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Io sto bene, è Fastweb che fa schifo

Purtroppo il 20 Aprile ho pensato di chiedere una linea ADSL a Fastweb, e ad oggi il servizio non è attivo, per cui scrivo via smartphone (servizio erogato da Tre, una azienda seria).
Fastweb non è in grado di erogare un servizio Internet (per stessa ammissione del suo servizio clienti, che alla mia specifica domanda, dopo 46 giorni di attesa, ha detto che loro «dovrebbero» saperlo fare, parole testuali), e domani riceverà una diffida, con una prima quantificazione dei danni, salvo ulteriori azioni con l’AgCom per l’ipotesi di pubblicità ingannevole e con il Co.re.com per i danni materiali e morali.
Sconsiglio a chiunque di attivare una loro offerta, sono di un assoluto pressappochismo, come ben mostrato dal loro tecnico che quando gli ho detto che il mio router non riceveva dalla loro rete i parametri IP (indirizzo IP, SMS, gateway) insisteva nel dire che dovevo provare comunque ad aprire una sessione HTTP per vedere che succedeva, ecco se il servizio tecnico è questo, ma di che parliamo?

Per il resto, va tutto abbastanza bene.

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Fortuna che c’è Obama

Scrivevo il 30 Novembre 2010, parlando di Wikileaks (titolo: Tu chiamale se vuoi rivoluzioni):

Non è la prima volta che i segreti della diplomazia diventano di dominio pubblico. Non con queste proporzioni, ma è già successo, ed è successo quando dei grandi equilibri sociali stavano per cambiare

Scrivevo il 21 Gennaio 2010, parlando del discorso del segretario di Stato Clinton su Internet:

Le cose che ho notato del discorso sono: per gli Stati Uniti c’è una urgente necessità che tutti abbiano i diritti di espressione su Internet; che oggi i nuovi muri di Berlino sono quelli che bloccano e limitano la libertà di comunicazione; che chi invia dall’Iran un video in cui mostra quello che succede nella repressione è un eroe, come quelli che distribuivano i samizdat nei paesi della cortina di ferro; che non dobbiamo consentire che Internet sia per fomentare l’odio, e proprio per questo dobbiamo renderlo più libero, perchè se tutti i cittadini del mondo hanno accesso a tutti i punti di vista si riducono le tensioni […]

La storia dirà cosa ha fatto Obama per aiutare le rivoluzioni avvenute nei paesi nordafricani; è interessante notare – e non in modo umile – che quelli che non hanno capito un cazzo di cosa sia stata Wikileaks e che scopo abbia avuto, e dell’importanza del discorso della Clinton sulla libertà in Internet, sono gli stessi che oggi pensano che Internet non abbia avuto un reale peso nei cambi di regime che sono avvenuti finora (e quelli che avverranno in seguito, stay tuned) e che Obama stia lì a vedere quello succede con distacco e nessuna capacità di indirizzare gli avvenimenti.

 

(Detto questo, visto quindi che qualcosa ho pure intuito e per tempo e almeno un’idea di quello che succede ce l’ho, a differenza di tanti illuminati commentatori, cosa potrei chiedere per me, a parte la stima dei miei lettori? Il titolo di blog profetico dell’anno con cerimonia di premiazione? La direzione del TG1? Diventare editorialista del Corriere della Sera? No ma sul serio eh, che tanti altri che avessero inquadrato pur solo la centesima parte del tutto avrebbero cominciato almeno almeno a chiedere un’ospitata a Porta a Porta in quanto blogggher).

(Il seguito della vicenda comunque è facile: questi sommovimenti toccheranno la Cina e l’Europa, a meno di interventi drastici sulle monete e sul debito pubblico)

(In particolare, non è il caso di credere al fatto che la Cina cresce e questo la pone al riparo di qualsiasi contestazione, perché questa crescita: a) avviene per uno squilibrio che è alla base della crisi economica mondiale, tra una Cina risparmiosa e gli USA spendaccioni; b) ha una disomogeneità estrema tra l’interno rurale e i distretti sviluppati, con i conseguenti grandi flussi di urbanizzazione che non sono più sostenibili).

I nuovi samizdat, contro i nuovi muri

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha fatto un discorso sul tema della libertà di Internet (dovrebbe essere accessibile a partire da questo link del Dipartimento di Stato oppure a questo di Repubblica TV). A me ha fatto pensare a quando Lincoln disse che un paese non poteva essere metà libero e metà schiavo; oggi, nella visione del Dipartimento di Stato statunitense, non è possibile pensare ad un’Internet divisa tra chi ha il diritto alla libertà di espressione e chi è limitato: one planet, one Internet.

