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OGM: il tempo si fa sempre più galantuomo

Ogni tanto qui riprendiamo il tema degli OGM.

Sempre, scopriamo di avere ragione, contro i falsi scienziati, i falsi moderni, i falsi profeti del libero mercato, che con gli OGM creano fame, disperazione e sfruttamento.

Certo, combattere una battaglia per il progresso, quello vero, comporta di scontrarsi con i suoi falsi alfieri, più o meno interessati, ma noi sappiamo che il tempo è galantuomo.

C’era rimasto solo una cosuccia in sospeso, sul tema degli OGM, dopo che avevamo mostrato come l’uso degli OGM comporta la nascita di piante infestanti resistenti, di come impoverisca gli agricoltori che ci ricorrono e di come li riduca nei fatti a sub-fornitori senza indipendenza.

Il tema che era rimasto riguardava l’utilizzabilità dei semi degli OGM: ovvero, uno che compra una pianta OGM, può poi piantarne i semi e avere altre piante OGM, oppure deve ricomprare i semi dal produttore, anno dopo anno?

La domanda di suo è malposta, perché chi compra semi OGM comprerà anche i fertilizzanti, concimi e pesticidi che sono compatibili con quei semi, e quelli vengono prodotti dallo stesso che gli vende i semi: diciamo che chi si pone la domanda non sa come funzionano le cose in agricoltura, ma questo è tipico di chi è favore degli OGM.

Ciò detto, la risposta alla domanda è semplice: no, non può farlo. In USA, i produttori di OGM fanno causa a chi usa i semi di seconda generazione, il cosidetto replanting.

Quindi, c’abbiamo messo qualche anno, ma alla fine i fatti ci hanno dato ragione.

Ora, la curiosità è solo una: il signor Dario Bressanini, che parlava di questo blog come di un blog che “l’ha fatto incavolare” (povera stella) ha qualcosa da dire?

Concludiamo il 2011 parlando di OGM

E anzi citando un articolo pubblicato da MSNBC (noto foglio dell’Internazionale Comunista) in cui si racconta di come l’adozione del mais geneticamente modificato abbia prodotto la nascita di un super parassita che resiste beatamente alla tossina presente nella pianta (una tossina che quindi è inutile contro il parassita, ma nel dubbio finisce nelle nostre tavole, e sono sicuro che ci fa benissimo, tutta salute)

Come si dice in questi casi, quando si parla con quelli pro-OGM? Suca.

Bugs may be resistant to genetically modified corn

Vandana Shiva: sì al biologico, no ai brevetti

Giusto perché fa sempre bene tornare sul tema degli OGM, riporto quanto ha scritto oggi Repubblica.it da una intervista con Vandana Shiva, una delle donne più invise ai prezzolati dalle multinazionali degli OGM:

“l’unico modo per affrontare la fame è la riduzione dei costi della produzione alimentare e l’aumento della resistenza ai cambiamenti climatici. Questo significa adottare il metodo biologico. Inoltre, l’eliminazione della fame richiede un impegno per la sovranità alimentare e sistemi decentrati e diversificati per la produzione e distribuzione alimentare”.

[…]

“È necessario stoppare i brevetti e i diritti di proprietà intellettuale sulle sementi. Brevetto significa royalty, royalty significa povertà e povertà significa fame. La fame continuerà a esserci se le scarse risorse degli agricoltori e dei contadini verranno prosciugate dagli alti costi dei semi e dei prodotti chimici, pesticidi e fertilizzanti. La fame – conclude Shiva – è il risultato degli elevati costi di produzione agricola e della distruzione della biodiversità necessaria per fornire alimenti e nutrizione”.

OGM: quella gente che cambia idea e il tempo che è galantuomo

Diverso tempo fa, presi spunto da una querelle tutta politica e tutta interna alla sinistra italiana per dire, peraltro en passant, che gli OGM sono sterili.

Ovvero, il contadino che compra dei semi modificati geneticamente, non può sperare di comprarli una volta sola, ma deve comprarli ogni anno per poter mantenere la sua produzione. Questo concetto non è valido allo stesso modo rispetto alle colture tradizionali, visto che gli OGM sono in genere costruiti per poter assorbire delle grandi quantità di diserbanti, in modo da rendere più semplice lo sterminio delle piante infestanti. Solo che, a forza di irrorare il terreno di diserbante, alla fine l’unica coltivazione che ci puoi fare è quella OGM.

Così, i contadini che ricorrono agli OGM inseguono un sogno di maggiore produttività, ma si trovano poi legati mani e piedi al fornitore di OGM, che non solo gli vende i semi ogni anno, ma gli vende anche il diserbante adatto; e che anzi, manco glielo fa pagare in anticipo, si prende una quota in produzione, così che il contadino, da lavoratore autonomo e indipendente, diventa un esternalizzato.

