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La bella notizia della condanna di Formigoni

Per antica consuetudine, questo blog festeggia sempre quando un omofobo viene condannato, qualunque sia il motivo.

Per questo, la notizia che Roberto Formigoni si è preso sei anni e mezzo per quello che s’è rubato nella sanità lombarda non può che riempirci di piacere. Certo, è ancora una condanna in primo grado, però è comunque una bella notizia.

E’ una bella notizia perché gli omofobi sono tali non per qualche non risolto problema con una loro eventuale passione irrisolta per la pannocchia (che, alla fine, sarebbero fatti loro e casomai del loro psicoanalista) ma perché sono tali allo scopo di distogliere. Pur di poter continuare a rubare, sono bravi a causare polveroni su vicende di cui non avrebbero titolo ad occuparsi (perché i diritti degli omosessuali non sono merce di scambio politico, bensì diritti imprescrittibili), giusto per sobillare gli animi e, mentre la discussione si fa accesa, poter arraffare.

Grazie ai giudici di Milano per questo bellissimo regalo di Natale, grazie ai PM che si sono abbracciati fuori dall’aula, consapevoli di aver colpito il simbolo fisico del potere lombardo di Comunione e Liberazione.

(che poi, tra Previti, Dell’Utri, Formigoni, Papa, Cosentino, non è che dello stato maggiore di Forza Italia ci sia rimasto molto)

Presi!!!

Qualche anno fa ci fu un’aggressione a Roma ai danni di un ragazzo gay, che in uscita dal Coming Out venne rapinato e picchiato. Gli amici lo portarono in una gelateria di Via Cavour per i primi soccorsi, e i commessi si rifiutarono persino di dargli un fazzoletto per fermare il sangue. Il ragazzo rischiava di perdere l’occhio.

Ci fu una manifestazione di protesta (qui il resoconto, utile per ricordare anche che tipo sia Fabrizio Marrazzo).

La notizia buona è invece un’altra: dopo tutti questi anni, gli aggressori sono stati identificati, e verranno processati a metà Maggio. Me l’ha riferito uno dei presenti quella sera.

Chiunque può, riporti questa notizia, perché è intanto una bella notizia e perché se creassimo la dovuta pressione mediatica potremmo contare in una condanna esemplare.

Aldo Busi, di nuovo sull’outing, e ce ne è come sempre bisogno

(io, veramente, preferirei occuparmi d’altro, giusto perché mi piacerebbe pensare che il mondo gay italiano fosse in grado di fare un minimo di elaborazione culturale sulla questione e si liberasse dell’omofobia interiorizzata che scorre invece potente in esso; dico che preferirei perché è una inutile ed amara illusione, e di gay che condannano l’outing di queste merde ho perso il conto)

 

Aldo Busi per Dagospia

Ogni commento-tipo negativo e precisino sull’inutilità o beceraggine o mero gossip dell’outing e sul rispetto per quella sacrosanta scemenza chiamata “diritto alla privacy” che dovrebbe far venire il vomito anche al comune cittadino, figuriamoci a un uomo pubblico; ogni commento-tipo dall’interessato snobismo o pelosetto garantismo contro l’outing che è stato appena fatto in Italia per la prima volta, ma meglio-tardi-che-mai; ogni commento-tipo di sufficienza con attoriale alzatina di spalle a borderò è così poco logico nello sviluppare nel tempo ciò che contempla logicamente un’emotività una volta additata al disprezzo della piazza, “incolpata” e messa alla gogna del ridicolo e della discriminazione “a prescindere”, e non tiene conto del risultato raggiunto contro questi politici suppostamente dalla doppia vita e di sicuro omofobi (e contro quelli in riserva per la lista a venire, già in linea di partenza, spero): provare la paura e il senso di minaccia e di ricatto pendente che hanno fatto provare a milioni di altri cittadini rovinandogli l’esistenza della semplice e unica vita che conducono e che hanno.

