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Apocalypse rising

Nell’arco di circa 10 ore, si è passati da Tremonti che dà del cretino al suo collega di governo Brunetta, a Tremonti che finisce al centro di una indagine pesantissima per corruzione del suo luogotenente storico, Milanese, che pare pagasse l’affitto di 8.500 euro al mese della casa romana del ministro; casa i cui lavori di ristrutturazione pare siano stati pagati da una società fornitrice di Sogei, la società pubblica di informatica di proprietà del Ministero dell’Economia.

E’ la prova della ferocia e della violenza dello scontro che è in atto in questi giorni nel PDL, in cui tutti gli equilibri sono saltati, il capo non ci sta più con la testa e ognuno fa quello che gli pare, pur di salvarsi dal tracollo. Due eventi di rottura e con un continuo rovesciamento di fronti. Un tracollo che potrebbe assumere dei tratti cruenti, se queste sono solo le prime scene.

Apocalypse rising

Nell’arco di circa 10 ore, si è passati da Tremonti che dà del cretino al suo collega di governo Brunetta, a Tremonti che finisce al centro di una indagine pesantissima per corruzione del suo luogotenente storico, Milanese, che pare pagasse l’affitto di 8.500 euro al mese della casa romana del ministro; casa i cui lavori di ristrutturazione pare siano stati pagati da una società fornitrice di Sogei, la società pubblica di informatica di proprietà del Ministero dell’Economia.

E’ la prova della ferocia e della violenza dello scontro che è in atto in questi giorni nel PDL, in cui tutti gli equilibri sono saltati, il capo non ci sta più con la testa e ognuno fa quello che gli pare, pur di salvarsi dal tracollo. Un tracollo che potrebbe assumere dei tratti cruenti, se queste sono solo le prime scene.

Pensierini sparsi sulla situazione politica

I giornali di oggi sono tutti tesi a sottolineare un passaggio dell’intervento di Fini di ieri, quello in cui ha invitato Berlusconi a dimettersi. A parte alcune piccole sfumature di galateo istituzionale (del tipo che le crisi di governo si aprono in Parlamento con un voto di sfiducia, non sulla fiducia della sfiducia; e che un Presidente della Camera che sfratta il Presidente del Consiglio è una novità anche per la disastrata – e volesse il cielo esaurentesi – Seconda Repubblica), e tutto valutato che il fatto in sé è forte, non ho visto molti commenti sull’idea di società che Fini ha espresso ieri (con tutte le prudenze verso un leaderismo che ha fatto il suo tempo).

Fini ha parlato di immigrati che si integrano, di diritti civili, di temi insomma che sono non solo incompatibili, ma contrari all’attuale idea che il PdL ha della società italiana; ha minato alle fondamenta le assunzioni di quel partito su come l’Italia debba essere, e l’ha tacciato di essere un partito retrogrado. Con questo mettendocisi contro, in modo definitivo ed irrevocabile. La rottura tra PdL e FLI non sarà sul lodo Alfano, nel senso che potranno pure scannarsi su questo tema, ma è un dettaglio rispetto al quadro complessivo. Tra l’altro, così facendo, Fini si è ritagliato un ampio spazio di manovra, su cui quelli del PdL non possono starci dietro, aprendo delle voragini nell’elettorato di destra.  Poi, che FLI nei prossimi anni si limiti ad essere quello che era il PRI alla fine della Prima Repubblica, o qualcosa di più, lo scopriremo vivendo.

I giornali di Berlusconi hanno passato l’Estate a parlare del prestanome della casa di Montecarlo. Non hanno trovato il tempo di osservare che Fini che parla di diritti agli immigrati è lo stesso della legge Bossi-Fini (ve la ricordate, no?); ecco, quello evidentemente era un prestanome, altro che la cucina di Montecarlo. Hai pensato che l’arma atomica fosse la cucina Scavolini? Ecco il risultato.

Che poi, vogliamo parlare di FLI? Tipo Barbareschi responsabile della Cultura.

Se Berlusconi fosse un leader politico, sarebbe andato di corsa al Quirinale, proprio per questo problema del rapporto con l’elettorato che impone almeno un governo di coalizione. Sempre se fosse un leader politico, avrebbe accettato, anzi messo lui in campo per primo, l’idea di un nuovo governo con a capo un più o meno fedelissimo; ma il Lodo Alfano non prevede l’immunità, ne può prevederla, per gli amici del Presidente del Consiglio, quindi Berlusconi non può mollare l’osso.

