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Quel silenzioso killer di nome D’Alema

Oggi la velina rossa ha pensato di cannoneggiare su Giuliano Amato, perchè accusato di applicare la legge in vigore sulla disposizione dei simboli sulle schede elettorali. Infatti, Amato non sta facendo altro che applicare la legge. Tale legge, anzi questo decreto del Presidente del Consiglio, stabilisce che i simboli di partiti della stessa coalizione siano affiancati, mentre tra coalizioni diverse ci sia un po’ di spazio.

Nel 2006, c’erano due coalizioni, ciascuna con otto o più partiti, quindi ogni coalizione occupava una singola ed intera riga. Gli altri partiti che si presentavano da soli erano appunto spaziati gli uni dagli altri.

Ora la preoccupazione che i due schieramenti più grandi hanno è che, quando l’elettore vede i simboli della coalizione affiancati, possa mettere una croce sull’assembramento e non su un singolo e specifico simbolo. Una simulazione fatta dalla Stampa di Torino porta le schede nulle al 3,6%, il doppio della precedente tornata dove invece furono, a dirla tutta, incredibilmente basse.

Amato è, per me, uno dei personaggi più autenticamente sgradevoli della politica italiana. Assolutamente ed infinitamente pieno di sè, convinto di essere un brillante intellettuale, è perfettamente descritto come l’uomo che al posto del cuore ha un buco. E’ stato anche un assai modesto ministro dell’Interno, imparagonabile a Pisanu.

Comunque, su questa cosa dei simboli ha ragione. Però, D’Alema non si ferma mai davanti alle ragioni quando ha un obiettivo in testa.

Io penso che lo scopo che Massimino abbia sia quello di far assumere al PD una connotazione socialista, liberandosi di alcuni personaggi che non saranno comunque e mai riformisti, manco del riformismo kennedyano-obamiamo che Veltroni crede di conoscere (e che non conosce, Obama è una persona seria e convinta delle sue ragioni, e non uno che va avanti a “ma anche”).

Invece, far diventare il PD un partito socialista significa poi aggregare quelle forze riformiste, e pensare a costruire una alternanza con un conservatorismo europeo.

Ora, come mi ha fatto osservare Titollo, D’Alema è uno che si perde sempre nella tattica, e sicuramente questo piano è quantomeno ambizioso, per cui è ben facile perdercisi dentro. Però io interpreto certi comportamenti suoi esattamente in questa direzione. Primo, il rifiuto di prendere i socialisti di Boselli nel PD. Poi appunto questo ingiustificato attacco ad Amato, che è l’unico o quasi socialista che ci sia nel PD, e sicuramente quello di maggior peso. Lo scopo mi pare quello di essere l’unico della classe e quindi il primo dei socialisti e quello che può incassare un dividendo politico se questa trasformazione del PD si compie.

E in tutta sincerità, spero che ci riesca. Di Veltroni non ne posso più, è tutto un elenco di cose da fare. Che cazzo, oggi Berlusconi ha detto che lo Stato, quando una minoranza blocca una ferrovia o un aeroporto, deve intervenire manu militari, perchè altrimenti non è uno Stato. Uno può essere d’accordo o no, ma certo che questo è un messaggio valoriale. Invece il PD non ha affatto un messaggio valoriale, ed il motivo per cui sono sempre più convinto che perderà le elezioni. Allora va pure bene perdere, ma non posso accettare che il riformismo italiano si fermi a Veltroni, tantomeno di perdere per i brillanti pensieri della Marianna di turno.

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Il voto utile

L’analisi di noiseFromAmerika mi pare tecnicamente corretta: nel Lazio, al Senato, non si deve votare Sinistra Arcobaleno ma PD o IdV, tantomeno altri schieramenti di sinistra (Socialisti, partitucoli vari) per arrivare al pareggio in Senato. Poi non so quanto serva il pareggio al Senato, per certi aspetti preferirei un governo Berlusconi, ma l’idea che Berlusconi vinca e non governi è comunque divertente.

Indipercui, con fatica, continuo a pensare di votare IdV al Senato. Alla Camera rimango dell’idea di annullare la scheda con un lungo proclama sullo schifo del sistema elettorale. Tanto alla Camera il premio di maggioranza è a livello nazionale e non credo ci siano dubbi sull’esito.