Lo spirito di sana e dovuta vendetta tira un sospiro di sollievo nel sapere che ora anch’essi sono sotto la stessa lente d’ingrandimento, e deformante, con cui hanno focalizzato e bruciato tante vite altrui per farsi belli e pararsi il culo, che ogni loro spostamento, prenotazione di camera d’albergo, fine settimana per un’imprevista sessione di lavori extra, e persino sguardo, sculettamento, sorriso forzato, camicia a fantasia, doppiopetto troppo insistito, trucco di disinvoltura alla faccia di tolla machista che portano in giro verrà monitorato e passato al setaccio senza più alcuna garanzia di omertà come prima;

è civilmente consolante sapere che l’omofobia in Italia non resterà mai più impunita, siano essi gay o no o puttanieri di trans e poi mariti e padri di comodo; io non credo che le loro vite “private” non siano state sconvolte o almeno scombussolate un bel po’, malgrado la complicità delle mogli o dei trans o dei marchettoni di alto bordo, tutta gente prezzolata, su cui possano contare, e se scricchiola l’impalcatura lì, comincia a venire giù anche parecchio del resto carrieristico ideologico che li ha fatti salire finora impunemente;

da quattro giorni, per l’appunto, gli untori sono stati unti: è una gran bella lezione, un avvertimento a chi si prepara a fare l’untore per fare carriera politica (per esempio, a quanti votano leggi contro la droga e la prostituzione e poi sono i primi pusher/tossici e puttanieri).

Sanno che da oggi l’omofobia rischia di diventare agli occhi dell’opinione pubblica, che vota, un crimine da delinquenti senza risorse e già un po’ dementi di troppo anche per fare i parlamentari o i ministri, che quella vacca grassa è smunta per sempre e che forse è meglio non insistere o magari a qualcuno verrà in mente un’idea un tantino più macabra, alla quale do fin da ora il mio grato plauso.

Per ora, sommando l’odore dei peti per aria, sono stati solo rose e fiori, o ex bellezze al bagno.
Aldo Busi

Aldo Busi: “L’untore unto, ovvero: chi fa l’omofobo, l’aspetti”

Che ingenuità addurre la mancanza di pezze d’appoggio che suffraghino una tendenza sessuale biasimevole (per l’ipocrisia doppiogiochista degli interessati, non altro) per affossare un evento come l’outing di ieri! E’ più che un augurio personale, è una convinzione: gli anonimi e benvenuti internauti che hanno reso nota una prima lista di dieci politici italiani suppostamente gay (e chi se ne frega?) comprovatamente omofobi (e qui c’è di che preoccuparsi: un omofobo dovrebbe essere esautorato da ogni incarico pubblico, esattamente come un filonazista o un razzista tout court o un misogino o un pedofilo) dispongono di prove a piacere “del piacere” e filmati (in taluni casi, immagino con trans, che offrono una sesta di taglia e sopra e sotto), nonché di testimonianze dirette di marchettoni illusi & abbandonati, e aspettano solo il momento opportuno per tirarli fuori. Ci si ricordi del mio ultimo sms, riassunto in aforisma fa, “L’amore pagato è odio gratis in agguato”. Dente per dente, occhio per occhio, per l’appunto. Evviva!

Aldo Busi

Ps E che dire di tutti quei militanti gay, organici a un partito, che hanno dichiarato la loro piccata contrarietà da bacchettoni a bacchetta? Certo, non saranno ricattabili in quanto gay dichiarati, ma essendo politici di mestiere o aspiranti o ri-aspiranti tali, il sospetto che parlino per convenienza o convenzione con il capo è legittimo. Nel frattempo, si ventila già che la Chiesa, per fare cassa, stia per aprire alle donne prete e agli omosessuali e alle coppie di fatto: sulle prime, ostie loro; quanto ai secondi: non cadete in questa trappola fuori tempo massimo, non c’è alcun bisogno di essere legittimati da un banchiere in difficoltà, che faccia default anche lui come tanti robivecchi del passato, non permettetegli di risorgere grazie al vostro sangue residuo.

Un corso che è un investimento a molto lungo termine

Di questo collega avevo già parlato, e l’analisi fatta all’epoca si è rivelata piuttosto corretta, anzi direi che potrei semplificarla dicendo che è uno che non ha per niente elaborato il suo complesso edipico, e si vede nei pessimi rapporti che ha con le donne.

Ora, che ti fa un uomo eterosessuale che ha pessimi rapporti con le donne? Ovviamente, ti diventa omofobo (ci sono due razze di omofobi: quelli che lo sono perché in realtà gli piace tanto la pannocchia, e quelli che lo sono perché hanno troppa poca patata, gli eterosessuali che hanno un certo giro di amiche ed amichette non hanno particolare interesse ad essere omofobi, anzi apprezzano la minore concorrenza).

Comunque, questo collega ha recentemente fatto un corso – reggiamoci tutti forte, tutti insieme – per migliorare le sue capacità comunicative. Che bello. Che gioia.

