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Orgoglioso di mamma

Ieri, tornato a casa, ho preso delle erbe rilassanti e mi sono messo a dormire, erano circa le sei e mezza di pomeriggio. Mi sono quindi svegliato alle dieci e mezza, con il singhiozzo fortunatamente passato (ora è il turno di un po’ di mal di gola, ma non me ne stupisco) e sono andato a leggere la posta. Scoperto che non ero stato scelto, l’ho detto anche a mia madre, che prima non aveva ben capito, poi ha commentato con un invito ad andare a quel paese contro circa l’intero impero britannico.

Pensavo e temevo che potesse esserne sollevata – del fatto che rimanessi qui un altro po’ – invece ci sperava anche lei. Ed è la stessa donna che un po’ più di un anno fa aveva attentato alla sua vita pur di continuare a controllare i figli. Ecco perchè sono orgoglioso di lei.

Io come sto

Non particolarmente bene. Oggi seduta di terapia, e la terapeuta ha detto che mi trova molto stanco, depresso, con un umore altalenante. Mi ha imposto di prendermi un giorno di riposo in questa settimana da tutte le faccende.

Ieri è stata una giornata difficile. La terapia farmacologica che mia madre stava seguendo non ha dato i risultati sperati, anche perchè mia madre spesso ha fatto finta di ingoiare le compresse, per poi sputarle al primo momento, con una capacità di simulazione incredibile e tipica di chi ha un disturbo psicologico forte.

Secondo la psichiatra, magari mia madre stesse simulando, sarebbe un passo in avanti, in realtà è semplicemente che sta molto male. Io e mia sorella non ce ne rendiamo così tanto conto, perchè siamo stati abituati a vedere di peggio, in particolare ora la componente maniacale, quella che è più fastidiosa, è quasi assente.

Comunque, la psichiatra ha cambiato cura, ed è passata a qualcosa di molto più forte. All’uscita della visita, mia madre è stata insolitamente silenziosa, poi ha parlato con mia sorella chiedendole di comprarle un gelato, insomma sembrava che la visita in sè avesse avuto un effetto. Salvo che poi, quando ero a casa, con un tremendo mal di testa per la stanchezza di tutta la giornata, sento mia sorella invocare aiuto, con il cuore in gola corro e c’è mia madre che in qualche modo ha scovato i vecchi psicofarmaci, quelli di cui ha abusato ormai un mese fa, e vuole prendersene un paio perchè altrimenti non dorme. Io e mia sorella glieli strappiamo di mano, mia madre si fa aggressiva, io prendo i farmaci e li butto nel gabinetto.

La cosa mi ha sconvolto, manco ce ne fosse bisogno. Se dopo un mese mia madre ritrova dei farmaci di cui non sapevamo niente (quelli nuovi sono in una cassetta portavolari che mia madre nemmeno sa che esiste e dove sia) e pensa di prenderli per dormire, è come non fosse successo niente. Terrorizzato del peggio, ieri ho detto a mia sorella che appena avessi avuto avvisaglie di un comportamento deviante di mamma avrei chiamato l’ambulanza e chiesto un ricovero precauzionale, poi si è invece calmata.

Oggi ha cominciato la nuova terapia, che ha anche il vantaggio di essere una compressa solubile in acqua, per cui non può non prenderla. Ieri, quando chiedeva, come tutti i depressi, qualcosa per dormire, le ho detto che poteva non sputare le medicine, così non avrebbe dovuto cambiare terapia e fare un giorno di quasi totale sospensione prima di passare alla nuova cura, il messaggio deve averla raggiunta se oggi era tutta collaborativa, chiedendo più volte se questi sono i farmaci che la aiuteranno a dormire. Forti come sono, avranno anche questo effetto collaterale, sopratutto all’inizio.

Per la tesi, oggi ho ottenuto i primi risultati, che già bastano a giustificare il lavoro fatto finora, ma ho ancora del tempo per produrre altri dati.

Il dentista ha cominciato l’opera di sistemazione dei denti per metterci il ponte, oggi c’ha messo più di un’ora di trapano per molare il molare, ha detto che ho dei denti così duri che è una fatica trapanarmi. In effetti ad un certo punto l’ho visto che sudava, tutto preso a fare pressione con la punta del trapano sul dente, dopo mi ha detto che ha dovuto cambiare la fresa di un trapano, che non so cosa voglia dire ma io ho fatto l’espressione interessata. Gli ho detto che, con tutto quello che mi sta succedendo, stare seduto con la bocca aperta senza pensare a niente è una forma di riposo.