Mica lo dico solo, io, lo diceva anche Vandana Shiva, proprio riportata nel post che scrissi all’epoca (Dicembre 2008).

Post che attirò l’attenzione, attenzione signore e signori, di Dario Bressanini, che sul suo prestigioso blog parlò di questo misero e poco pretenzioso blog definendolo “Un blog che mi ha fatto incavolare”.

E via di dotte analisi (fatte da lui e dagli amici suoi) che spiegavano che non ci capivo niente, che non stavano così le cose, che ovvio che gli OGM non sono sterili, e che gli OGM sono belli, buoni, bravi, fanno ricchi i contadini e che Vandana Shiva non sa di che parla, peggio ancora io che gli davo retta.

Poi però, sono successe un po’ di cose, anzi un po’ di articoli in giro:

– questo qui (che ho ripreso nel mio blog) in cui si citano gli studi del Dipartimento dell’Agricoltura del Sudafrica: il sistema dei diritti della proprietà intellettuale (…) ha fallito nell’incrementare la produttività tra coloro che hanno beneficiato della riforma agraria;

poi è stato il turno del New York Times (che ho ripreso qui) in cui si racconta come gli OGM abbiano causato più problemi che soluzioni agli agricoltori americani, che dopo qualche anno di relativa efficacia ora hanno delle piante infestanti che resistono agli erbicidi, quindi stanno come prima (e peggio, per l’impoverimento del suolo dovuto alle alte concentrazioni di veleni abbondantemente sparsi).

C’è da dire che tutte queste cose non hanno avuto alcun riscontro da parte del Bressanini. Sarebbe sbagliato pensare, tuttavia, che sia perché egli stesse covando in silenzio un rancore verso la congiura ordita da me, il Dipartimento all’Agricoltura del Sudafrica, il New York Times, Vandana Shiva e altri che ora mi sfuggono.

Perché, il Bressanini è uno che le cose le studia e le capisce. E se sbaglia, non lo ammette ma si adegua.

Infatti, oggi in questo articolo pubblicato dal Corriere.it, egli dichiara solenne:

Questo significa che ogni anno gli agricoltori devono ricomprare i semi ibridi registrati pena la perdita delle caratteristiche agronomiche desiderate

Capito? Non è che i semi sono sterili e quindi ogni anno gli agricoltori devono ricomprare i semi, è che i semi perdono le caratteristiche agronomiche desiderate e quindi ogni anno gli agricoltori devono ricomprare i semi.

E’ tutta un’altra cosa.

Un po’ come dire “cara, non mi si rizza più e non possiamo più scopare” oppure dire “cara, il mio pene è privo delle caratteristiche di resistenza strutturale necessarie alla penetrazione”: tutta un’altra cosa, chiedete pure a qualsiasi donna, saprà certamente apprezzare le differenze.

Piuttosto, sarebbe da domandarsi come mai un giornalista così eclettico, e così capace di “incavolarsi di brutto” salvo poi ripetere pari pari quello che ho scritto io, sia costretto a limitarsi a parlare di scienza, tanta passione per le sfumature sarebbe meglio resa se il Bressanini si occupasse più ad ampio spettro di tutto quello che il suo leonardesco genio gli suggerisce.

Direttore De Bortoli, casomai leggesse questa mia povera nota, la prego: non si privi di un tale talento, lo lasci libero di spaziare (e di incavolarsi, che ci sono tanti bambini cattivi, signora maestra) dove vuole.

A me, rimane solo da dire una cosa: il tempo è galantuomo.

Il Sudafrica e gli OGM

La via intrapresa dal Sud Africa sembrerebbe quella di un’agricoltura d’avanguardia fondata sulla sperimentazione dei semi Gm, ma la generosa fiducia nelle biotecnologie del governo e la strategica promozione commerciale delle multinazionali in realtà per i piccoli coltivatori si è rivelata una trappola. Infatti gli agricoltori che usano semi GM devono firmare un contratto che li obbliga a non conservare semi per l’anno successivo: devono in sostanza comprare ogni anno dalle multinazionali (che ne detengono i diritti e le proprietà intellettuali) le sementi per il loro raccolto. Considerando che per circa il 90% dei piccoli coltivatori i semi conservati in una stagione sono una ricchezza per la successiva, si capisce quali devastanti conseguenze sul piano economico e sociale potrà avere l’impiego prolungato di queste sementi. Proprio sulla mancata possibilità per il coltivatore di conservare i semi, lo stesso stesso Dipartimento dell’Agricoltura ammette che “il sistema dei diritti della proprietà intellettuale (…) ha fallito nell’incrementare la produttività tra coloro che hanno beneficiato della riforma agraria”.

