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Luigi de Magistris, una disgrazia perenne

Quando prendevo la metro ogni giorno, qui a Napoli, tendenzialmente la trovavo rotta ogni 1-2 settimane. Ora che la prendo una volta ogni tanto, la trovo rotta (o in grave ritardo) sempre ogni 15-20 volte.

Di tutto questo, a Giggino de Magistris, poco importa. Poco importa anche che la pagina Facebook dell’azienda dei trasporti pubblici, invece di fornire informazioni, sia in mano ad un analfabeta, come dimostra questo screenshot del loro profilo Facebook.

Giggino è bravo a dire che Napoli è una città che vive di turismo, che il turismo è importante e tante altre amenità. Adatte a soddisfare lo sbagliato senso di orgoglio di una città ferita e martoriata che non trova con questo sindaco la capacità di rialzarsi.

Perchè De Magistris è il problema, non la soluzione. Come sindaco, dopo sei anni di presenza, continua a non avere una idea di città, una idea di cultura (il teatro Mercadante è stato sequestrato per mancato adeguamento alle norme antincendio, il Maggio dei Monumenti è l’ombra di quello che era, il Napoli Teatro Festival annaspa), una idea di trasporti (la metro appunto si rompe spesso, i lavori per le nuove stazioni – progettate ben prima che l’Augusto arrivasse al potere – procedono lentissimamente, la stazione di Montecalvario è stata aperta una settimana, l’ANM è sull’orlo del fallimento).

Giggino rivendica i risultati nel settore del turismo. Farebbe bene, se fosse merito suo. Ma l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di rendere il centro storico una piccola boutique, abbastanza pulita, cosa che rende contenti i turisti che accorrono anche perché altre mete di richiamo (Londra, Parigi) hanno subìto pesanti attentati.

Ma fuori dal centro storico, abbiamo la criminalità che imperversa. Abbiamo le strade sporche (l’ASIA, la municipalizzata dei rifiuti, essendo a rischio fallimento fa solo l’indispensabile). Abbiamo una emergenza rifiuti che non è stata per niente risolta (se non ci sono cumuli per strada è solo perché i rifiuti vengono raccolti e conferiti in altre regioni italiane, con costi altissimi e multe dell’Unione Europea: il sistema di compostaggio cittadino è ancora una chimera, la differenziata è al 22%, quando arrivò il Sommo era al 17%: siamo cresciuti di un punto percentuale l’anno, praticamente un errore statistico).

Poi, a dirla tutta, la Domenica mattina in piazza Garibaldi ci sono gli zingari che mettono in vendita quello che, nella settimana, hanno recuperato dai cassonetti. Lo chiamano “il mercatino della monnezza”. E’ un bel biglietto da visita per i turisti.

Su tutto questo, Giggino regna felice. Si butta sull’estremismo ideologico, perché la capacità della buona amministrazione non è cosa sua. Solletica gli istinti revanscisti di larga fetta della società, perché il suo scopo è quello di trovarsi uno scranno all’Europarlamento, quindi fare il Masaniello è la strategia migliore che può avere.

Invece di parlare con le forze vive e vere della società napoletana, che pure ci sono, solletica gli antagonisti, i comitati spontanei, i centri sociali. In sintesi, la plebe. Giggino non parla con la borghesia, la vera forza che andrebbe fatta crescere a Napoli e cede alle lusinghe del popolino, a cui il suo tono di comiziante si presta benissimo.

Dietro di lui, i suoi inconsapevoli aedi. Che, quando gli mostri con dati alla mano la situazione della città, ti dicono “Abbiamo avuto sindaci peggiori”, “Rivuoi la Jervolino?” e così via. Non capendo che, pensare che Giggino sia la cosa migliore per Napoli significa condannare questa città ad essere sempre una città mediocre.

Napoli avrebbe bisogno di un grande sindaco. Come quello di Barcellona che nei primi anni ’90 prese l’occasione dell’Expo per cambiare la città. Come ha fatto Pisapia a Milano sempre con l’Expo (Giggino invece, in quanto a manifestazioni, annaspa con le Universiadi e ha pure lo stadio d’atletica chiuso, giusto per evitare di farne una giusta).

Solo avendo un grande sindaco, coraggioso e intellettualmente onesto e capace, Napoli potrebbe liberarsi di questo senso di inferiorità. Invece, abbiamo un sindaco che su quel senso di inferiorità ha costruito la sua base elettorale.

