non il ministro, o il premier, o se preoccuparsi per come il dibattito politico si sia ormai esaurito del tutto, divenuto solo una questione di marketing.

La tragedia di un uomo ridicolo: Angelino Alfano

Angelino Alfano è, innanzitutto, inadeguato.

Si tratta della cifra stilistica della sua mediocre esperienza politica: inadeguato come Ministro della Giustizia nei governi Berlusconi, quando contribuì a fare passare leggi come la Bossi-Fini che sono poi state stracciate dalla Corte Costituzionale. Inadeguato come Ministro dell’Interno in questo governo, con la vicenda della sparizione forzosa dell’oppositrice kazaka, avvenuta con il Ministro che non ne sa niente. Inadeguato a gestire una macchina così verticistica come il Ministero dell’Interno, dove proprio il modo in cui ha scaricato i funzionari che si occuparono di quella oscura vicenda ha fatto sì che la burocrazia ministeriale gli si sia messa contro.

E’ anche, sopratutto, inadeguato a fare il segretario di partito. Berlusconi ci aveva provato a metterlo a capo del PDL, ma si era dovuto subito ricredere per l’atteggiamento ondivago ed inconcludente del pupillo. Allora Alfano non si è perso d’animo, ed ha deciso di fondare il suo partito insieme ad altri personaggi in cerca di poltrone e contando sulla benemerenza da parte del Presidente della Repubblica.

Come Casini prima di lui, è rimasto poi prigioniero della parte più retriva e clericale del mondo cattolico italiano. Se c’è una cosa che ha impedito a Casini di creare un grande partito moderato è il tanfo di sacrestia che da lui promana. Odoraccio che, va detto, non c’era nella Democrazia Cristiana che era sicuramente un partito cattolico, ma che aveva una idea di Stato molto più ampia.

Senza divagare, Alfano è invece rimasto a fare lo sguattero della minestra riscaldata e stantia del clericalismo italiano, quando questo ormai è un ferrovecchio per lo stesso Papa (che, probabilmente, non sa chi è Alfano oppure non se lo spiega, certo non arriva a comprenderlo nè particolarmente se ne cale).

Così, mentre il Sinodo dei vescovi dice che anche le famiglie omosessuali vanno accettate nella Chiesa, che deve essere misericordiosa e paterna, Angelino – proprio il giorno prima, ma guarda che disdetta – se ne esce con la stupida, stupidissima, circolare che vieta le trascrizioni dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Ora, che ad Angelino piaccia o non piaccia, all’estero i matrimoni tra persone dello stesso sesso si celebrano ed è nel pieno diritto di chi l’ha contratto all’estero chiederne una trascrizione in Italia, esattamente come quelli che hanno preso una laurea in Europa e l’hanno riconosciuta in Italia senza valutazioni di parte. Questo perché il matrimonio genera degli effetti che hanno effetto, scusate il gioco di parole, anche in Italia, quindi sarebbe strano che lo Stato Italiano non ne fosse a conoscenza.

Non voglio stare a perdere tempo a spiegare perché quella di Alfano è una forma di clericalismo con un sottostrato burocratico che suscita ilarità o sdegno, ma mai comprensione, questo è già stato detto.

Vorrei invece riprendere il tema dell’inadeguatezza per evidenziare un punto che è stato poco toccato nelle cronache. Alfano ha detto che il Sindaco come Ufficiale di Stato Civile prende disposizione dal Prefetto su questi temi, non può agire di testa sua.

Per chi conosce come funzionano certi processi amministrativi, questa è una bestialità che, detta da un Ministro dell’Interno, equivale ad una bestemmia in chiesa detta da un prete.

L’identità dei cittadini (cioè la carta d’identità) viene attribuita dai Comuni, secondo una legge credo del ’57 che, interpretazione e consolidata giurisprudenza costruita giorno dopo giorno, riconosce questa potestà ai Comuni in modo esclusivo. Non esiste un altro ufficio dello Stato, centrale o locale, che possa fare la stessa cosa. Allora, stabilire per circolare che il Sindaco risponde al prefetto di quello che fa significa invadere un campo di esclusiva pertinenza comunale. Cosa che, infatti, ha provocato sia la risposta piccata dei vari sindaci promotori delle trascrizioni – che hanno curato l’aspetto politico della questione – sia del presidente dell’Anci, che si è incazzato da un punto di vista istituzionale.