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A proposito di OGM

Ah, quanto sono begli gli OGM: fanno bene, mettono di buon’umore, non s’attaccano al lavoro del tuo dentista, eradicheranno la povertà dal Terzo Mondo; insomma di fronte a tutto questo, come ci si può lamentare se ci sono delle industrie multinazionali che cercano di ricavarci un loro giusto profitto? Bisognerebbe essere degli Oscuri Nemici della Scienza, e noi non lo siamo. Però non siamo nemmeno fessi.

Qualche tempo fa, scrissi un post sugli OGM sterili, ovvero sul fatto che i contadini indiani a cui viene venduto il riso modificato geneticamente sono diventati più poveri di quanto fossero prima: sia perchè la monocultura, quando viene praticata, rende più povero il contadino (che una volta poteva perlomeno mangiare di tutto quello che produceva il suo terreno, ora non è che possa nutrirsi solo di riso piuttosto che di tabacco), sia lo mette in una condizione di dipendenza dal fornitore dell’OGM.

Eggià, perchè le multinazionali che producono OGM non è che pensano di venderti un singolo seme, che poi tu potrai riprodurre ad infinitum, pensano di venderti le sementi ogni anno, e tanto per essere sicuri che tu non possa liberarti dal cappio, inseriscono negli OGM dei meccanismi per cui le piante fanno sì i frutti, ma non si riproducono. Sicuramente, chi studia gli OGM in un’università lo fa per il giusto progresso della scienza, ma tra quello che avviene in un laboratorio e quello che viene commercializzato, come dovrebbe sapere ogni buono scienziato, passa una grande differenza, che si chiama profitto.

Così, dopo quel mio post, ci fu la replica piccata di Dario Bressanini. Nel flusso dei commenti, nessuno che si era impegnato a contestare la basilare affermazione da me fatta, e cioè che gli OGM non possono che essere sterili, per una questione di profitto.

Proprio oggi, tu guarda i casi della vita, è uscito un articolo sul New York Times, in cui si racconta di come stanno andando le cose con gli OGM negli Stati Uniti.

Stanno andando molto male. La Monsanto (un nome che Bressanini, quando sente, sospetto si ecciti quasi fisicamente, è il tempio degli OGM, mica degli Oscuri Nemici della Scienza) ha inventato negli anni ’90 un mais – coperto da brevetto, che tutti gli OGM sono coperti da brevetto: magari lo faranno per divertimento, mica per farti il culo a strisce appena provi ad usarli senza pagare il proprietario – dicevo un mais che resisteva non alle malattie, non agli insetti, ma ad un super-disinfestante, che distruggeva tutte le piante infestanti, il Roundup.

Così, il mais OGM ha preso piede, ma cosa è successo a distanza di due decenni? E’ successo che si sono sviluppate delle super-piante e dei super-parassiti che resistono al Roundup, e che possono essere estirpate solo a mano (se ce la fai, crescono di 7 centimetri al giorno). Inoltre, i coltivatori che hanno impiantato quel mais sono diventati dipendenti non solo dalla Monsanto per quel che riguarda il mais – che devono comprare ogni anno – ma pure per il diserbante. La selezione darwiniana ha fatto quello che era evidente che avrebbe fatto, e la Monsanto si è nel frattempo arricchita. Le condizioni dei suoli, sovraccaricati dal super-diserbante, sono lasciati come esercizio di fantasia al lettore.

Insomma, l’adozione del mais OGM si sta rivelando un disastro, i coltivatori non ci hanno guadagnato molto e ora sono legati mani e piedi ad un fornitore.

Cosa dire a Dario Bressanini e a quelli come lui? Mi è venuta in mente una singola, semplice, efficace parola.

Suca.

Quella sinistra che pur di non essere veltroniana spara nel mucchio: Roberto Defez e Vandana Shiva

Nelle condizioni in cui versa il PD, prendersela con Veltroni è tanto giusto quanto inutile. Sopratutto, è del tutto poco saggio sognare l’avvento del grande Leader Massimo D’Alema: di questo vecchio schematismo tra i due dinosauri ci saremmo un po’ rotti le palle, è un dibattito usurato e noioso; a casa tutti e due e i loro sodali, dopo due decenni che state a discutere non avete risolto altro che consegnare a Berlusconi una maggioranza immensa e una credibilità assoluta, le persone italiane di sinistra sono meglio di voi, anzi ci meritiamo di meglio di voi.

