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Il governo balneare di Pittibimbo

Pittibimbo (titolo efficace trovato da Dagospia) ha messo in piedi il suo bel governo balneare.

Un governo pieno di niente, di gente che non ha nessun merito particolare (in genere figli di, fidanzati di, amici di), che sopratutto non può avere nessuna ambizione, essendo già stata baciata dalla fortuna, il cui unico scopo è quello di non fare ombra al bimbominkia, che potrà così fare e disfare a piacimento. La compagine migliore, ed è tutto dire, è quella dell’NCD, che si è presa un ministro del Nord (Lupi), uno del Centro (Lorenzin) e uno del Sud (Alfano), giusto perché ogni clientela sia rappresentata. E, dico sul serio, sono molto più seri loro, che non il PD che fa fuori Emma Bonino (una che può fare il ministro per i suoi meriti, mentre c’è bisogno appunto di un ministro che va agli Esteri solo per aver fatto una vita di partito peraltro nella piena ombra), mentre premia Marianna Madia.

Ah, Marianna Madia. Ah, dolci parole. Una che viene messa da Veltroni in Parlamento, in quanto fidanzata all’epoca con il figlio del Presidente della Repubblica, Onorevole Giorgio Napolitano I, e che il giorno prima dichiara che lei avrebbe sostenuto la lista Ferrara, quella contro l’aborto e contro la 194. Una che è incinta all’ottavo mese, e che quindi almeno non farà niente al Ministero di cui va ad occuparsi, quello della Pubblica Amministrazione di cui, siamo pur certi, non capisce un cazzo di niente.

Ma, visto che è all’ottavo mese, tra parto, allattamento e primi mesi, starà poco tempo al Ministero, visto che questo è un governo che se va male dura sei mesi, ma se va bene dura un anno, si va a votare l’anno prossimo. Proprio per questo, tutti i nomi di peso si sono ben guardati dall’averci a che fare, inutile sporcarsi per fare un semplice giro di giostra. Ma, altri nomi e di altro peso, hanno preteso che il magistrato anti ‘ndrangheta, Gratteri, non fosse ministro, perché, tu lo capisci, è un giustizialista. Un po’ quello che dicevano di Falcone. Però, sempre quei nomi hanno preteso che ci fosse Padoan all’Economia, giusto per esere sicuri che il bimbominkia non facesse danni e potesse solo divertirsi un po’ di mesi al governo, che lo sai che il pupo poi mi si strania.

Dire che la cosa fa schifo non è sufficiente, siamo oltre, alla decomposizione della democrazia. Temo che se Civati non fa il suo partito, mi rimane da votare Grillo, che stronzo è stronzo, ma almeno finiamo affondando ridendo per le battute di spirito.

Se la manovra è questa, il default è certo

Da quanto sembra, la manovra del sobrio governo Monti ha elementi di natura depressiva sul PIL (che quindi l’anno prossimo crollerà a quanto? Meno due? Meno tre?), concentrati su chi già pagava (la lotta all’evasione è brutta da fare, ed è giusto che l’idraulico continui a non fare la ricevuta), aumentando le divisioni sociali (manca la patrimoniale, che non è chic e non si porta bene in società).

Se è così, vuol dire che non si è capito assolutamente nulla dell’origine di questa crisi, e si sta curando il malato di polmonite con dei getti d’acqua fredda (del resto, quando c’hai la polmonite non vai a fuoco? L’acqua fredda quindi sicuramente aiuterà).

Se il governo non vara in fretta una patrimoniale violenta, una di quelle che spacchi i denti agli evasori, una patrimoniale che esprima il monopolio della violenza che è costitutivo di uno Stato, l’anno prossimo sarà molto possibile che ci siano rivolte più o meno locali sul territorio della nazione, seguite dallo stato d’assedio, e infine dal default.

Non so come la sinistra sia riuscita a sostenere un governo che sta prendendo una sbandata drammatica. Ma temo che di questo se ne occuperanno i libri di storia.

Durerà

Magari non sto esattamente sul pezzo, ma la mia prima reazione a leggere la composizione del nuovo governo Monti è riassumibile proprio così: durerà.

Perché dentro ci sono tutti i poteri, c’è il Vaticano, gli Stati Uniti, i prodiani, i lettiani, le regioni, la grande burocrazia, i militari, la finanza, i boiardi di Stato, veramente non manca nessuno, personaggi in odore di premio Nobel per la pace, illustri accademici, grandi professionisti.

E’ un capolavoro, anzi il capolavoro politico di Giorgio Napolitano, c’è di che rimanere a bocca aperta per tanta astuzia e tanto distillato di acume politico. E’ la migliore costruzione del suo settennato politico, e la cosa che gli assicurerà un po’ più di un cenno nei libri di storia.

