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Le relazioni lavorative

Dopo anni che A era fidanzato con 1, si sono lasciati e s’è messo con 2. Poichè 2 lavora nello stesso posto di 3, che è sorella di 1, il fidanzamento è rimasta segreto, era meglio evitare situazioni spiacevoli e scenate incazzose. Nello stesso periodo, B si è fidanzato con 4, e siccome A e B erano amici (quelle amicizie da lavoro, quelle in cui si dicono quanto sono amici ogni giorno, almeno) hanno cominciato ad uscire insieme. Per un periodo anche io ero molto simpatico e c’erano delle uscite più allargate, poi hanno visto che era meglio tenere tutto nascosto e hanno dato vita al club, con mia grande gioia che le cene degli etero (di cui ho già parlato, sono quelle in cui il tempo si passa dicendo che cosa mangeremo, cosa abbiamo appena mangiato e se era più buono l’altra volta o questa) mi causavano una sofferenza fisica. Quanto è bello essere considerato una persona non omologata all’ambiente, quando l’ambiente è questo qui.

Secondo 3, in quel periodo anche C ha cominciato ad uscire con 5, solo che lì è durata poco. Per un po’ C è stato esaltato da A, B, 2 e 4, perchè era così elegante, brillante, simpatico. Ogni volta che C veniva al lavoro ma come vesti bene, ma come sei arguto, ma come ci sai fare con le donne, una cosa di un fastidio estremo anche solo a sentirli, credo che il figlio di Berlusconi sia meno omaggiato. Questo perchè temevano che C, sapendo, parlasse. Infatti C non ha detto niente manco a 3, che si è incazzata con lui perchè avrebbe dovuto dirle cosa facesse l’ex-fidanzato della sorella (cioè A).

Tra C e 5 è finita con recriminazioni reciproche, allora dalle stelle alle stalle,  così intorno a 5 hanno fatto il deserto, e ora chi dirige la struttura gli ha detto che o si integra oppure se ne va. Ora 3 ha fatto pace con C, perchè devono avere entrambi un sostegno, visto che lavorano nello stesso posto.

Tutto questo me l’ha detto 3, che per un periodo ha provato pure a suggerirmi di frequentare la sorella, che anzi una volta s’è invitata a vedere un museo e sta ancora aspettando che io le dica di sì. Perchè 3, appena la sorella s’è fatta single, ha ben pensato che la cosa migliore fosse di trovarle qualcun altro che fosse proprio nel suo posto di lavoro, di casino non ne era successo abbastanza, e questo altro poi dovevo essere io, cosa che denota anche una comprensione dei miei gusti. Io ho evitato anche solo di uscirci con sua sorella, perchè queste frequentazioni extra-lavorative mi paiono sempre da valutare con grande prudenza.

Mi domando e dico, con tutti gli uomini e le donne che ci sono al mondo, questi devono cominciare una relazione con qualcuno che lavora nello stesso posto? Ma non sanno che poi le relazioni finiscono e il lavoro resta, e c’è il rischio che tutti i fiori e le rose diventino coltelli? E se proprio c’è l’ammmmore, ma almeno non gli conviene dirlo alla luce del sole, così mettono a tacere i commenti e le amicizie variamente interessate?

In ogni posto di lavoro in cui c’erano dipendenti io ho sempre assistito a questi spettacoli da comari ed è sempre stato il mio migliore e più forte motivo a non voler fare la vita da dipendente.

La sola idea di poter sentire questa telefonata come uno che se ne frega ed è ben felice di non far parte di questi esclusivi club che escono insieme la sera, piuttosto che come uno che avrebbe dovuto valutare poi se entrare nella costituenda nuova lega, è una cosa che non ha prezzo.

Non c’è più credito

L’ultima volta che ho visto P. erano i primi di Agosto. Nei giorni precedenti, avevo cominciato ad avere una serie di disturbi che sembravano tutti quelli della gonorrea, e dato che il periodo di incubazione si misura in giorni, il contagio è possibile anche nei rapporti orali non protetti e lui aveva un po’ di mal di gola (che è una delle manifestazioni della gonorrea in caso sia asintomatica) ho fatto due e due quattro e sono andato per fare gli esami al S. Gallicano, l’ospedale romano (che ora sta a Mostacciano, bravo Uolter! La prossima volta mettilo a Sperlonga, almeno c’è il mare) che si occupa di malattie sessualmente trasmissibili.

