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Ho trovato il nuovo leader del centro-sinistra, quello che ci farà vincere contro Berlusconi

Qualche giorno fa ho avuto una mia epifania. Non intendo la festa del 6 di Gennaio, intendo proprio una mia visione in cui, magnifico e terribile, pronto alla vittoria, si è stagliato il nuovo leader del centro-sinistra, l’uomo che ci riporterà a Palazzo Chigi e darà spazio alle istanze progressiste.

L’ho trovato quando stavo davanti alla televisione (e poi uno dice che vedere la tv fa male) mentre andava in onda la pubblicità. Essì, perché il nostro futuro leader è uno che con la televisione ci sguazza da sempre, e i suoi prodotti (è un imprenditore) sono diventati famosi proprio grazie a campagne pubblicitarie indovinate (mica quelle del PD, tipo “Non chiedetevi quale partito chiedetevi quale paese”, e non credo sia il caso di riaprire la piaga).

E’ un uomo operoso, che dà lavoro a tanta gente, e che per il giusto prezzo vende cose che servono, nulla di superfluo, anzi che aiutano a vivere meglio e più sicuri (la sicurezza, altro punto storicamente dolente del centro-sinistra).

E’ un uomo che può mettere d’accordo le istanze ecologiste, i diritti degli anziani, il desiderio dei giovani di vivere fuori casa, aumentare gli stipendi degli operai e degli impiegati, e tutto questo è già qui, sotto i nostri occhi, anzi andava in giro in pubblicità ogni giorno in modo anche intenso (mai martellante, non è un tipo da martellare) e magari noi cambiavamo canale.

Il leader del centro sinistra è il signor Beghelli.

Quello della pubblicità.

Quello che fa il TeleSalvaVita Beghelli, che aiuta gli anziani a non essere soli ed abbandonati.

Quello dell’Allergy Beghelli che combatte le allergie da pollini (non lo conoscevate? Male, cominciate a studiare il programma, anzi il catalogo).

Quello del rilevatore di fughe di gas (e quanto ce ne sarebbe bisogno in questi giorni, con tutti questi immigrati che muoiono soffocati: una solidarietà concreta ed immediata, non tutte queste chiacchiere sull’integrazione).

Uno che in epoca di globalizzazione ha ancora un sito .it, dove si può scegliere la versione localizzata per tutte le aree del mondo (cosa che fa molto glocal, altro che fumosi convegni) e che ha pure i feed RSS del sito.

Uno che ha il progetto LuceAmica (o come si chiama) insomma quello che ti metti i pannelli solari sul tetto e cominci a risparmiare sulla bolletta, anzi guadagni pure soldi e tutte le pratiche burocratiche sono gestite dal signor Beghelli in persona, altro che le frottole di Brunetta sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione, e quanti soldi per il metalmeccanico FIAT, ben più dei 30 pulciosi euri offerti da Marchionne per rinunciare ai diritti lavorativi. E vogliamo parlare dell’ambiente? No dico, quanto risparmia di inquinamento il pannello solare? E le emissioni di Kyoto? E il programma 20-20-20 dell’Unione Europea? Qui stiamo parlando di un leader che ha già un profilo internazionale, capace di pensare globalmente e agire localmente.

E devo andare avanti con la multipresa taglia consumi? Se le famiglie italiane non lasciassero i loro apparecchi elettronici in stand-by risparmierebbero circa il 10% dell’energia consumata in un anno (cioè una bolletta in meno), mentre con le centrali nucleari si pensa di avere il 4/5% del fabbisogno complessivo: no al nucleare, sì allo SpegniSpia Beghelli. Ecco lo slogan che vedo già sui muri di tutta Italia, e i gazebo per la distribuzione del kit elettorale, e i BeghelliPoint che sono i futuri circoli del partito del progresso.

Mi direte: e che ne sai delle idee politiche del signor Beghelli? Ma, ragazzi, la politica non conta, contano i consumi e la immediata prossima felicità che si può avere.

Ma vi rendete conto di che forza dirompente ha uno che, invece di parlare di legge elettorale, promette un TeleSalvaVita ad ogni anziano? E che pensate che Berlusconi sia di destra? E’ solo che sedici anni fa ha visto che a destra non c’era nessuno e s’è buttato lì, per cui cosa aspettiamo ad incoronare il signor Beghelli?