Durerà quindi perché questi che sono entrati come ministro non l’hanno fatto per stare tre mesi a scaldare le poltrone; e veramente sarebbe da rileggere i commenti pensosi dei notisti di cronaca politica quando dicevano che uomini come Letta ed Amato avrebbero rinforzato il governo: direi proprio di no.

Durera anche perché è una Caporetto della classe politica italiana, dalla ex maggioranza su cui vorrei ora tacere per spirito di concisione all’ex opposizione, che dopo quattro anni di opposizione ancora non ha trovato un programma ed un candidato, per cui non ha avuto il coraggio di chiedere le elezioni subito, facendo anzi passare che se non si sono fatte è stata per la generosità di Berlusconi. Come se, tenendo le elezioni, costui non sarebbe stato spazzato via, e anzi alla sola idea di sciogliere le Camere la metà dei parlamentari del PDL non avrebbe votato la fiducia a chicchessia.

Certo, la politica è l’arte del possibile, e almeno in questo Bersani è stato politicamente sveglio, parlando di salvare l’Italia, e lavorando nel frattempo per un governo che è uscito molto, molto meglio di quanto immaginabile.

Una matrioska di merda

Scrivevo giusto qualche settimana fa che Bossi doveva fare la cacchina, far cadere il governo Berlusconi (come ha significativamente contribuito a fare) per potersi sfilare da un indispensabile governo di emergenza nazionale (come sta facendo) per poter così tornare a campare di rendita sulla Padania, il federalismo e le solite tiritere che non sono riusciti a concretare in anni di governo (come faranno).

Quindi non sono molto stupito di quanto sta succedendo nella Lega – stiamo bene nella linea dell’ampiamente previsto – ma un po’ lo sono per il PDL, che immaginavo potesse reggere un po’ di più.

Ad occhio e croce, credo che la fronda interna (di questi statisti come La Russa, Sacconi – uno che ha detto che lui non si consegna ai comunisti: darling, mi sa che non l’hai capito, siamo noi che non ti vogliamo che ci fai ben schifo) sia una fronda di riposizionamento.

Cioè, se il governo si fa (e non si può non fare) allora si cambierà anche la legge elettorale con una proporzionale, e quindi il potere di interdizione dei leader di partito – potere che hanno con questa legge elettorale – viene a mancare, e pure un Brunetta può dettare le sue condizioni (dico, Brunetta. No, c’avete presente?)

Certo che è da osservare pure che il quadro dipinto dai poteri forti, e cioè che se non si fa il governo Monti arriva l’apocalisse del voto, non è così realistico, ed anzi molto interessato. Perché il rischio, se si va a votare è – signora mia si regga forte – che le elezioni le vinca un fronte progressista (dove per “progressista” si intende il concetto italiano di progressismo sociale ed economico, cioè un’area sostanzialmente più a destra di un giornale liberista, mercatista e conservatore come l’ Economist ) e questo è un rischio comunque da evitare.

Ed è sconfortante che la sinistra chini il capo, perché avendo avuto circa tre anni per organizzare l’opposizione all’ultimo Berlusconi, quello della prostituzione personale e di Stato, non c’è ancora riuscita. Così meglio evitare di andare al voto, che c’è il rischio che si vinca – e sai che palle, si sta tanto bene all’opposizione. E poi D’Alema si eccita a fare un governo con Casini, che lui capisce di politica. (Signora mia. Mica che faremo queste leggi per i ghei, che si vogliono pure sposare. E le coppie che fanno i figli e sono sterili. E l’eutanasia, che poi ti uccidono quando sei vecchia. E tutte le brutte cose che dicono contro la Chiesa Cattolica. Signora mia, che brividi che mi vengono al solo pensarci.)

Sì, la questione della legge elettorale è un po’ un falso problema, perché si può sempre correggere nelle sue storture con delle primarie per definire le liste dei candidati.

E viceversa, i mercati non si accanirebbero particolarmente contro l’Italia, una volta votato il maxi-emendamento (cioè la Finanziaria dentro la Finanziaria, alla fine il declino berlusconiano è un po’ una matrioska di merda), come non si sono accaniti contro la Spagna.

Perché – qui sta il busillibus che i poteri forti non citano mai – i mercati stessi sanno che non può bastare un anno per fare le riforme necessarie e vederne i frutti, quindi c’è un problema di fase terminale della legislatura che è il vero ostacolo e il vero problema, e questo si risolve solo resettando tutto, andando alle elezioni anticipate.