Sindaco mediocre, mediocre magistrato in passato, jattura per il presente. Speriamo che, come dice Roberto Saviano, siano i suoi stessi accoliti a farlo fuori e a sostituirlo con un meno imbarazzante.

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Giggino, vattene

Ma che sindaco è stato, Luigi de Magistris? E’ utile porsi questa domanda ora che, stante la legge Severino e la sua condanna per aver abusato dei suoi poteri di magistrato durante un’indagine alquanto confusa, deve dimettersi da Sindaco di Napoli.

Sgombriamo subito il campo: deve dimettersi, non può. Deve perché lo prevede la legge, deve perché è accusato di un reato molto grave per un magistrato e ancora più grave per uno che del giustizialismo ha fatto la sua bandiera. Tanto è stato bravo a pretendere provvedimenti esemplari contro i politici che indagava come uno schiacciasassi, distruggendo vite e carriere, alterando gli equilibri politici del Paese andando a mettere sotto controllo in modo non legittimo i telefoni dell’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, che proprio non possiamo pensare che vorrà rimanere a fare il Sindaco di Napoli ora che il sospetto è diventato una condanna di primo grado.

Allora, per la storia e non per una valutazione costi-benefici, vale la pena chiedersi che sindaco è stato.

E’ stato un sindaco deludente. Non poteva, poi, andare diversamente da così. Perchè quando la società civile decide di darsi alla politica, gli esiti non possono che essere modesti. Perché la società civile oscilla sempre tra l’indignazione e l’apatia, non ha quel desiderio di costruire quelle azioni politiche che, per loro stessa natura, richiedono anni, compromessi e pelo sullo stomaco.

Certo, il suo avversario al secondo turno era un personaggio di cui tutta Napoli sa quello che deve sapere, indubbiamente De Magistris era una scelta migliore, ma per quanto migliore non era e non è stata una scelta ottima.

A De Magistris, come sindaco, è mancata una idea di città. Mettiamo subito in conto le condizioni disperate in cui si muove il Comune di Napoli. Pieno di debiti da essere tecnicamente fallito, ha almeno i due terzi degli impiegati e dei dirigenti nullafacenti se non peggio. Non si può chiedere quindi un miracolo e anzi questa giunta ha cominciato a disboscare alcune porcate intollerabili, come i circa 400 sindacalisti per i 2000 vigili urbani: uno su cinque.

Ha anche fatto qualche intervento utile, come l’estensione della ZTL che è un atto di civiltà e di buon gusto, forse con qualche eccesso di zelo ma con un’idea di fondo del tutto condivisibile. Ha portato all’apertura di nuove stazioni della metropolitana, ha esteso l’orario delle funicolari e delle metro fino alla due di notte del fine settimana.

Però, rimaniamo su questi provvedimenti che non danno un’idea della città. Un’idea non è un programma, non è una serie di iniziative, è una visione ideologica, se si vuole, alla quale tendere. Cosa deve fare Napoli? Deve essere più pulita? Questo potrebbe essere un obiettivo, che non si raggiunge certo cacciando l’ottimo, anzi eccezionale, Raphael Rossi dalla guida della municipalizzata dei rifiuti, perché si teme che il giovane ed incorruttibile dirigente possa un giorno fare da ombra al sindaco. Ci si vuole concentrare sul feticcio, tale è, del turismo? Allora forse non è il caso che le regate della Coppa America siano gestite nel modo poco trasparente in cui sono state. Ma insomma ci si dia un’obiettivo e lo si persegua, conformando ad esso le priorità e gli obiettivi dell’amministrazione comunale.

De Magistris si è presentato dicendo: scassiamo tutto. Oggi invece dice che la sentenza contro di lui è politica, che sono i magistrati che l’hanno condannato che si devono dimettere. Purtroppo, non è la qualità della sua amministrazione che ci porterà a marciare in strada chiedendo che resti.

Napoli non è una merda

Ha destato un certo inutile scalpore l’ordinanza del sindaco di Napoli che prevede un sistema di tracciabilità per far pagare multe salate ai proprietari di cani che fanno la cacca per strada senza che il padrone si curi di pulire.