Un partito allo sbando

Il PD è un partito completamente allo sbando. I sondaggi che circolano escludono la possibilità di vittoria, e nessuno se la sente di dire che il partito sopravviverà alle larghe intese, che sono ora assai probabili. Questo perchè il PD, nella sua prima campagna elettorale, è stato il partito dell’elenco delle cose da fare, non dei principii ideali: se le cose da fare non si fanno perchè bisogna negoziare con l’avversario (bene che vada) allora le spinte centrifughe si faranno fortissime, e l’identità del partito verrà messa a dura prova.

Ogni giorno si apre una falla. Prima comincia La Marianna, un essere ormai mitologico (come si fa ad essere così orgogliosamente stronzi? E’ sufficiente fare la fidanzatina del figlio del Presidente della Repubblica o ci vuole altro?) la quale sposa la linea Ferrara, poi segue il Generalissimo Del Vecchio che dice che la scelta gay ci rende inadatti all’esercito (a’ genera’, a parte che in ogni caserma ci sta un gay pride che manco ti immagini, personaggi come Alessandro Magno erano dei finocchioni doc, e hanno ottenuto alcuni risultati nel campo dell’arte guerriera), poi si azzitta Del Vecchio e parla la Binetti, e che lo dico a fare. Dall’elenco manca Calearo, che a confronto di questi è un professionista, almeno ha fatto capire che sta lì a curare solo ed esclusivamente i cazzi suoi.

Queste cose non avverrebbero se ci fosse la percezione di una vittoria, perchè potrebbero far perdere quei voti preziosi, ma quando si sta sotto di cinque punti ci si può consentire tutto, in libertà, nella migliore tradizione della sinistra… beh no, sinistra è una parola grossa, nella migliore tradizione dello schieramento avverso a Berlusconi.

A seguire, tutte le smentite, precisazioni, prese di distanze, comunicati, ma il tiro al piccione Uolter è già cominciato. Si sta ripetendo esattamente lo stesso schema del 2006, quando negli ultimi cinque giorni di campagna elettorale le sparate di Bertinotti su cosa tassare tra proprietà e patrimoni causarono scompiglio, facendo sparire i voti dell’Unione come neve al sole. Non paghi di questa esperienza, oggi si ripete, non è nemmeno bastato fare un solo partito dove mettere chi ci voleva stare, la sindrome da Tafazzi colpisce ancora.

Il PCI prendeva e formava i suoi quadri alla scuola delle Frattocchie. Ogni ci stanno le Marianne che senza aver mai fatto vita ed attività politica si sentono di rilasciare interviste. Sempre nel PCI, questa gente sarebbe stata messa sotto processo nel Comitato Centrale, io spero che il PD abbia almeno la decenza di buttarli fuori a calci in culo alla prima occasione. Non per quello che dicono, che ognuno possa avere la sua opinione su certe questioni ci può anche stare (ma anche, proprio) ma per il totale ed evidente disinteresse agli esiti della competizione politica. Tanto, Le Marianne sono state già elette, e possono appiccare il cappello al chiodo, pensando a fare le anime belle piene di preoccupazioni per la salute delle donne, dell’esercito e della famiglia.

Prevedo infine che questo post non sarà mai citato dal NetMonitor di Repubblica, visto che la linea del giornale è che Uolter ha vinto, e la verità è meglio non vederla finchè si può.

Non lo dico io, lo dice il test

Segnalato da Cadavrexquis, ho fatto pure io il test per vedere quale partito è più vicino alle mie posizioni (anche se penso che si potrebbe fare come ha suggerito Angolosbocco, in stato di grazia). In effetti avevo pensato pure di votare Per il Bene Comune, mi sembrava un partito buffo, poi quando ho visto che dietro c’era Ferrando, mi sono rifiutato. E’ interessante notare che, per le mie priorità, il PD sia un partito equidistante dalla Sinistra Arcobaleno e dalla Lega.

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Aiuto.

Quale è la differenza tra la società civile e i partiti? Che i partiti hanno regole democratiche, non sono aggregazioni spontanee. Il PD ha eletto delle assemblee costituenti con liste bloccate, che non hanno poi deciso niente di niente. La linea politica è custodita e gestita da Veltroni e da Bettini, con il secondo che non ha alcun mandato, seppur vago, per farlo. Le candidature sono state decise in una stanza buia e fumosa. E questi qui, invece di incazzarsi, invece di considerare osceno lo strame della democrazia che il PD fa, si mettono a cantare la canzoncina, appunto il movimento della società civile. Ma andateve affanculo. Ridatemi le sezioni e le commissioni elettorali di staliniana memoria.