Sopratutto, il cielo ci salvi dai dalemiani d’accatto, così tanto convinti di essere intelliggggenti che pensano di poter sparare a zero su Veltroni, tanto ‘ndo cojo cojo (=dove colpisco colpisco), che di sicuro colpisco qualche punto debole.

Il dalemiano di oggi è Roberto Defez, che ha scritto un pregno articolo su Leftwing, il sitarello dei dalemiani: che no, non sono una corrente politica, ma una fondazione culturale.

Vandana Shiva (che è un po’ più famosa di Roberto Defez, e non credo sia perchè il mondo è ingiusto: più probabile perchè dice cose giuste e forti, e non fa i due errori per frase di cui il signor Defez parla senza rendersi conto di coprirsi di ridicolo) accusa i produttori di cotone geneticamente modificato di essere responsabili del peggioramento delle condizioni di vita dei contadini indiani,  cosa che ha portato ad un aumento del numero di suicidi.

Poi c’è appunto la dotta analisi di Roberto Defez che ci spiega che no, non è così, la Shiva è una specie di icona dell’oscurantismo scientifico, mentre c’è lui che sa quello di cui si parla. E’ uno scienziato, ohibò.

Tutto l’articolo nasce dal fatto che la Shiva è stata invitata ad un seminario del PD; appunto per il colpire dove capita, i dalemiani d’accatto hanno rosicato, perchè tutto pensano tranne che Veltroni possa averne indovinata una. Cosa che invece, seppur raramente, capita.

Per dimostrare che Vandana Shiva ha ragione e Roberto Defez no, mi limiterò a riportare gli stessi dati che Defez ha riportato nel suo articolo, tanto l’articolo è miope che nemmeno ci si deve sforzare a trovare altre statistiche:

  1. Se la produzione di cotone geneticamente modificato è aumentata di circa cento volte, mentre il numero di suicidi è rimasto stabile (tralasciando che i dati non sono completi e che nessuna analisi dovrebbe essere fatta con dati parziali; però Robbè, hai voluto la bicicletta e mo’ pedali) allora è evidente che la produzione di cotone geneticamente modificato non ha migliorato le condizioni di vita dei contadini indiani, a meno che non vogliamo pensare che questi si ammazzino per il gusto di farlo (verò Robbè che non sei razzista?);
  2. La sostituzione di una varietà di coltivazioni con una monocoltura rende sempre più povero il contadino, che se prima almeno aveva di che mangiare ora si trova invece ad avere una sola produzione di cui non si può nutrire (Robbè, non è che tu pensi che in India se magneno er cotone, vero?) e ha ora un solo acquirente per i suoi prodotti, una condizione di monopsolio che comprime fortemente i propri margini di guadagno. Spesso gli acquirenti del prodotto finito sono poi le stesse multinazionali che hanno venduto i semi geneticamente modificati, con il risultato che il contadino passa da essere un produttore ad uno che lavora, per così dire, in outsourcing, avendo un unico cliente ed un unico fornitore: è evidente quale possa essere la sua forza contrattuale;
  3. Tanto che, appunto, il numero di suicidi per povertà non è diminuito, mentre i profitti sono invece aumentati per chi produce cotone geneticamente modificato;
  4. Ultimo, i prodotti geneticamente modificati sono sterili. Per chi li produce non avrebbe senso fornire un seme che una volta cresciuto generasse altri semi anch’essi geneticamente modificati, si troverebbe a vendere i suoi semi una sola volta ad ogni contadino (se non anzi ad un solo consorzio di contadini).

Questi sono fatti molto semplici proprio ottenuti rileggendo l’articolo. E di questa dotta analisi ci hanno campato tanti, riportandola e dicendo: cattivo Walter, cattiva Vandana.

Quello che più mi sconforta è che l’alternativa a Veltroni sia questa gente qui, questa cosiddetta sinistra che ha innanzitutto un po’ di disgusto razziale verso i contadini indiani, non conosce il mercato e quindi le sue storture e anzi crede a queste idee del mercato perfetto, cazzatine già vecchie dieci anni fa e che oggi anche i più liberisti hanno superato, mostrando sempre un complesso di inferiorità perchè gli esami per loro non sono mai finiti, rimanendo slegata dalla società e dalle sue trasformazioni.

Cascano le braccia a  pensare che questi articoli siano quelli a cui si ispira D’Alema quando pensa la sua linea politica, e che pur di attaccare una linea politica disastrosa si butti tutto nel frullatore e si pensi alla Shiva come ad una specie di burinotta che parla a vanvera.

Se domani viene invitato Yunus che si fa? Diciamo che non capisce niente di economia?