Dicevo, Alfano è inadeguato. Lo è nella gestione del partito che l’ha messo lì, nel raccordo con quella che lui considera la Chiesa Cattolica Italiana che invece se ne frega amabilmente di questo personaggio, nella conoscenza delle leggi nei rapporti con i Comuni che per il Ministro dell’Interno sono elemento essenziale della sua attività quotidiana.

Farebbe bene a farsi da parte, per manifesta ignoranza, invece di stare a strillare sulla violenza inaudita di qui – povera stella – è stato vittima. Pensasse alle violenze di chi vive in famiglie a metà e ogni giorno deve arrabbattarsi per avere riconosciuto un pezzettino, piccolo piccolo, dei suoi diritti.

Piuttosto, Renzi se ne liberi. Tanto, il partito di Alfano non farà mai cadere il governo, sa che finirebbe stritolato nelle elezioni politiche (e poi, si andrà a votare comunque tra qualche mese).

Un eterno ripetersi

Credo che uno dei motivi per cui scrivo meno sul blog dipende dal fatto che molte vicende pubbliche sono la riproposizione ennesima ed ulteriore di cose di cui ho già parlato e detto. Faccio giusto due esempi.

Alitalia-Etihad. Ma che bravi, coraggiosi et audaci gli emiri che si comprano l’Alitalia. Pensa, hanno chiesto solo che: i debiti che Alitalia ha con le banche vengano cancellati (questo causerà che le banche dovranno rifarsi con tutti gli altri clienti, concedendo meno prestiti ovvero aumentando i tassi di quelli concessi o da concedere); lo Stato si faccia carico dei lavoratori licenziati (questo causerà che le tasse di tutti finanzieranno la cassa integrazione dei licenziati, che dovrà durare molti, molti anni, sufficienti a spegnere ogni tentativo di contestazione dei lavoratori); la concorrenza sui voli interni venga ridotta (questo causerà che i costi dei biglietti saliranno). Quindi, cari cittadini italiani, sappiate che voi pagherete tre volte: come contribuenti fiscali, come controparte delle banche, come clienti di un volo di linea. Non siete contenti? Non vi sembra a quel punto che quel “sul lusso, gli emiri non badano a spese” che c’era scritto ieri su Repubblica sia una solenne presa per il culo? Che siamo tutti buoni a fare i ricchi con i soldi degli altri?

Debito pubblico. Ma basta, eh. Dopo anni che ho scritto che il debito pubblico italiano non si può pagare e che non verrà pagato, ora si comincia a scrivere anche sui giornali dei poteri forti. Giusto per far circolare l’idea e vedere come attecchisce.

Solo che, ecco, non ho voglia di esplorare più questi temi, tanto ho già detto tutto anni fa.

Remains (of the day, and of the work too)

Mi ero piuttosto sbagliato sugli esiti delle elezioni europee, tutto pensavo tranne che il PD di Pittibimbo potesse avere una tale affermazione, sopratutto distanziando il M5S.

Posso dire, a mia parziale discolpa, che avevo comunque fatto una stima prima degli ultimi giorni di campagna elettorale, in cui Grillo ha dato prova del peggio di sé, parlando di Hitler, tribunali speciali, licenziamenti e così via, facendo insomma di tutto per spaventare e mettere paura agli indecisi. Anzi, favorendo il travaso di una piccola o grande quota di voti dai partiti di centro-destra al PD.