Come si scrive una notizia falsa pro-PD

Così.

Una notizia falsa perchè, se il tipo è presidente dell’Arcigay di Vicenza, è evidente che non ha fatto alcun coming out. Ma dire che l’abbia fatto, dà una buona immagine del PD. E il padrone di Gay.it (proprietario non rende l’idea) è tanto tanto amico del PD.

Veltroni ci ripensa su Lumia

In un sussulto di decenza (capitano anche a lui, evidentemente) Uolter ha deciso di candidare Lumia come capolista in Sicilia.

Questo non risolve, certo, i problemi delle liste locali del PD, ma almeno non ha proprio perso la faccia.

Candidati PD al Senato per il Lazio

  1. Franco Marini – AH AH AH AH. Cioè De Mita è il vecchio e Marini è capolista? Perdipiù candidato anche in Abruzzo? Ma Marini, ha mai lavorato un giorno in vita sua?
  2. Anna Finocchiaro – lei mi piace
  3. Mauro del Vecchio – Generale dell’Esercito, non conosco le sue idee in politica estera
  4. Luigi Zanda – per inquadrare il tipo, la prima volta che si candidò qui al Senato, corse da solo che il Polo s’era “sbagliato” nel presentare la candidatura. Io andai a votare, e votai scheda bianca
  5. Ignazio Marino – non conosco
  6. Maria Pia Garavaglia – non scherziamo
  7. Raffaele Ranucci – mah
  8. Riccardo Milana – mai sentito

Seguono nomi che non mi dicono niente, a parte al 12. Vincenzo Vita, che ho conosciuto come una persona perbene.

Giudizio sintetico: molto difficilmente votabile.

Candidati PD alla Camera per il Lazio

Ecco i nomi e il mio parere:

  1. Marianna Madia – la raccomandata, che con tutto che è raccomandata manco è diventata ricercatrice. A Uolter, ma se quella la candidi, a me che mi fai, ministro dell’Università?
  2. Walter Veltroni – non riesce ad entusiasmarmi
  3. Paolo Gentiloni – modesto ministro, anche se alla fine la gara per il Wi-max l’ha fatta
  4. Giovanna Melandri – insignificante
  5. Enrico Gasbarra – fastidioso personaggio che ha avuto una gestione personalistica della provincia di Roma. A me dà fastidio fisico sentire dire “è una iniziativa della giunta Gasbarra” e peggio ancora vedere lapidi in giro firmate da lui, sa tanto di culto della personalità
  6. Michele Meta
  7. Ileana Argentin
  8. Massimo Pompili – assessore all’Urbanistica nel Lazio? Beh no no no
  9. Renzo Carella – Ignoro
  10. Roberto Morassut – assessore ai lavori pubblici della giunta Veltroni? Beh no no no

Come 14. c’è Giovanni Bachelet, come 17. Antonio Rugghia, come 28. Sandro Caracci, questi ultimi due li ho conosciuti, ma sono candidature temo di rappresentanza.

Giudizio sintetico: molto difficilmente votabile. Non c’è un candidato che mi dica qualcosa di positivo o in cui identificarmi.

Sento una puzza

Il PD non ha trovato spazio, nelle sue liste, per Giuseppe Lumia, vice presidente della Commissione Antimafia, apprezzato anche dall’altro schieramento. Ma ha trovato spazio per gente che, in passato per carità, è stata indagata per rapporti con la mafia.

Beppe Grillo ha detto che Lumia è un morto che cammina, ora che non è in Parlamento, considerato che la mafia gliela ha giurata, rischia la vita più di prima, non perchè sarà privato della scorta ma perchè sarà isolato.

Io mi limito ad osservare che Pio La Torre e Piersanti Mattarella mi sa che non sarebbero stati candidati nelle liste del PD, diciamo così, vado ad intuito. E quello che mi raccontano sulle liste locali del PD in Sicilia è assai peggiore, il PD proprio ambisce a diventare la nuova Democrazia Cristiana.