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Peggio dei mafiosi

Noi che scrivevamo che Gheddafi era un assassino, che ci schifavamo dei servizi del TG1 che lo mostrava come una persona simpatica e alla mano, noi che siamo stati accusati da quella macchietta messa a fare il ministro degli Esteri di non volere bene all’Italia.

Noi, noi possiamo dire che non si gioisce della morte di nessuno, e che Gheddafi doveva essere catturato e processato.

Noi, che avremmo voluto sentire da lui parlare dei rapporti che ha avuto con tanti governi d’Italia, di Ustica e dell’amicizia particolare, particolarissima con Berlusconi. Della sua televisione araba in cui uno dei soci era proprio Gheddafi.

Noi, siamo schifati dai commenti di questi piccoli uomini che sono al governo e gioiscono per la morte di uno a cui baciavano la mano, un leader di cui apprezzavano la visione strategica e l’impegno per il suo popolo.

Voi, voi siete peggio dei mafiosi.

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Il rimorchiatore Asso come strumento di politica estera

Comincia la guerra in Libia, e un rimorchiatore italiano arriva nel porto di Tripoli. Le autorità lo confiscano, e il governo italiano fa quasi finta di niente, giusto una noticina per protestare, così come i familiari e parenti vari dei sequestrati, che insomma saranno pure spiaciuti ma son cose che capitano.

Continua la guerra, il rimorchiatore sta sempre lì, e nessuno più se ne cura; è un po’ difficile pensare che non possa venir liberato, visto che le bombe sul suolo libico e contro il governo che tiene quel rimorchiatore alla fonda sono già lanciate.

Poi Gheddafi si ritira da Misurata, e il rimorchiatore è improvvisamente libero.

Chi c’è su quel rimorchiatore? Che ruolo sta giocando l’Italia? A chi ha garantito il salvacondotto?

Sei mesi fa, quando il TG1 magnificava Gheddafi

Mi cito, giusto per rinnovare quello che pensavo di certa gentaglia che lavora al TG1, e che scrivevo sei mesi fa:

Ho avuto un urto di vomito a sentire il Tg1 che magnifica Gheddafi, un “benefattore” per le strade di Roma, visto che lascia 100 euro di mancia al cameriere.

Gheddafi è un assassino. E’ uno che ha messo la bomba sul volo della Pan Am che esplose sul cielo di Lockerbie a metà degli anni ’80, causando oltre 250 morti. E’ un dittatore spietato, che ammazza ed uccide sistematicamente tutti i suoi oppositori. E’ uno che prende i clandestini che l’Italia gli rimanda indietro – grazie al prodigioso trattato che abbiamo firmato – e li spedisce in mezzo al deserto, lasciando che di loro se ne occupi Allah.

Non un benefattore, ma un essere disgustoso e che si porta appresso una scia di sangue e di morte.

Un uomo stanco, ma non stupido

Berlusconi ha detto che il piano di salvataggio delle banche americane (il TARP) è stato deciso da Obama dopo un consulto Roma-Washington. Potrebbe sembrare solo per quello che è, una cazzata che riscrive la storia oltre la decenza (il piano fu varato da Bush) ma credo sia invece un messaggio obliquo.

Berlusconi sa, perché non è stupido, che gli americani se ne vogliono liberare il prima possibile. I suoi rapporti con Putin e Gheddafi non sono digeribili oltreoceano, e certo la scarsa simpatia personale con Obama non aiuta (in realtà, pure Bush l’avrebbe volentieri gonfiato di legnate alla prima occasione, visto che il falso rapporto sulle armi di distruzione di massa irachene è transitato, se non proprio stato confezionato, anche con delle complicità nella penisola).

I servizi segreti americani si stanno già muovendo: nessun altro avrebbe potuto indicare a Gianfranco Fini che era l’oscuro Lavitola quello che, sbarcato sull’isola di Saint Lucia, stava cercando la regina delle prove. Tantomeno Fini e i suoi non sarebbero stati così espliciti e duri nell’indicarne il nome se l’informazione non fosse giunta da una fonte che loro stessi hanno definito aldilà di ogni possibile dubbio, l’espressione in genere usata proprio per indicare i servizi segreti dei paesi alleati.