Quando ci siamo visti non avevo ancora fatto gli esami (consistenti in tre di numero tamponi uretrali: cioè tu ti strizzi il pisellino e il dottore o la dottoressa ti infila nell’uretra un bastoncino con una punta arrotondata per alcuni centimetri, già questo non è divertente ma poi quando tale punta viene fatta strusciare sulla parete interna ti fa male) ma avevo quei buoni motivi per pensare ad una infezione, quindi ero ulteriormente incazzato con lui.

E’ stato un incontro utile, nel senso che dopo questo incontro c’ho messo una pietra sopra. Tra le molte cose che lui ha detto, ce ne sono due che ho considerato risolutive di ogni possibilità di frequentazione. Intanto, che in un paio di occasioni abbia parlato della mia psicoterapia con uno sprezzante tono per cui è “un cammino di salvezza”, come se io a farla mi sentissi superiore a lui che le sue nevrosi, evidentemente, se le tiene ben strette. Già questo sarebbe stato sufficiente a lasciar perdere, perchè non ho alcuna voglia di avere a che fare con una persona così lontana dalla mia sensibilità e così volgare.

Però c’è stato dell’altro detto, ovvero che io con il mio carattere così schietto “non potresti mai lavorare alle Nazioni Unite”. Qua, s’è aperto un mondo di paralleli. Perchè la stessa, identica, uguale frase venne pronunciata più di sei anni fa da F. I due in quanto a paralleli ne hanno molti, potrei fare l’elenco, e non è un caso che quando sono stato a casa di P. il mio primo pensiero è stato proprio che assomigliava a casa di F., migliore perchè P. non è così bruciato, ma sgradevolmente somigliante: somiglia la casa, somiglia la persona.

Questa frase mi ha tremendamente infastidito. Primo, perchè mette in discussione la mia intelligenza e la mia capacità di lavorare in un certo contesto, secondo perchè pensa che il mio modo di relazionarmi con una persona sia lo stesso che adotto nel luogo di lavoro, E’ la frase, qui come nel caso di F., di uno che è molto suscettibile, permaloso ed insicuro, e quindi lavora in un posto in cui, giocoforza, nessuno sarà mai diretto dicendoti che hai fatto una cazzata. Solo che se la tua insicurezza deve diventare il metro con cui misurare il mondo e me nello specifico, stiamo proprio fuori fase. P. è una persona intelligente, ma questo è il suo limite, non accetta di stare in un rapporto in cui l’altro sia come lui, il rapporto si costruisce con lui che si mette al riparo.

Ok, bene, tante care cose, thank you for coming. Due giorni dopo feci il suddetto esame (e P. non c’era, si dice solidarietà) lui fece i suoi ed è emerso che la mia è una uretrite, mentre il suo mal di gola deriva da un batterio peraltro assai diffuso che in rarissimi casi può portare alla meningite.

Mi ha detto grazie? Si è scusato di non avermi accompagnato all’ospedale, preferendo andare a mare con i suoi “amici”, così tanto amici che non poteva disdire la giornata di sole per farsi lui stesso i suoi esami? No e no, anzi, quando gli ho comunicato gli esiti negativi delle mie colture, invece di rallegrarsene ha trovato opportuno piantare dei paletti, per cui il fatto che io non fossi malato indicava come lui avesse ragione e come io fossi stato eccessivo nel giudicarlo.

La mia uretrite è stata puramente psicosomatica, non è insolito che io d’estate abbia un prurito in zona a causa del caldo, ma certo non con le intensità sperimentate nè con gli altri sintomi: il mio corpo ha trovato questo sistema per mettermi in guardia da qualsiasi ulteriore frequentazione con P., mettendo allo stesso tempo lui alla prova: come si dice, nella buona e nella cattiva sorte. Lasciamo perdere che la dottoressa dell’ospedale non sia stata nemmeno in grado di cogliere questi aspetti, anzi mi ha detto che l’uretrite poteva essere causata da: abuso di alcool (sono astemio) sellino della bicicletta (non ci vado da venti anni) cucina piccante (il rosmarino è piccante?) e che no, assolutamente, il fatto che alcuni miei parenti abbiano avuto cistiti e tumori alla vescica non prova niente, non c’è certo una predisposizione genetica. Volevo chiederle se loro hanno lo specialista del ginocchio destro e di quello sinistro oppure c’è ancora un solo dottore per entrambe le articolazioni, ma poi pareva una polemica personale e ho desistito. Questi medici allopatici cominciano a diventarmi insopportabili, l’unico con cui vado d’accordo è quello della mutua, che alla fine olistico l’è diventato per necessità.

