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Il favoloso mondo di Alitalie

E’ un mondo bellissimo, quello di Alitalia-Alitalie. Un mondo dove i lavoratori sanno che il loro stipendio è dovuto, i soldi cadono dal cielo e, proprio quando la cassa finisce, si può ricorrere alla politica (anzi, per dirlo come Giorgia Meloni, un leader politico che tra breve comincerà a difendere questi poveri lavoratori, ” ‘a ppolitiga’).

Tanto, finora ad Alitalia abbiamo versato oltre 7 miliardi di euro, pari a circa 200 milioni l’anno negli ultimi trent’anni. Questo come collettività. Poi, come possessori di un biglietto aereo, anche emesso da un’altra compagnia aerea che volava in Italia, abbiamo aggiunto un paio d’euro su ogni biglietto.

Abbiamo così dato a questa società un sacco di benefit, per esempio chi è uscito nel 2008, all’epoca dei capitani coraggiosi di Berlusconi, si è preso 7 (sette) anni di cassa integrazione, giusto per vedere cosa fare nella vita. Tanto pagavo io.

Ora continuano, pretendendo altri soldi (“ne hanno trovati venti per le banche, non ne possono trovare cinque per noi?”, “nazionalizzazione”) e così via.

Purtroppo l’anno prossimo si vota, quindi dubito che il governo ce la faccia ad imporsi. Ma dovrebbe. Si proceda ora con le procedure per l’amministrazione straordinaria, ovvero o si trova un compratore oppure si vende l’azienda a pezzi e si salva chi può.

Proprio basta con questa gente che esige solo di salvare se stessa, prescindendo da tutto e convinta di avere solo delle ragioni. E’ vero che il management degli ultimi tre anni è stato penoso come pochi altri, ma è anche vero che alcune scelte (come privilegiare il corto raggio) sono state fatte per far sì che piloti ed hostess potessero, la sera, tornare a casa e non rimanere fuori Europa. Ecco, allora, visto che giustamente volete stare a casa con le vostre famiglie, trattenetevi pure più a lungo, Alitalia non serve a niente, è una compagnia intrinsecamente inutile come sa chi ha avuto la ventura di volarci negli ultimi tempi.

Della strada ad Almirante, non importa molto nemmeno alla Meloni

Giorgia Meloni, candidata a sindaco di Roma per mancanza di alternative migliori, ha dichiarato che se diventasse sindaco intitolerebbe una strada a Giorgio Almirante. Va da sé che è una proposta ributtante, sopratutto nella città del massacro delle Fosse Ardeatine. Ma va pure detto che, in realtà, è una manovra che si inquadra nello scontro feroce tra lei e Salvini da una parte e Berlusconi dall’altra.

I sondaggi che girano dicono che, al ballottaggio, andranno Virginia Raggi per il M5S e poi uno tra appunto Meloni e Giachetti, i due sono molto prossimi. Marchini è invece del tutto fuori dai giochi. Ora è difficile dire se i sondaggi saranno predittori affidabili di quello che succederà il 5 Giugno, quello che è sicuro è che i candidati li leggono e, da come si comportano, ci credono.

Infatti, cosa può fare Berlusconi che ha puntato su Marchini, che sicuramente perderà? Conoscendo il tratto istrionico dell’uomo, è possibile che tra qualche giorno inviti a far convergere i voti per il sindaco sulla Meloni, lasciando il voto di lista a Forza Italia, quindi proponendo un voto disgiunto che sarebbe politicamente opportuno e anche sostenibile.

Se Berlusconi facesse così, la Meloni arriverebbe probabilmente al secondo turno e non potrebbe però dire che è stato tutto merito suo, una parte della vittoria la avrebbe anche Berlusconi che le avrebbe dato quei pochi punti percentuali per superare Giachetti, voti di cui ha urgente bisogno.

La Meloni, ben poco interessata a diventare sindaco di Roma, è sicuramente più interessata ad interessarsi la leadership del futuro centrodestra, quindi non può rimanere in attesa degli avvenimenti, deve fare qualcosa che renda più difficile a Berlusconi sostenerla, perché dopo Berlusconi passerebbe a riscuotere, mentre il piano suo e di Salvini è di buttarlo fuori dal tavolo.