Il disturbo bipolare

C’è questo articolo su Newsweek in cui parlano del disturbo bipolare, raccontando la storia e le difficoltà di un bambino che ne soffre praticamente da quando è nato. Senza nessun parallelo, ma ci sono delle cose nella storia dei loro genitori che ho vissuto anche io. Gli ho scritto.

Compliance

Oggi ho portato mamma alla terza visita di controllo al DSM (ex CIM), la dottoressa che l’ha presa in cura non c’era a causa di una urgenza, però poichè la visita doveva proprio farla, è stata visitata dalla primario.

Che ha osservato alcune cose. Intanto, che la cura che mia madre sta facendo è molto bassa come dosaggio dei farmaci, e quindi occorrerà aumentarli. Per ora l’abbiamo alzato un po’, nell’attesa che all’inizio della prossima settimana mia madre sia visitata dalla dottoressa che l’ha in cura e che, se le ha dato un dosaggio così basso all’inizio, avrà avuto i suoi motivi.

Secondo, che mia madre è poco collaborativa (appunto non c’è compliance) perchè continua a cercare ogni sistema per non curarsi e per dire che sta bene. Negli ultimi giorni ha più volte, infatti, preso le compresse e fatto finta di ingoiarle (cosa possibile, hanno dimensioni minuscole), quando ce ne siamo accorti sono stati strilli ed urla e io le ho detto che, se non vuole le compresse, possiamo sempre passare all’elettroshock. Il fatto è che anche adesso ha preso le compresse, ci ha mangiato un po’ sopra, ci ha bevuto, ha mostrato la lingua, ha parlato, ma non posso giurare che non si sia ingegnata per non prendersele, tutte le sue energie sono destinate a sostenere la tesi che sta bene e quindi non deve curarsi, e questo si estrinseca e si realizza rifiutando le medicine. E’ il motivo per cui la dottoressa di oggi ha detto che nel caso bisognerebbe passare a delle punture, certo a cadenza quotidiana non sarebbe possibile (nè sarebbe comunque possibile con il principio attivo che sta usando adesso, che non è disponibile sotto forma di punture).

Allo stesso modo, proprio perchè non c’è compliance, non è possibile certo pensare ora ad una psicoterapia, in effetti se dopo tre settimane di medicine stiamo ancora così credo che di terapia psicologica se ne parli per dopo l’estate, anche perchè cominciare e poi avere la pausa estiva non sarebbe credo utile.

Non so, da una parte io e mia sorella, ma anche mio padre che ha pensato di chiamarla al telefono per sentirla, abbiamo la sensazione che non stia così male, nel senso che il suo comportamento è certamente molto più tranquillo adesso di come sia spesso stato, dall’altro vedo proprio che quando parla con un medico, questo in genere scuote la testa.

La cognizione del dolore

Mia madre non rifiuta le cure, oggi è stata più agitata e nervosa che gli ultimi giorni, ma credo dipenda dal fatto che l’effetto “terapeutico” del ritorno a casa stia svanendo e sia la cura a dover fare il suo effetto, e appunto è fondamentale che la faccia.

Certo non è solo questo quello che sta accadendo in questi giorni, anzi dire questo è essere parziali come un cronista che, per parlare dell’11 Settembre, dicesse: macerie a New York. E’ una ridda di cose da fare, di preoccupazioni che ho, di momenti di tensione, di stanchezza che si manifesta con una serie di disturbi psicosomatici (però ieri sono tornato in palestra, dopo due settimane di assenza).

Ma sopratutto è questo dolore, che ho messo da parte in queste due settimane perchè avevo bisogno di erigere delle dighe per non farmi travolgere, e che ora invece va visto per quel che è. La seduta di psicoterapia di oggi è stata molto difficile, so quello che devo fare nei prossimi giorni e ho quasi paura di farlo, perchè so che significa fare i conti con i miei peggiori demoni.