Quando ho poi ritirato anche gli ultimi esami del sangue, ho mandato a P. un altro messaggio per dirgli che era tutto negativo. La sua risposta, arrivata lemme lemme, mi dice che non mi ha potuto rispondere subito perchè al lavoro gli hanno rubato le carte di credito. Sembrerebbe una risposta che non c’entra un cazzo, invece è proprio azzeccata. In questo posto di lavoro, dove io non potrei stare perchè sono stupido, pare che non siano quindi tutti così gagliardi. ed onesti; tantomeno non è solo il credito delle carte di credito che lui non ha più, è anche il credito con me che si è esaurito, per cui la telefonata non può essere fatta.

Considerazioni finali: almeno questa volta non ci sono finito sotto. Almeno gli strumenti che uno sviluppa nella comprensione di sè stesso hanno prodotto alcuni esiti, e ho compreso meglio l’altro, senza sviluppare la sindrome messianica del salvatore. Il tempo che ho passato insieme a P. è stato quasi tutto divertente, ma non c’è niente da poterci costruire insieme in termini relazionali.

L’irresistibilità del masochismo

Ho avuto negli ultimi giorni la sensazione che in questa nuova conoscenza con P. lui stesse sperimentando un disagio. Così ieri ho insistito perchè ci vedessimo, preferendo sapere cosa fosse e non affidare la discussione al telefono. Non ci siamo visti e abbiamo cominciato a parlarne, c’è stata anzi tutta una prima parte di conversazione non dico spicciola ma meno critica, si son dovute fare le ore piccole perchè ci fosse il contesto per parlare.

Pare che io, fisicamente parlando, sia attraente mentre sono stellare negli aspetti più psicologici, emotivi ed intellettuali. Purtroppo, siccome P. ha sempre avuto partner irresistibili, sente che gli manca qualcosa, ed è il motivo per cui ha cercato altre compagnie.

A me non dà fastidio questo fatto delle sveltine. Me ne stupisco io per primo, ma non mi sento innamorato, per cui non mi sento tradito. Nè mi sento adesso più libero di fare anche io lo stesso, perchè come ieri gli ho detto io non cerco di tenere i piedi in più di una staffa (anzi meglio, inzuppare il biscotto da più parti) e questo non per lui, ma per me, in un senso proprio egoistico, di non avere interesse a farlo e di non volerlo fare: non voglio sublimare un sentimento (o la sua mancanza) in un atto fisico, sarebbe un comportamento compulsivo e nevrotico.

Mi sono chiesto e gli ho chiesto perchè me l’abbia detto, non gli conveniva farlo, e penso che sia tutta l’ammissione della componente masochistica della sua personalità e del disagio che comporta. Perchè i suoi fidanzati non li ha classificati come belli, bellissimi o perfetti, ma come irresistibili, e quando uno è irresistibile allora non resisti. Io ho molte perplessità sul fatto che si possa avere un rapporto duraturo e stabile con uno a cui non resisti, perchè è un rapporto sbilanciato, in cui uno dei due (il non resistente) soccombe e viene compresso. Un rapporto stabile è con qualcuno che certo trovi bello, ma di quella bellezza quotidiana che impone anche di avere un animo predisposto alla scoperta, perchè un rapporto si costruisce e si conquista ogni giorno, non essendo il dato di fatto.

E P. invece ha questo tratto qui. Penso che ci si senta almeno in parte a disagio, perchè molto del suo tono e delle sue riflessioni non erano del tenore sono così e non ci posso far niente.

Questi incontri fugaci, intesi come il suo modo di far sesso ma senza avere quella intimità che ha con me e che evidentemente a volte non riesce a gestire, non mi piacciono ma il disagio è massimo quando penso che se il suo ex lo chiamasse lui tornerebbe, scodinzolando, perchè appunto l’ex era uno degli irresistibili.

Il suo ex non è passato per lui, e in quelli che conosce lui cerca un nuovo siffatto tipo psicologico, con cui rivivere lo stesso tipo di rapporto. Solo che io non sono così, non ho componenti sadiche, non voglio una relazione con qualcuno che si ponga in una condizione di inferiorità.

Ieri P. non mi ha detto solo questo, altrimenti sarebbe stato un epitaffio; anzi tutto questo è avvenuto in un contesto il cui senso era che gli piaccio, ma non sa se questo basti, e per una parte non vorrebbe che non bastasse.

