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Luigi de Magistris, una disgrazia perenne

Quando prendevo la metro ogni giorno, qui a Napoli, tendenzialmente la trovavo rotta ogni 1-2 settimane. Ora che la prendo una volta ogni tanto, la trovo rotta (o in grave ritardo) sempre ogni 15-20 volte.

Di tutto questo, a Giggino de Magistris, poco importa. Poco importa anche che la pagina Facebook dell’azienda dei trasporti pubblici, invece di fornire informazioni, sia in mano ad un analfabeta, come dimostra questo screenshot del loro profilo Facebook.

Giggino è bravo a dire che Napoli è una città che vive di turismo, che il turismo è importante e tante altre amenità. Adatte a soddisfare lo sbagliato senso di orgoglio di una città ferita e martoriata che non trova con questo sindaco la capacità di rialzarsi.

Perchè De Magistris è il problema, non la soluzione. Come sindaco, dopo sei anni di presenza, continua a non avere una idea di città, una idea di cultura (il teatro Mercadante è stato sequestrato per mancato adeguamento alle norme antincendio, il Maggio dei Monumenti è l’ombra di quello che era, il Napoli Teatro Festival annaspa), una idea di trasporti (la metro appunto si rompe spesso, i lavori per le nuove stazioni – progettate ben prima che l’Augusto arrivasse al potere – procedono lentissimamente, la stazione di Montecalvario è stata aperta una settimana, l’ANM è sull’orlo del fallimento).

Giggino rivendica i risultati nel settore del turismo. Farebbe bene, se fosse merito suo. Ma l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di rendere il centro storico una piccola boutique, abbastanza pulita, cosa che rende contenti i turisti che accorrono anche perché altre mete di richiamo (Londra, Parigi) hanno subìto pesanti attentati.

Ma fuori dal centro storico, abbiamo la criminalità che imperversa. Abbiamo le strade sporche (l’ASIA, la municipalizzata dei rifiuti, essendo a rischio fallimento fa solo l’indispensabile). Abbiamo una emergenza rifiuti che non è stata per niente risolta (se non ci sono cumuli per strada è solo perché i rifiuti vengono raccolti e conferiti in altre regioni italiane, con costi altissimi e multe dell’Unione Europea: il sistema di compostaggio cittadino è ancora una chimera, la differenziata è al 22%, quando arrivò il Sommo era al 17%: siamo cresciuti di un punto percentuale l’anno, praticamente un errore statistico).

Poi, a dirla tutta, la Domenica mattina in piazza Garibaldi ci sono gli zingari che mettono in vendita quello che, nella settimana, hanno recuperato dai cassonetti. Lo chiamano “il mercatino della monnezza”. E’ un bel biglietto da visita per i turisti.

Su tutto questo, Giggino regna felice. Si butta sull’estremismo ideologico, perché la capacità della buona amministrazione non è cosa sua. Solletica gli istinti revanscisti di larga fetta della società, perché il suo scopo è quello di trovarsi uno scranno all’Europarlamento, quindi fare il Masaniello è la strategia migliore che può avere.

Invece di parlare con le forze vive e vere della società napoletana, che pure ci sono, solletica gli antagonisti, i comitati spontanei, i centri sociali. In sintesi, la plebe. Giggino non parla con la borghesia, la vera forza che andrebbe fatta crescere a Napoli e cede alle lusinghe del popolino, a cui il suo tono di comiziante si presta benissimo.

Dietro di lui, i suoi inconsapevoli aedi. Che, quando gli mostri con dati alla mano la situazione della città, ti dicono “Abbiamo avuto sindaci peggiori”, “Rivuoi la Jervolino?” e così via. Non capendo che, pensare che Giggino sia la cosa migliore per Napoli significa condannare questa città ad essere sempre una città mediocre.

Napoli avrebbe bisogno di un grande sindaco. Come quello di Barcellona che nei primi anni ’90 prese l’occasione dell’Expo per cambiare la città. Come ha fatto Pisapia a Milano sempre con l’Expo (Giggino invece, in quanto a manifestazioni, annaspa con le Universiadi e ha pure lo stadio d’atletica chiuso, giusto per evitare di farne una giusta).

