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Velardi precisa

Claudio Velardi ha precisato per 3 (tre) volte in un giorno che lui non c’entra niente con l’idea della Polverini di andare allo stadio a tifare Lazio. L’ha precisato a Dagospia e un paio di quotidiani.

Certo, se il responsabile della comunicazione di un candidato politico, a dieci giorni dal voto, sente il bisogno di dissociarsi pubblicamente e in modo ripetuto da una scelta di comunicazione del candidato, mi viene da pensare che i sondaggi che circolano non siano molto rincuoranti, e che la Polverini non sia in grado di farsi rispettare nemmeno da quelli che ha messo a libro paga.

Stili diversi

Penso (mi piace pensare) che Emma Bonino abbia cominciato a vincere quando il suo slogan è diventato che la sanità nel Lazio (un’idra onnivora con 10 miliardi di debito pregresso) si cura con la legalità.

Mentre la Bonino dice questo, la Polverini va allo stadio. In queste foto, io vedo una sostanziale volgarità sempliciotta, una continuità anche fisica con personaggi come Storace che sono stati i creatori di quel deficit mostruoso, una incapacità di concepire il proprio ruolo e, direi, la dignità della propria funzione, che anche quando si è candidati ad una carica pubblica si dovrebbe avere un tono e un decoro. Unito il tutto ad un certo paraculismo, visto che la Polverini pare sia della Roma, ma non ha problemi ad andare nella curva della Lazio, mettendosi a cavalcioni della balaustra (una cosa inopportuna se non proprio vietata) e graziosamente poggiandosi sopra lo striscione del povero Gabriele Sandri. Magari so’ voti pure quelli.

Certo, se uno pensa che il suo consulente di immagine è Claudio Velardi (che lo è stato di D’Alema, prima di andare a fare l’assessore da Bassolino) tutto si spiega, ma dopo aver visto questo contrasto tra la faccia perbene e dignitosa della Bonino che parla di legalità come di una terapia, e la Polverini così stravaccata, comincio a pensare che forse forse, abbiamo imboccato la strada giusta.

Una parola a Renata

La Regione Lazio presenterà un ricorso di urgenza alla Corte Costituzionale contro il decreto salva-PDL, visto che la materia su cui legifera è di competenza anche regionale (sì, Formigoni è andato contro la sua stessa legge, che non è riuscito a sistemare nel corso di 15 anni di governo: povero cocco).

Renata Polverini ha così commentato:

“Una Regione che ha la sanità allo sfascio, commissariata e con il più alto debito d’Italia, è un po’ strano che mostri questa efficienza di domenica sera. Potevano lavorare di più e meglio prima”.

A Renà, senti un po’, ma parli tu di efficienza? Che manco le liste sei riuscita a presentare? Parli tu di lavorare, che per tutta la vita hai fatto la sindacalista? A Renà, te la posso dì una cosa? Mavatteneaffanculo.

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

Non ho mai avuto nessun particolare entusiasmo verso la candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio. Vedevo che è comunque una candidatura migliore di quelle passate provenienti dalle file della destra (da Michelini a Storace), ma niente altro.

Alla fin fine, i meriti della Polverini erano quelli di andare in televisione a Ballarò e fare la brava sindacalista, senza aver mai fatto concretamente niente nel campo dell’amministrazione pubblica. Il suo sindacato ha gonfiato il numero delle tessere (in alcuni settori, pare di un fattore dieci), lei è entrata nella sciagurata trattativa Alitalia (e se ne vanta pure) e la storia della ragazza figlia di una sindacalista non mi ha mai molto colpito, anzi prova che è vissuta sempre e solo in un certo mondo (che, infine, l’ha anche ben ripagata, visto che ha case per milioni di euro di valore: su una di queste case si è anche risparmiata di pagarci le tasse dovute all’acquisto, e solo dopo che è stata pizzicata dai giornali ha ammesso “l’errore“).

Insomma, per me la Polverini si iscriveva nelle peggiori tradizioni della commistione politica-sindacato, però mi ero pure detto che ne avrei capito di più durante la campagna elettorale.

Con il pasticcio delle liste non presentate, e con la mostruosità delittuosa del decreto interpretativo varato dai suoi compagni di merende, direi che l’opinione me la sono fatta.

La Polverini non è stata in grado di gestire la composizione delle liste, ha replicato sguaiatamente a chi le diceva che era colpa loro e di nessun altro, non ha nemmeno ammesso che la sua parte aveva compiuto un errore sostanziale, tantomeno se ne è assunta la responsabilità, ha provveduto a censurare i commenti meno che favorevoli sul suo blog (compreso il mio, in cui tra l’altro mi dicevo dispiaciuto per lei, manco le avessi augurato di morire) e non ha sentito il dovere di dire una virgola dopo questo sciagurato decreto.