C’è un fatto che dice molto di me, e cioè che quando conosco qualcuno, c’è un interesse ed un coinvolgimento iniziale, ma poi va a sfumare, e non mi capita mai che questo qualcuno mi coinvolga così tanto da farmi dire: lo voglio conquistare. Non so quanto questo sia per una mia paura di essere rifiutato (allora, non esponendomi troppo, so già che non verrò rifiutato troppo) o perchè per motivi molto più profondi e meno contingenti in questo momento della mia vita non voglio una relazione.

In certi momenti, se penso a cosa fare adesso, mi prende già la voglia di essere stufo, già troppe complicazioni. Ma non è un pensiero costante, altrimenti lo attuerei. Sento ancora che posso provare a conoscere questa persona, e a farmi conoscere, per vedere cosa succede.

Come se fosse facile, il carpe diem

In questa conoscenza, ancora così iniziale, con P. vedo che ci sono delle cose che la rendono diversa dalle ultime che ho avuto. In genere, il meccanismo nevrotico che avevo messo in piedi era quello di conoscere qualcuno che avesse i suoi problemi (relazionali, familiari, comportamentali) in modo che potessi fare una serie di cose. Intanto e subito, avendo lui dei problemi, era meno necessario parlare dei miei ed affrontarli, e sopratutto potevo dire che sì, io avevo i miei guai, ma l’altro ne aveva di peggiori e quindi potevo anche non far niente per risolvere i miei, affrontando i nodi che io avevo (ed ho). Poi, curare l’altro dai suoi problemi era un modo per sublimare il fatto che non ero riuscito a curare mia madre. Il risultato era che il presente che sperimentavo in quelle conoscenze era un presente poco appagante, perchè stavo con qualcuno che aveva dei problemi, il cui fatto di averli era costitutivo del nostro rapporto e con cui mi mettevo in uno stato di pelosa superiorità. Poichè il presente era così sgradevole, era necessario pensare e progettare il futuro per sfuggire il presente, quindi mi facevo dei piani a lunga scadenza. Il risultato era poi la quasi immediata rottura, perchè c’era un completo sfasamento di intenzioni e di idee tra me e l’altro.

Con P. questo non succede perchè con lui riesco a trovare bello il presente. Poi, quando il presente è così esaltante, è normale pensare ad una proiezione a lungo termine, e come ci penso io ci pensa lui. Ognuno di noi due ha la sua storia e vive questa conoscenza anche rispetto a quello che si immaginava potesse succedere nella sua vita. L’ultima volta, quando l’ho salutato, mi ha detto che lui non pensava che potesse capitargli questa rivoluzione, io l’ho ringraziato perchè non poteva farmi complimento migliore, ma questa sua frase è venuta dopo una giornata in cui più volte abbiamo affrontato l’argomento: si sente preso da questo “ottimo partito” che sono io, non avrei potuto fare di meglio per conquistarlo, ma pensa che lui si immaginava una vita da farfallone e ora non sa se vuole rinunciarci.

Io penso sempre che due persone si conoscono quando i loro inconsci si scoprono, anche a cento chilometri di distanza e la prima impressione, quella che conta, è quella che il nostro inconscio ricava dal tutto dell’altro, una prima impressione che quando non viene mediata dalle nostre ansie ci fa vedere la realtà per come è.

P. mi ha colpito perchè aveva un atteggiamento molto diverso dagli altri, e ora che mi racconta delle parti della sua vita vedo che questo suo atteggiamento nasce dalla vita che ha vissuto, e dalla intelligenza con cui la ha vissuta. Il suo coming out è avvenuto che aveva 16 anni, e quello che mi ha colpito, bellamente sconvolto, è che sia avvenuto con dei genitori che, con lui, hanno parlato solo di sentimenti. Non c’è mai stato un perchè di domanda, solo un sentimento di affetto e di protezione. Quell’avvenimento ha condizionato la sua vita, ed è evidente quanto io lo viva per contrasto con la mia. Ovvero, tornando agli inconsci che si cercano, quanto il mio abbia cercato una persona che avesse questo tratto, perchè spero di contaminarmene.

Questa è la rivoluzione che io vedo con lui e ci vado con i piedi di piombo. Ieri mi ha mandato un messaggio, dicendo che è confuso su “noi” e che paradossalmente vuole chiedermi un consiglio. Gli ho risposto che il consiglio volevo chiederlo io a lui e quindi ora non so come fare; a parte la (nemmeno tanto) battuta, oggi dovremmo sentirci e quello che penso di dirgli è proprio questo, che non ci corre dietro nessuno e che se ci diamo tutto il tempo che vogliamo non può che essere meglio, per qualsiasi sia il possibile sviluppo futuro. Poi, non so quanto io sia in grado di far questo, sono ben capace di mandare tutto all’aria con la mia fretta, spero invece di riuscire a dirgli quanto devo.