Solo avendo un grande sindaco, coraggioso e intellettualmente onesto e capace, Napoli potrebbe liberarsi di questo senso di inferiorità. Invece, abbiamo un sindaco che su quel senso di inferiorità ha costruito la sua base elettorale.

Sindaco mediocre, mediocre magistrato in passato, jattura per il presente. Speriamo che, come dice Roberto Saviano, siano i suoi stessi accoliti a farlo fuori e a sostituirlo con un meno imbarazzante.

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De Magistris, in mancanza di meglio

Tutto fa supporre che, tra poco più di due settimane, Luigi De Magistris detto Giggino sarà confermato sindaco di Napoli.

Più per demeriti dei suoi modestissimi rivali che per meriti suoi. Certo, se le opposizioni si sono organizzate perché il centro-destra riproponga lo stesso, logoro, candidato di cinque anni fa; il M5S candidi un milanese trapiantato a Napoli da dieci anni e che tifa Juve; il PD si divida in lotte intestine e paghi gli elettori per votare alle primarie; alla fine, De Magistris non dovrà fare molto per vincere.

De Magistris vincerà quindi, e purtroppo anche se è il meglio possibile rimane comunque un candidato modesto. E’ stato un amministratore poco capace, sicuramente disattento e più interessato a costruire una sua posizione politica nazionale che non a governare la città. Me lo ricordo bene, quando una sera la metro su cui ero si fermò in mezzo alla galleria, ci fecero scendere e ci facemmo trecento metri con le luci di emergenza e sulla banchina di emergenza e, arrivato a casa, potei bearmi di Giggino che pontificava sulla TAV: è tanto più facile andare in televisione e parlare di massimi sistemi che non occuparsi di far camminare la metro…una cosa così noiosa e che poco appaga l’ego smisurato del Sindaco.

Un ego smisurato che è un tratto che piace tanto a molti napoletani; perchè una delle forze di De Magistris è quello di incarnare certi tratti che sono la continua maledizione del Sud: il fare la rivoluzione dentro le istituzioni, l’arringare il popolo, l’ergersi a vittima del sistema: la continua riedizione del Masaniello.

Napoli è una città sofferente, priva come è di una vera borghesia, con la plebe che ha tracimato e ha invaso tutti gli spazi; Giggino ha puntato su questi, sul solleticare certi animi, piuttosto che sul costruire quei corpi sociali intermedi.

E’ stato bravo a raccontarsi come l’eroe senza macchia che combatte contro forze sovrumane, ma nessuno gli ha chiesto come mai la raccolta differenziata sia passata in cinque anni dal 17% al 22%, ben lontano dal 45% delle altre grandi città italiane e tragicamente distante dal 70% promesso anni fa. Tantomeno, qualcuno gli ha chiesto come mai, a Napoli, le multe si possono o non si possono pagare, visto che il servizio delle riscossioni fa acqua da tutte le parti, cosa che porta ad un traffico caotico e disordinato; però lui bravissimo a fiutare l’aria e a candidarsi all’anti-Renzi del Sud.

Così, ce lo terremo altri cinque anni. In cui, facile profezia, sarà ancora più distratto e solo interessato a cercarsi uno strapuntino nazionale o europeo; fosse mai che dovesse tornare a fare il magistrato…

Usabilità al cinema

Signora mia guardi, che a lei lo voglio dire che la vedo che è una signora di un certo livello, per fortuna signora mia che ci sono questi cinema al Vomero signora mia, che tutte queste multi sale mentre al Vomero si spopola
e poi chiudono pure le librerie (come dice, signora mia? Certo che io vado in libreria, regalo sempre l’ultimo libro di Bruno Vespa che a parte che mi piace tanto faccio anche una bella figura che è un libro grosso, e poi è scritto grande che si legge bene).

Comunque dicevo, signora mia, allora sono andata al Cinema Arcobaleno – sì, non sapeva che ha aperto di nuovo? Con questi imprenditori coraggiosi che insomma al Vomero altrimenti si spopola e poi le librerie ecc… – comunque dicevo è proprio un cinema moderno.

Per esempio hanno il sito web che uno può comprare i biglietti.