La Polverini è quindi pienamente contigua ed inscritta in quel sistema di potere che tanto dice di combattere, e una persona con una concezione così debole della legalità non può diventare presidente di una regione: Marrazzo se ne è andato per un sospetto di ricatto (ancora tutto da provare), la Polverini alla Pisana non deve nemmeno arrivare.

“Caos liste pure in Lombardia”

Ma quando Corriere.it titola in questo modo, sono solo io che ci sento, a causa di quel pure, un retrogusto razzista?

In Italia vige una regola nei rapporti tra cittadino e Stato, ovvero il si fa ma non si dice. Lo Stato sa benissimo che ci sono tutta una serie di sotterfugi e trucchi per gabbare la legge, e fa finta di non sapere e vedere, accontentandosi di un ruolo borbonico. Il cittadino viceversa sa che finchè fa quello che gli pare va tutto bene, ma la forma deve essere sempre salva, il timbro ci deve essere, a prescindere dalla futilità del timbro.

Da quanto si legge sui giornali, il ritardo nella presentazione della lista del PDL pare sia stato causato non da “Alfredo me sto a magnà un panino”, ma da feroci scontri nel partito per cui i nomi in lista sono stati aggiunti e tolti per tutta la notte e la mattina. Ora, è decisamente improbabile che le firme presentate siano tutte state messe dopo la decisione definitiva sulla lista, e quindi molti elettori abbiano firmato tutt’altro.

Che questo accada non è una novità o una notizia, lo fanno tutti i partiti (oddio, quando io mi presentai ricordo la trafila e ricordo pure che non ci furono maneggi sulle liste, ma eravamo nell’appena dopo Tangentopoli e quindi c’era un minimo di desiderio di riscatto e di legalità) ma lo Stato borbonico di cui sopra fa finta di non vedere. Ma ora è evidente che non c’è niente da fare e niente da salvare, perchè le liste non sono state presentate e le firme sono da considerare perlomeno sospette, quindi la lista del PDL in provincia di Roma non può essere accettata. Non è una decisione che mi faccia piacere, però le irregolarità di cui parliamo sono troppo forti per passarci sopra.

Tra l’altro, se il rappresentante del PDL avesse presentato qualcosa, pure fosse stato un foglio di carta con l’elenco dei suoi compagni di classe all’asilo qualcuno avrebbe potuto inventare una interpretazione in termini di integrazioni che possono arrivare in un secondo tempo, ma non essendoci nulla è impossibile trovare qualsiasi appiglio; tantomeno un ricorso al TAR, visto che il ricorso al TAR è su un atto amministrativo, e non essendosi generato nessun atto il ricorso non ha un punto di partenza.

Ma, come sempre ho detto, non sottovalutiamo il PD.

Fastidi sulle Regionali

Non saprei, ma ho alcuni fastidi diffusi rispetto alle prossime elezioni regionali.

Per intanto e sopratutto, non mi è piaciuto manco un po’ lo sciopero della fame e della sete di Emma Bonino.

Senti Emma, con tutto il rispetto immenso che ho per la tua storia personale: qua si tratta di vincere nel Lazio per fare una grande e vera operazione di legalità e di efficienza, dove il merito e le capacità personali contino più delle consorterie e delle amicizie. Altro che sciopero della fame, per vincere dovresti mangiare per due, sparandoti il Supradyn perchè dovrai parlare, parlare, parlare e camminare, camminare, camminare, non presentandoti invece ai cittadini del Lazio con il volto stanco ed emaciato di chi combatte una battaglia che non è ora la tua battaglia. Io penso che tanti cattolici siano pronti a votarti, perchè tutte le lamentazioni del clericume siano destinate a rimanere tale, ma come candidato devi presentare anche un volto rassicurante, non dare l’idea di una regione in cui la Presidente invece di andare di disinfettante in certe stanze del potere sta presa in una battaglia contro l’ipoglicemia. Hai una statura internazionale, comincia a comportarti da una che ha vinto, che malgrado il PD c’è il rischio che tu vinca. Se vuoi ricordare le battaglie sui diritti civili di trent’anni fa, ricordati che in quelle battaglie tu e i radicali vi siete sporcati le mani con il sangue di quelli che difendevate, non stavate a fare lo sciopero di testimonianza. Accetta e porta su di te la necessità di una mutazione quasi antropologica del partito radicale, che deve diventare un modo per contaminare la sinistra e rigenerarla, non fare il gruppetto dei troppo puliti per andare di ramazza. E ripeto, il Supradyn.