Uno ci pensi, all’idea di un ufficiale della CIA che chiama il Presidente della Camera dei Deputati per metterlo al corrente di una manovra contro di lui, ordita dal Presidente del Consiglio dei Ministri dello stesso paese, mica di un altro paese, e si dica se la cosa non è ben oltre tutto quello che ci saremmo mai potuti immaginare. Strano solo che Fini, al dibattito della Camera, abbia fatto un mezzo sorriso, credo che chiunque altro al posto suo avrebbe sfoggiato una immensa erezione: si vede che è un uomo freddo.

Vogliamo parlare della gita di piacere che, negli ultimi mesi, hanno fatto negli Stati Uniti sia il Presidente della Repubblica Napolitano (che come tutti sanno non è mai stato un informatore della CIA) che Pierluigi Bersani? Sono sicuro che Bersani è andato a promuovere il culatello.

Ora, circolano voci, magari assai speculative, che Gianfranco Fini abbia l’arma finale, e aspetti solo l’occasione per sfruttarla. Un qualcosa, legato proprio ai rapporti di Berlusconi con Gheddafi e Putin, che potrebbe segnare la distruzione politica di Silvio, e quantomeno il crollo del governo. Un qualcosa, proveniente proprio da certi ambienti.

Per cui, oggi quando Berlusconi s’è messo a parlare del suo ruolo negli Usa, ha solo provato a mandare un messaggio del tipo che, se casca lui, cascano tutti. Rozzo, ma lo spazio di manovra era assai poco (ve lo ricordate il ministro di Giustizia, Filippo Mancuso, quando parlò del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, lasciando una pagina vuota del suo intervento, come a dire che ne avrebbe potuto dire di cose? Ecco, Berlusconi non è uno da pagina bianca).

Si è trattato del grido di un leader ormai stanco, che si addormenta durante il dibattito parlamentare, ha un viso che va invecchiando in modo sempre più rapido (e anche qui, le voci che circolano in Parlamento sulle sue precarie condizioni di salute saranno interessate, ma non so fino a che punto), e che cerca di riorganizzare le sue truppe, solo che quando un pesce entra nelle rete un altro esce, e certi pesci come Ciarrapico sono particolarmente velenosi.

Non so quanto queste voci siano vere, è molto difficile da dirlo perché si è creata una cappa molto forte, però tutti riflettano sul fatto che un giornale di quasi contro-informazione come Dagospia ha detto che della faccenda della casa di Montecarlo non vuole più sentire parlare, perché nelle parole del suo direttore, Roberto D’Agostino, è entrato in un gioco assai più grande da cui si vuole tirare fuori.

Un urto di vomito

Ho avuto un urto di vomito a sentire il Tg1 che magnifica Gheddafi, un “benefattore” per le strade di Roma, visto che lascia 100 euro di mancia al cameriere.

Gheddafi è un assassino. E’ uno che ha messo la bomba sul volo della Pan Am che esplose sul cielo di Lockerbie a metà degli anni ’80, causando oltre 250 morti. E’ un dittatore spietato, che ammazza ed uccide sistematicamente tutti i suoi oppositori. E’ uno che prende i clandestini che l’Italia gli rimanda indietro – grazie al prodigioso trattato che abbiamo firmato – e li spedisce in mezzo al deserto, lasciando che di loro se ne occupi Allah.

Non un benefattore, ma un essere disgustoso e che si porta appresso una scia di sangue e di morte. Uno che non solo offende Roma, i Cattolici e gli Italiani permettendosi di fare proselitismo nella Città Eterna – e già ci sarebbe da dire su cosa sarebbe successo se un leader europeo si mettesse in una grande capitale araba a parlare di Vangelo e a benedire alcune conversioni; anzi no parliamone: i convertiti verrebbero probabilmente giustiziati sulla pubblica piazza e un’ondata di kamikaze si abbatterebbe sull’Europa –  ma è uno a cui dell’islam stesso non frega niente, visto che l’ha ridotto ad una specie di spot pubblicitario.