E sa quanto è facile signora mia? Allora uno prima va sul sito del cinema, poi clicca su “Vendita Online”, poi clicca su “Acquista biglietto”, poi sceglie il film poi clicca su “Acquista”, poi clicca su “Acquista subito” (signora mia, magari uno vuole acquistare dopo, che a lei non succede che va dall’ortolano e si fa mettere da parte due carote per Sabato che deve fare il brodo?), poi deve cliccare sulla data, poi sul settore, poi clicca su Acquista (signora mia, metta che una se sbaglia e si trova a comprare un biglietto per sbaglio, vorremo pure fermarla in tempo no?), poi sceglie i posti (o indica quanti sono, dipende dalla sala), poi clicca di nuovo su acquista (e tipo siamo alla sesta volta che clicca su “Acquista”… signora mia, che le gira la testa? vuole un po’ d’acqua e zucchero? se lo prenda su che non è finito), poi clicca “Conferma” (metti che una c’è arrivata per sbaglio fin qua, può pure tornare indietro, tipo gioco dell’oca quando escono due sei), poi signora mia inserisce i dati, poi clicca su “Conferma”, poi deve cliccare solo un altro due tre volte, vuole mettere la comodità?

Che poi, non glielo detto ma tanto so che lei è una persona intelligente, se lo vuole fare con lo smartphone il sito non funziona, cioè non è che non funziona tutto, non funziona fino ad un certo punto, poi si blocca inspiegabilmente, ma lei signora mia che quando va in giro per strada non si porta una carriola con dentro computer, tastiera, mouse e monitor? Che manco serve il wifi.

Certo signora mia, se lei preferisce può anche andare direttamente al cinema. Allora si mette bella bella in fila, non si può sbagliare tanto la fila è unica perché c’è un solo cassiere – tanto un bel ragazzo l’avranno messo per quello, perché non è che sia veloce a stampare ‘sti cazzo de biglietti, oppure come dice? No signora mia, non c’è la cassa automatica, ma scusi se lei arriva magari una mezzora prima, che va di fretta?

Le dicevo, per fortuna che al Vomero ci sono questi imprenditori moderni (ecc…)

Lo storytelling di De Magistris si infrange contro la realtà

Uno dei termini che è oggi di moda nella comunicazione politica è storytelling.

Può avere due significati, quasi opposti tra di loro, perché può indicare sia l’idea di fondo su cui si muove una amministrazione, locale o centrale, sia un modo di distorcere e presentare la realtà per mettere in mostra solo gli elementi a proprio favore; può insomma essere sia l’obiettivo e la tensione ideale che anima chi amministra sia la semplice propaganda riverniciata.

Purtroppo per noi e purtroppo per Napoli, nel caso di De Magistris e della sua amministrazione è il secondo significato a prevalere.

Nella ricerca di uno storytelling adatto a coprire la mancanza di un obiettivo e di una visione ideale della città, Giggino ‘o sindaco ha puntato le sue carte sul turismo, vantandosi di quanto questo cresca e riconoscendosene i meriti.

Poco conta, qui, analizzare i motivi per cui i turisti a Napoli sono cresciuti: si tratta di un dato vero che però dipende in buona parte dal fatto che molte altre mete del mediterraneo (pensiamo a tutto il Nordafrica) sono oggi con un profilo di rischio maggiore rispetto a pochi anni fa, quindi i turisti da qualche parte pur dovranno andare. Conta ancora di meno discutere di questa idea fumettosa, naif e giocosa del turismo come volano per la crescita, il nostro petrolio, i giacimenti culturali, tutte idee banali e superficiali che nascono nel 1984 con De Michelis al Ministero del Turismo e che, in trent’anni, non hanno portato proprio a niente.