E come suona bene “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Beghelli”! E’ armonioso, elegante, dà un senso di calda operosità.

Sbrighiamoci casomai, che il signor Foppa-Pedretti è morto qualche tempo fa, abbiamo già perso un’occasione.

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Parole regionali

Sintesi. La bellezza di 14 anni fa, durante la campagna elettorale per le politiche del 1996, il candidato nel collegio per la Camera fu un esponente di medio rilievo del PDS, che sarebbe poi diventato sottosegretario nel governo Prodi. Una persona sulla cui onestà, almeno all’epoca e per come l’ho conosciuto io, non ho proprio motivi di dubitare. Mi ricordo come ci fu una manifestazione nella pubblica piazza, condotta da un famoso presentatore televisivo, che ben pensò di chiedermi durante la serata se volevo fare una domanda, e con tutto che mi ero raccomandato con lui, dietro le quinte, che non mi coinvolgesse. Non sapendo cosa chiedere, feci la domanda jolly: quale è la cosa più importante che farete se vincerete le elezioni? La risposta del futuro sottosegretario fu disarmante: ci sono tante cose sbagliate fatte da Berlusconi che è difficile dire da dove iniziare.

A me pare che questa risposta sia la migliore spiegazione dei successivi 14 anni di risultati alterni, e di sicuro della mazzata di due giorni fa. Non si può pensare che la gente voti PDS, DS, PD (è rimasta PS come combinazione da provare, facciamo un partito-commissariato) perchè l’altro ha fatto tante cose brutte che tu manco ne sai indicare una, manco sai dire che vuoi pensare alla scuola, alla ricerca, alle buche nelle strade, alle procedure per il rinnovo dei passaporti, insomma ci sono talmente tante cose da fare, talmente tanti danni aveva fatto Berlusconi dopo 7 mesi di governo nel 1996, che nel 2010 dopo più di 7 anni di governo del centrodestra mancano ancora delle idee chiave.

Non è un caso, seguendo questa linea di pensiero, che Brunetta e Castelli siano stati sonoramente bocciati nelle elezioni comunali. Già è difficile spiegarsi la sconfitta di Brunetta, che della bandiera di una (supposta) lotta ai fannulloni aveva fatto la sua ragion d’essere, ma Castelli sconfitto a Lecco richiede una spiegazione che non può essere quella da reality che molti cosiddetti giornali cosiddetti progressisti tirano fuori (cioè invidie e scontri tra maggiorenti e notabili locali). Quello che è mancato a questi due candidati è una sintesi (il programma di Brunetta per Venezia era a dir poco immaginifico) che è riuscita meglio ai loro avversari (l’avversario di Brunetta: Cacciari ha governato bene ma di alcune cose come la sanità non si è occupato). Questa sintesi riuscita a livello locale s’è persa nelle elezioni regionali, e i risultati sono che non si va a votare un non programma, o un programma che esiste in funzione dell’alleanza che si presenta. Certo, chiedere al gruppo dirigente del PD di avere un programma e una sintesi politica significa chiedere un atto contro natura, perchè il PD è nato come una sintesi di due tradizioni politiche che non si sono nè unite nè sintetizzate.

Federalismo. No, sul serio, facciamolo subito ed in fretta, ma in dosi massicce. Credo di dirlo dal 1996, quantomeno come misura anti-berlusconiana di fondo, visto che di Silvio ce ne è uno e le regioni sono venti. Non è possibile andare avanti con uno Stato che porta soldi a pioggia al Sud, dove si permettono di costruire non opere importanti ed utili ma autostrade che crollano dopo sei mesi, finanziare fabbriche che chiudono appena presi i fondi regionali, dipendenti della regione Sicilia che vanno in pensione con mezzo milione di euro l’anno e così via in allegria, con la sanità siciliana che costa, per abitante, più di quella lombarda. Non si tratta di razzismo, ma di rispetto per se stesso, io pagare perchè giù vogliono fare la bella vita non mi va bene. Sono cinquant’anni che continuano ad arrivare soldi al Sud, e cosa ne abbiamo ricavato? Stanno meglio? Stiamo solo ad ingrassare il malaffare.