Questo è il dialogo (anzi il monologo) che ha avuto all’indomani del corso, dove le risposte sono alle domande o ai tentativi di argine che gli ha fatto un altro, e i miei pensieri sono tra tonda:

No perché io ieri sono stato alla palestra nuova, e lì c’è un istruttore gayssimo (chiaro no? ci sono gay e gayssimi) che poi ci ha sssssubito provato con me…come c’ha provato? mi ha invitato negli spogliatoi dopo l’allenamento (e sì, voleva copulare con te davanti a tutti)…sì che è gay… e poi come tutti i gay ha chiaramente poco testosterone (guarda, se vuoi ci togliamo le mutande e vediamo ‘sta cosa del testosterone, potresti rimanere sorpreso)… sì lo so che ci sono gli attivi e i passivi, ma gli attivi sono quelli… capisci… normali (ho conosciuto passivi che li vedesse Rocco ci rimarrebbe male, e dal quel punto di vista tanto normali non sono)… e poi sì che voleva fare sesso… sì vabbè il tuo amico che ha una relazione da anni è un’eccezione, lo sanno tutti che i gay fanno sesso con chiunque (mica come te, direi)… dai su, che in certi ambienti… certo che c’ha provato con me…

Però, ripeto, ha fatto il corso per migliorare le abilità comunicative.

A proposito di Casa Pound

Da Corriere.it:

Il gruppo Blood & Honour non ha alcun problema a definirsi «neonazista». E ora il movimento di estrema destra, apre la prima sede in Italia, a Roma. A «ospitarli» sarà casa Colleverde, in via Monte Bianco sulla Nomentana, occupata dai militanti di CasaPound nel 2008 e data in gestione a S.P.Q.R Skin.

E’ chiaro no? Casa Pound preferisce non sporcarsi direttamente le mani – deve mantenere un senso di equilibrio, loro sono la faccia presentabile dei neofascisti – quindi dà un suo spazio ad un’organizzazione di comodo che poi la gira a sua volta ad un gruppo neonazista.

Chissà, chissà quando mai succederà che i gay che vanno a parlare con Casa Pound si renderanno conto della gente con cui hanno a che fare.

Oddio, forse in quanto passivi all’ultimo stadio coltivano il segreto desiderio di essere stuprati da questi maschioni violenti, quindi può darsi che questo articolo del Corriere gli faccia venire ancora più voglia, anzi ora c’è anche qualche bel manganello anglicano da provare tutto.

Poi ti dici le condizioni dei diritti gay in Italia, quando questi personaggi invece di essere presi a pomodorate quando parlano in pubblico vengono pure ascoltati con interesse…

Barcellona/ La vita gay

Uno, uno, uno, un altro, un altro, un altro, un altro ancora, un altro, un altro, …

La vita gay di Barcellona, di primo acchito, potrebbe essere raccontata anche in questo modo, come la quasi inesauribile sequela di gay che incontri ovunque, non sono nel quartiere gay dell’Eixample, ma anzi e sopratutto in giro per le strade, i musei, le spiagge, gli autobus, un quasi infinito elenco di giovanotti di tutte le età e forme fisiche che dalla zona gay si irradia e si sparpaglia in giro.

Però questa sarebbe una lettura proprio superficiale, perché ad un certo punto quello che va osservato è che una tale immensa tribù, una città nella città, diventa talmente numerosa che i meccanismi stessi della conoscenza e della socialità cambiano.

Intanto, si vede come quel gioco di sguardi che più puoi sperimentare per esempio a Roma qui è abbastanza inutile, perché mai dovresti limitarti a guardare uno e non dirgli ciao se quell’uno ti piace? Secondo, questo continuo viavai e ricambio di persone e di situazioni significa che molto vince il qui ed ora, qualsiasi tentativo di organizzarsi diventa inutile, nel tempo che passa per mettersi d’accordo è già cambiato tutto; e questo non è un tratto vissuto nevroticamente, è anzi la serenità di chi pensa di trovarsi a casa sua e nella città sua, in cui quindi non c’è mai il senso delle occasioni perdute, non c’è proprio niente dell’urgenza romana.

Ma se mi limitassi a questo ancora starei negli aspetti più di contorno, perché esiste un punto più sostanziale, ed è il virtuosismo della mancanza di omofobia. Se la Spagna è divenuta, diciamo pure ope legis, un paese non omofobo, con tanto di matrimoni e di adozioni per le coppie gay, questo clima così favorevole è stato anche introiettato dalla comunità gay, che non assorbe e non sviluppa al suo interno quei meccanismi omofobi che trovi per esempio nella comunità romana.

