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La Polizia idraulica


E’ una cosa seria, a Pisa e Firenze hanno avuto i loro problemi con l’Arno e quindi esiste una istituzione che vigila sullo stato dei fiumi e predispone tutti gli interventi, ma io non li avevo mai sentiti prima d’ora (pensavo che la cosa più strana fosse la polizia provinciale).

Gli studenti

Pisa è una città di studenti. In particolare nella zona universitaria, ma anche spostandosi un po’, per strada ci sono sempre tanti, tantissimi ragazzi, che in giro da soli, in gruppo o in coppia vanno per le varie sedi dell’università che sono in tanti diversi edifici, giri un angolo e c’è il dipartimento di italianistica, poi dietro trovi l’edificio di Fisica dove ha studiato Enrico Fermi. Sembra un fatto estetico, ma è invece sostanziale, Pisa è come dovrebbe essere una città italiana, piena di giovani che si spostano a piedi o in bicicletta, le nuove generazioni che si affermano e costruiscono il loro futuro.

Ieri sono stato alla mensa della Normale, e mi sono dedicato ad osservare meglio quelli che, tra quelli della loro generazione, sono gli studenti più capaci d’Italia. C’è un tratto distintivo che hanno, è che hanno delle facce pulite.

Dovrebbero, dovremmo noi nuove generazioni, essere al centro del dibattito sociale e politico, invece il tema più appassionante è se il vecchio rincoglionito Prodi vada sostituito dal vecchio rincoglionito Marini o dal rincoglionito Veltroni, per evitare che vinca le elezioni il vecchio rincoglionito Berlusconi. Nessuno parla di questi ragazzi dalle facce pulite, con delle intelligenze spesso fuori dal comune, che vanno all’università in bicicletta e potrebbero costruire qualcosa di importante per loro e gli altri se, buonagrazia, qualcuno gli chiedesse che cosa vorrebbero per il futuro.

Il battuage

E’ che sono incazzato con O. Quell’incazzato un po’ rattristato, non la versione furiosa. Per due fatti.

Il primo, è stato che ieri l’altro mi ha mandato un messaggio per dirmi che ha scoperto di avere le piattole, e quindi che anche io potevo essere a rischio, visto che secondo lui il periodo di incubazione è di due settimane. Io gli ho detto che l’ultima volta che siamo stati in intimità era una settimana fa, che non ho compagnie danzanti sui peli pubici, e che dalla prima che si insedia alla nascita della colonia passano pochi giorni, non settimane. E’ successo, pacificamente, che dopo di me s’è visto con qualcun altro, e siccome è consapevole di suo della cazzata che sta facendo, si è auto-punito trovando uno che gli lasciasse il ricordino. A me questo dà fastidio, non l’avventura che non ci siamo promessi niente, ma che lui non riesca ad essere in contatto con quella parte di sè che gli dice che dovrebbe provare a vedere cosa succede se passa del tempo con me. Secondo episodio, ieri ho provato a chiamarlo, non mi ha risposto e poteva essere al lavoro, ma non mi ha richiamato, come invece aveva sempre fatto.

E’ per questo senso di frustrazione che ho pensato di andare al battuage pisano, nessuna necessità se non una di natura psicologica di sfanculare un po’ la situation. Si trova sul lungarno, è un lungo parcheggio, all’inizio ci sta un gruppetto di pazze che non capisco se stiano lì per farsi coraggio o perchè sono dei marchettari, poi c’è la gente che gira. Mi sono divertito, vestito da killer pronto a colpire, ad orchestrare un carosello di macchine intorno alla mia persona.

C’è stato poi lo scazzo con un abitante del luogo; questo qui parcheggia, io non capisco se è della parrocchia o meno, e lui che si avvicina e comincia a dire che cosa faccio, io gli dico che sto passeggiando e certo non devo rendere conto a lui, lui che mi dice che ha subìto dei furti e allora io gli dico che non deve nemmeno permettersi, che sono un professore universitario (captatio benevolentia), che se vuole posso dargli il mio nome, lui il suo e ci vediamo domani in caserma, così renderà conto delle sue insinuazioni, lui che si allontana dicendo che si meraviglia di me, o professore (siamo passati dal tu al lei) e io che gli dico che c’è poco da fare, è vero quando dicono che i pisani sono gretti.

Per il resto, alla fine ho consumato, senza particolare piacere e sempre con un umore di fondo incazzato.

