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La bella notizia della condanna di Formigoni

Per antica consuetudine, questo blog festeggia sempre quando un omofobo viene condannato, qualunque sia il motivo.

Per questo, la notizia che Roberto Formigoni si è preso sei anni e mezzo per quello che s’è rubato nella sanità lombarda non può che riempirci di piacere. Certo, è ancora una condanna in primo grado, però è comunque una bella notizia.

E’ una bella notizia perché gli omofobi sono tali non per qualche non risolto problema con una loro eventuale passione irrisolta per la pannocchia (che, alla fine, sarebbero fatti loro e casomai del loro psicoanalista) ma perché sono tali allo scopo di distogliere. Pur di poter continuare a rubare, sono bravi a causare polveroni su vicende di cui non avrebbero titolo ad occuparsi (perché i diritti degli omosessuali non sono merce di scambio politico, bensì diritti imprescrittibili), giusto per sobillare gli animi e, mentre la discussione si fa accesa, poter arraffare.

Grazie ai giudici di Milano per questo bellissimo regalo di Natale, grazie ai PM che si sono abbracciati fuori dall’aula, consapevoli di aver colpito il simbolo fisico del potere lombardo di Comunione e Liberazione.

(che poi, tra Previti, Dell’Utri, Formigoni, Papa, Cosentino, non è che dello stato maggiore di Forza Italia ci sia rimasto molto)

Un eterno ripetersi/ 2

Ecco, lo sapevo. Basta far passare un giorno e la nuova inchiesta sulla corruzione, questa volta una grande corruzione presunta per una grande opera come il MOSE.

Non dico altro, che poi divento noioso. Aggiungo solo una cosa.

E’ evidente il perché Piero Fassino sostenga a spada tratta il sindaco di Venezia, accusato di essere uno che ha preso mazzette per favorire la costruzione del MOSE. Questo perché Fassino è chiaramente estraneo alla vicenda analoga dell’EXPO del 2015, non conosce affatto Primo Greganti, tutti del resto sanno che le mazzette a Greganti arrivavano per la sua bella faccia e l’eleganza dell’eloquio, non perché fosse il terminale della vecchia guardia del PD (calunnie, calunnie, tutte calunnie dette da un indagato durante l’interrogatorio, risaputamente quindi estorte con la tortura). Quindi, dall’alto della sua completa estraneità, è giusto e dovuto che Fassino prenda le difese di un sindaco di una città che, rispetto a Torino, sta dall’altra parte dell’Italia. Tra onesti si riconoscono al volo.

Un eterno ripetersi

Credo che uno dei motivi per cui scrivo meno sul blog dipende dal fatto che molte vicende pubbliche sono la riproposizione ennesima ed ulteriore di cose di cui ho già parlato e detto. Faccio giusto due esempi.

Alitalia-Etihad. Ma che bravi, coraggiosi et audaci gli emiri che si comprano l’Alitalia. Pensa, hanno chiesto solo che: i debiti che Alitalia ha con le banche vengano cancellati (questo causerà che le banche dovranno rifarsi con tutti gli altri clienti, concedendo meno prestiti ovvero aumentando i tassi di quelli concessi o da concedere); lo Stato si faccia carico dei lavoratori licenziati (questo causerà che le tasse di tutti finanzieranno la cassa integrazione dei licenziati, che dovrà durare molti, molti anni, sufficienti a spegnere ogni tentativo di contestazione dei lavoratori); la concorrenza sui voli interni venga ridotta (questo causerà che i costi dei biglietti saliranno). Quindi, cari cittadini italiani, sappiate che voi pagherete tre volte: come contribuenti fiscali, come controparte delle banche, come clienti di un volo di linea. Non siete contenti? Non vi sembra a quel punto che quel “sul lusso, gli emiri non badano a spese” che c’era scritto ieri su Repubblica sia una solenne presa per il culo? Che siamo tutti buoni a fare i ricchi con i soldi degli altri?

Debito pubblico. Ma basta, eh. Dopo anni che ho scritto che il debito pubblico italiano non si può pagare e che non verrà pagato, ora si comincia a scrivere anche sui giornali dei poteri forti. Giusto per far circolare l’idea e vedere come attecchisce.

Solo che, ecco, non ho voglia di esplorare più questi temi, tanto ho già detto tutto anni fa.