Non solo c’è il senso di protezione che sperimenti nel poter baciare per strada un ragazzo sapendo che la legge ti protegge – quella legge i cui rappresentanti, in uniforme, passeggiano sulla spiaggia nudista ben fregandosene di chi c’è e di chi non c’è, un atteggiamento di rilassatezza e di salubre confidenza che sulla spiaggia romana, nudista ed autorizzata di Capocotta non si sperimenta – ma sopratutto come la comunità gay si depuri costantemente delle sue scorie.

Non troverai quelle classificazioni tipicamente italiane per passivone, maschioni, velate e tutto il resto; non sarà certo al Circuit in cui sentirai degli insulti omofobi mentre balli – come invece succede al Gay Village, e mi spiace dirlo ma io l’avevo detto da quel dì che sarebbe finita così – ma anzi ti troverai a sperimentare un circuito virtuoso di crescita personale.

A Barcellona puoi fare tutto il sesso che vuoi, più di quello che almeno io avrei anche solo immaginato, al limite delle tue capacità fisiche, ma poi vuoi fermarti solo al sesso? E’ una tua scelta, ma puoi anche conoscere qualcuno per averci una relazione, vivendo alla luce del sole. Vuoi fermarti lì o vuoi sposarti? Potrai fare anche quello, rimane una tua scelta che devi decidere se e come esercitare. Non vuol dire che a Barcellona trovi marito appena sbarcato dall’aereo, vuol dire che non ci sono ostacoli nel trovarlo, e che rimane una tua scelta e una tua possibilità.

Il risultato di questo è che oggi un giovane gay italiano potrebbe pensarci sopra se spostarsi a Milano piuttosto che a Barcellona (anche per aspetti più quantificabili come il reddito pro capite, che è uno dei più alti di tutta Europa), e tutti questi ragazzi che arrivano sono ricchezze, talenti, voglia di lavorare, cose che fanno della città una città più ricca e più grande.

Che brutta fine che abbiamo fatto, noi italiani. Governati da un mucchio di vecchi senza idee e pieni solo di paure, che costantemente inoculano il veleno per cui la modernità un pericolo e un male, per cui il diverso è solo un nemico, e noi inconsciamente assorbiamo tutto questo e diventiamo una società sempre più gretta, più chiusa in se stessa e più instabile, priva come è di una qualsiasi ampia base sociale. Tagliamo costantemente la base della società, e la piramide sociale si è ormai rovesciata, diventando instabile; e per garantire quello che sta in alto abbiamo prima iniziato a prendercela con i gay, le donne, i disabili, tutte categorie ampiamente non tutelate, poi abbiamo visto che non bastava, che non arrivavano più soldi per mantenere i livelli sopra, e ora abbiamo cominciato a tagliare anche sulle coppie eterosessuali con figli, e andremo avanti così finché la piramide non si schianterà.

E’ stato triste ed imbarazzante – imbarazzante per la mia stupidità – quando parlando con un sudamericano che si trova a Barcellona gli ho detto se e come pensava di potersi magari trasferire in Italia per cercare un nuovo lavoro; mi ha guardato come si guarda un poveraccio, perché per quale motivo lui dovrebbe rinunciare a vivere in una società più libera? Per il traffico e la sporcizia di Roma? Per la mancanza di opportunità per i giovani? Per i prezzi delle case? Per gli stipendi? Per Carlo Giovanardi e Paola Binetti e tutti quelli che stanno zitti ma in fondo in fondo sono d’accordo?

Così alla fine, la libertà della comunità gay diventa un ottimo indicatore della ricchezza della società, perché semplicemente se vuoi una società ricca devi attrarre il talento, e per sua definizione stessa il talento è qualcosa fuori dalle regole; e per avere il talento devi attrarlo, con regole liberali, inclusive e che lo tutelino anche nella sua eccentricità. Altrimenti ti ridurrai ad una società in cui vince sempre l’ideologia – che per sua definizione è l’adozione del pregiudizio – e in cui il dibattito pubblico è solo un continuo ciarlare, senza che niente venga mai fatto perché i vecchi che sono al potere hanno una idea di futuro che coincide con il domani.

Ti viene proprio da pensare e da invidiare i gay che vivono in contesti così salubri, dove possono sperimentare le loro libertà e vivere le loro aspirazioni più profonde. Ma in realtà ti viene da invidiare i cittadini che vivono in questi contesti, quale che sia il loro orientamento. Forse noi nella comunità gay dovremmo cominciare a parlare non solo di diritti in quanto tali e in quanto dovuti, ma di come riconoscere certi diritti significhi poi fare della società italiana una società più ricca.