Almeno, evitasse lo spettacolo di una sentenza della Corte Costituzionale a lui sfavorevole, giusto per salvare le apparenze. Sennò vuol dire che è proprio privo di ogni residuo di lucidità.

Quelli che pensano che non possa nascere un nuovo governo, dimenticano sia la storia recente d’Italia (tipo il governo D’Alema, realizzato con una scissione traumatica a sinistra dell’allora Rifondazione Comunista), sia che questo nuovo governo avrebbe l’appoggio certo di Confindustria e USA, e quantomeno un’apertura di credito dalla Chiesa Cattolica. Pensare che questi tre eterogenei ma fortissimi poteri non sappiano muovere le loro pedine è un po’ da ingenui.

E un governo del genere, durerebbe almeno un anno, probabilmente un paio (tipo il governo Dini, per intenderci). Per tanti motivi, dalla cottura di quel che resterebbe di Berlusconi, alla gestione della crisi economica (di cui si stima un’esplosione tra il 2011 e il 2012, stiamo ancora al fuoco che cova sotto la cenere) al fatto che non vedo il PD – per dirne uno – così pronto a tirare la volata a Vendola, oggi candidato fortissimo, ma tra un paio d’anni chissà.

Ma poi, non vogliamo fare qualche indispensabile riforma costituzionale? E ci vogliono giusto un paio d’anni per venirne a capo.

Dichiarazione dei capogruppo della Lega: L’incontro è andato bene, andiamo avanti. Si è deciso di proseguire con l’azione riformatrice per realizzare il programma. Ne è emersa un’assoluta sintonia sui concreti problemi del Paese e sulle azioni da realizzare, a partire dalla situazione creatasi a seguito delle alluvioni in Veneto. Domani Bossi e Berlusconi saranno nei territori interessati insieme al Presidente Zaia, per un sopralluogo nei comuni maggiormente colpiti” Diciamo che un comunicato del genere fa tanto DC dei bei tempi andati, io speravo un po’ di vedere spuntare fuori il nome, chessò, di Zamberletti. Giusto sul nuovo che avanza, anzi sul rompete le righe.

Sconcerti

Drammatica situazione nel PDL: tanto che Berlusconi per una volta di sera andrà al Consiglio dei Ministri e non a troie.

Perplessi alcuni nel PDL: non è chiara la differenza.

Tranquilla una nota ministra che dichiara: non è la prima volta che vedo Berlusconi la sera. Ma mai con così tanti uomini.

“Caos liste pure in Lombardia”

Ma quando Corriere.it titola in questo modo, sono solo io che ci sento, a causa di quel pure, un retrogusto razzista?

In Italia vige una regola nei rapporti tra cittadino e Stato, ovvero il si fa ma non si dice. Lo Stato sa benissimo che ci sono tutta una serie di sotterfugi e trucchi per gabbare la legge, e fa finta di non sapere e vedere, accontentandosi di un ruolo borbonico. Il cittadino viceversa sa che finchè fa quello che gli pare va tutto bene, ma la forma deve essere sempre salva, il timbro ci deve essere, a prescindere dalla futilità del timbro.

Da quanto si legge sui giornali, il ritardo nella presentazione della lista del PDL pare sia stato causato non da “Alfredo me sto a magnà un panino”, ma da feroci scontri nel partito per cui i nomi in lista sono stati aggiunti e tolti per tutta la notte e la mattina. Ora, è decisamente improbabile che le firme presentate siano tutte state messe dopo la decisione definitiva sulla lista, e quindi molti elettori abbiano firmato tutt’altro.

Che questo accada non è una novità o una notizia, lo fanno tutti i partiti (oddio, quando io mi presentai ricordo la trafila e ricordo pure che non ci furono maneggi sulle liste, ma eravamo nell’appena dopo Tangentopoli e quindi c’era un minimo di desiderio di riscatto e di legalità) ma lo Stato borbonico di cui sopra fa finta di non vedere. Ma ora è evidente che non c’è niente da fare e niente da salvare, perchè le liste non sono state presentate e le firme sono da considerare perlomeno sospette, quindi la lista del PDL in provincia di Roma non può essere accettata. Non è una decisione che mi faccia piacere, però le irregolarità di cui parliamo sono troppo forti per passarci sopra.

Tra l’altro, se il rappresentante del PDL avesse presentato qualcosa, pure fosse stato un foglio di carta con l’elenco dei suoi compagni di classe all’asilo qualcuno avrebbe potuto inventare una interpretazione in termini di integrazioni che possono arrivare in un secondo tempo, ma non essendoci nulla è impossibile trovare qualsiasi appiglio; tantomeno un ricorso al TAR, visto che il ricorso al TAR è su un atto amministrativo, e non essendosi generato nessun atto il ricorso non ha un punto di partenza.