La tracciabilità è per via genetica. I proprietari dei cani, per ora solo quelli dei quartieri Vomero ed Arenella (quindi quartieri, specifico per chi non è di Napoli, dove vive la borghesia buona), devono sottoporre i loro animali ad un prelievo ematico, da cui viene estratta l’impronta del DNA. Di fronte ad una deiezione, i vigili urbani provvederanno a mandarne un campione ad un laboratorio, che rintraccerà lo stesso profilo nella banca dati e permetterà di far pagare al proprietario sporcaccione una salata multa.

Diciamo subito che delle obiezioni di principio ed ideologiche non voglio occuparmi. Qua è pieno di: a) vigili urbani che si lamentano perché non lo vogliono fare – ed il commento è cazzi vostri, siete pagati per farlo e anzi siete in generale pagati per lavorare, cosa che direi che non sempre fate viste le condizioni anche dei marciapiedi; b) obiezioni fatte per il solo gusto di cercare di farle – e ci sono i cani randagi, e ci stanno i cani che andranno a cacare in altri quartieri per sfuggire alla legge; insomma tutto il consueto cialtrume di chi è incapace di prestarsi a qualsiasi norma del vivere civile.

Questa idea della mappatura genetica viene fatta anche in altre città europee (a me pare di ricordare Barcellona, ma potrei sbagliare), ed è una norma sacrosanta. Ci sono delle vie della città in cui sostanzialmente la mattina non si può passare (via Duomo, ad esempio), dove occorre tenere gli occhi aperti e dove costantemente si vedono i  poco piacevoli effetti di quando uno pesta una deiezione. In particolare su via Duomo ci deve andare a cacare spesso un cane di grandi dimensioni, che la fa sempre nello stesso punto, e spero che il proprietario venga presto preso e costretto a mangiarla, ma in diretta televisiva, perché la multa è troppo poco, deve essere portato a rotolarsi negli escrementi del proprio cane e quindi se li deve mangiare goloso, perché essendo un maiale deve essere trattato come tale.

Ma quello che mi ha fatto veramente incazzare è stato il commento borghesuccio e razzista di una persona di solito intelligente, come Massimo Gramellini, che in televisione e sul giornale ha presentato la cosa dicendo che i problemi di Napoli sono altri, bisogna occuparsi di Bagnoli, della disoccupazione, della criminalità, non delle cacche dei cani. In questo, applaudito e vezzeggiato da Fabio Fazio, che almeno rispetto a Gramellini è sempre stato un personaggio culturalmente mediocre, che cerca di farsi bello con quelli che ha vicino: quando quelli che ha vicino sono mediocri, lui appare per il misero che è.

E’ vero, Napoli ha tanti problemi, e riqualificare Bagnoli costa a spanne un miliardo di euro (che Gramellini sa dove trovare, ne sono sicuro e anzi mo’ glielo chiedo: a Massimo, senti un po’, da ‘ndo li pjamo li sordi pe’ Bagnoli?)

Ma questo non autorizza nessuno a pensare a Napoli come ad una città condannata ad essere sporca. Non Gramellini, non i proprietari dei cani che compiono queste orrende e quotidiane devastazioni (io ne ho preso uno, signore di terza età, che ho coperto di insulti come dovuto, ed è stato bellissimo).

Napoli non è condannata ad essere una città sporca, nemmeno dall’incuria dei suoi abitanti, e non deve essere una città in cui i turisti devono fare lo slalom. Napoli, vorrei dire a Gramellini e al suo errato convincimento sabaudoide, è proprio una bella città, e tutto quello che toglie il degrado che ci è finito sopra nel corso di secoli è un atto innanzitutto dovuto.

Oltre a questo, consiglio a Gramellini di leggersi The Tipping Point, così potrà scoprire come le piccole azioni contro il degrado sono quelle che innescano circoli virtuosi, esattamente come è successo nella New York di Giuliani sindaco, primi anni ’90, quando alla polizia venne detto di stanare quelli che non pagavano i biglietti della metro e il risultato è stata una diminuzione dei crimini, tutti i crimini, commessi in città.

De Magistris è un sindaco piuttosto modesto, un autocrate con smanie di grandezza che non ha grandi capacità di amministrazione, ma su questa questione delle deiezioni canine ha ragione da vendere, e merita il plauso di tutti quelli che credono che le regole devono valere per tutti.

Mi spiace per Massimo Gramellini e la sua rozza analisi, che non gli fa onore. Quando a Fabio Fazio, è una conferma.