Si potrebbero fare varie osservazioni. La prima che mi viene è che questi voti del PD non sono scritti nella pietra, ma sono voti molto mobili. La vera novità di queste elezioni europee è che, per la prima volta, c’è stato uno spostamento di elettori, da alcuni partiti ad altri e da alcuni partiti all’astensionismo. Questo è avvenuto per lucida disperazione, non per convinta adesione. Dopo aver provato la Lega, Berlusconi, i Cinque Stelle, a Milano hanno deciso di provare Renzi, dandogli il 43 per cento ed oltre. Ma quei voti, come ci sono oggi potrebbero sparire domani. Tanto di cappello, quindi, a Renzi che ha detto che la rottamazione ora può iniziare per davvero, consapevole che ora deve guadagnarseli e il tempo non lavora a suo favore.

Si potrebbe anche osservare che nessuno dei problemi dell’Italia è stato risolto; questo non per dire che se ne può fare colpa a Renzi che è premier da tre mesi (Papa Francesco, che per i cattolici romani è pur sempre il Vicario di Cristo in terra, è un anno che sta lì e ancora non è riuscito a fare niente per l’opposizione proprio di molti cattolici di alto rango), ma per dire che sarà grave colpa sua se non farà niente. I temi su cui esercitarsi sono infiniti: la corruzione dilaga e la burocrazia soffoca ogni spiraglio di libertà, mentre il merito sparisce.

Certamente mi ha colpito molto come, di tutte le persone di sinistra o anche solo genericamente riformiste, non ce ne sia uno, dico uno, che sia contento di questo esito elettorale. Proprio perché in questa campagna elettorale di temi di sinistra non ne sono stati toccati molti, né Renzi è un leader di sinistra.

Aggiungo poi una piccola nota personale. La situazione in azienda è ormai arrivata al collasso, la stessa continuità operativa è a rischio. Se non mi fa piacere sapere che sono in uscita, dall’altra parte non ho particolare desiderio di rimanere in questo posto un minuto più del necessario, perché la situazione è di una pesantezza estrema. Qui gli uffici sembrano quelle piazzette di paese dove le persone anziane si mettono sedute e vedono chi passa, non avendo altro da fare.

Manipolatori di professione

I. Quanto è caro e premuroso il nostro Re della Repubblica, che ieri intervistato da Fazio (ottima legittimazione per una mediocrità di presentatore che andrebbe viceversa consegnato agli annali della televisione, ammesso che ne abbia mai fatto parte) ci ha tenuto a dire che il debito pubblico va pagato, per i nostri giovani.

E no, signor Presidente, il debito pubblico va pagato da chi l’ha fatto. Se tu lo paghi togliendo a me le tutele, i diritti e le opportunità che tu invece hai avuto, allora non lo stai pagando per me, ma lo stai pagando da me. Comincia a ridurti lo stipendio, comincia a far sì che il Quirinale non costi cinque volte Buckingham Palace (o trenta volte la presidenza tedesca), poi ne riparliamo.

II. In un ospedale pubblico di Roma, un deplorevole incidente ha fatto sì che una donna stia aspettando i figli di un’altra coppia, per un errore di procedura nel laboratorio di fecondazione assistita. A parte i commenti, che sono facezie fuori contesto, per cui allora la fecondazione eterologa in Italia si faceva già (sai quante altre volte avranno sbagliato senza che nessuno se ne accorgesse, e quante volte non hanno sbagliato ma l’hanno fatto apposta con il consenso della coppia) la cosa che colpisce è la reazione della Regione Lazio, che ha deciso di chiudere il reparto. Bravi, bravissimi, così si fa! Questo è il pensiero che viene suggerito dai manipolatori del potere, perché è giusto che chi sbaglia paghi. Però, chiudendo uno dei pochi reparti pubblici che si occupano della fecondazione assistita significa lasciar spazio ai privati. Però, il compito della politica non è chiudere i reparti che non funzionano, ma fare in modo che funzionino: siamo sicuri che in quel reparto ci fossero macchinari avanzati? Che non ci fossero dirigenti raccomandati? Che il personale fosse di ruolo, non costretto a campare con contratti di qualche mese in qualche mese, con turni di lavoro massacranti? Però, il compito della politica non è ingraziarsi i cattolici, che alla chiusura di un reparto di fecondazione assistita saranno, nelle loro frange più oltranziste, ben contenti. Il compito della politica è organizzare le attività pubbliche, cosa che non pare sia successo e di cui non è il caso di occuparsi. Se serve, si può fare una bella intervista da Fazio per farsi vedere con il pugno duro. Che fa tanto Renzi, e non impegna.