La fascinazione di Berlusconi verso l’Assassino di Tripoli è disgustosa, e si spiega anche con la necessità per il premier italiano di avere un porto sicuro in cui casomai scappare, come all’epoca lo aveva Bettino Craxi con la Tunisia ed Hammamet; oltre che per gli affari che i due fanno insieme, visto che hanno un canale televisivo in comune.

Ma la fascinazione di Berlusconi verso l’Omicida libico non può consentire che Roma diventi un circo ed una barzelletta di capitale. Nemmeno gli affari di cui tanto Berlusconi si vanta possono essere considerati una scusante, visto che tra l’altro aiutano a puntellare un regime che tanto in salute non è (c’è un motivo per l’improvvisa passione di Gheddafi per il Corano, ed è il cercare un consenso interno a buon mercato), e visto che sono affari che fa non l’Italia in quanto sistema ma gli amici degli amici.

Berlusconi con questo disgustoso show senza regole e senza decoro ha offeso profondamente tante e tali di quelle idee e persone che non si può che pensarlo divenuto un moderno Caligola, che fece senatore il suo cavallo. Del resto, il disprezzo per la democrazia è tutto lì, vista la fascinazione del premier per l’assolutismo omicida e sanguinario che vige dall’altra parte del Mediterraneo.

Lo stesso premier, vale la pena di ricordare, che all’indomani dell’11 Settembre si vantava della “primazia” della società occidentale.

La stessa maggioranza che, oggi stranamente silente, si schifa e protesta quando a Roma c’è il Gay Pride.

Gente che dovrebbe mettersi un po’ di merda in bocca per rifarsi l’alito.

Il partito dell’amore

Ok, gli immigrati che rifiutiamo vengono presi dal grande leader libico Gheddafi e mandati a morire nel deserto, ma a noi che ci frega? Sì lo sapevamo da anni, e quindi? Sempre negri sono. Noi siamo il partito dell’amore, e quando questi negri muoiono nel deserto, allora è proprio il momento che li amiamo.

Costruiamo dei grattacieli

Uno dei tipici giri da turista a New York è quello che va dall’estremità sud di Manhattan prima alla Statua della Libertà, che sta su Liberty Island, e poi a Ellis Island, il luogo dove venivano portati quasi tutti gli immigranti che arrivavano per nave negli Stati Uniti d’America.

Quasi tutti, perchè i passeggeri di prima e di seconda classe sbrigavano le formalità sulla nave, mentre quelli di terza venivano sbarcati e arrivavano in una grande sala dove venivano chiamati uno alla volta. Ne arrivavano alcune migliaia al giorno, nel periodo che andò dalla fine dell’800 a poco dopo la Seconda Guerra Mondiale. Venivano così esaminati, sia per vedere se avessero delle malattie (in particolare le autorità sanitarie americane temevano il tracoma) sia per sincerarsi delle loro condizioni mentali e che avessero una normale intelligenza (furono sviluppati dei test adatti anche a chi non sapeva leggere o parlare inglese) e che non fossero dei sovversivi.

Il viaggio dall’Europa durava un paio di settimane se non tre, e per i passeggeri di terza classe avveniva in condizioni igieniche penose, con un sovraffolamento delle camere in cui dormivano (camere ricavate dai vecchi depositi merci delle navi) e una alimentazione appena sufficiente a rimanere in vita. Dall’Italia partivano persone che il mare non l’avevano mai visto, che avevano investito tutti i loro risparmi nel viaggio e che non sapevano spesso manco una parola di inglese, angosciate alla sola idea di venire respinte.

Così, gli americani provvidero a fornire dei traduttori (Fiorello La Guardia fece per un lungo periodo questo mestiere), crearono dei menù particolari per chi aveva dei motivi religiosi per non poter mangiare tutto (in particolare gli ebrei osservanti che  volevano del cibo kosher spesso arrivavano a Ellis Island quasi moribondi dopo settimane d’inedia); c’era anche l’uomo del latte che il pomeriggio andava a dare una tazza di latte ai bambini.