L’ennesimo ladro

Esattamente, perché quando Josefa Idem si fa pagare i contributi previdenziali da parte del Comune è uno scandalo, e invece quando lo fa Renzi va bene?

Esattamente, perché è normale che Renzi si sia fatto pagare l’affitto da un amico imprenditore, che ha poi vinto una serie di appalti dal Comune di Firenze?

E la fidanzata dell’amico imprenditore, che a 26 anni, fresca di laurea, diventa curatrice di una mostra?

La legge elettorale al tempo di MasterChef

Negli anni ’80, il vincitore del Festival di Sanremo veniva votato con le schedine di un concorso ippico. Anche se ogni schedina aveva un costo, questo non impediva combine di vario tipo, dall’acquisto di massa di schedine alle pressioni sulla giuria popolare e su quella di qualità, alla falsificazione dei risultati. Credo ci siano stati addirittura dei processi sul tema.

Comunque, vari soloni si scagliavano non tanto contro il sistema e la fallibilità degli esseri umani, ma sull’idea che il Festival della canzone italiana dovesse essere in mano alla Rai: se fosse passato ad un privato (ed uno solo ce ne era) il concorso, magicamente, sarebbe stato onesto, senza raggiri.

Ci abbiamo messo oltre vent’anni, ma ora possiamo smentire la tesi. L’occasione ce la dà MasterChef, su Sky. Si tratta, permettete la nota più personale, di un programma che può piacere solo a chi non ama cucinare, visto che trasforma un’esperienza bella, stimolante e complessiva come quella di cucinare (come ho già detto, la più alta forma di carità quando viene fatta per gli altri) in una cosa inutilmente spettacolare, complicatissima, piena di stravaganze e senza particolare aderenza alla realtà. Sopratutto, qualcosa che non insegna, a chi non sa cucinare, a fare qualcosa, fosse pure un uovo sodo.

Pare che questo programma riscuota un enorme successo, e qualche giorno fa c’è stata la finale. Le polemiche sono venute sul vincitore, perché gli sconfitti si sono lamentati del fatto che ha avuto più tempo per cucinare, e che sia uno in rapporti con la Barilla, sponsor del programma.

Sì dirà, sono le polemiche degli sconfitti che ci stanno, quando il programma è così nazional-popolare.

Fino ad un certo punto, perché poi si parla pure di soldi: oggi una grande società di scommesse ha denunciato come, ore prima della proclamazione del vincitore, siano cominciate ad arrivare scommesse anomale, per quantità e intensità, sul vincitore. Tutte concentrate, poi, nella zona di Milano, dove si registra il programma (le gare di cucina sono state registrate, la proclamazione è avvenuta in diretta, se ho ben capito: considerato che i piatti si assaggiano appena fatti, ci siamo detti tutto).

Questo non dovrebbe stupire. Forse stupirà i soloni che volevano il Festival di Sanremo ai privati, ma non chi pensa, io tra questi, che il problema è sempre culturale e che se non lavori su quello puoi pensare le leggi che vuoi, ma non risolvi mai la radice della questione.

Poi, sicuro, alcune leggi, alcune organizzazioni, alcune attività sono più a rischio di altre, non voglio dire che sia tutto uguale e non si debba fare niente, ma se anche il programma di punta di una televisione a pagamento, cioè di una televisione che chiede diverse decine di euro al mese ai suoi abbonati per avere il privilegio di vederla, riesce ad essere manipolato, forse non si deve pensare che, ora spiego il titolo, la legge elettorale risolverà chissà quali problemi. 

Nel 2008 abbiamo votato con la legge porcata, che ha portato in Parlamento cinque partiti, ma ora ne abbiamo venticinque. Nel 2013 abbiamo votato con la stessa legge e oltre ai venticinque partiti abbiamo che quello più grande, il PD, quello che ha ricevuto un grosso premio di maggioranza, è diviso in due partiti, i quali pur di farsi la guerra sono pronti a tutto, anche ad affossare le quote rosa.

Ora, con questa nuova legge elettorale, la situazione peggiorerà, su questo non vale la pena di avere dubbi. Certo, ripeto, alcune leggi sono peggiori di altre, in quanto ai risultati che possono produrre; questa qui, infatti, è una delle peggiori possibili. Il concorso ippico del Festival di Sanremo sentitamente ringrazia.