Ciò detto, bisognerà pure dire che Mario Monti – lungi dall’essere un progressista – è stato comunque il commissario europeo che ha fatto il mazzo a Microsoft, forse la decisione nel settore dell’informatica più importante e più salubre mai presa in Europa: se oggi potete andare su Facebook con il browser che preferite, i meriti dell’Antitrust europeo di Mario Monti sono indiscutibili.

Un po’ ho l’impressione che sia difficile poter fare di meglio, un po’ (anzi un molto) che la sinistra sia in una condizione pietosa, un po’ che non è che fatto un governo ipso facto si risolvono i problemi, i provvedimenti da prendere vanno poi presi e poi votati. Chi vota il passaggio al sistema contributivo per tutti? La lotta all’evasione fiscale? La patrimoniale?

Tutto questo, poi, sempre se guardiamo alla situazione in termini di attualità politica, la storicità della crisi rimane esattamente dove è, e non si risolve con un cambio di governo. Magari, mi direte, è da aspettare che la crisi del debito colpisca prima gli USA.

(Se c’avete voglia, potete leggere quello che scrivevo il 30 Gennaio 2010, “La prossima crisi del debito pubblico italiano”: “Quello che credo sia significativo, non è tanto che il New York Times scriva questo, ma che nessuno e dico nessun giornale italiano faccia minimanente cenno al rischio di fallimento. Questo, credo, perchè i proprietari dei giornali sono poi i più grandi proprietari di obbligazioni dello Stato, e quindi non vogliono creare per primi il panico. Ma è una ulteriore prova provata della pesante cappa mediatica che ci avvolge il fatto che di tutto questo non se ne sappia praticamente niente. Poi, sia chiaro, il default del debito pubblico italiano non sarà affatto un male, a parte un periodo di turbolenza come non abbiamo mai visto nella storia d’Italia.”)

Pensierini sparsi sulla situazione politica

I giornali di oggi sono tutti tesi a sottolineare un passaggio dell’intervento di Fini di ieri, quello in cui ha invitato Berlusconi a dimettersi. A parte alcune piccole sfumature di galateo istituzionale (del tipo che le crisi di governo si aprono in Parlamento con un voto di sfiducia, non sulla fiducia della sfiducia; e che un Presidente della Camera che sfratta il Presidente del Consiglio è una novità anche per la disastrata – e volesse il cielo esaurentesi – Seconda Repubblica), e tutto valutato che il fatto in sé è forte, non ho visto molti commenti sull’idea di società che Fini ha espresso ieri (con tutte le prudenze verso un leaderismo che ha fatto il suo tempo).

Fini ha parlato di immigrati che si integrano, di diritti civili, di temi insomma che sono non solo incompatibili, ma contrari all’attuale idea che il PdL ha della società italiana; ha minato alle fondamenta le assunzioni di quel partito su come l’Italia debba essere, e l’ha tacciato di essere un partito retrogrado. Con questo mettendocisi contro, in modo definitivo ed irrevocabile. La rottura tra PdL e FLI non sarà sul lodo Alfano, nel senso che potranno pure scannarsi su questo tema, ma è un dettaglio rispetto al quadro complessivo. Tra l’altro, così facendo, Fini si è ritagliato un ampio spazio di manovra, su cui quelli del PdL non possono starci dietro, aprendo delle voragini nell’elettorato di destra.  Poi, che FLI nei prossimi anni si limiti ad essere quello che era il PRI alla fine della Prima Repubblica, o qualcosa di più, lo scopriremo vivendo.

I giornali di Berlusconi hanno passato l’Estate a parlare del prestanome della casa di Montecarlo. Non hanno trovato il tempo di osservare che Fini che parla di diritti agli immigrati è lo stesso della legge Bossi-Fini (ve la ricordate, no?); ecco, quello evidentemente era un prestanome, altro che la cucina di Montecarlo. Hai pensato che l’arma atomica fosse la cucina Scavolini? Ecco il risultato.

Che poi, vogliamo parlare di FLI? Tipo Barbareschi responsabile della Cultura.

Se Berlusconi fosse un leader politico, sarebbe andato di corsa al Quirinale, proprio per questo problema del rapporto con l’elettorato che impone almeno un governo di coalizione. Sempre se fosse un leader politico, avrebbe accettato, anzi messo lui in campo per primo, l’idea di un nuovo governo con a capo un più o meno fedelissimo; ma il Lodo Alfano non prevede l’immunità, ne può prevederla, per gli amici del Presidente del Consiglio, quindi Berlusconi non può mollare l’osso.