Le cose che ho notato del discorso sono: per gli Stati Uniti c’è una urgente necessità che tutti abbiano i diritti di espressione su Internet; che oggi i nuovi muri di Berlino sono quelli che bloccano e limitano la libertà di comunicazione; che chi invia dall’Iran un video in cui mostra quello che succede nella repressione è un eroe, come quelli che distribuivano i samizdat nei paesi della cortina di ferro; che non dobbiamo consentire che Internet sia per fomentare l’odio, e proprio per questo dobbiamo renderlo più libero, perchè se tutti i cittadini del mondo hanno accesso a tutti i punti di vista si riducono le tensioni; che dobbiamo garantire il diritto alla privacy per tutti quelli che fanno un uso pacifico di Internet; che ci sono paesi come Cina, Iran, Indonesia, Vietnam, Corea del Nord e Arabia Saudita che praticano una forte censura; che anche se il talento è distribuito universalmente, così non sono le opportunità ed Internet può colmare il divario; che nell’africa sub-sahariana le donne possono accedere al microcredito tramite delle applicazioni di telefonia mobile; che l’uso di questi mezzi può comportare una rivoluzione della società analoga a quella causata dalla rivoluzione verde nell’agricoltura; che è evidente che ci sono persone malvage che usano Internet per finalità di terrorismo, e che vanno combattute; che oggi la libertà di connettersi è come la libertà di assemblea; che chiunque può avere un enorme impatto nella vita delle persone tramite Internet, come il ragazzo di 13 anni che ha coordinato gli aiuti dopo gli attentati di Mumbay che le persone devono avere un accesso non limitato e senza censure ai risultati dei motori di ricerca; che gli Stati Uniti si impegnano in ogni senso ad ottenere questi risultati, anche discutendo in modo chiaro e forte; che il Dipartimento di Stato supporterà, anche in termini finanziari, lo sviluppo di applicazioni per scavalcare tutti i sistemi di censura politica, traducendole nelle lingue locali e fornendo dei corsi di utilizzo; che svilupperanno una applicazione per telefoni mobili per dare un voto ad ogni azione del loro governo ad ogni livello, e riportare episodi di corruzione; che loro si aspettano che il governo cinese faccia piena luce su quanto successo nella vicenda dell’attacco a Google; che questo è il mondo che vogliamo; che le grandi aziende devono prendere una posizione chiara e forte contro la censura, e che non possiamo stare silenziosi su queste cose; che preferiamo sbagliare comunque nel senso dell’apertura e della tutela dell’anonimato; che tutto questo non solo è la cosa giusta, ma anche la cosa intelligente da fare.

Ci sono giorni in cui non posso non sentirmi americano. Ci sono giorni in cui penso alla penosità del dibattito su Internet italiano, in cui piccoli uomini con grandi responsabilità parlano di censure preventive su interi siti, senza contradditorio e senza intervento della magistratura, solo perchè temono il dissenso.

E proprio in questi momenti quando il governo americano dice, senza mezzi termini, che anche un governo alleato come l’Arabia Saudita sbaglia quando censura le informazioni sulle altre religioni, non posso che pensare che la Statua della Libertà guarda ancora verso l’Europa.

(Si accettano scommesse su come questo discorso verrà reso dalla stampa di regime)

Che mondo sarebbe senza Internet?

Una galleria di immagini possibili su cracked.com.

La forma canonica di Jordan

La forma canonica di Jordan (su Wikipedia c’è un’ampia trattazione) è stato grandemente il mio ostacolo più grande negli studi universitari. Non tanto nella teoria, ma proprio nel calcolo della base di vettori in cui la matrice data viene jordan-izzata, ogni volta che provavo a farlo non ne venivo a capo. Ci provavo, riprovavo, provavo di nuovo, lasciavo perdere qualche giorno, poi ci provavo nuovamente, andando avanti per mesi. Alla fine, non so come, l’ho capita (e ora non me la ricordo affatto, è quella cosa che nella pagina di Wikipedia è indicata come Invariant subspace decompositions).

E poichè parliamo del lontano 1998-1999, non c’era un Google con cui rimediare qualche URL, o una Wikipedia da consultare. Stamane invece dovevo uscire e allora ho controllato su Internet: il costo di un LNB dual feed, per valutare se conviene comprarlo a negozio oppure online; l’indirizzo di uno Sky service a cui riportare il decoder Sky; la mappa con la via di tale Sky service; se fosse stato possibile pagare l’ICI via rete.

Maroni e l’IP unico: l’ignoranza beata al potere

Un giorno a Roberto Maroni hanno detto: che vuoi fare il ministro dell’Interno? E lui tutto gasato, la Lega, il federalismo, i prefetti, insomma gli è parso brutto dire di no. Solo che ogni tanto non ha ben chiaro di che cosa si dovrebbe occupare e, sopratutto, di cosa non si dovrebbe occupare.