Dimessa

Oggi mamma è stata dimessa dall’ospedale. Fino ad una settimana fa, loro pensavano di trasferirla al reparto psichiatrico che copre questo territorio, e poi da lì in una clinica per una degenza di “uno, due mesi”. Oggi invece ci hanno chiamato per dirci che la dimettevano. Hanno carenza di posti letto. Certo, se fosse grave non la dimetterebbero, ma quando ho chiesto al medico se questa dimissione avveniva in condizioni di sicurezza, ha variamente farfugliato alcune cose. Non dimenticherò il suo sguardo imbarazzato e i suoi occhi che sfuggono i miei.

Così dall’ospedale siamo andati al DSM, ovvero l’ambulatorio della ASL specializzato per il disagio psichico. Lì mia madre ha preso contatto con la sua psichiatra, che intanto le ha cambiato la cura che le avevano dato in ospedale e le ha dato appuntamento la settimana prossima.

Mamma ha fatto diverse obiezioni, sulla via del ritorno, all’ipotesi di curarsi, ma basta dirle che se non si cura si troverà di nuovo in un reparto ospedaliero che la pasticca da prendere va improvvisamente bene.

Quanto dolore c’è in lei. Quante ferite ci portiamo tutti appresso in questa famiglia, e quanto ci vorrà per curarle.

Adesso dorme profondamente.

Io ho gli occhi lucidi. Non piango perchè non penso che sia tutto passato.

Io e mamma

Ci sono periodi di stasi e periodi di crescita. Ora sto attraversando un periodo di crescita, e le cose che accadono sono così tante che nemmeno riesco a rielaborarle compiutamente. Penso: se volessi fare l’elenco di quello che è successo oggi, di come ho reagito a queste difficoltà, sarebbe troppo difficile, anche faticoso, come cercare un filo conduttore per legare cose che ora, non rielaborate, sembrano così distanti tra di loro. E’ il motivo per cui mi è così difficile scrivere sul blog, non perchè non succeda nulla o perchè ci siano delle urgenze, ma solo vivere questi giorni significa proprio sentirsi come voler andare lungo una certa direzione, ed andarci, mentre intorno a me c’è una tempesta impetuosa che porta via molte cose e cambia il paesaggio. Cercando come dei nuovi punti di riferimento.

Mi comporto in modo diverso con mia madre, cercando di impedirle di attuare i suoi meccanismi invischianti e ricattatori. Ieri sono stato meno di cinque minuti in ospedale, perchè appena sono arrivato ha esordito dicendo che lei non vuole andare nella clinica di lunga degenza dove è previsto che vada dopo questo periodo nel reparto di cura della fase acuta. Non mi sono incazzato, non ho urlato, non mi sono esasperato, le ho solo detto che deve curarsi, a prescindere da quel che vuole, perchè a casa non si curerebbe, come non si è curata finora. La sua prima reazione è stata chiedermi se, in questi decenni in cui non si è curata, mi fosse mancato qualcosa. Mia madre ha costruito il mito della madre perfetta, per non affrontare la sua malattia: io sono una madre perfetta, quindi non posso ammalarmi, quindi non sono malata. E’ stata questa la sua ancora di salvezza rispetto alla malattia e all’infelice matrimonio che ha avuto, ma ora è la zavorra che non la aiuta a prendere coscienza della realtà e a curarsi. E infatti subito dopo ha aggiunto che da lì potevo pure andarmene, che è la sua frase tipica quando stiamo a casa e si litiga, un modo per ricattare ma in realtà creare un rapporto più invischiante, ovvero se stai qui è perchè mi dai ragione. Invece no, ora ho un vantaggio perchè lei è nel reparto d’ospedale, per cui all’invito ad andarmene ripetuto un paio di volte ha fatto seguito il mio andarmene. Poi, qualche ora dopo, mia madre ha chiamato mia sorella, lamentandosi di quante cose brutte le avessi detto e del fatto che me ne fossi andato. Bisogna insegnare a mia madre che certi meccanismi ricattatori non funzionano più, perchè altrimenti è concreto il rischio che provi a ricattarci di nuovo con un nuovo tentativo di suicidio, o più generalmente evitando di curarsi per davvero, rimanendo così non del tutto autosufficiente e quindi richiedendo la presenza dei figli.

Invece no, per quel che mi riguarda, che fosse tra una settimana o due mesi, appena vedessi che non fa la cura prevista, andrò diretto dallo psichiatra pubblico e chiederò un loro intervento, anche un ricovero coatto, perchè altrimenti ricomincia tutto questo vietnam fatto di ricoveri d’urgenza, mia madre va anche gestita nel senso di tenerla a bada e non consentirle di prendersi tutto.