Abbiamo fatto il ’68, ma in pochi mesi

Se il ’68 cominciò con grandi progetti e finì a puttane, ma ci mise alcuni anni, il Movimento Cinque Stelle è riuscito ad andare a puttane in pochi mesi.

Se nel merito del decreto Bankitalia hanno ragione, il modo in cui hanno portato le loro idee avanti è talmente infimo che non si può che pensare che la cosa sia voluta. Del resto, è risaputo che il Movimento Cinque Stelle ha grandi simpatie da parte degli USA, vuole abolire il sindacato, è contro il sistema dei partiti, in generale ha una piattaforma politica che vuole abolire, in sostanza, i corpi sociali intermedi, quindi dubito che possa essere proprio detestato dai poteri forti.

Magari è dietrologia, allora limitiamoci ai fatti. Oggi si sono superati, perché il loro responsabile comunicazione ha detto che, anche se il M5S fosse un partito di stupratori, nessuno stuprerebbe la Boldrini.

Caro cazzone che meglio non sei, guarda che uno stupro non è un premio che vincono le donne fighe, quelle bone, per cui quelle brutte non sono stuprate e le belle corrono il rischio, si sa che insomma quando una è gnocca è gnocca. Lo stupro è una violenza paragonata all’omicidio, anche nel nostro ordinamento, e questo perché questo è. Uno che dice che una donna non corre rischi perché è, a suo modo di vedere, brutta, è un povero disgraziato, sessualmente represso, che merita solo di essere messo a tacere e che ha una maturità di un quindicenne che si fa le prime pippe. Del resto, sempre dallo stesso partito, è venuto pure il tweet finto, cioè c’è stato uno che ha pensato di inventarsi un tweet della Boldrini, commentarlo schifato, salvo che poi nello screenshot ha messo dei re-tweet che nessuno, interpellato, ha mai fatto.

Mi ripeto, una tale imbecillità fa solo pensare che faccia comodo farla, proprio esattamente come il terrorismo fu il modo migliore di non parlare di niente della sostanza del ’68.

Gli italiani non cambieranno mai

Popolo di servi, pronto a correre in soccorso del vincitore, pronto a ignorare la legge quando non fa comodo, bravissimo o almeno convinto di esserlo nell’eloquio quando si tratta di piegare i principi alla convenienza del momento.

La legge parla chiaro: i professori che hanno avuto un aumento in busta paga non hanno diritto ad averlo. Sarà una legge sbagliata, avrà avuto degli effetti che vanno oltre le intenzioni degli estensori, sarà modificabile anche con un decreto, ma fino ad ora rimane la legge, che non si piega a convenienze di parte e che si applica in quanto tale.

In questo quadro, arriva il vincitore, Matteo Renzi da Firenze, che dice che la restituzione di quello non dovuto è indecente, i professori che hanno avuto quanto non spettava loro non devono restituirlo. Già qui, ci sarebbe molto da dire, visto che non è compito del segretario del PD, o di qualsiasi leader politico, stabilire quali leggi applicare.

Invece e appunto Renzi ha sparato ad alzo zero, perché nella sua strategia politica ogni elemento è buono per mettere in mora il governo. E il governo che fa? Invece di fare presente che la legge, e sono costretto a ripetermi, si applica salvo una nuova legge che la modifichi, decide di ignorare bellamente la legge stessa e dice che sì, chi ha avuto ha avuto ha avuto.

Stabilendo quindi un nuovo, affascinante invero, principio: se lo Stato ti dà più di quello che ti deve dare, tu vai da Matteo Renzi, e facciamo aumma aumma. Una cosa delirante, che credo non saprei spiegare a nessuna persona di nessuna nazione civile e democratica (e anche a spiegarla ad un italiano ammetto di avere fatica, io pure lo sto scrivendo ma non ci credo).