Interessa invece vedere cosa la giunta De Magistris ha fatto per il turismo. Vale allora la pena riportare qui la dichiarazione di giusto un paio d’anni fa del sindaco sul piano di riqualificazione del centro storico:

“Qui c’è una visione di città a discapito di tutti coloro che, negli anni, ci hanno criticato accusandoci di non avere una visione d’insieme. Stiamo realizzando interventi strutturali che comprendono il recupero di complessi monumentali, ma anche interventi di decoro urbano, illuminazione nell’ottica di un recupero degli spazi pubblici perché il nostro centro storico deve vivere ed essere vissuto. Questa è la Napoli che vogliamo, la Napoli che dimostra di saper spendere bene i fondi europei. Stiamo dimostrando a Bruxelles che siamo in grado di fare progetti, farceli approvare, far partire le gare e realizzare quanto proposto” (Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Febbraio 2014).

Si noti lo stile demagogico ed arruffa-popolo tipico del sindaco, in cui egli si presenta come l’autore, il mezzo ed il fine di un riscatto storico del Sud, il dono degli dei ad una città martoriata che si risolleva grazie all’erculea forza di Giggino ‘o giustiziere.

Nella parodia che Maurizio Crozza fa di Vincenzo De Luca, quando gli fa dire che grazie a lui a Salerno ed in Campania è arrivata l’acqua, la luce, la scrittura e l’homo sapiens, l’obiettivo potrebbe essere utilmente lo stesso Giggino.

Ma, sia detto, passeremmo sullo stile tronfio del sindaco se tutto questo fosse successo per davvero.

Purtroppo, al 31 Dicembre 2015, data ultima per spendere e rendicontare i fondi, forse chiuderanno tre dei ventotto cantieri che dovevano riqualificare il centro storico, quindi sul saper fare progetti e farseli approvare dobbiamo dire che Giggino è deficitario.

Né, va detto, le cose potevano andare diversamente, visto che l’ufficio del Comune di Napoli che si doveva occupare di questo enorme piano ha a disposizione due persone che non hanno nemmeno un computer con cui lavorare.

Questa è un po’ la distanza che c’è tra lo storytelling di Giggino, il grande sindaco che va a Bruxelles, e la realtà: telefono, carta e penna per gestire un progetto da centoquaranta milioni di euro. Il computer costa troppo.

Di De Magistris e della sua incapacità a gestire una città complicata e difficile come Napoli non mi importa niente, credo che sia diventato sindaco per un accidente della storia che non si ripeterà. Temo però non solo i danni che potranno venire nell’immediato (per limitarci al centro storico, l’Unesco potrebbe decidere di rivedere lo status di Patrimonio dell’umanità) ma anche che la sua insipienza, la sua incapacità di costruire una idea di città e il suo lisciare il pelo ai peggiori aspetti della società meridionale possano poi diventare il detonare di una prossima svolta a destra della città.

Una associazione meritoria

Ah, che bello il civismo dei napoletani.

Per esempio, c’è una associazione, “Sii turista della tua città”, che si batte tanto per il decoro urbano e la riscoperta delle bellezze partenopee.

Per esempio, hanno deciso di fare, da soli!, il restauro della fontana a Monteoliveto, per cui hanno comprato quello che pensavano sarebbe servito, si sono messi a lavorare di gomito, tipo quando io passo lo straccio per terra, e
hanno ripulito la fontana! E pensa l’invidia del sovrintendente ai beni culturali di Napoli che, ovviamente offeso nell’amor proprio, si è permesso di dire che il restauro di una fontana del ‘600, fosse anche solo per togliere i graffiti e la sporcizia, va fatto da chi ha studiato anni per farlo, sa quali prodotti usare e sa come usarli, perché altrimenti quello che gli dai potrebbe corrodere, a lungo andare, anche il marmo stesso della fontana.

E poi, quelli di questa meritoria associazione mica si sono fermati lì. Hanno ricevuto il permesso di fare un evento alla Villa Comunale e, insomma, metti che c’era tanta gente, metti che si erano fatti prendere dall’entusiasmo e avevano pubblicizzato l’iniziativa su Facebook per dire che c’era non un evento ma un aperitivo, insomma vi pare giusto che si dovevano prendere una multa di ottomila euro per attività commerciale non autorizzata? Fortuna che è intervenuto l’assessore alla Cultura che c’ha messo una buona parola.

Poi, voglio dire, ma avete visto quanto sono brutti ed anonimi i pannelli con le fermate della metro all’interno dei vagoni? Fortuna che c’hanno pensato sempre quelli di questa meritoria, meritorissima associazione, che hanno messo qua e là un bell’adesivo lì sopra e, visto che c’erano, pure sulle porte, non sono ora molto più belle?