Il nodo alla cravatta

Oggi sono stato da P. a pranzo, una istituzione internazionale che ha sede a Roma. E’ un posto abbastanza formale, e non volevo certo fargli fare una figura meno che buona, quindi ho sfidato il caldo romano andando di tutto punto vestito, compresa la cravatta. Il nodo è riuscito relativamente bene, e c’era un alone dovuto alla macchia del profumo che ho messo (che a P. piace molto, io mi improfumo assai raramente, come l’inesperienza ha mostrato).

P. è stato gentile, premuroso, dolce, carino, in una parola splendido e bellissimo. Lui parla relativamente bene della struttura in cui sta, ma io d’ora in poi non potrò che associarci tutte le sensazioni positive che ho ricevuto.

Con lui mi riesce di non dover correre, di non dover pensare che le cose difficili di oggi saranno superate domani, perchè non ci sono cose difficili da superare, è bello l’attimo corrente. Siamo stati in spiaggia qualche sera fa, e quando ce ne siamo andati che era già passata l’ora di cena, vedendo il sole che tramontava e una barca con la luce da pesca accesa mi è tornato alla mente un ricordo, di tanti anni fa, quando bimbetto vidi la stessa scena con mio padre, e quello è uno dei pochi ricordi belli che ho del nostro rapporto, ed è un ricordo inatteso, come in genere sono le cose migliori che ci capitano.

Spero di migliorare nei nodi alla cravatta, e di togliere invece gli altri nodi che mi porto appresso, perchè quando qualcuno di quest’ultimi salta, il mondo che ho intorno cambia.

E dietro l’angolo, cosa c’è?

Certe volte non si può nemmeno dire che bastino le parole giuste, perchè “bastare” è un po’ come dire che ci si accontenta, piuttosto è da dire che le parole giuste sono uniche per te e qualcuno, malgrado tutto, le trova.

“Oggi sono arrivato tardi all’università, mi sono svegliato tardi, poi ho pranzato alle tre, e poi sono uscito di casa tardi, e poi e poi…”

Ora non devi correre più.”

La serata di ieri con P. è stata fantastica. C’è ora una parte di me che ha paura che lui non sia reale. Che dietro ci sia qualcosa tipo che è padre di sette figli, è ricercato dal governo americano, sta pensando di cambiare sesso, si sta per trasferire in Australia, ma nemmeno a Sydney, bensì nel centro del continente dove vuole studiare gli aborigeni, oppure tornerà con il suo ex o chissà cosa.

E per quanto io mi sforzi di vivere ed appagarmi del momento, giocoforza mi viene da pensare a e se come le cose proseguiranno, e un po’ di paura c’è.

Piccolo tunnel

Ieri pomeriggio sono stato in palestra, dovevo andarci, dopo la rottura.

Non è che sia sempre di buon umore, certi momenti mi viene una malinconia, pensando alle cose che insieme ad A. avremmo potuto fare, e che avevamo già intenzione di fare, e che non faremo. Ripenso e tesaurizzo quei momenti belli che abbiamo passato insieme, belli in un modo incredibile per essere due persone che si conoscevano da così poco, belli da togliere il respiro, belli perchè tutti e due, che siamo così attenti a non esporci verso l’altro, invece superavamo tutte le nostre barriere. Non siamo stati dei pazzi inutilmente entusiasti nel pensare che potessimo stare insieme, degli ingenui che giocavano alla coppia di fidanzatini, siamo stati due che hanno trovato nell’altro la forza di superare certi limiti, almeno per un po’.

A me fa pensare come alcune cose del mio comportamento siano cambiate, è bastata una frequentazione di così breve durata perchè avvenisse. Per esempio, in palestra, luogo dove sono in genere estremamente silenzioso e riservato, ora invece parlo e scambio parole con alcune persone. Non dirò con tutti, ma rispetto a come ero prima, sono più aperto. Perchè vedendo come A. si rapportava a quelli del suo paese, ho visto come a volte siano persone che, vivaddio, non saranno magari tuoi amici, ma sono persone con cui comunque si può avere un minimo di dialogo. Prendere il buono che c’è.

Forse è stato anche questo, il fatto che anche in pochi giorni già stessero avvenendo certi cambiamenti (o potrei dire, che certi cambiamenti che erano latenti siano emersi) che ha reso le cose più difficili, eravamo due moving targets.