Ma, come sempre ho detto, non sottovalutiamo il PD.

Fastidi sulle Regionali

Non saprei, ma ho alcuni fastidi diffusi rispetto alle prossime elezioni regionali.

Per intanto e sopratutto, non mi è piaciuto manco un po’ lo sciopero della fame e della sete di Emma Bonino.

Senti Emma, con tutto il rispetto immenso che ho per la tua storia personale: qua si tratta di vincere nel Lazio per fare una grande e vera operazione di legalità e di efficienza, dove il merito e le capacità personali contino più delle consorterie e delle amicizie. Altro che sciopero della fame, per vincere dovresti mangiare per due, sparandoti il Supradyn perchè dovrai parlare, parlare, parlare e camminare, camminare, camminare, non presentandoti invece ai cittadini del Lazio con il volto stanco ed emaciato di chi combatte una battaglia che non è ora la tua battaglia. Io penso che tanti cattolici siano pronti a votarti, perchè tutte le lamentazioni del clericume siano destinate a rimanere tale, ma come candidato devi presentare anche un volto rassicurante, non dare l’idea di una regione in cui la Presidente invece di andare di disinfettante in certe stanze del potere sta presa in una battaglia contro l’ipoglicemia. Hai una statura internazionale, comincia a comportarti da una che ha vinto, che malgrado il PD c’è il rischio che tu vinca. Se vuoi ricordare le battaglie sui diritti civili di trent’anni fa, ricordati che in quelle battaglie tu e i radicali vi siete sporcati le mani con il sangue di quelli che difendevate, non stavate a fare lo sciopero di testimonianza. Accetta e porta su di te la necessità di una mutazione quasi antropologica del partito radicale, che deve diventare un modo per contaminare la sinistra e rigenerarla, non fare il gruppetto dei troppo puliti per andare di ramazza. E ripeto, il Supradyn.

Sulle candidature, ho avuto l’ennesimo prolasso. Ho letto le liste della Bonino, e ho faticato a trovare un candidato votabile, la cui storia mi dicesse qualcosa. No, mi spiace, io non voto un candidato solo perchè ha un blog, nè lo voto solo perchè è omosessuale e quindi, ho già dato con Vladimir Luxuria e non mi fregate più. Vorrei un candidato che facesse della sua storia personale la chiave politica del suo impegno, non uno che passa le giornate a sputare sul PD, poi alla fine a forza di lamentarsi ottiene un posto in lista e da quel momento il PD è tutto un profumo; e non perchè si debba difendere il PD (per quel che me ne importa…) ma perchè ho già visto l’insussistenza di questa “generazione dei gggiovani che hanno il bbblog” quando si tratta di fare politica, e perchè certe battaglie mi sembrano alla fin fine strumentali. Non so, cominciate a fare politica nella circoscrizione, poi al comune, poi alla provincia, poi alla regione, e così mostrate un curriculum su cui votarvi. Se vi piace fare la rivoluzione da tastiera, allora contate sul mio voto su Facebook, non in cabina elettorale.  Sì, mi sento tanto leghista nel senso di invidiare il loro senso di politica sul territorio.

Voterei, se fosse candidata, Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano Cucchi. Perchè ne ho apprezzato la dignità e il senso civico; di fronte all’omicidio per bastonate del fratello non è andata in televisione a piangere all’ennesimo talk-show, ma s’è in quel tritacarne della macchina della giustizia, chiedendo ai giudici di indagare e di valutare le responsabilità, con una concezione dello Stato e una decenza fiera e coraggiosa di fronte alla quale mi tolgo il cappello. Ditemi che è candidata e che è votabile.

Questa faccenda dell’esclusione della lista del PDL nella provincia di Roma mi pare solo foriera di cattive notizie. Intanto e per di sicuro, l’idea che una competizione elettorale sia decisa dai giudici mi pare folle, non capisco l’entusiasmo di chi gioisce per l’esclusione di un partito che è comunque un partito di massa e certo non antidemocratico; non mi piace poi perchè la non elezione della Polverini (che discenderebbe da questa esclusione in modo quasi automatico) sarebbe ben gradita da Berlusconi, visto che si tratta della candidata di Fini; non mi piace infine perchè Berlusconi non aspetta altro per lanciare la sua campagna elettorale contro (già me lo vedo) i ladri di voti. Berlusconi non sa governare, dopo 15 anni ce lo possiamo pure dire senza che si tratti di un giudizio di parte; ma gode come un matto ad andare contro un ostacolo e buttarlo giù, inoltre almeno questo gli riesce benissimo, così una siffatta esclusione sarebbe quello che gli serve per portare a votare pure i morti.