Insomma, faranno restauri alla cazzo di cane, faranno soldi con la scusa delle attività culturali, ma insomma, sono una associazione di cittadini, quindi non bisogna parlarne male.

Signor prefetto, capisco il suo civismo, perché mi riferivo al suo in apertura di post, ma non sarebbe il caso di sciogliere questa associazione?

Voglio fare il professore

La situazione lavorativa a Napoli (parlo ora in termini generali, per fortuna la mia è leggermente migliorata) è disastrosa, in particolare per le nuove generazioni. Che, tuttavia, ci mettono anche del loro.

Se c’è una cosa che molti, troppi, veramente troppi giovani napoletani vogliono fare per trovare lavoro è: fare il professore. Tutti i vantaggi, a loro vedere, di un posto di lavoro stabile e sicuro, in cui hanno 18 ore di lezione a settimana (poi sì, aggiungiamo una manciata di ore per attività collaterali, comunque poco impegnative) e tanti, tanti, tanti mesi di ferie in cui potersi ritemprare dalla fatica.

Non ci sarebbe niente di male se questa voglia di fare il professore nascesse dal desiderio genuino di insegnare; sarebbe ottimo se fosse uno stimolo presente in persone che fossero portate per i rapporti interpersonali. Invece no, è sempre il contrario: più il tratto caratteriale è rigido, più ci si sente in credito con il mondo che non ha ancora compreso il genio e quindi non ha offerto il posto dovuto, più ci si innervosisce alla sola idea di dover cambiare non dico nazione o regione, ma anche solo città e più lo stimolo verso la cattedra è incontenibile.

Sono diventato, in questi anni di vita napoletana, un esperto di graduatorie della scuola, tirocini formativi, scuole di specializzazione, ricorsi e controricorsi. A me non potrebbe importare di meno, ma è difficile evitare del tutto il discorso, anzi ci sono amicizie e frequentazioni nate sul tema, che evidentemente si porta tantissimo.

Il risultato di questa corsa alla cattedra è che talenti ed energie che potrebbero essere dedicati a fare e a costruire qualcosa vengono invece impiegati nella lotta contro la PA, considerata una gran troia (come dicono a Versailles) finché non riconosce al giovane genio, addirittura laureato mica pizza e fichi, il posto dovuto, sempre troppo tardi, sempre non nella scuola migliore (che è quella sotto casa), sempre non negli orari migliori (che devono consentire di risolvere le lezioni in poche ore ben concentrate).

Posto che arriverà, se tutto va bene, dopo alcuni anni, spesso lustri se non decenni, di estenuanti tira e molla, di scontri e sotterfugi e tattiche dilatorie da ambo le parti, di gente che alle cinque di mattina si alza per andare da Napoli (dove non c’è particolare necessità di cattedre) a Roma (dove c’è richiesta) in modo tale che, se vengono chiamati alle nove di mattina per una supplenza, eccoli lì, già sul Frecciarossa pronti ad arrivare.

Ora, ognuno ha il diritto di perseguire il sogno, o l’assurdità, che vuole. Non voglio manco fare osservazioni di buon senso sul fatto che, se tutti fanno i professori, diventa difficile che ci siano lavoratori nel settore privato che, con le loro tasse, potranno pagare la scuola e gli stipendi dei citati professori. Queste sono osservazioni che non devono impattare più di tanto sulla singola persona che può fare come crede.

Forse, invece, si potrebbe fare una riflessione sulla pessima educazione che i giovani napoletani ricevono a casa, visto che è così frequente il desiderio di trovarsi un lavoretto che non gli richieda più di tanta fatica, piuttosto che invece di fare lo sforzo umano e personale di costruirsi una carriera; qualcuno deve avergli insegnato ad essere rinunciatari.