Almeno, evitasse lo spettacolo di una sentenza della Corte Costituzionale a lui sfavorevole, giusto per salvare le apparenze. Sennò vuol dire che è proprio privo di ogni residuo di lucidità.

Quelli che pensano che non possa nascere un nuovo governo, dimenticano sia la storia recente d’Italia (tipo il governo D’Alema, realizzato con una scissione traumatica a sinistra dell’allora Rifondazione Comunista), sia che questo nuovo governo avrebbe l’appoggio certo di Confindustria e USA, e quantomeno un’apertura di credito dalla Chiesa Cattolica. Pensare che questi tre eterogenei ma fortissimi poteri non sappiano muovere le loro pedine è un po’ da ingenui.

E un governo del genere, durerebbe almeno un anno, probabilmente un paio (tipo il governo Dini, per intenderci). Per tanti motivi, dalla cottura di quel che resterebbe di Berlusconi, alla gestione della crisi economica (di cui si stima un’esplosione tra il 2011 e il 2012, stiamo ancora al fuoco che cova sotto la cenere) al fatto che non vedo il PD – per dirne uno – così pronto a tirare la volata a Vendola, oggi candidato fortissimo, ma tra un paio d’anni chissà.

Ma poi, non vogliamo fare qualche indispensabile riforma costituzionale? E ci vogliono giusto un paio d’anni per venirne a capo.

Dichiarazione dei capogruppo della Lega: L’incontro è andato bene, andiamo avanti. Si è deciso di proseguire con l’azione riformatrice per realizzare il programma. Ne è emersa un’assoluta sintonia sui concreti problemi del Paese e sulle azioni da realizzare, a partire dalla situazione creatasi a seguito delle alluvioni in Veneto. Domani Bossi e Berlusconi saranno nei territori interessati insieme al Presidente Zaia, per un sopralluogo nei comuni maggiormente colpiti” Diciamo che un comunicato del genere fa tanto DC dei bei tempi andati, io speravo un po’ di vedere spuntare fuori il nome, chessò, di Zamberletti. Giusto sul nuovo che avanza, anzi sul rompete le righe.

Una correzione di bilancio, ma per andare dove?

Ultime foto dal regime (berlusconiano innanzitutto, e partitico poi) morente.

La legge di correzione di bilancio (che serve a racimolare un po’ di quattrini nei prossimi due anni, giusto per sperare che i mercati siano così gonzi da continuare a comprare il debito pubblico italiano) che viene scritta da Tremonti, che la presenta in Consiglio dei Ministri, ma anzi no, che Berlusconi la firma, ma in via precauzionale, che Napolitano la legge, ma per un parere prima della firma, che i ministri approvano ma non concordano, che è cambiata ed ora è firmata, che abolisce le provincie, no so quelle piccole, no solo quelle piccole e nere, no Sondrio non viene abolita che c’è Tremonti, no aspetta non le aboliamo più, uh ma ti avevo detto che c’è un taglio al Museo Manzoni, risaputa fonte di ogni spreco, no aspetta mica tagliamo i contributi elettorali ai partiti, sì al 50%, no al 20% del 50% che fa 10% però sembra che sia 20 e non 10, aspè che dicevi del Museo?

Diciamo che adesso è un po’ più chiaro il senso della strategia di Fini, che ha scommesso con astuzia sul fatto che i conti andassero male, e che Berlusconi si sarebbe amputato un dito piuttosto che mettere la firma su una manovra, che ha infatti politicamente disconosciuto dando via libera alle lamentele di ogni settore della maggioranza. (Ha scommesso anche con cinismo, se sono vere le voci delle condizioni di salute di un leader di maggioranza, ma la politica non è il regno delle anime belle)

Il punto cogente è che questa manovra è un cumulo di cazzate, taglia dove capita e non interviene sui veri sprechi, si può risparmiare ben di più e ben meglio tagliando le provincie, le auto blu e il PRA (che è un duplicato della Motorizzazione Civile) piuttosto che cercando delle vittime sacrificali che hanno minore capacità di intervento e condizionamento sulla politica.

Ma tutto questo, dovrebbe essere fatto con una maggioranza forte, che può nascere da un risultato elettorale, ma di sicuro si deve cementare nell’esercizio successivo dell’azione di governo. Un governo in cui i ministri sanno che la linea politica è compiacere il Capo, in cui ogni giorno si può raccontare una cazzata più grande di quella del giorno precedente perchè la realtà è solo un ostacolo verso l’agiografia, è un governo di cacasotto che è ora, sic et simpliciter, nel panico.