Poi certo che sì, questo modello economico faceva comodo non solo al Sud, che veniva pagato perchè non si sforzasse di essere produttivo come il Nord, ma anche al Nord, le cui imprese potevano contare su manodopera a basso prezzo e su un mercato per i loro prodotti, quando non proprio come discarica per i rifiuti tossici. Ma questo modello non è un modello di sviluppo, e ora il Nord se ne è reso conto. Io non penso che i siciliani piuttosto che i calabresi siano incapaci, penso che se ne stiano approfittando, oltre il lecito e il possibile. Lo Stato investa più risorse nella lotta alla mafia, ma evitiamo di finanziare autostrade, che tanto diventano solo ruberie a cielo aperto.

Oppure finanziamo anche le autostrade, ma abolendo tutti gli organismi elettivi da Napoli in giù e nominando dei podestà, perchè mi pare che questa rinascita del Sud non stia avvenendo. Quindi, sì e proprio assolutamente, federalismo in dosi massicce, perchè Bossi ha ragione quando dice che la gente vuole il federalismo perchè così come è messo lo stato non riesce più ad andare avanti.

Figli e figlie. Il figlio di Bossi s’è candidato alle elezioni regionali e ha preso 13mila voti di preferenza. Ok, con cotanto cognome. Ma sempre meglio lui che la figlia di Veltroni, che dal suo appartamento a Manhattan (l’appartamento a Manhattan di Veltroni è come la barca di D’Alema nell’immaginario autentico del popolo di sinistra) scrive su Facebook che qualcuno dovrebbe proprio dimettersi. Oh, risparmiamoci la fatica di pensare, anche solo per un attimo, che dietro quella frase non ci sia il padre (che da bravo buonista dirà che la figlia ha fatto tutto da solo). Vediamo invece la puzza sotto il naso e la presunzione tutta radical-chic di chi manco si presenta al vaglio del popolo sovrano e già sputa sentenze. Ecco, il figlio di Bossi sta in un partito più popolare della figlia di Veltroni e rispetta la democrazia in modo più sostanziale.

Rifondazione, un partito sterile

La sinistra dura e pura non ha più niente da dire all’Italia. E’ la conclusione più diretta, forte ma non eccessiva, del congresso di Rifondazione, che ha eletto Paolo Ferrero come segretario su una linea politica di intransigenza, tesa all’avvento della “società comunista”.

Vendola, se possibile, era anche peggio, un cosiddetto leader politico assai sopravvalutato, un modesto presidente di regione, un cattocomunista che mette insieme il peggio delle due tradizioni, un candidato amato dai salotti e dai cosiddetti intellettuali.

Ferrero ha almeno il pregio della severità (anche se non ha schifato un incarico ministeriale) ma la sua linea politica è ben poco sensata, visto che considera la lotta di classe come lo strumento principale della lotta politica, il comunismo come l’inevitabile futuro e il pensiero di Trotsky come una base operativa, perdipiù mettendosi insieme a delle componenti anche più antagoniste.

Sicuro che questo voler essere i duri e puri gli farà guadagnare un po’ di voti alle elezioni europee (del resto, prendere meno del tre per cento sarebbe difficile) ma metterà quel partito in una condizione politicamente sterile, sempre più avulso dalla realtà sociale e sempre più sofferente di quei mali della sinistra italiana, il settarismo, il massimalismo e una malcelata idea di superiorità, che l’hanno resa minoritaria e che la rendono sostanzialmente muta nell’attuale scenario politico. Quando Berlusconi dice che il suo governo ha fatto delle cose di sinistra, riesce in un capolavoro di comunicazione politica possibile solo perchè il PD è un partito fracico con un leader fracicone e a sinistra del PD c’è il vuoto della capacità di governo.

Questo in grande, in piccolo ma a conferma delle condizioni in cui siamo, c’è la polemica tutta interna dei militanti per la partecipazione di Luxuria all’Isola dei Famosi. Da una che è stata eletta in Parlamento da un partito popolare, in effetti è giusto aspettarsi che alzi il culo e vada ad arrostire qualche salsiccia alle Feste di Liberazione, invece di pensare al proprio cachet. Peggio e a maggior fastidio, sentirle dire che in quel programma parlerà dei diritti dei gay, mi causa un’orticaria perchè dimostra e conferma come i nostri diritti siano per certa gente solo l’occasione di una vetrina tutta incentrata su di sè, e che per fortuna che i diritti gay non ci sono, perchè sennò questi non saprebbero di che campare.