Solo che mi domando, ma che razza di professori saranno mai questi? Saranno stanchi, incazzati, esausti e senza nessun particolare contributo da poter dare. Ma l’idea di scegliere chi deve diventare professore anche facendo un’indagine psicologica sul candidato, anche formandolo perché sappia gestire una classe di ragazzini, con tutti i problemi e le difficoltà che comporta, non viene proprio a nessuno? Sul serio immaginiamo che le giovani generazioni siano formate da persone senza midollo e frustrate?

Finalmente tornano i tempi di attesa sulla Metro 1

Il 31 Dicembre 2013 apriva la stazione Garibaldi della linea 1, che quindi veniva unificata, mentre prima si doveva scendere a Piazza Dante e fare il cambio con la navetta.

La data di apertura non era una liberalità: occorreva aprire la stazione Garibaldi entro il 2013 per poter giustificare l’utilizzo dei fondi europei, che co-finanziano la costruzione della metropolitana di Napoli.

Il servizio è stato, sopratutto all’inizio, sorprendentemente buono in quanto ad affidabilità dei treni, anche se poi negli ultimi mesi siamo andati incontro ad una interruzione quasi ogni settimana, con durate che andavano da qualche decina di minuti a mezza giornata.

Invece, la situazione era catastrofica per quel che riguardava la segnaletica. Se all’interno dei vagoni le indicazioni a stampa sono state modificate abbastanza in fretta, le indicazioni nelle stazioni erano e sono un disastro. Con l’apertura della nuova tratta, si è perso innanzitutto l’indicazione del tempo di attesa in banchina, una funzionalità che la metro di Napoli non aveva avuto sempre e che era sparita.

Inoltre, gli annunci a bordo treno erano episodici, le indicazioni sui display erano parziali (non c’era scritto nulla di cosa succedesse dopo essere arrivati a Dante) e le voci erano due: una femminile per gli annunci dei treni in direzione Piscinola, una maschile per quella dei treni in direzione Garibaldi (che, in versione inglese, era “Gariboldi”, che fa tanto Babylon 5).

Bene, ci sono voluti solo 14 mesi, ma da 12 Febbraio scorso è stato ripristinato il messaggio sui tempi di attesa dei treni, il software sui display dei treni è stato modificato quanto basta per indicare le nuove stazioni, le voci degli annunci sono state unificate (ed è rimasta solo la signorina, del signor Gariboldi si sono perse le tracce).

Purtroppo, i poster nelle stazioni che indicano il nuovo percorso della metro non sono stati ancora rifatti, per cui si indica il vecchio percorso, evidentemente all’ANM ci vogliono più di 14 mesi per stampare dei poster in formato A0.

Forse, aspetteremo l’apertura della fermata Municipio, prevista tra 1-2 mesi, per avere i poster aggiornati. Oppure, meglio, evitiamo di fare un lavoro inutile, tanto Duomo apre nel 2018 (non date retta a chi dice fine 2015, non ci crederò mai) e allora facciamo un unico lavoro. Nessuno, ad ANM, ha pensato di stampare dei poster con le “pecette” per coprire le fermate non ancora attive, una idea troppo sofisticata.

Certo che se fossi un turista a Napoli ne ricaverei una pessima impressione…

Il biglietto sospeso di ANM e la solidarietà pelosa di alcuni napoletani

Proteste a Napoli per il nuovo sistema di tariffazione dei biglietti pubblici, le cui novità più importanti sono il biglietto che vale per più corse che passa da 1,30 ad 1,50 euro e la nascita del biglietto di corsa singola che costa 1 euro.

Per chi è di Napoli, o almeno conosce bene i napoletani, è chiarissimo di cosa si stia parlando in realtà, magari ci può arrivare facendosi aiutare dal titolo; per gli altri provo a spiegarlo, perché è interessante per capire certi tratti di questa città e sopratutto dei suoi cittadini.

Una tradizione di cortesia e solidarietà di Napoli è quella del caffè sospeso: tu ti paghi il tuo caffè al bar e poi ne paghi un altro per un avventore che non conosci e che verrà a chiederlo dopo di te. Così, chi può pagarsi il caffè lo paga anche per chi non se lo può permettere. Sia chiaro, non è una tradizione così diffusa, ma c’è chi la pratica (si trova applicata anche alla pizza).