Telegiornale del futuro: omofobia a Roma

23 Settembre 2011: Un giovane gay di 23 anni, G. E., si stava recando al lavoro stamattina, quando un automobilista che probabilmente portava il figlio a scuola gli ha tagliato la strada urlandogli “a stronzo!”. Immediata la denuncia del Gay Center di Fabrizio Marrazzo: “stigmatizziamo l’ennesimo episodio omofobo, dove un giovane gay è stato paragonato ad un escremento solo perché esercitava i suoi diritti di cui agli articoli 33, 34 e 62 del Codice della Strada. Chiediamo l’intervento immediato del Ministero dei Lavori Pubblici da cui dipende la Motorizzazione Civile, per l’istituzione di corsie gay preferenziali”

18 Novembre 2011: A. L., un gay di 38 anni, non ha potuto mangiare il gulash in una tipica trattoria ungherese nei pressi di Malafede, nei dintorni di Roma. A denunciare l’ennesimo episodio omofobo è stato il portavoce del Center for Gay Center, Fabrizio Marrazzo: “Alla richiesta del piatto del giorno, il cameriere con chiaro gesto omofobo gli ha detto che il gulash era finito, e se non preferiva due arrosticini, una chiara allusione omofoba. Chiediamo l’intervento del Ministero della Sanità perché mandi i NAS a vigilare sul diritto di ogni gay di ricevere una razione di gulash, ogni volta che ne abbia voglia”

22 Dicembre 2011: F. T., di 48 anni, non immaginava che i suoi acquisti di Natale sarebbero stati l’occasione per una aggressione omofoba. La denuncia viene dal portacandele del Center Gay for Gay, Fabrizio Marrazzo: “Quando ha chiesto alla commessa se avevano la taglia 56 del vestito a cui si era peraltro dimostrato interessato, la commessa gli ha detto che erano finiti. Chiediamo l’intervento immediato dell’Organizzazione Mondiale del Commercio perché a tutti gli orsi gay sia consentito di comprare i vestiti che vogliono”

18 Gennaio 2012: Ormai è emergenza omofobia a Roma, secondo la denuncia del portavassoi del Gay for Center for Gay Center of Gay, Fabrizio Marrazzo: “Oggi a L. P., di 21 anni, è stato detto che la fila che stava facendo non era quella per i saldi del negozio di abbigliamento ma per il bollettino del canone Rai alle Poste; denunciamo con forza che alle Poste non sia possibile, per un gay, comprare magliette di Calvin Klein a saldo, costringendo inoltre noi gay a rinunciare ai diritti acquisiti facendo la fila. Chiediamo l’immediato intervento dell’Unione Filatelica Internazionale”

22 Marzo 2012: Attimi di terrore oggi a Roma, su via del Corso, per l’ennesima aggressione omofoba. A denunciarla Fabrizio Marrazzo, portaenciclopedie del Gay Gay Center Center Gay Gay: “Oggi, K. H., un cittadino inglese da anni residente in Italia, ma gay, si trovava a passeggiare per via del Corso quando ha cominciato a starnutire, a seguito di una allergia congenita alle graminacee che ha sviluppato da quando è in Italia. Una signora, passando, gli ha suggerito di farsi vedere da un dottore. Condanniamo con forza l’ennesimo tentativo di far passare l’omosessualità come una malattia, e chiediamo l’intervento del Ministero dell’Agricoltura e della Salute, per una campagna di prevenzione da fare nelle squole.”

29 Maggio 2012: Fuggi fuggi sulla spiaggia di Capocotta, tradizionale ritrovo della comunità gay, quando ha cominciato a piovere all’improvviso. A denunciare l’ennesima aggressione omofoba è Fabrizio Marrazzo, il portatende del Center for Center for Gay of Center, Fabrizio Marrazzo: “Denunciamo con forza come oggi si sia messo a piovere proprio sulla spiaggia gay, una aggressione dietro cui si vede chiaramente un disegno omofobo che va fermato. Chiediamo subito l’intervento dell’International Panel on Climate Change per una ferma condanna”

18 Agosto 2012: Drammatico epilogo dell’anno omofobo di Roma, cominciato nell’Agosto scorso. Un giovane gay, F. M., ha denunciato di essere stato preso ostaggio dal Gay Center of Gay and Center of Gay for Center of Gay, e di aver dovuto sparare cazzate per l’intero anno. A denunciare l’episodio tale Fabrizio Marrazzo, il portamarrazzo dello stesso centro, che ha dichiarato: “Basta, non ce la faccio più, datemi un posto da qualche parte che mi levo dai coglioni”.