Le nuove leve

Il provvedimento del governo che proclama lo stato di emergenza per l’immigrazione è probabilmente una frescaccia utile a far parlare d’altro e non della drammatica situazione economica, permette ai prefetti di fare gare d’appalto senza gare d’appalto (cosa molto utile, con tutti gli arresti che ci sono stati in Abruzzo urge trovare dei nuovi fondi per la politica, che altrimenti non ci sono i soldi per andare in vacanza) ma non è certamente la proclamazione dello stato d’assedio.

Come ha commentato Niki Vendola, candidato alla carica di segretario di Rifondazione? “E’ un pezzo di fascismo”.

Al Senato si parla di politica estera

Ho sentito una buona parte della discussione al Senato per la ratifica del Trattato di Lisbona. Negli altri paesi europei un argomento del genere sarebbe considerato essenziale, qui avviene alla vigilia delle ferie, mentre la politica è tutta presa dall’affascinante questione del lodo Alfano, quella sì una cosa che cambia la vita di tutti i giorni.

Primo intervento che ho ascoltato, del capogruppo della Lega. Allora: gli inglesi sono stronzi, i francesi puzzano, i polacchi sono dei pezzenti, e gli irlandesi seppur ubriaconi hanno fatto la cosa giusta, capita anche a loro. A noi dell’Europa non ce ne potrebbe fregare di meno, anzi ci fa schifo perchè ci costringe a non essere razzisti, comunque siccome questo trattato è già morto votiamo anche a favore. Ah, e qualcuno pensi ai produttori di latte, che è la questione centrale dell’economia italiana.

Quindi, per il PD è toccato a Franco Marini. Ha competenze di politica estera? No. Sa almeno l’inglese? No. E quindi, perchè parla? Perchè è un vecchio trombone, un ottimo sindacalista bravo a fare discorsi appassionati in cui dire niente di sensato. L’intervento è stato in effetti un delirio, da argute osservazioni per cui la Rivoluzione Industriale è avvenuta nel ‘900, e lui sta parlando “di scienza” quindi non capisce perchè lo contestino, e poi quanto cresce la Turchia signora mia (ci mancava che dicesse che ogni anno che ci va in ferie vede un nuovo albergo) e poi i diritti della donna in Italia sono arrivati grazie alle spinte dei paesi del Nord Europa (e qui si aprirebbero varie osservazioni, la più immediata è che quindi Marini è a favore del matrimonio gay), e che bisogna aiutare gli immigrati, e poi facciamo l’Unione del Mezzo Mediterraneo (che credo significhi della parte inferiore del Mediterraneo, ma poi ha detto del Mezzo Mediterraneo – Atlantico che non so cosa sia, non so perchè non abbia detto che vuole costruire le case a Vicolo Corto e gli alberghi a Parco della Vittoria, già che c’era) tutto un crescendo di cazzatine, cazzatone e cazzatissime, dette con tono vieppiù infervorato e seguito dagli scroscianti applausi degli onorevoli del PD, che hanno sentito le parole difficili e le hanno prese per buone. Dico, questa è la linea di politica estera del PD. Poi uno si preoccupa del segretario.

Quindi è toccato a Quagliarello per il PDL che ha detto due cose interessanti, a modo suo. La prima è che il manifesto di Ventotene era di un gruppo di comunisti che avevano preso già atto del fallimento degli esperimenti di socialismo reale (in effetti negli anni ’40 il socialismo reale era già fallito ed anzi era un fatto notorio) a seguire che la Costituzione Europea è stata giustamente bocciata perchè voleva dare un ombrello di diritti a tutti, quando invece bisogna accettare le differenze (cioè, col cazzo che voi froci vi sposate in Italia). Allora siccome questo Trattato di Lisbona è meglio (pare che a Quagliarello non piacciano i preamboli, il punto politico è questo) lo votiamo, tanto poi non lo applichiamo.

Perchè parlare con così tanto fervore del lodo Alfano? Perchè le battaglie ideologiche sono quelle che meglio nascondono la pochezza dei nostri leader politici.