Ieri pensavo, è stata la prima volta che questo pensiero si manifestava compiutamente, che mia madre ha sempre vissuto come una persona viziata, con delle figure maschili intorno a lei che sono state troppo accondiscendenti. Mio nonno, che la trattava come una principessina a cui tutto veniva concesso, a differenza degli altri figli maschi che invece erano buoni solo per lavorare e mio padre, che era una figura che provava ad essere autoritario, senza mai esserlo, e certamente non era autorevole. Mia madre non si sarebbe mai sposata con un uomo forte, perchè non avrebbe potuto continuare questi suoi meccanismi del fare come le pare e piace. Così l’accordo tra lei e mio padre era che ognuno dei due continuava ad avere atteggiamenti bambineschi, potendo nel caso di proteste dell’altro lamentargli le altrui manchevolezze.

E siccome io non ho questo atteggiamento, anzi sono severo con lei ma senza farmi appunto invischiare nella tela (quantomeno, ora ci provo, e mi rendo conto di come lei provi sempre a tesserla) allora giusto qualche giorno fa mi ha detto che io mi comporto da mussoliniano. Ovvio che no, e io ho fatto finta di niente, continuando a parlarle della sua malattia e della sua cura, registrando il commento a conferma della giustezza del mio modo di agire con lei.

Poi non è tutto così semplice e così lineare. Qualche giorno prima del fine settimana di passione, ho fatto un sogno che è anche un monito. Il sogno è molto semplice, io vado in bagno, vedo la tavoletta della tazza che è bagnata d’acqua, penso che l’abbia bagnata mia madre, allora la asciugo e nuovamente si bagna, la asciugo e di nuovo si bagna, come se essudasse, e la cosa mi sconcerta.

Ho analizzato il sogno da me (la mia psicoterapeuta dice che sto facendo dei progressi notevoli nella capacità di comprendermi, ma su questo sogno è da tornarci): la tavoletta è uno dei punti di contatto tra i membri della famiglia, l’acqua è l’archetipo junghiano delle emozioni, e il sogno mi dice che tra me e mia madre, per il semplice contatto e per il semplice stare vicini, si scatenano delle emozioni molto forti, che escono in modo incontrollabile e che non possono essere messe da parte.

Un monito per dirmi che devo essere consapevole di questo, e gestirlo senza farmi travolgere: mia madre non ha questa capacità di controllo delle emozioni e invece ne viene travolta. Devo quindi trovare, con lei, il giusto equilibrio tra carota e bastone, tra atteggiamenti dolci e comportamenti severi.

-60

Oggi siamo stati a trovare mamma in ospedale. La situazione migliora per alcuni aspetti, anzi ora a vederla e a parlarle sembrerebbe che non abbia quasi niente, ovviamente non è così. La cura che le hanno cominciato a dare richiede infatti 20-30 giorni per fare effetto. Loro pensano ad una TAC per mercoledì prossimo, quindi quando gli eventuali effetti dei farmaci che ha ingerito saranno certamente esclusi, e poi di dimetterla per la fine della settimana inizio della prossima, anche se la dimissione non è per riportarla a casa, ma per andare in una casa di cura per lungo-degenti, dove dovrà rimanere uno o due mesi, secondo l’evoluzione del quadro clinico.

Ci sono tutta una lunga serie di questioni da affrontare e di soluzioni da organizzare ed adottare, ma sento un leggero ottimismo, anche lo psichiatra con cui ho parlato oggi mi è sembrata una persona veramente capace e comprensiva, per cui mi sento molto più tranquillo. Andare a dormire sapendo che mamma è seguita ed è sotto controllo è una grande tranquillità. Ma la strada sarà molto lunga. Però, mi pare non tanto stretta.