Così, abbiamo avuto il soccorso per il vincitore, il piegamento della legge alla convenienza politica del momento, e ovviamente il pianto greco e tutte le proteste dei nostri politici che si dicono, tutti, tanto preoccupati per la scuola, tanto attenti agli stipendi degli insegnanti, tanto favorevoli al provvedimento.

Poi però, non dicono che il loro compito e il loro dovere, di fronte alla eventuale sperequazione dovuta alla restituzione degli scatti di stipendio, era quello di riunirsi e modificare la legge. No, sai che palle, meglio un bell’intervento al telegiornale, la voce tremante dall’emozione e dalla partecipazione al dramma degli insegnanti, che fa tanto fine e non impegna. Sia mai che ci riuniamo e poi magari quei soldi che mancano all’appello li venissero a chiedere a noi. No no, facciamo un bell’intervento. Poi, francamente, sarà pure scritto in Costituzione che c’è il pareggio di bilancio, sarà pure che se diamo qualcosa in più a qualcuno dobbiamo togliere da qualche altra parte, sarà pure che decidere quindi dove vanno le risorse è una cosa che viene appunto decisa dalle leggi dello Stato e non dal primo che passa, sarà pure che se il Ministro non è stato correttamente informato allora il Ministro deve provvedere a licenziare su due piedi il direttore generale del Ministero, ma francamente sai che ti dico? Chi se ne fotte. Tanto qui è tutta una delinquenza, come dice il senatore Razzi.

Anzi, viva Razzi, che è bravo e buono esattamente come tutti gli altri, non certo peggiore. Solo più folcloristico.

Mi raccomando, rigorosa

Un detenuto è morto nel carcere di Poggioreale. Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, ci tiene a far sapere che ha richiesto una “rigorosa” indagine amministrativa.

Ohibò, e perchè? E che ci stanno le indagini amministrative aumma aumma? Sarà come quando vai in ferramenta col tintometro, e ti scegli la tonalità di verde? Guardi, vorrei una indagine amministrativa, però non me la faccia troppo rigorosa che a mi’ marito je se mette sullo stomaco.

Oppure sarà che in quel “rigorosa” c’è tutto il tentativo del signor ministro di passare per una inflessibile, giusto per provare a rifarsi una verginità dopo la vicenda Ligresti? In fondo, che costa dire “rigorosa”? Fa fine e non impegna, anzi.

Purtroppo in quel “rigorosa”, c’è tutto il riassunto di una perdita di credibilità e di mancanza di statura morale. E’ una grida manzoniana, forte con i deboli e debole con i forti.

(però, vuoi mettere sostenere questo governo… ce lo chiede l’Europa… signora mia, di che colore vuole la vernice per il bagno? E’ venuta un po’ più scura, lascio?)

Sempre materiali ferrosi sono

Certo che si vede che Letta è un gggiovane, si vede da come parla, oh, dico, oh, ha detto ad un giornale che lui ha le “palle d’acciaio”.

Però, pensando che si trova in un governo il cui ministro dell’Interno non ha impedito la deportazione di una richiedente asilo politico, il cui ministro della Giustizia si dice a completa disposizione di una famiglia di arrestati con a capo un pregiudicato, un governo che niente fa e niente sa fare per combattere la corruzione, l’evasione fiscale, la perdita di posti di lavoro, un governo che si dichiara di scopo e che finora non ha fatto niente, bene forse Letta doveva dire non di avere le palle d’acciaio, ma lo stomaco di ferro.

E, per concludere, che pena e che sconforto.

Non avrei saputo dir di meglio

L’Italia non ce la fa. È prigioniera di una classe dirigente – politici, imprenditori, burocrati – consapevole dello sfacelo e per questo impegnata ad appropriarsi dell’ultima residua ricchezza.

(Giorgio Meletti, sul Fatto Quotidiano, e non c’è altro da dire)