L’Italia è un paese unito, per davvero

Ma insomma, ma come mai Bossi è tutto un periodo che è anche più volgare del solito contro l’Italia, l’inno, la bandiera, i terroni?

Pare che sia perchè il figlio sia stato bocciato, per la seconda volta, all’esame di maturità. Secondo il babbo, perchè la commissione ha rifiutato ideologicamente la tesina su Carlo Cattaneo che il pargolo ha presentato.

Umbè, noi ti si capisce. Come si dice, i figli so’ piezz’e core .

Ma non ti preoccupare, che se il pupo è ciuccio come sembra, un posticino nell’azienda di famiglia glielo si trova. Voglio dire, Borghezio avrà sempre bisogno di qualcuno che gli scriva i discorsi.

Alcune reazioni all’indecente spettacolo di ieri

«Questi non sono i girotondi. I girotondi non sono così. Non dicono volgarità sulle donne, non insultano il capo dello Stato, non offendono il capo dell’opposizione, non collocano il Papa all’inferno. Un regalo a Berlusconi? Peggio. È come se il copione di questa giornata l’avesse scritto lui». Furio Colombo è, parole sue, «indignato, arrabbiato, umiliato»

(Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera)

E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.

[…]

Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra. E forse è anche un diabolico gioco delle parti che si consuma nel palcoscenico d’Italia se si pensa che il vero beneficiario del travaso dalla terrazza alla piazza non è il futuro della sinistra, non Pancho Pardi, non i Girotondi, neppure Beppe Grillo furbo al punto di ritagliarsi la giusta fettina di marketing, ma Di Pietro, un formidabile arcitaliano, uno che starebbe a destra un minuto dopo che da destra se ne fosse andato via Berlusconi.

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Benedetto quel Pci degli anni passati che sapeva fare fronte alle derive estremistiche, poveretta questa sinistra di oggi pensionata dalla magia furbacchiona (è il caso di dirlo) del radicalismo di successo, quello dei professori, dei colti e degli artisti. È proprio significativo che il ceto dei letterati, ancora una volta, abbia deciso di planare dalla terrazza alla piazza.

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(Pietrangelo Buttafuoco, sul Giornale)

A Piazza Navona, all’imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente “incivili” di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l’incendio?

[…]

Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene.

(Filippo Ceccarelli, La Repubblica)

C’è un’Italia che vuole esprimere la sua indignazione, contro le leggi canaglia, contro i provvedimenti ad personam, contro la manipolazione spregiudicata della Costituzione repubblicana. E questa Italia fa fatica a trovare una voce. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente. Persone che volevano far sentire la loro esasperazione, che cercavano di uscire dal cerchio stregato della frustrazione civile, provando a far risuonare nel paese la protesta contro l’improntitudine del potere berlusconiano. Era per molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il tentativo di uscire dal recinto dell’impotenza.

Ha rischiato di finire male. Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossipara. Peggio ancora, di trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della nostra democrazia. Perché quando il microfono finisce nelle mani di un Beppe Grillo, non è più la politica a esprimersi. È una torsione populista che attacca ogni istituzione, che rifiuta di avere fiducia anche nelle istituzioni di garanzia costituzionale. Che alla fine sottrae legittimazione alla Repubblica.

[…]

In sostanza, è accaduto che tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue intenzioni.

[…]

Un’occasione di presenza e di vivacità democratica è stata confiscata, almeno per qualche minuto, da un accesso di varie volgarità, prive di qualsiasi finalità che non fossero quelle dello spettacolo in sé.

[…]

Si corre il rischio che una parte della sinistra, ed è la parte maggioritaria, si riduca al silenzio, fino a non riuscire a dire nulla, in nessuna occasione, fino all’ammutolimento più totale. E che un’altra parte, un’altra sinistra, venga consegnata a un furore astratto, televisivo, mediaticamente estremo, incapace tuttavia di trovare strade che conducano alla politica.

[…]

Chi ha deciso di muoversi contro le leggi ad personam merita qualcosa di più, e la politica deve darglielo.