Cercando di tornare in questo mondo

Mia madre sta un po’ meglio. Nel senso che cammina, mangia, parla quasi normalmente, è cosciente di dove si trova, non rifiuta l’ospedale e i medici. Certamente non sta bene nel senso profondo del termine, la sua ossessione maniacale rimane tutta intatta. Un passo alla volta, ancora non hanno iniziato con la terapia per questo disturbo, immagino vogliano aspettare che passi l’effetto di quello che ha ingurgitato due giorni fa. Non ci sono danni neurologici, quindi il problema è tutto psichico. L’ospedale è molto ben organizzato e il reparto di psichiatria è tranquillo, non ho visto persone in condizioni troppo gravi. Penso che la cosa proseguirà per almeno altri 5-7 giorni, ora devo anche cominciare a pensare al ritorno a casa, nel senso di trovare infermieri che la assistano quando io e mia sorella non ci saremo, almeno per le prime settimane del ritorno, e prendere contatto con le strutture pubbliche preposte perchè dovrà essere molto ed assai seguita.

Ci sono altre cose da dire ma ora sono esausto, però la situazione almeno ora è tamponata, in attesa di essere risolta.

Due giorni vissuti pericolosamente

Domenica notte siamo andati tanto, tanto vicini alla tragedia. Mia madre camminava per casa, ha perso le forze, è caduta per terra e si è fatta un taglio in testa. Non grave, ma aprire la porta e vederla per terra in una pozza di sangue è stato drammatico. Sono stato lucido, ho fatto quello che si doveva fare, e l’abbiamo portata al pronto soccorso. La ferita alla testa non era grave, fortuna che mia madre pesa oggi 30 kg meno di due anni fa, sennò erano altri e più gravi guai, ma questo è accaduto perchè ha ingerito una dose eccessiva di ansiolitico. Lei ha detto che l’ha fatto per morire, ora se uno si vuole ammazzare non usa l’ansiolitico, è stato un modo di richiamare l’attenzione.

Allora dall’ospedale di qui siamo andati, nella notte, ad uno vicino, per un consulto psichiatrico. La dottoressa si è detta molto preoccupata, ma ha stabilito che mia madre non dovesse rimanere lì, bensì tornare qui, dove psichiatria non c’è, raccomandandoci di controllarla a vista, perchè se era un tentativo di suicidio poteva riprovarci.

Mia madre non ha mai avuto tendenze autolesioniste, e non credo che abbia cominciato ieri. Ma è grave che uno psichiatra non adotti quello che la legge impone in questi casi, cioè assicurare il paziente al letto (legarlo) se serve e imporre la terapia farmacologica necessaria tramite un trattamento obbligatorio.

Quando siamo tornati qui, è cominciata l’odissea per trovare un reparto psichiatrico. Telefonate su telefonate da parte dell’ospedale, e tutto questo fatto nella più totale disorganizzazione, alla quale io e mia sorella abbiamo provato a rispondere, contattando chiunque pensassimo potesse aiutarci.

Nonostante questo, con tutto che siamo arrivati fino all’assessore regionale, non c’è stato verso, il posto letto non usciva fuori. Mia madre continuava a stare in osservazione, senza che uno psichiatra la visitasse, e senza che un neurologo la visitasse per valutare se la caduta avesse avuto effetti o fosse stata causata da problemi psicologici.

Dopo tutto questo, alla fine l’ospedale è spuntato fuori, a circa 100 km da qui. Abbiamo pensato se, allora, non potessimo riportare mamma a casa, e farla seguire da uno psichiatra privato, insieme a una o due infermiere che la sorvegliassero a vista. Ma nessuno, degli psichiatri contattati, si è assunto la responsabilità.

Così, dopo sedici ore di attesa, è arrivata l’ambulanza che l’ha trasportata. Sì, ci sono volute sedici ore perchè l’ospedale trovasse una autoambulanza.

Siamo arrivati all’ospedale di destinazione, io e mia sorella abbiamo preso una camera in un albergo per passare la notte scorsa (non dormivamo dalla mattina di domenica e non potevamo tornare indietro), e lì abbiamo trovato una psichiatra brava, capace, competente, molto rigorosa e molto umana.

La quale si è molto turbata non per le condizioni di mia madre, ma per come l’avevano gestita fino a quel momento, dicendoci che ora le nostre energie vanno destinate ad altro, ma poi ci dovremmo far sentire. Perchè, ad esempio, quando l’ospedale di qui ha avanzato la richiesta di ricovero, non ha specificato che mia madre aveva avuto un trauma cranico, perchè se l’avesse specificato allora all’ospedale di lì non l’avrebbero accettata, visto che non hanno neurologia: se, mentre era in viaggio sull’autoambulanza o quando era lì, mia madre avesse avuto una emorragia interna, non avrebbero saputo intervenire. L’ospedale di qui ha, quindi e tra l’altro, compiuto un abuso medico, e ha redatto un falso in atto pubblico. E con loro non finisce qui.