Ieri ha proposto, con la allegra leggerezza dei politici italiani quando parlano di cose tecniche (cioè, senza saperne una beata fava) che ad ogni utente di Internet sia associato un singolo indirizzo IP,  in modo da rendere più semplice la determinazione di chi ci sia dietro un indirizzo, allo scopo di evitare l’uso della Rete per scopi eversivi.

Ora, proverò a fare l’elenco dei motivi per cui quello che ha detto il signor ministro sia una fregnaccia, ma non garantisco che l’elenco sia completo:

  1. Già oggi è possibile associare ad un indirizzo IP pubblico una persona che ne abbia la responsabilità per i contenuti immessi in rete tramite quell’indirizzo: questo strumento viene utilizzato quotidianamente, non è che per dire i pedofili che usano la Rete sono scoperti perchè organizzano dei meeting a Piazza Navona e arriva la polizia che fa una retata;
  2. Ad un indirizzo IP possono corrispondere più persone, è il caso di una qualsiasi azienda che, per usare un termine tecnico, natta (dall’apparecchio che lo fa, il NAT) i suoi utenti. In quei casi l’identificazione del reale utente è più complessa ma comunque, ovviamente, possibile, altrimenti i pedofili di cui sopra compirebbero i loro crimini dall’ufficio per contare sulla non rintracciabilità;
  3. La legge che impone un certo controllo, il cosidetto decreto Pisanu contro il terrorismo, è pienamente operativo e funzionante, e le soluzioni tecniche adottate per aderire alla legge sono quelle corrette, non occorrono cose basate su assurdità tecniche come l’indirizzo IP unico;
  4. Dubito che ci siano sufficienti indirizzi IP per tutti gli italiani e tutte le apparecchiature informatiche che ci sono in Italia;
  5. Ad un indirizzo IP possono corrispondere anche dispositivi automatici (un web server è un dispositivo automatico) che possono essere compromessi per inviare contenuti sovversivi. E’ anzi una modalità abbastanza tipica, e anche se gli amministratori di tali server sono responsabili di almeno mancata diligenza professionale, non arriviamo comunque ad identificare i colpevoli, che è la finalità di cui il signor ministro si preoccupa;
  6. Chi conosce la Rete e i suoi meccanismi conosce tanti, ma tanti, sistemi diversi per fare qualsiasi cosa in modo anonimo. Alcuni sono proprio popolari (usare un anonimizzatore) altri richiedono di sapere dove mettere mani. Io, che mi occupo di informatica ma non faccio certo il retarolo (espressione gergale per dire chi si occupa di reti) ne conosco alcuni, chi si occupa di rete professionalmente credo abbia intere bibliografie sull’argomento;
  7. In Cina, stato comunista (Maroni non era contrario ai comunisti?) non riescono a bloccare completamente il traffico “illegale” (secondo la definizione del governo cinese di illegalità), dubito che possano comunque riuscirci in Italia che rimane uno stato di diritto;
  8. Qualsiasi sia il sistema di autenticazione adottato, questo è sempre violabile da chi ha sufficiente interesse a farlo. Le carte di identità sono un sistema di autenticazione su cui tutti concordiamo, ma non pare riescano a fermare i mafiosi o i pedofili (peraltro, le carte italiane sono tra le più facilmente falsificabili al mondo);
  9. Anche ammesso che i punti precedenti siano aggirabili (e non lo sono) rimane che non è il ministro della Polizia che si deve occupare di come i cittadini esprimono il loro parere, casomai sarà il ministro delle Comunicazioni.

Quindi, le norme che consentono il contrasto ai delitti sociali commessi con la Rete esistono già, funzionano e consentono di perseguire i colpevoli. Non esiste un caso di un terrorista che abbia usato la Rete per i suoi proclami partendo dall’Italia (nè si vede perchè dovrebbe usarla, ci sono sistemi più semplici e più sicuri per il terrorista stesso, a meno che uno non si immagini un alqaedista che viene in Piazza San Pietro per collegarsi via wi-fi ad un computer del Vaticano, tiè giusto per sfregio)  quindi il motivo principe per cui Maroni pensa di mettere in piedi questo accrocco che peraltro non funzionerà mai non ha aderenza con la realtà.

Alla fine, i nostri politici parlano così tanto di questioni come la commissione di vigilanza Rai per un semplice motivo: è l’unica cosa di cui sanno parlare, appena affrontano queste meraviglie della tecnologia moderna, sparano cavolate a 360 gradi.

Ci sono foto e foto

I nostri grandi giornali online pubblicano le loro gallerie fotografiche: foto di bassa qualità, spesso gallerie di donnine semi-nude, come se fossimo negli anni ’90.

Poi, c’è il Boston Globe.