In genere, tuttavia, le formalità di ingresso negli Stati Uniti duravano solo poche ore, poi c’era qualcuno per cui occorrevano alcuni giorni, e casi più rari di qualcuno che si fermò per settimane o mesi ad Ellis Island, come fu il caso di una ragazza proveniente dal Nord Italia e che si esprimeva in un dialetto che nessuno conosceva.

Il museo di Ellis Island è un museo apologetico, perchè anche se racconta degli sforzi enormi che il governo americano sostenne per accettare questa massa di profughi, non racconta poi degli episodi di razzismo che c’erano: il caso di Sacco e Vanzetti non viene mai citato.

Ma gli americani accettarono il novantotto per cento di coloro che arrivarono lì per cercar fortuna. A prescindere dalla lingua, dalle condizioni economiche, dal titolo di studio. E così facendo fecero grande la loro nazione, portando i più volenterosi a costruirsi un futuro migliore. I loro discendenti, insieme ai discendenti di quei Padri Pellegrini che arrivarono secoli prima nel Nuovo Mondo per sfuggire alle persecuzioni, e che passarono il primo inverno a spaccare il ghiaccio con i piedi, erano accomunati solo dalla volontà di sfuggire alla povertà, e per fare questo misero la libertà al centro del loro agire.

Certo, gli Stati Uniti sono divenuti ricchi anche grazie alla loro straordinaria ricchezza del proprio suolo e del sottosuolo, così come al fatto che firmarono centinaia di trattati di pace con i pellerossa che ignorarono sempre. Ma a New York non puoi non pensare che questa nazione di reietti ha costruito dei templi alla libertà e li ha chiamati grattacieli per celebrare il trionfo della libertà, e che proprio questi grattacieli siano stati il simbolo dell’attacco dell’Undici Settembre.

Ieri – parlando di questo nostro povero paese – tre barconi di immigranti provenienti dal Nord Africa sono stati riportati indietro, in Libia. Lì sono stati consegnati al governo libico, al cui capo giova ricordarlo siede un dittatore sanguinario che ammazza la gente come più gli aggrada.

La Convenzione di Ginevra, le leggi internazionali, il senso umano di pietà avrebbero richiesto che questi immigranti venissero esaminati uno per uno, perchè alcuni di essi sfuggivano alla guerra, alla povertà, alle persecuzioni su base religiosa, etnica o politica. Certo, si erano imbarcati in modo clandestino pagando degli sporchi trafficanti, ma quando la tua casa viene rasa al suolo dalla guerra è più possibile che pensi a scappare, piuttosto che a seguire le procedure per l’ingresso regolare in Italia, che tra l’altro prevedono che tu abbia già un lavoro quando arrivi.

Gli stessi militari che hanno dovuto far questo si sono sentiti in difficoltà, a prendere delle donne incinte e a reimbarcarle. E’ sufficiente che una donna dia alla luce un figlio in territorio americano, anche appena passata la frontiera, anche da un minuto, perchè quel bambino abbia la cittadinanza americana. In Italia non basta nascerci per essere italiano, e comunque per non sbagliare evitiamo anche che questo accada. Morisse per mare, quella puttana, con lo sporco figlio che si porta in grembo.

Di fronte a questo scempio, il ministro dell’Interno non ha rassegnato le dimissioni, firmandole con le mani macchiate del sangue di questi innocenti rispediti indietro, ma anzi si è detto orgoglioso di quanto fatto, come fa ogni bravo macellaio quando affetta un pezzo di carne.

Berlusconi, Maroni, Brunetta. Questo è un governo di nani. Poi ci sono i grattacieli americani. Quando capiterà di parlare della povertà di questo nostro paese, magari sarà utile ricordare cosa ha reso grande gli Stati Uniti, e chi, miserabile per il suo agire, ci ha reso miserabili a sua volta per non sentirsi da solo.