Sull’aggressione a Villa Borghese

Riporto alcune considerazioni sul comunicato stampa di Fabrizio Marrazzo (qui cosa ho avuto a che fare con lui) sull’aggressione di Villa Borghese contro due gay:

  1. Non facciamoci ridere dietro, parlando di “In pochi minuti quella che doveva essere una piacevole passeggiata si è trasformata in un inseguimento” visto che Villa Borghese due gay vanno a fare sesso dietro le fratte;
  2. Crederò che si tratti di un fatto vero quando vedrò una denuncia alle autorità competenti;
  3. No perché sennò stiamo come quello aggredito sull’8, che il giorno dopo è diventato consigliere dell’Arcigay Roma;
  4. Visto che Marrazzo c’ha pure raccontato dei fascisti di Casa Pound che volevano seminare scompiglio nel corteo del Pride di un paio d’anni fa: premesso che penso che i gay che vanno a Casa Pound a parlare con questi fascisti siano degli emeriti coglioni che cercano solo il brivido di vedere questi maschioni dal vivo, certo l’episodio non depone a favore della capacità di giudizio di Marrazzo;
  5. Anzi, ma Marrazzo non era quello che aveva mostrato, con tanto di foto sui giornali, le bruciature lasciate dai due petardi, anche questi lanciati da ignoti aggressori, su due fioriere vicino al Coming Out? E poi s’è scoperto che quei segni c’erano da quel dì?
  6. Certo che, guarda i casi, quando il Gay Village guadagna l’attenzione per la sua aggressione, Marrazzo ritrova la scena;
  7. Che poi, cercando, ho trovato pure il caso di quello che lavorava con Marrazzo ed era stato offeso dal tassista che non l’ha caricato in macchina perché gay;

Poi, ditemi che sono io che penso male, eh.

E ditemi pure però, che sulla vicenda dei due gay che erano stati fermati perché si stavano baciando al Colosseo c’avevo visto giusto: era in corso non un bacio ma una ricca pompa, ed infatti il giudice li ha multati per atti osceni (colposi) in luogo pubblico.

Però Marrazzo ci montò sopra un caso, giusto pochi giorni dopo che la sua Arcigay (direi proprio sua, l’hanno poi cacciato apposta) aveva vinto l’appalto per la linea amica di supporto per gay del Comune di Roma.

Sopratutto, una cosa dovreste spiegarmi: come mai in tutti i casi in cui ci sono dubbi su cosa sia effettivamente successo, le persone coinvolte hanno sempre  questi strani legami con Marrazzo? Perché quando ci sono state le vere aggressioni, stranamente Marrazzo e i suoi sgherri non si sono mai visti, e se ne è occupata la Polizia, non Facebook.

Fino a quando…

Fino a quando l’idea di socialità gay sarà quella di andare a rintanarsi nella strada gay o nel villaggio gay, dove al chiuso e al protetto si può fare tutto quello che si vuole (che, diciamo, non è esattamente che si vada al villaggio gay per prendere un succo di frutta e vedere le stelle, anzi fortuna che ci sono i boschetti nei paraggi per consumare l’ammmore); fino a quando le cosiddette associazioni gay saranno dei paraventi fiscali per far pagare meno tasse a chi chiede un sacco di soldi per l’ingresso alle suddette; fino a quando ci sarà questa idea che la socialità gay vada vissuta al chiuso, in spazi controllati e protetti, dove si può fare tutto, come contrappasso al fatto che fuori non si deve fare niente; fino a quando i gestori di queste attività commerciali, che fanno guadagnare milioni di euro l’anno, saranno responsabili di un business e quindi legati alla concessione di favori politici; fino a quando queste attività non saranno così libere da poterle chiudere per protesta; fino a tutti questi quando, non vi stupite che all’apertura del Gay Village c’è qualcuno fuori che aspetta con le mazze e i bastoni; che se tu organizzi la tonnara e ti vesti da tonno, è proprio previsto che fai una brutta fine.

Veramente, seriously, non mi rompete il cazzo con l’idea di tolleranza, con l’idea di essere liberi, con quanto è bello il Gay Village, con quanto gentile è Imma Battaglia, con quanti soldi dona alla causa gay, perché anche nel farsi fottere bisogna provare una certa temperanza.