E’ una delle tante idee di cortesia che in questa città, a dispetto di tutto, sopravvivono malgrado un contesto sfavorevole. Ho visto innumerevoli volte persone offrire il loro posto a sedere su un mezzo pubblico a qualcuno più avanti con gli anni o in difficoltà, e gli inviti a sedersi e il rifiuto a farlo sono sempre esempi di una cortesia che, per dire, a Roma non esiste proprio.

Bene, queste tradizioni di cortesia hanno poi delle degenerazioni: come tantissime cose di Napoli, si può passare dal meglio al peggio in pochi passi.

Nel caso del caffè sospeso, il peggio si ha con il biglietto sospeso: non nel senso che qualcuno compra il biglietto per qualcun altro, ma nel senso che il biglietto di corsa multipla, dopo che era stato usato dall’acquirente, veniva ceduto gratuitamente ad un’altra persona. A volte questo avveniva con un contatto diretto, cioè c’è qualcuno che chiede il biglietto usato ma ancora valido all’ingresso delle stazioni; a volte la cosa prende una piega anche peggiore, per cui sui corrimano si trovano mucchietti di biglietti usati ma ancora validi.

E’ evidente come questa sia una degenerazione schifosissima del caffè sospeso: se quello è un contributo pagato di tasca propria, questa del biglietto sospeso è un modo per fare generosità con i soldi dello Stato, senza esporsi di persona.

Allora, l’azienda di trasporti pubblici ha pensato di risolvere il problema in modo astuto, appunto con il doppio sistema di biglietti: se fai una corsa singola paghi un euro; se vuoi fare più corse, comunque entro 90 minuti, paghi un euro e mezzo.

A questo punto, tutti i solidali pelosi che devono fare una singola corsa in metro possono decidere se spendere cinquanta centesimi in più per fare i signori, oppure risparmiare i soldi ed ovviamente, essendo bravi a fare solidarietà ma con i soldi altrui, scelgono di risparmiare.

Peccato, erà così bello farsi belli con i soldi altrui. Ho sentito io, con le mie orecchie, una signora lamentarsi di questo nuovo sistema di tariffazione e, la lamentela, gira e rigira, era proprio perché non poteva più regalare biglietti ancora validi, cosa che la angustiava tanto. Uno le avrebbe dovuto dire che se voleva fare solidarietà poteva comprare biglietti in più da regalare, ma credo che non avrebbe apprezzato.

Da i miei primi controlli empirici, vedo che ci sono meno biglietti riciclabili in stazione.

Per una volta tanto, brava ANM.

La notte d’arte del Centro antico di Napoli: una cosa proprio brutta

Ieri c’è stata la notte bianca del Centro antico di Napoli (che non è il centro storico sotto un altro nome, sono proprio due aree diverse: il Centro storico è la zona dei Quartieri Spagnoli, risale al XVI secolo, mentre il Centro antico è la zona dei decumani, e risale a circa il V secolo A.C. Quando vedete i presepi di San Gregorio Armeno, state vedendo il Centro antico).

Questo è stato il programma, che mi ha sommamente indispettito.

Non c’è niente, ma dico niente, che abbia qualcosa a che fare con l’arte e con la sua valorizzazione. Le chiese e i musei aperti sono strutture che sono sempre e già aperte. Le poche visite guidate sono quelle che già si fanno ogni normale Sabato. Non c’è una tra le chiese del Centro antico che sono di solito chiuse o difficilmente visitabili che sia stata aperta per l’occasione. C’è solo molto desiderio di fare soldi con i gonzi, per cui viene aperta S. Chiara ma non certo il chiostro (grazie al cazzo, quello se lo vuoi vedere lo paghi) e la Cappella S. Severo non è certo visitabile gratis, ma solo con lo sconto (grazie due). Poi per il resto la mmmusica perché la ggggente vuole sentire la mmmusica e poi deve mangiare con il cibo da strada, perché ovviamente al Centro antico di Napoli non esiste il cibo da strada, è una cosa inventata per l’occasione.

Cortesemente, andate affanculo. Voi e quelli che si sono infilati in questa ignobile calca (per i napoletani: ho visto foto sotto S. Chiara dove c’era la stessa quantità di gente a S. Gregorio Armeno l’otto Dicembre).