Ieri parlavo con qualcuno, raccontandogli brevemente questa relazione, non avevo voglia di entrare nei dettagli. Questo qualcuno ha fatto un commento, del tipo che beh io mi andavo a cercare persone intellettualmente scarse, si vede che erano il mio tipo. Che l’abbia fatto per una forma di gelosia è evidente, ma io mi ci sono incazzato. Di A. posso pensare che non siamo fatti per stare insieme, ma penso anche che sia un uomo intelligente, in un modo diverso da me ma in un modo affascinante. Ed infatti i miei amici, gli amici veri, hanno capito questo, e pur proteggendo me in quella che è stata la tempesta della rottura, hanno intuito alcune cose di lui e alcune delle sue qualità.

Mi tornano alla mente dei momenti splendidi che abbiamo passato insieme, le molte volte che ci siamo capiti così, al volo, in cui lui ha spesso detto prima di me quello che pensavo. Io, questi momenti, li voglio conservare nei miei ricordi più felici. Sono stato sciocco a dirgli se voleva che gli restituissi il suo braccialetto, una reazione di rabbia che non è congruente al modo in cui rielaboro e ricordo i momenti vissuti insieme. Ma allo stesso tempo, vedo che le nostre diversità di carattere e di personalità non potevano essere risolte. Potevamo accantonarle quando stavamo insieme da soli, ma rispetto a qualsiasi interazione sociale poi emergevano.

Saremmo stati una splendida coppia su un’isola deserta, ma non viviamo su un’isola deserta.

E non voglio che, invece dell’isola deserta, si desertifichi un ricordo. Non so cosa ci accadrà, se riusciremo un giorno ad avere un rapporto cordiale oppure le barriere della diffidenza si alzeranno di nuovo. Però non vorrei che tra noi si accumulassero così tante occasioni di litigio che, un giorno, nessuno dei due mai avesse la voglia di sentire l’altro. Perchè altre volte mi è successo, con altre persone proprio così diverse rispetto a me, e non voglio che succeda. Forse appunto non ci sentiremo mai più, però credo che anche io ho lasciato a lui un braccialetto a ricordo delle cose belle che sono state e di quelle che potevano essere.

La relazione più importante

Una immagine vale più di cento parole.

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La relazione più importante che uno ha è quella con se stesso. Ha degli alti e dei bassi, ma è la relazione più importante della nostra vita. Io e A. non siamo compatibili. Ci abbiamo provato, perchè ci sono stati dei momenti molto belli passati insieme, ma la mia personalità e la sua non riescono a stare insieme.

Simbolicamente ma di sostanza, ieri sera sarei forse potuto arrivare in orario se avessi rinunciato alla palestra. Ma io non voglio rinunciare a niente di mio che è di me, perchè se così facessi poi tutto crollerebbe, e sarei anche inquieto per essermi privato di qualcosa, per non aver appunto curato la relazione che ho con me. Per me la palestra è importante non per i risultati, geneticamente non sono portato, amen, ma per l’idea di fare qualcosa che è e rimane solo mio. Per la regolarità dell’attività e degli esercizi, ripetzione dopo ripetizione, serie dopo serie, in una vita che per esempio dal punto di vista lavorativo è assai poco regolata. Per il fatto che è un momento in cui qualcuno mi dice cosa fare, e non devo invece essere io a dire sempre agli altri cosa fare. Per il fatto di fare una cosa in cui appunto non eccello, forse troppo facile fare il bravo bravissimo professionista, bisogna avere dei bagni di umiltà. Per tutti i disturbi fisici che avevo e che sono spariti. Per l’idea di riuscire ad essere in controllo di una parte della mia vita, cioè il mio corpo e la mia salute.

Comunque, stamattina ho sentito A. Senza nessun rancore da parte mia, spero senza nessuno da parte sua, ma uno la vede bianca e uno la vede nera. Credo sia stata una discussione serena, ma con posizioni inconciliabili.

La mia convinzione più forte, è che tutto questo prima o poi sarebbe successo, magari potevano passare dei mesi, ma avremmo sempre più sperimentato degli alti e dei bassi così bassi che si sarebbero sedimentati, e tu hai detto e tu hai fatto, questa volta e quella passata. Non può essere che l’investimento emotivo che uno fa per una serata insieme abbia, come ritorno, niente.