Cosa c’è di meglio che proporre una strada per Giorgio Almirante? Gli ebrei di Roma si sono incazzati come bisce (e vorrei ben vedere) e ora per Berlusconi diventa più difficile dare un appoggio e una indicazione di voto disgiunto alla Meloni: un elemento molto forte della legittimazione che Berlusconi ha avuto viene proprio dagli ebrei italiani che hanno un po’ garantito per lui quando nel 1994 vinse le elezioni.

Così facendo, inoltre, se proprio arrivassero dei voti in più, la Meloni potrebbe sempre dire di averli tolti a Storace, suo acerrimo nemico personale e, come dice Marchini, fascista a tutto tondo.

Insomma, questa è la campagna elettorale a Roma. Povera città.

Perché chiedere scusa?

Quelli di Fratelli d’Italia fanno una forte (per i loro mezzi limitati, in ogni senso) campagna contro le adozioni delle coppie gay. A loro ha risposto, tra gli altri, Vladimir Luxuria, rendendo noto come Giorgia Meloni sia stata abbandonata dal padre a 12 anni.

Apriti cielo. E non si fa, e non si dice, e non si porta il privato delle persone in politica, anzi Luxuria chiedi scusa.

E per quale motivo dovrebbe chiedere scusa? Non siete voi, gli omofobi, che passate le giornate ad insultare noi gay? A dirci che non dobbiamo contare sul matrimonio, che siamo contro natura, che siamo perversi, che non volevamo bene al papà per cui siamo diventati gay, che siamo pedofili? Mo’ che si segna il punto, fate pure gli offesi? Quindi, va bene parlare delle persone, colpendo e scavando nel privato, allo scopo di negare dei diritti che sono riconosciuti in quasi ogni altro paese civile e moderno, però guai se lo stesso strumento viene usato nei confronti dei paladini della morale tradizionale.

Ma vaffanculo, va.

Questo blog ha sempre festeggiato quando un omofobo andava in galera, fosse pure per aver commesso tutt’altro genere di reati ed ha, anzi, goduto quando di qualche omofobo si è venuta a sapere della sua grande passione per la pannocchia.

Quindi, proprio non vediamo il motivo di dover chiedere scusa. Anzi, crediamo che sia il caso di calcare la mano, facendo una bella psicologia spicciola di Giorgia Meloni.

Come dici, Giorgia? Che non dovremmo fare un tuo ritratto psicologico così su due piedi, tirando quale linea grossolana? Che non si vivisezionano le persone e i loro sentimenti per segnare un vantaggio politico? Hai ragione, non si dovrebbe. Ma visto che avete cominciato voi, ora noi facciamo lo stesso. Sappi, lo facciamo per la famiglia tradizionale.

Per il ritratto della Meloni, l’elemento dell’abbandono da parte del padre spiega molti dei suoi tratti caratteriali. Appare, la Meloni, come un personaggio aggressivo, che finge di essere accattivante per poter poi colpire con più forza, con questa faccia da brava ragazza che anzi ricorre pesantemente al Photoshop per sembrare più giovane. Tutte queste cose sono spiegabili con l’abbandono da parte del padre, che l’ha costretta a diventare aggressiva e che, come trauma non risolto, le causa la paura dell’invecchiare, la paura di diventare adulta senza essere mai stata compiutamente bambina. Anche questo fare politica come Ministro della Gioventù e responsabile dell’organizzazione giovanile del suo precedente partito si spiega con un desiderio di trovare fratelli e sorelle con cui superare il dramma della solitudine.

 

Ho scritto una cosa seria, Giorgia? No, sono tutte cazzate. Come quelle che voi, ogni giorno, ripetete da anni. Ora, comincia a vergognarti e, se vuoi un consiglio, fallo per il rispetto che devi a tutte le bambine abbandonate da padri che lasciano la moglie che si scopre lesbica e che non possono avere più, secondo le idee che tu e il tuo partito raccontate, una famiglia.