(Edmondo Berselli, la Repubblica)

Aggiungo che oggi c’è stata una nota del Quirinale, che ha ricordato che è il Presidente della Repubblica a decidere, autonomamente, sulle domande di grazia. Giusto per stoppare Berlusconi che aveva già annunciato a Sarkozy che ci pensava lui, per la brigatista rossa che alla fine i francesi c’hanno consegnato. L’unico potere che oggi si contrappone a Berlusconi viene dileggiato in piazza, da una folla di coglioni applaudenti.

Chi c’è dietro la Carfagna (e con chi si può trattare, forse)

Marco Damilano ed Emiliano Fittipaldi per L’Espresso, via Dagospia.

[…]

Le prime uscite non l’hanno aiutata: la ministra non ha concesso il patrocinio al Gay Pride, poi ha annunciato tranquilla che “in Italia gli omosessuali non sono discriminati”, infine ha lanciato l’idea delle cooperative dell’amore. Conclusione: si è piazzata in fondo alla classifica che misura l’indice di gradimento dei ministri. Per evitare altri scivoloni, i capi del Pdl le hanno messo alle calcagna Simonetta Matone, a cui toccherà definire de facto la linea politica del ministero.

Il giudice del tribunale dei minori di Roma è strafamosa: insieme allo psicologo in cachemire Paolo Crepet e al criminologo Francesco Bruno fa parte del trio ospite fisso nei dibattiti su Cogne, la strage di Erba, Garlasco e “via ammazzando” (copyright del ‘Giornale’). Tempo fa ha confessato a Barbara Palombelli, sua compagna di talk, di “soffrire fisicamente per il suo lavoro”. Anche fare da badante alla Carfagna non sarà una passeggiata.

Tre figli in due matrimoni, esperta in adozioni, un tempo vicedirettore del carcere di Firenze, ha lavorato già con Giuliano Vassalli, che l’ha voluta al suo fianco quand’era Guardasigilli, fine anni ’80. Cattolica (ma ha criticato aspramente la legge sulla fecondazione), amica insospettabile di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, favorevole alla castrazione chimica dei pedofili, stanca di tv ha provato a tornare in politica dalla porta principale, ma alle ultime elezioni la sua candidatura nelle file dell’Udc è saltata dopo il divorzio tra Casini e Berlusconi.

Ora la nuova chance. La Matone non sarà sola: la Carfagna potrà contare anche sui consigli del capodipartimento Isabella Rauti, tosta moglie di Gianni Alemanno, e di Italo Bocchino, aennino doc che la segue da tempi non sospetti. Pare che lui abbia scelto personalmente la portavoce, Raffaela Viglione, giornalista prelevata da ‘L’Opinione’, e che il battibecco sulla candidatura di Mara come prossimo governatore della Campania (“Sono contrario, è troppo inesperta, la vogliono bruciare”, ha detto Italo) sia in realtà solo un gioco delle parti tra due vecchi amici.

Il mio gay pride/La politica

L’ultima volta che mi sono trovato a sfilare per via Cavour era il 1994, quando ci fu la manifestazione dei sindacati contro la Finanziaria del governo Berlusconi. C’era almeno un milione di persone, forse un milione e mezzo, e mi ricordo che il nostro gruppetto decise di raggiungere la testa del corteo per avvicinarsi a D’Alema.

Arrivati a portata di voce, quello che aveva l’altoparlante lo usò per dire “D’Alema, come hai distrutto ieri Previti [in un confronto televisivo] distruggi Berlusconi”. D’Alema sembra molto un tipo spigoloso, quando invece di carattere è ben più accomodante, e in quell’occasione vidi proprio come era imbarazzato, consapevole della difficoltà della richiesta di portare l’opposizione della società in Parlamento e farla diventare opposizione politica. Riuscì a farlo, sganciando la Lega da Berlusconi, portandola nel governo Dini insieme a Buttiglione, e aprendo la volata alla vittoria delle regionali del ’95 e di Prodi nel ’96. Perchè ha tanti difetti, ma D’Alema sa fare politica, non è che mette manifesti del tipo “Non chiedete quale governo, chiedete quale Paese”, poi prende il 33% e dice che è stato un successo, disciamo.

Questa immagine mi è tornata in mente proprio ieri, mentre ero al Gay Pride. M’è venuta in mente per contrasto, perchè qui la mancanza di un leader è evidente.