Lui mi ha detto se ne ero sicuro, se non ci volevamo riprovare, se ero proprio convinto. Io capisco che lui dica questo perchè si sente attratto da me, se non è più di una attrazione, e lo capisco anche perchè anche io verso di lui vivo dei sentimenti, ma questa cosa non basta.

Nella ricerca di una persona con cui stare, ci deve essere la giusta dose di similitudini e di differenze. Tra me e A. ce ne sono troppe, di differenze. Io non posso costantemente sforzarmi di accettare certi suoi modi di fare, quando poi lui mi dice che devo evitare di avere una scopa in culo, non ha senso fare tutta la fatica per sentirsi sempre insufficiente. Io non voglio cambiare se non per me, e non voglio che nessuno cambi per me.

Lo conserverò nel mio cuore, per i momenti belli che abbiamo passato insieme, sarò contento se un giorno avrà qualcuno con cui essere felice, spero che ce la faccia a fare le cose che vuole fare nella sua vita, ma non è lui l’uomo per me.

Improvvisamente, questa sera stessa

Con A. ho troncato due ore fa, ed è stata la cosa più giusta da fare. Da oggi pomeriggio, costantemente, ho avvertito sempre più come per lui fossi un soprammobile, anzi meglio una marionetta da mettere nella commedia della sua vita, e mi merito di meglio.

La mia giornata è stata massacrante, stamattina sveglia presto per provare ad arrivare al centro di Roma per prendere le chiavi, G. sta fuori Roma e mi prestava casa sua per un week-end che non ci sarà, salvo che poi non riesco ad arrivare all’appuntamento, quindi lo rinvio all’ora di pranzo. Così, mattina all’università, poi al centro di Roma per le chiavi, poi lezione di primissimo pomeriggio, poi a casa, con deviazione per fare benzina che ha portato via più di mezzora, poi corsa in palestra, mi sono allenato come un forsennato, poi corsa alla stazione per prendere il treno per arrivare qui, stanco di palestra, non avendo cenato. Insomma, io ce l’ho messa tutta per organizzare da un punto di vista logistico la serata, anche se le premesse non erano buone.

Infatti, sento A. all’ora di pranzo per decidere dove ci vediamo, e gli dico che, non so, forse gli interessa, casomai nel caso potremmo andare a vedere questo Improvvisamente, l’inverno scorso, e lui subito, ho già prenotato. Come prenotato, manco mi chiede se ci volevo andare? Però penso, è una cosa carina e romantica che andiamo a cinema insieme, e non faccio in tempo a pensarlo che mi dice che: saremo in cinque. Poteva essere la nostra serata, già ha deciso dove andiamo e con chi. Vabbè, non faccio in tempo a pensare che è anche una strategia di conoscenza, che aggiunge che, si raccomanda, non devo comportarmi come se avessi una scopa in culo, devo essere easy. Ora, tu decidi dove andiamo, a fare cosa, con chi, e io devo pure divertirmi? Mi sento trattato come una marionetta.

La sensazione si accentua, quando appunto verso le 20, lo chiamo dalla stazione per dirgli che sto partendo. Non è che mi chieda come sto, ho un tono di voce già stanco, come mai, mi dice che: però sono in ritardo. Allora, mentre provo a spiegargli perchè, mi dice che il marito della sua amica lo sta aspettando, deve andare. Come si dice, amare è anche poter raccontare la giornata alla tua metà e sfogarti.

Vabbè, il treno purtroppo fa 20 minuti di ritardo (altrimenti sarei arrivato quasi puntuale) e lui mi manda vari messaggi, che dipingono un certo qual quadro. Intanto, non c’è nessuna prenotazione, nè i cineasti sono amici loro, visto che hanno trovato quattro posti e c’è una ressa pure per averli. Ma, aspetta, noi siamo cinque, e indovina chi è il quinto? Lo stronzo che sta ancora sul treno!

A me, questa cosa di parlare di prenotazioni ed amicizie, quando tu per chi ha allestito lo spettacolo non sei nessuno, tanto che ti devi accontentare di un posto in meno, mi dà tanto fastidio. Comunque, ora sono a Termini e cerco di arrivare a Piazza Vittorio (qualche centinaio di metri), salvo che mi arriva un messaggio che è stata la pietra tombale.

Il messaggio mi dice che non mi fanno entrare in sala, ma io posso aspettare a casa di G. che il film finisca, poi andiamo a cena insieme, con tutti i suoi amici.