“Resta da capire”

Resta da capire se un’operazione così sia alla portata di un governo incapace per mesi di gestire una rata dell’Imu che vale appena un millesimo del bilancio dello Stato.

Ecco, Federico Fubini su Repubblica di ieri ci spiega esattamente perché il governo Letta deve andare via: come ho scritto io il giorno prima, perché le banche vogliono, fortissimamente vogliono, 170 miliardi di sofferenze (loro) garantite da tutti (noi).

Secondo me, quello che resta da capire è, invece, perché uno dovrebbe comprare Repubblica: per pagare Fubini? Per sentirgli dire quanto sia giusto che tutti noi sosteniamo le banche sulla fiducia? Perché pensiamo che sia giusto sostituire un governo con un altro che, di buono e meglio, ha solo che sostiene le banche?

(poi uno dice perché si dovrebbero leggere i giornali: almeno il blog è gratis)

 

50 anni di concessioni governative

Allo scopo di facilitare il finanziamento dei progetti, la durata minima delle concessioni maggiori dovrebbe essere allungata a 50 anni

Lo scrive il Corriere.it, parlando della manovra economica in gestazione dal sobrio governo Monti.

Ha capì? E’ fatto per facilitare il finanziamento dei progetti. Non certo per proteggere gli interessi economici dei concessionari, che tra strade, autostrade e aeroporti sono indietro di alcune decine di miliardi di euro di investimenti previsti e non fatti. Invece di annullare le concessioni e riportarle a gara, vengono rese sostanzialmente eterne.

Il ministro Corrado Passera voleva essere giudicato dai fatti e non dalla sua storia, sul tema del conflitto di interessi.

Bene giudichiamolo: vattene.

Su Umberto, fai la cacchina

Ma cosa aspetta Bossi a far cadere il governo? E’ quello che ci guadagna più di tutti.

Se cade il governo, intanto se ne fa uno di unità nazionale, da cui la Lega si sfila, e può anzi andare a dire che loro hanno difeso le pensioni della Padania, che loro avevano fatto il federalismo fiscale che ora viene fermato (e in fondo sono contenti pure loro, che quell’obbrobrio venga riscritto da zero), che loro sono per la Padania e contro la demo-pluto-giudo-crazia francotedesca, insomma non gli mancherebbero gli argomenti.

Poi appunto, si fa questo bel governo, in cui entrano tutti tranne la Lega, così il PD ritorna al governo – che c’hanno una fame disperata –  e Berlusconi non ne esce, anzi si defila un po’ e si riorganizza.

Con un governo siffatto, che non facciamo un anno di Riforme per uscire dalla Grande Crisi? E così andiamo a votare nel 2013, e così i nostri parlamentari prendono tutti il vitalizio.

Poi, si fa una bella legge elettorale proporzionale, con sbarramento al 5% su base regionale (la base regionale è quasi dovuta per motivi costituzionali), insomma una legge che permetterà pure a Mastella di tornare in Parlamento e dare il suo prezioso contributo.

Insomma, ci guadagnano tutti e non ci rimette nessuno. Purché l’Umberto faccia ora il compitino e la cacchina. Un’occasione così non gli capiterà più.

Operetta (im)morale

Questa è una piccola storia, fatta di buoni propositi, piccoli arroganti e inutili speranze.

E’ la storia di un’azienda di informatica che decide di aprire una sede nel Sud Italia; non per motivi ideologici e di solidarietà, ma perché quella sede verrà pagata da fondi che richiedono che la sede stessa venga aperta in una zona svantaggiata.

Allora si prendono contatti, anzi si sfruttano contatti, con un sindaco di una città del Sud, una piccola città piagata dalla disoccupazione, dove la più grande industria ha appena chiuso. Si propone al sindaco di aprire una sede lì, perché in fondo lo si conosce e si hanno delle commesse con lui; e gli si chiede di venirci incontro.

Lo svantaggio di aprire una sede in una zona così oscura, che tutto è tranne un luogo che faccia pensare alla tecnologia e all’innovazione, può essere recuperato dal canone di affitto, che ci aspettiamo quasi gratuito, visto che portiamo occupazione, sia immediata e diretta, sia potenziale perché potrebbe nascere un polo d’attrazione.