Ripeto, affanculo. Non vi meritate questa città, non vi meritate le sue bellezze, avete una idea disgustosa di cosa sia l’arte e la cultura, un modo per vendere paccottiglia cinese e cibi di qualità scadente a delle sacche ambulanti (non esseri umani) che avranno camminato in mezzo alla folla senza capire dove erano, cosa stavano vedendo e quale era la storia dei posti in cui eravate. State in una zona in cui ogni sasso e ogni pietra raccontano secoli di storia e siete in grado di andarla a vedere quando c’è la Notte Bianca, perché c’è la mmmusica.

Sapete che vi dico? Che se poi ci scappa la sparatoria, è giusto che sia così, in fondo siete popolo bue e andate trattati da animali, quando ce ne sono troppi bisogna fare la razzolata.

L’ordinanza contro i raccoglitori di rifiuti di Napoli

Il sindaco di Napoli ha emesso un’ordinanza contro i raccoglitori abusivi di rifiuti.

Dubito che chi non sta a Napoli, anzi non sta in alcune particolari zone di Napoli, possa capire di che cosa si tratti, per cui lo racconto qui.

Intorno alla stazione centrale si incontrano spesso persone, in genere non italiani almeno a dire dai tratti somatici, che vanno in giro a raccogliere rifiuti dai cassonetti. Sono tutti organizzati con un passeggino per neonati, da cui hanno tolto la culla e tengono solo la struttura portante, dove hanno incastrato una grande scatola in cartone, come quelle che si usano per gli elettrodomestici più pesanti come ad esempio un condizionatore. Quindi, spingendo avanti questo carrello improvvisato vanno a cercare rifiuti “pregiati” all’interno dei cassonetti, in genere rovistando armati di un bastoncino in ferro, anche arpionato (quelli meglio organizzati).

Raccolti questi rifiuti, li commerciano e li rivendono. In molti casi, credo, a degli smaltitori che sono magari interessati ad avere dei materiali ferrosi. In troppi casi, purtroppo, si organizzano delle lunghe file di recuperi che sono messi in vendita, sul marciapiede, in genere sempre nei paraggi della stazione centrale.

Non è piacevolissimo incontrarli per strada, perché le condizioni igieniche in cui operano sono precarie ma è assai peggio quando viene loro in mente di salire sull’autobus, in particolare la linea 1 che è una di quelle favorite (visto che collega la stazione con Poggioreale e S. Giovanni, quindi altre zone in cui andare a comprare e vendere). Quando si presentano sull’autobus ci possono essere diverse reazioni dei passeggeri, che vanno dalla tolleranza mal tollerata, quando l’autobus è semivuoto, alle proteste che impongono a questi poveracci di scendere quando l’autobus è pieno e la puzza di immondizia e lo sporco non sono sopportabili.

Ho spesso incrociato gli sguardi di questi derelitti rimanendo sempre colpito da una cosa, l’atteggiamento che hanno che è, mi si lasci dire, quasi di orgoglio, come se a fare quella cosa, per quanto terribile ed umile, loro si sentissero comunque impegnati a fare qualcosa e ad avere un senso e un ruolo.

Però, detto questo, con tutta l’empatia, non posso che essere d’accordo con la ordinanza del sindaco che prevede la distruzione di questi carrellini e del loro contenuto, lasciamo perdere la multa di cinquecento euro che dubito sia nelle loro possibilità pagare, perché il degrado e l’immagine che risulta per la città è tremenda. Le proteste dei residenti stanno crescendo e sono già esplose e a ragion veduta.

Questi scavengers sono infatti concentrati sopratutto nei dintorni della stazione centrale (andando fino a porta Nolana), che è poi la stessa zona dove si concentra la maggior parte degli alberghi di Napoli. Vedere piazza Garibaldi ridotta ad un mercatino di immondizie, truffatori del gioco delle tre carte e venditori di pacchi è insopportabile.

Per evitare equivoci: questi fenomeni sono comunque molto circoscritti in un’area della città che ha scarso, se non nullo, valore turistico, non li ho mai visti arrivare anche solo all’inizio del Rettifilo, tantomeno nel centro antico.