Ma vaffanculo. Tra passare una serata, anche un’ora in più, con il tuo uomo, che s’è ammazzato per esserci e per organizzare tutto, malgrado tu sia stato preso a dirgli di non avere scope in culo, e vedere un film come cento altri in una sala gremita, tu scegli il film? Tu non sai rinunciare a una cosa del genere? E quando dovrai rinunciare mai a qualcosa per me, quando lo farai?

Allora, entra in scena il nuovo Paolo, quello che non cerca le molliche di pane che cadono dalla tavola delle relazioni di coppia. Gli mando un messaggio in cui gli dico che no no, possono anche andare a cena da soli, poi – se gli va – magari mi raggiunge dopo cena a casa di G., persona di cui lui continua a sbagliare il nome, e considerando che io ho due amici di cui gli ho parlato, mi pare una ulteriore forma di disinteresse.

Bene, vado a casa di G., vado a cenare, e mi chiama. Mi dice, che caro, che è finito il primo tempo, ma il film non è un granchè. Beh mi spiace, perchè quel film te lo ricorderai a lungo. Mi chiede dove sto, è chiaro che ha sentito che qualcosa non va, io gli dico che tra noi è finita.

La sua risposta, dopo un attimo di incredulità, è un sintetico vaffanculo, direi che per essere innamorato s’è disamorato in fretta.

Io gli ho mandato due messaggi, il primo per chiedergli che, nel caso fosse venuto a parlare, doveva venire da solo, io non amo le discussioni di gruppo. Il secondo, per chiedergli dove vuole che gli spedisca, a casa o al lavoro, il suo braccialetto, preferirei concludere la pratica domani mattina. Poi, non ci voglio avere più niente a che fare.

Progressivamente, in questa relazione di così breve durata, mi rendevo conto di come lui non fosse interessato a me in quanto me, ma interessato a me per mostrarmi agli altri, per far vedere loro come fosse stato bravo ad accalappiare un buon partito. Per mostrare al suo paese che lui ora aveva messo la testa a posto. Per mostrare alla sua amica che anche lui aveva trovato marito. Per mostrare ai suoi ex come non gli mancasse niente. Per mostrare, su gaydar, quanto avesse uno con cui fare sesso. Non era solo questo, ma questa componente narcisistica della sua personalità c’era tutta. E io m’ero già urtato, senza evidentemente alcun esito, anzi stasera s’è incazzato che la bambola di pezza non era al posto suo, accuratamente delimitato.

Assieme a questa, c’erano i tratti tipici di una personalità border-line, per cui scoppi di rabbia e momenti di pace, e io so già che ora ci sarà tutto il seguito, con le scenate e i pianti.

Spererei di no, più che altro perchè avendo avuto una madre malata sul serio,  non credo che mi agiterò più di tanto, sarebbe solo una fatica inutile.

Quello che posso dire, è che fare psicoterapia mi ha permesso, già ora, di vedere alcuni meccanismi che attuo nelle conoscenze, e quindi in un certo senso quello che è successo non è avvenuto sopra la mia testa ma dentro la mia psiche, me ne sono in qualche modo appropriato.

Non penso che lui sia una persona cattiva, semplicemente siamo incompatibili in modo assoluto, io se un mio amico fosse rimasto fuori al cinema sarei uscito con lui e fanculo il film, non gli avrei organizzato le due ore successive. Allora, stante questa incompatibilità, meglio chiudere subito, il suo vaffanculo mi pare una buona chiosa, mannaggia gli hanno rovinato il giocattolo così accuratamente costruito.

Mi ha colpito che, mentre ero a ristorante a mangiare da solo, vicino a me c’erano il suo ex con il suo attuale compagno, mi è parso un buon simbolo di quanto sia difficile costruire una relazione e, nel contempo, di quanto valga la pena farlo, con la persona giusta, anche per andare al ristorante insieme ed essere felici di farlo.

Impegno

A. mi ha regalato un braccialetto. Io, avessi io voluto regalarlo a lui, avrei cominciato a pensare a quale modello, le dimensioni, il materiale, se gli sarebbe piaciuto, insomma avrei affrontato il problema da ogni punto di vista. Lui, che è in molti momenti opposto a me, l’ha preso d’impulso, e m’ha detto “tieni e mettitelo”. Ha anche aggiunto che il braccialetto me lo mette intorno al polso, ma posso pure pensare che stia intorno a qualche altra parte, a ricordarmi del mio impegno con lui.

Da quando me l’ha dato, non l’ho tolto nemmeno per la doccia, per andare a dormire, quando sto in palestra, lo considero un impegno. E voglio che la prima parte di me che si veda in foto su questo mio blog, sia quella con questo braccialetto intorno.

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