Rio boohhhhhh

Il nostro premier oggi ha visitato una scuola temporanea. Da sottolineare come i telegiornali sottolineino che si tratta di una cosa temporanea, che è per un lento-ritorno-alla-normalità, scritto con il trattino perchè è una unica parola, svuotata di ogni significato e del tutto falsa, dillo a chi non ha più niente che il fatto di potersi fare una doccia è il rientro alla normalità e poi ne riparliamo.

In questa scuola, ha anche declamato una poesia, Rio Bo. E’ la stessa poesia che declamò più di dieci anni fa, all’epoca intervistato da Zanetti al giornale radio, quando l’intervistatore gli chiese come avesse passato la serata in famiglia. I figli più piccoli di Berlusconi, infatti, sono andati in una scuola steineriana, in cui il principio educativo fondamentale è che la televisione è il diavolo, per cui la serata in famiglia va organizzata facendone a meno.

Insomma, sono passati dieci e più anni, e stiamo ancora a Rio Bo.

Ma il ritorno della storia non finisce qui, questa sarebbe una cosa da vedere  e giustiificare nell’ottica di un uomo anziano che ha ricordi più buoni delle cose successe tempo fa.

L’altra parte riguarda l’indegna idea di fare il referendum il 21 di Giugno, perchè altrimenti la Lega avrebbe fatto cadere il governo.

Ci sono considerazioni spicciole da fare del tipo: ma il PdL non doveva essere un partito che forte della sua maggioranza quasi assoluta cambiava l’Italia? E’ così forte che subisce il ricatto di un partito regionale? Oppure, sarebbe stato veramente interessante vedere la Lega che faceva cadere il governo durante una crisi economica e con gli sfollati da aiutare, Bossi è un cinico ma non un pazzo.

Ma a sentire questa cosa del senso di responsabilità del nostro premier, mi è venuto in mente come, durante la prima guerra in Iraq, il Partito Liberale avesse minacciato di far cadere il governo Andreotti in carica, e aveva rinunciato solo per il senso di responsabilità.

Una volta, di fronte a queste sparate, pur si sarebbe trovato un giornalista che avrebbe chiesto ai leghisti se sul serio sono così stronzi (o se invece sono solo quei simpatici razzisti, xenofobi ed omofobi che conosciamo) e nel caso avrebbe stigmatizzato il loro comportamento. Invece oggi i giornalisti si limitano a registrare il parere del premier, che lo ripete e tracima lui stesso da ogni telegiornale (Rio Bo). Nei vari servizietti,  lasciano intendere che la caduta del Governo (di questo Governo) sarebbe un tale male che è meglio evitare. Gli stessi giornalisti che, quando dovevano raccontare delle difficoltà del governo Prodi (governo qui minuscolo) non si capacitavano del perchè stesse ancora in piedi, mentre ha del tutto senso che stia in piedi un governo in cui uno dei due dice all’altro di speculare sui morti.

Mi pare come quelle serate al night, quando i clienti sono sbronzi o stanno già con le puttane, il capocomico ripete il numero di inizio serata e nessuno se ne accorge, tanto tra un poco si fa giorno.

Al Senato si parla di politica estera

Ho sentito una buona parte della discussione al Senato per la ratifica del Trattato di Lisbona. Negli altri paesi europei un argomento del genere sarebbe considerato essenziale, qui avviene alla vigilia delle ferie, mentre la politica è tutta presa dall’affascinante questione del lodo Alfano, quella sì una cosa che cambia la vita di tutti i giorni.

Primo intervento che ho ascoltato, del capogruppo della Lega. Allora: gli inglesi sono stronzi, i francesi puzzano, i polacchi sono dei pezzenti, e gli irlandesi seppur ubriaconi hanno fatto la cosa giusta, capita anche a loro. A noi dell’Europa non ce ne potrebbe fregare di meno, anzi ci fa schifo perchè ci costringe a non essere razzisti, comunque siccome questo trattato è già morto votiamo anche a favore. Ah, e qualcuno pensi ai produttori di latte, che è la questione centrale dell’economia italiana.