La libreria

Sono impegnato nella ricerca di L’uomo che sapeva troppo, l’ultima opera di David Leavitt dedicata alla ricostruzione della vita di Alan Turing, e all’analisi dei motivi della sua tragica morte. Io non ho mai creduto alla storia del suicidio del padre dell’informatica, e quindi volevo leggere le idee di Leavitt al riguardo, autore che per me è oltre l’adorazione, Eguali Amori è stato uno dei libri durante il quale ho pianto.

Allora, lo volevo ordinare da ibs.it, solo che la carta di credito ricaricabile non aveva fondi a sufficienza, così ciccia (magari bol.it poteva mandarmi una mail di notifica, avrei provveduto per tempo e non avrei perso la spedizione gratuita e un libro in omaggio della promozione: ok, non credo che comprerò altro da bol.it per un certo lungo periodo di tempo). L’ho quindi cercato alla libreria del centro commerciale Cinecittà di Roma, poi alla libreria della stazione Termini, e niente.

Così, quando sono arrivato a Pisa, sono andato alla libreria gay, di cui parlavano tanto bene sulle varie guide gay: un posto, dicevano le più rapite recensioni, dove si trova tutto. Dopo la sauna c’era quindi la volontà di fare il finocchio culturale, e sono andato lì.

Libreria piccola, ma sopratutto una libreria con niente specifico sulla letteratura gay (categoria che non mi piace, non definirei Leavitt come un autore gay ma solo come un autore, ma ci siamo capiti). Da dove venga l’idea della libreria che ha tutto, è una domanda a cui temo che non avrò risposta.

Insomma, sono finito su play.com che spedisce solo in UK, ora provo con amazon.co.uk che dovrebbe andare bene, certo che poi si domandano perchè la gente legga poco.

Siesta 77

E’ il nome della sauna pisana, ed è stata la prima ad aprire in Italia, appunto 30 anni fa. Non potevo non visitarla, sia per lo scopo storico-documentativo che per la possibilità di un incontro simpatico. Anche se, visto come è andato e come non poteva non andare, forse non volevo incontrare nessuno.

Dovessi descrivere la sauna in poche parole, direi che è come quelle vecchie baldracche, un tempo belle e che oggi si portano appresso tutto il loro vissuto, fatto di monili ed accessori così fuori tempo.

Non riesco ad immaginare quanto sia stata importante l’apertura di questo locale, dove degli uomini gay potevano incontrarsi per fare sesso, nell’Italia del ’77. E’ un locale strano fin dall’inizio, perchè si trova al primo piano di un palazzo e quando entri trovi la bacheca degli avvisi per gli altri condomini, poi varcata la porta, ormai consunta, vedi subito che gi spazi sono esigui, trovi il proprietario (presumo fosse tale) in mutande che ha un atteggiamento proprio pratico, di chi ne ha viste tante, e tu parli con questo orso che s’è alzato e vuole sopratutto tornare a vedere la tv con un altro orso (compagno? amico?).

La sauna in sè è piccola, spesso gli arredi sono un po’ stanchi, sicuramente non è sporca, ci sono in giro tutti questi segni di un tempo vissuto in cui era anche un luogo d’incontro non solo sessuale, come il cestino con le caramelle per la gola e un paio di salottini. Ieri eravamo ben in otto, di cui due si sono appartati (non ho rimpianto la cosa), poi rimaneva uno che ha impiegato un’ora buona a capire che non ero interessato, quindi vari padri e nonni. C’era un ragazzo carino, ma era così represso e bloccato che alla fine non abbiamo concluso nulla. Mi ha anzi negativamente impresso questo suo essere così provinciale, convinto di essere un rivoluzionario solo perchè si pone un poco più in avanti di altri addirittura più bloccati di lui.

Questa visita ha un significato, che si trovava anche nelle altre saune romane, le pochissime volte che nell’ultimo anno ci sono stato: i ragazzi carini, e a Pisa per strada ne vedi parecchi, non vanno nelle saune. Non parlo solo della fisicità (perchè comunque in alcune grandi saune romane da quel punto di vista ci sono bei ragazzi), ma della capacità di scambiare due parole avendo qualcosa da dire, quel carino che oggi per me è fondamentale.

A Pisa

Come ogni bravo blogger :), riesco a postare pure con il portatile, addirittura usando una rete wireless, poco prima che inizi il convegno.

Ieri ha piovuto, è stata una pioggia che ha anche lavato via qualche incrostazione mia, per tutta la giornata ci sono stati segni e simboli di un certo lavorio interiore su cui dovrò meglio pensare.

Ma una domanda ora si pone in tutta urgenza: ma come mai a questi convegni non ci sta mai un bono di quelli?