Sulle candidature, ho avuto l’ennesimo prolasso. Ho letto le liste della Bonino, e ho faticato a trovare un candidato votabile, la cui storia mi dicesse qualcosa. No, mi spiace, io non voto un candidato solo perchè ha un blog, nè lo voto solo perchè è omosessuale e quindi, ho già dato con Vladimir Luxuria e non mi fregate più. Vorrei un candidato che facesse della sua storia personale la chiave politica del suo impegno, non uno che passa le giornate a sputare sul PD, poi alla fine a forza di lamentarsi ottiene un posto in lista e da quel momento il PD è tutto un profumo; e non perchè si debba difendere il PD (per quel che me ne importa…) ma perchè ho già visto l’insussistenza di questa “generazione dei gggiovani che hanno il bbblog” quando si tratta di fare politica, e perchè certe battaglie mi sembrano alla fin fine strumentali. Non so, cominciate a fare politica nella circoscrizione, poi al comune, poi alla provincia, poi alla regione, e così mostrate un curriculum su cui votarvi. Se vi piace fare la rivoluzione da tastiera, allora contate sul mio voto su Facebook, non in cabina elettorale.  Sì, mi sento tanto leghista nel senso di invidiare il loro senso di politica sul territorio.

Voterei, se fosse candidata, Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano Cucchi. Perchè ne ho apprezzato la dignità e il senso civico; di fronte all’omicidio per bastonate del fratello non è andata in televisione a piangere all’ennesimo talk-show, ma s’è in quel tritacarne della macchina della giustizia, chiedendo ai giudici di indagare e di valutare le responsabilità, con una concezione dello Stato e una decenza fiera e coraggiosa di fronte alla quale mi tolgo il cappello. Ditemi che è candidata e che è votabile.

Questa faccenda dell’esclusione della lista del PDL nella provincia di Roma mi pare solo foriera di cattive notizie. Intanto e per di sicuro, l’idea che una competizione elettorale sia decisa dai giudici mi pare folle, non capisco l’entusiasmo di chi gioisce per l’esclusione di un partito che è comunque un partito di massa e certo non antidemocratico; non mi piace poi perchè la non elezione della Polverini (che discenderebbe da questa esclusione in modo quasi automatico) sarebbe ben gradita da Berlusconi, visto che si tratta della candidata di Fini; non mi piace infine perchè Berlusconi non aspetta altro per lanciare la sua campagna elettorale contro (già me lo vedo) i ladri di voti. Berlusconi non sa governare, dopo 15 anni ce lo possiamo pure dire senza che si tratti di un giudizio di parte; ma gode come un matto ad andare contro un ostacolo e buttarlo giù, inoltre almeno questo gli riesce benissimo, così una siffatta esclusione sarebbe quello che gli serve per portare a votare pure i morti.

Polverini, banalità

Intervista di Renata Polverini al Sole 24 Ore:

Di cosa parlerà ai cittadini nel Lazio?

La priorità, qui come dappertutto, è l’economia. Farò in modo che la regione esca dalla crisi nelle stesse condizioni in cui ne è entrata.

[Pessima idea. Forse il Lazio dovrebbe uscire molto meglio di come c’è entrato, anzi come dicono in America: Never Waste a Good Crisis]

Su cosa scommette il suo programma economico?

[…] Sopratutto a quel tessuto di aziende piccole e medie che ruota intorno ad un polo strategico per la regione e il paese, quello dell’auto di Cassino.

[E’ brutto da dire, ma la Fiat non ha più intenzione di produrre in Italia. E anche ammesso che non chiuda Cassino, sicuramente pensa a ridimensionarlo. Allora, bisogna sfruttare gli anni a disposizione per una riconversione industriale massiccia di un’area, altrimenti si fa la fine di Termini Imerese. E sarebbe bello che il Lazio si occupasse di settori nuovi, non di cose che ormai si fanno meglio e a costi minori in Polonia]

Il turismo è l’altra risorsa sottovalutata: c’è ancora tanto da fare

[Signora mia, io a mi’ marito je faccio du’ carciofi alla giudia che levete]

Il resto dell’intervista è anche più trascurabile, sia come domande che come risposte. Io avrei chiesto: Chi ti paga la campagna elettorale, che è già partita in grande spolvero? E’ vero che sei finanziata da Mario Baccini? Non ti senti in imbarazzo ad avere come consulente di immagine Claudio Velardi, lo stratega di D’Alema? E’ vero che D’Alema, da perfetto comunistone quale è, ti vota pur di non avere niente a che fare con i radicali?

Taccio per amor di patria su Bersani, che ha esordito la conferenza stampa dicendo pressapoco così: è vero che sono mancato in questi giorni, ma vi dovete abituare, io mi occupo di strategia mica di questioni spicciole. Siamo passati dal partito liquido di Veltroni al partito liquefatto.

Napoleoni contro Polverini nel Lazio

Bisognerebbe chiederlo ai cassaintegrati dell’Alitalia chi è Renata Polverini (su Repubblica, pagina 15).

Con poche ed efficaci parole (maschilismo: mostrando le palle) Loretta Napoleoni si candida contro Renata Polverini. Ringraziando tutti i santi, che non moriremo votando una sindacalista.