E il sindaco è contento, poi però si fa due conti. E allora comincia a chiedere: vuole che assumiamo gente sua, gente fidata, e non solo per fare il guardiano o stare alla reception. Ennò, il signor sindaco si convince di vivere nel più bel posto del mondo, di stare al centro della Silicon Valley, e quindi vuole che un terzo di quelli assunti siano amici suoi, gente fidata. E’ il privilegio di averlo come dirimpettaio.

Che ti viene voglia di spiegare, al signor sindaco, che gli stiamo a fare un favore enorme già così? Che ci aspetteremmo il tappeto rosso il giorno dell’inaugurazione, altro che un tono presupponente? Un terzo di assunti amici suoi? L’enclave etnica, praticamente.

Così, soprassediamo. Andremo da un’altra parte.

Così, quella città devastata rimarrà senza un’occasione di lavoro, senza una azienda che avrebbe portato soldi e posti di lavoro, posti veri, e posti di indotto, e forse chissà, domani un parco tecnologico.

Così i cittadini e i giovani rimarranno senza un’occasione, e dovranno spostarsi pure loro. E quelli che rimarranno, in una città più povera, si aggrapperanno ancora di più ad un sindaco imbecille, piccolo notabile di provincia, perché se si è più poveri si ha più bisogno, e si vota più favorevolmente chi promette qualcosa, poco e subito.

E, sopratutto, manco verranno mai a sapere tutto questo, e si domanderanno angosciati perché al Sud non c’è lavoro, e perché le aziende non investono. Senza pretese, questa storia è una piccola risposta.

Caro sindaco, io e lei non ci conosceremo mai – per mia fortuna – però ho visto le sue foto: c’ha proprio una faccia da testa di cazzo.

Sull’aggressione a Villa Borghese

Riporto alcune considerazioni sul comunicato stampa di Fabrizio Marrazzo (qui cosa ho avuto a che fare con lui) sull’aggressione di Villa Borghese contro due gay:

  1. Non facciamoci ridere dietro, parlando di “In pochi minuti quella che doveva essere una piacevole passeggiata si è trasformata in un inseguimento” visto che Villa Borghese due gay vanno a fare sesso dietro le fratte;
  2. Crederò che si tratti di un fatto vero quando vedrò una denuncia alle autorità competenti;
  3. No perché sennò stiamo come quello aggredito sull’8, che il giorno dopo è diventato consigliere dell’Arcigay Roma;
  4. Visto che Marrazzo c’ha pure raccontato dei fascisti di Casa Pound che volevano seminare scompiglio nel corteo del Pride di un paio d’anni fa: premesso che penso che i gay che vanno a Casa Pound a parlare con questi fascisti siano degli emeriti coglioni che cercano solo il brivido di vedere questi maschioni dal vivo, certo l’episodio non depone a favore della capacità di giudizio di Marrazzo;
  5. Anzi, ma Marrazzo non era quello che aveva mostrato, con tanto di foto sui giornali, le bruciature lasciate dai due petardi, anche questi lanciati da ignoti aggressori, su due fioriere vicino al Coming Out? E poi s’è scoperto che quei segni c’erano da quel dì?
  6. Certo che, guarda i casi, quando il Gay Village guadagna l’attenzione per la sua aggressione, Marrazzo ritrova la scena;
  7. Che poi, cercando, ho trovato pure il caso di quello che lavorava con Marrazzo ed era stato offeso dal tassista che non l’ha caricato in macchina perché gay;

Poi, ditemi che sono io che penso male, eh.

E ditemi pure però, che sulla vicenda dei due gay che erano stati fermati perché si stavano baciando al Colosseo c’avevo visto giusto: era in corso non un bacio ma una ricca pompa, ed infatti il giudice li ha multati per atti osceni (colposi) in luogo pubblico.

Però Marrazzo ci montò sopra un caso, giusto pochi giorni dopo che la sua Arcigay (direi proprio sua, l’hanno poi cacciato apposta) aveva vinto l’appalto per la linea amica di supporto per gay del Comune di Roma.

Sopratutto, una cosa dovreste spiegarmi: come mai in tutti i casi in cui ci sono dubbi su cosa sia effettivamente successo, le persone coinvolte hanno sempre  questi strani legami con Marrazzo? Perché quando ci sono state le vere aggressioni, stranamente Marrazzo e i suoi sgherri non si sono mai visti, e se ne è occupata la Polizia, non Facebook.