Quindi, per il PD è toccato a Franco Marini. Ha competenze di politica estera? No. Sa almeno l’inglese? No. E quindi, perchè parla? Perchè è un vecchio trombone, un ottimo sindacalista bravo a fare discorsi appassionati in cui dire niente di sensato. L’intervento è stato in effetti un delirio, da argute osservazioni per cui la Rivoluzione Industriale è avvenuta nel ‘900, e lui sta parlando “di scienza” quindi non capisce perchè lo contestino, e poi quanto cresce la Turchia signora mia (ci mancava che dicesse che ogni anno che ci va in ferie vede un nuovo albergo) e poi i diritti della donna in Italia sono arrivati grazie alle spinte dei paesi del Nord Europa (e qui si aprirebbero varie osservazioni, la più immediata è che quindi Marini è a favore del matrimonio gay), e che bisogna aiutare gli immigrati, e poi facciamo l’Unione del Mezzo Mediterraneo (che credo significhi della parte inferiore del Mediterraneo, ma poi ha detto del Mezzo Mediterraneo – Atlantico che non so cosa sia, non so perchè non abbia detto che vuole costruire le case a Vicolo Corto e gli alberghi a Parco della Vittoria, già che c’era) tutto un crescendo di cazzatine, cazzatone e cazzatissime, dette con tono vieppiù infervorato e seguito dagli scroscianti applausi degli onorevoli del PD, che hanno sentito le parole difficili e le hanno prese per buone. Dico, questa è la linea di politica estera del PD. Poi uno si preoccupa del segretario.

Quindi è toccato a Quagliarello per il PDL che ha detto due cose interessanti, a modo suo. La prima è che il manifesto di Ventotene era di un gruppo di comunisti che avevano preso già atto del fallimento degli esperimenti di socialismo reale (in effetti negli anni ’40 il socialismo reale era già fallito ed anzi era un fatto notorio) a seguire che la Costituzione Europea è stata giustamente bocciata perchè voleva dare un ombrello di diritti a tutti, quando invece bisogna accettare le differenze (cioè, col cazzo che voi froci vi sposate in Italia). Allora siccome questo Trattato di Lisbona è meglio (pare che a Quagliarello non piacciano i preamboli, il punto politico è questo) lo votiamo, tanto poi non lo applichiamo.

Perchè parlare con così tanto fervore del lodo Alfano? Perchè le battaglie ideologiche sono quelle che meglio nascondono la pochezza dei nostri leader politici.

Segnali di intelligenza, a sinistra

Ed è arrivata la dittatura, e la fine della democrazia, e il complotto di Licio Gelli, il sinistrume sta facendo le più penose, ed auto-assolventi, analisi sul perchè la sinistra radicale non sia più rappresentata in Parlamento, evitando di dire le cose come stanno.

Veltroni non ha mai fatto una campagna elettorale per il voto utile. Sono stati gli elettori della sinistra a votare qualsiasi cosa purchè non fosse Sinistra Arcobaleno. Hanno votato Lega, Di Pietro, in parte PD, qualcuno Berlusconi e qualcuno è stato a casa. In questo Veltroni non ha avuto alcun ruolo, e del resto sarebbe ben difficile pensare che un elettore comunista potesse votare il PD che così lampantemente scivolava verso posizioni a dir tanto, ma tanto, riformiste.

I rischi per la democrazia ben pre-esistono a queste elezioni, e allo stesso tempo un vincitore netto e la creazione di due grandi partiti li riducono (non azzerano). Un grande partito che governi può prendere anche delle decisioni difficili, e quante da prenderne c’è solo l’imbarazzo della scelta, due grandi partiti che insieme hanno oltre l’80% dei seggi possono fare le indispensabili riforme istituzionali, e due grandi partiti possono opporsi alle tentazioni sfasciste che emergeranno, e saranno tentazioni molto forti. Non dico che ci riusciranno, perchè il problema italiano è un problema storico che non si risolve per vie solo politiche, ma questo assetto del Parlamento è il migliore possibile, una maggioranza esigua avrebbe lasciato il Paese in una condizione tremenda e sottoposto questi due partiti, che sono peraltro giovanissimi, a forze centrifughe che li avrebbero probabilmente dissolti.

Cosa che il compagno Diliberto non capisce, ha appena detto che la cosa migliore era un pareggio, e anzi si cruccia del perchè il PD non abbia fatto una alleanza elettorale con la SA al Senato. Proprio un personaggio chiuso nel suo Ottocento.

Fortuna che, a sinistra,  c’è qualcuno che fa delle analisi sensate.

Posizionamenti

Il comune di Palermo ha rinnovato i contratti di oltre 2900 precari.

Anche io voto PDL.

La Lega Coop realizzerà l’ampliamento della base USA di Vicenza.

Anche io voto PD.