Dubito che comunque una qualsiasi maggioranza riuscirebbe ad intervenire sui settori in cui bisogna tagliare, e dubito che riuscirebbe ad intervenire sugli sprechi, che in Italia sono strutturali e richiedono di trovare un nuovo lavoro a milioni di persone.

Quello che occorre fare, e anche con una certa celerità, è un governo di unità nazionale, a cui il Parlamento riconosca i poteri di guerra, perchè la situazione è esattamente questa. Ovvio che per fare questo governo si dovrà riconoscere qualcosa a Berlusconi, che ne può essere il leader (visto che le elezioni le ha vinte, ahinoi e direi anche ahilui) e dargli anche l’amnistia, sempre meglio delle leggi porcate fatte e che si continuano a fare. E’ necessaria una nuova svolta di Salerno, perchè la situazione è di una gravità che si concreta e rafforza di più ogni giorno. L’alternativa a questo è che Casini entri in maggioranza, sicuramente un tema affascinante su cui raffinati politologi sapranno confrontarsi con dovizia di analisi, mentre la Nazione collasserà.

Chissà chi si credono di essere

Il governo delle Maldive ha avuto una riunione del governo sott’acqua, per protestare contro il cambiamento climatico.

Con gran sfoggio di telecamere. Quando qui, in Italia, ci sono ministre che l’apnea l’hanno praticata, eccome se l’hanno praticata, senza cercare nessuna pubblicità.

Le nuove leve

Il provvedimento del governo che proclama lo stato di emergenza per l’immigrazione è probabilmente una frescaccia utile a far parlare d’altro e non della drammatica situazione economica, permette ai prefetti di fare gare d’appalto senza gare d’appalto (cosa molto utile, con tutti gli arresti che ci sono stati in Abruzzo urge trovare dei nuovi fondi per la politica, che altrimenti non ci sono i soldi per andare in vacanza) ma non è certamente la proclamazione dello stato d’assedio.

Come ha commentato Niki Vendola, candidato alla carica di segretario di Rifondazione? “E’ un pezzo di fascismo”.

Ormai è timor panico

“A Singapore chi sporca viene punito con 7 frustate. Mi dispiace non poterlo attuare in Italia” (Silvio Berlusconi).

Silviè, c’hai ragione. Però, prima di aprire bocca, pensa che uno come te, a Singapore, starebbe a marcire finchè non gli viene la muffa, e anche allora non sarebbe fatto uscire dalla galera.

Per il resto, tra stati di emergenza nazionale (che vuol dire che si possono dare appalti senza fare gare, giusto per arrotondare la paghetta da politico), minacce a Ryanair (che da oggi diventa la mia compagnia aerea di riferimento) e stronzate del tipo “Per Alitalia abbiamo lo slogan: Chi ama l’Italia vola Alitalia”, questo governo è evidentemente in mano a gente disperata e terrorizzata, del tutto consapevole di essere del tutto non in grado di affrontare nulla, e che può sperare solo di essere lasciata lì, nell’attesa dell’Uomo Forte.

Inter Arma Enim Silent Leges

Il decreto con cui il governo ha deciso di gestire l’emergenza rifiuti contiene, in molti punti, delle riscritture della Costituzione.

Perchè “i cittadini hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”, ma i comitati locali contro questo o quell’inceneritore o discarica, sono stati sciolti. Perchè “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali” ma c’è un giudice unico per i rifiuti in Campania, e che nei fatti sarà un procuratore del governo che graziosamente metterà un timbro, e “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”, quando invece questo giudice graziosamente scelto sarà scelto tra quelli più comprensivi della attuale situazione. Perchè poi tutte le norme e leggi che dispongono la gestione dei rifiuti tossici sono sospese, con evidenti rischi per la salute dei cittadini.

Il punto non è se questo sia giusto o meno, la situazione è talmente grave che forse questo nemmeno basta e si dovrà arrivare al coprifuoco, il rischio di una epidemia di colera è tremendo per poter non fare qualsiasi cosa necessario per scongiurarlo. Il punto non è nemmeno che l’opposizione non dice niente, proprio per la gravità del rischio sono anche loro con le spalle al muro. Il punto è che di tutto questo non si discute, se non in qualche giornale con qualche pensoso articolo, e abbiamo quindi stabilito il precedente per cui il governo può sospendere parzialmente la Costituzione. Lo stato d’assedio esiste in molti paesi democratici, De Gaulle lo usò in Algeria per anni, ma è comunque codificato da una norma, non certo da una prassi. Anche in America, dopo l’11 Settembre, c’è stato il Patriot Act.

Ho scritto molte volte su questo blog che il quadro politico non poteva che evolvere verso un regime autoritario, non dittatoriale, e vedo che sta esattamente succedendo.