Stamattina ci siamo svegliati lì, dopo un sonno ristoratore, io sono tornato a casa perchè avevo alcune cose da fare (notabilmente la psicoterapia, oggi seduta fiume che è stata essenziale), mia sorella torna stasera, e domani andiamo a trovarla di pomeriggio. La dottoressa che ora l’ha in cura ci ha suggerito di non andarla a trovare spesso, un po’ per evitare che noi ci stanchiamo (quando mia madre tornerà qui dovremo seguirla) e un po’ perchè dobbiamo evitare di lanciare il messaggio per cui, se lei ci manipola, noi ci facciamo manipolare.

Sempre lì, la psichiatra si è posta la domanda se mia madre non avesse avuto anche, o solo, una ischemia cerebrale che poteva causarle certi sintomi, come un intorpidimento diffuso e una certa asimmetria nei movimenti, è gravissimo che l’ospedale di qui non abbia nemmeno contemplato l’ipotesi. Io penso che mia madre abbia avuto le sue crescenti crisi maniacali-depressive, e questo le abbia causato una alterazione psicofisica che avrebbe potuto favorire un episodio ischemico, considerato che mia madre in passato ne ha sofferto, e sempre con la stessa eziologia.

In questi due giorni ho pianto molto. Ieri mattina ero sconvolto, e alcune persone con cui ho parlato hanno saputo aiutarmi. Anche e sopratutto la mia psicoterapeuta, che si è resa conto del mio terrore e ha saputo smontarlo. Non solo lei, ma anche i miei amici e in generale la mia rete relazionale, che se non ci fosse stata io sarei stato ricacciato nel consueto ruolo del bambino che non sa cosa fare di fronte alla malattia della madre.

Io penso sempre che da un male possa nascere, e nasca, un bene. Alla fine, nonostante tutto, ce la siamo cavata con poco. Mia madre credo abbia ben capito che non può scherzare con il suo stato di salute. Ora dovrà essere seguita in un certo modo, sia in termini di terapia farmacologica, che in termini di colloqui di aiuto e sostegno per identificare le componenti del suo malessere ed aiutarla a gestirli, almeno un po’ e per quanto si possa. Mia sorella è stata costretta a crescere e ad assumersi delle responsabilità, ha compiuto degli errori ma ieri sono riuscito a parlarle in modo dolce ma incisivo, grazie pure alla psichiatra che, quando stavamo parlando di nostra madre con lei, ci ha fatto parlare un po’ di noi e ha quindi aperto un ponte verso mia sorella. Io ho scoperto di poter essere lucido, anche nel momento drammatico della scoperta dell’incidente, ho avuto una crisi di panico che ho superato, e ho gestito quel maiale di mio padre, che quando ha scoperto la situazione, ha pensato di presentarsi come il salvatore della patria, perchè il suo sogno è quello di sfruttare l’occasione di debolezza di mia madre per tornare qui ed essere quello che la segue e l’aiuta a guarire, quando invece è stato lui l’origine dei mali di mia madre.

Per cui ieri ha anche fatto la scenata al pronto soccorso, prima con me che l’ho sfanculato rapidamente dicendogli che non ho tempo da perdere con lui, e a seguire con i medici di guardia, che quando hanno poi saputo che era l’ex marito (lui si presenta come il marito), si son solo lamentati di esserlo venuti a sapere tardi, altrimenti l’avrebbero fatto arrestare (e io avrei regalato loro qualcosa, in segno di gratitudine). E’ ovvio che siccome questa volta mio padre si gioca l’opportunità di tornare a casa, non può che andare in escandescenze. E’ stridente la differenza tra le persone che mi vogliono bene, e che mi hanno offerto un aiuto senza alcun atteggiamento prescrittivo, e questo personaggio qui (che ai medici del pronto soccorso ho descritto come il padre biologico, manteniamo le distanze).

Concludo questo resoconto con questo mio pensiero: in Occidente è diffuso un certo senso di superiorità verso l’Islam, e invece dovremmo capire che loro sono in molte cose assai più progrediti di noi. Per esempio, loro sanno che il maiale è maiale e che non c’è niente da fare per cavarne qualcosa di buono, per cui nemmeno lo toccano.