Intanto, sui partecipanti: nè 500mila come hanno detto gli organizzatori, nè i 10mila come ha detto la Questura, entrambi numeri ben lontani dalla realtà. Credo che la media geometrica sia una buona stima, quindi direi circa 70mila persone. Certamente, all’arrivo a Piazza Navona di gente ce ne era poca, la piazza era piena per meno di metà, e quella metà piena non era piena come un uovo.

Non penso che 70mila partecipanti si possa definire un successo, e spero che passata l’allegria per averlo organizzato si rifletta un po’ sui numeri. Mi ha fatto molto strano sentire dire dal palco che tutta questa gente è la prova che il Pride non deve cambiare, io direi che tutta questa poca gente potrebbe dire (non dico che dica) che il meccanismo non va.

Oh, facciamoci a capire. Ci saranno sempre gay che preferiranno vivere la loro omosessualità dietro le fratte o nelle dark room, e che non alzeranno mai la testa, e che non verranno al Pride perchè sono insospettabili. Al contempo, presentare una immagine dell’omosessualità alla luce del sole è di suo e comunque un atto politico. Però non è un atto sufficiente. E io conosco molti gay, ben più che dichiarati, che all’idea di andare al Pride fuggono a gambe levate. Credo che gli sforzi per una manifestazione unitaria vadano fatti in entrambe le direzioni. Invece ieri ho avuto a tratti un sentore quasi pedagogico, e non m’è molto piaciuto.e

Io non ho sentito tutti gli interventi, anzi giusto il primo, sono dovuto andare via per i miei noti problemi familiari, però se prima non pensavo che il Pride fosse la cosa peggiore del mondo, ora non penso che sia la cosa migliore. Non so quanto sia utile alla causa dire “Carfagna vaffanculo”, per quanto certamente se lo meriti. Non so quanto sia produttivo avere sul palco sempre le stesse facce, comprese quelle di gente che, quando si è presentata alle elezioni, è stata sfanculata proprio da quella piazza, verrebbe da citare Nanni Moretti quando dice “Con questi leader non vinceremo mai”. Non penso sia utile la presenza di personaggi variamente acconciati; i cretini ci sono in ogni manifestazione di piazza, però le forze progressiste italiane hanno sempre pagato un prezzo troppo alto all’estremismo, tanto che appunto nel corteo del ’94, se avevi un cartello troppo forte qualcuno te lo faceva togliere, perchè i sindacati sanno fare politica, e sanno che un cartello troppo forte è un impatto mediatico che sputtana anche la migliore delle manifestazioni.

Se il Pride è una festa, va sicuramente benissimo così, è tanto tanto bello e vedere migliaia di gay che ballano tutti insieme è veramente spettacolare, altro che Amici di Maria (a proposito di maria, c’era uno che le vendeva: pure questo ha a che fare con i diritti gay?) ma se si vuole incidere, mantengo molte mie perplessità. Mi ha molto colpito vedere le persone ai lati del corteo, o affacciate alle loro case, salutare i passanti, la società italiana è più permeabile a certi temi di quanto alcuni politici vorrebbero ammettere, per cui forse si potrebbe anche fare, noi gay dovremmo farlo, il passo politico successivo di non pensare che la nostra identità debba essere affermata solo per contrasto e per eccesso. Si può essere colorati e divertenti senza stare a culo di fuori, e invitando cortesemente quelli e quelle a culo di fuori a coprirsi.

La richiesta di diritti è l’atto più politico che esista, e nel momento in cui si compie si attua una rottura. Bilanciare questa rottura, tra le sue componenti indispensabili e quelle invece accessorie è un atto di maturità, che ci vuole quando tu chiedi ad una società di includerti nel suo progetto. Sennò proponi la rivoluzione, ma non con un corteo.

E, per favore, basta con i Grillini e le Luxuria. Proprio basta. Dell’astuzia di un leader politico, hanno solo la capacità di farsi i cazzi propri, a portare risultati non hanno portato niente.

Amici e cittadini

Vorrei provare a suggerire, alla ministra delle Pari Opportunità, che i suoi amici gay possono pensare quello che reputano sulla condizione dei gay in Italia, se ci sia o meno discriminazione. Certamente il loro sarà il loro punto di vista desunto dalle loro esperienze di vita, ma la ministra sta lì per ascoltare tutti i cittadini, non solo gli amici e gli amici degli amici.