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A proposito di squadrismo/2

Tony Blair è andato a Dublino a firmare il suo libro di memorie. E’ stato accolto da un gruppo di circa 100 dimostranti che l’hanno apostrofato come criminale di guerra per la sua decisione di attaccare l’Iraq senza che ci fosse alcuna prova a sostegno dei legami tra il regime di Saddam Hussein e il terrorismo internazionale, con un atto forse legale e forse no.

(Aperta tonda: la democrazia inglese ha dato vita ad una commissione di inchiesta indipendente sul processo decisionale che ha portato all’invasione dell’Iraq, la commissione ha tanto di sito web in cui ci sono tutti i materiali prodotti finora, compresa la lunga deposizione di Tony Blair stesso, e credo che basti sentire i primi minuti dell’apertura di seduta per capire cosa è la democrazia inglese e quanto siamo noi lontani da essa).

Tornando a Blair, all’arrivo alla libreria è stato contestato, con lancio di scarpe (il gesto più sprezzante per un arabo) e di uova. Alcuni dei manifestanti sono stati arrestati dalla polizia (come si vede nel video, non è che ci siano andati leggeri, buttando a terra un poliziotto).

Dopo tutto questo, abbiamo trovato dei commenti di Sua Maestà la Regina, che deplora il vile atto? Del Primo Ministro David Cameron con la sua affettuosa solidarietà? Di Gordon Brown che si dice indignato contro lo squadrismo fascista? No, no e no (almeno io no, sui giornali inglesi su cui ho cercato notizie stamattina).

Perché la democrazia inglese accetta innanzitutto di processare il suo capo di governo in una commissione speciale, e quindi ha le spalle abbastanza larghe da non preoccuparsi di quello che, al più, è un problema di ordine pubblico.

Tutta questa gente che in Italia invece interviene in difesa di Schifani, farebbe bene a pensare se e quanto sarebbe capace di avere una analoga commissione di inchiesta su uno dei suoi membri.

A me non sta particolarmente simpatico Beppe Grillo, ma quando dice che la resa dei conti tra popolo esasperato e casta è cominciata, dice una cosa a cui non riesco a dare, purtroppo, torto. Siamo in mano ad un gruppetto di gente che ha una fifa blu di fare una brutta fine.

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Sul cosiddetto squadrismo

Quando uno ha dei dubbi – o delle speranze – sulla sinistra italiana, la cosa migliore che può fare è mettersi seduto sulla riva del fiume ed aspettare che qualcuno della suddetta sinistra accusi qualcun altro della sempre suddetta sinistra di essere uno squadrista.

Così, quando facemmo la manifestazione contro l’omofobia, e contro la vergognosa reazione di quei baristi di Via Cavour a Roma che, di fronte ad un ragazzo insanguinato e quasi esanime si rifiutarono di prestare aiuto, in uno dei commenti (non su questo blog) dovetti sentirmi dire che la nostra protesta era da squadristi.

Così, quando ci sono i fischi a Marcello dell’Utri, che giova ricordare è condannato in primo e secondo grado per mafia, la reazione della sinistra (salottiera, indignata e radical-chic) è del dare degli squadristi ai contestatori. Evidentemente, tale sinistra non ricorda che gli squadristi, durante il ventennio fascista, non si limitavano ai fischi, ma spaccavano le ossa agli avversari politici, e ammazzarono, tra gli altri e non solo, Giacomo Matteotti.

Così, quando Paola Concia viene fischiata al Pride di Napoli, anche qui tocca sentire parlare di squadrismo. Paola Concia è una parlamentare che trova niente di meglio da fare che andare a parlare con quelli di Casa Pound, seguendo una perversa fascinazione della sinistra italiana verso i fascisti; una fascinazione – quella tra comunisti e presunti ex, e tra fascisti e presunti ex – che ha le sue radici nel patto Ribbentrop-Molotov.

I fischi a Paola Concia al Pride di Napoli sono giusti e dovuti, perché non si tratta, non si parla e non si legittima certa gente; e se Paola Concia è convinta di quanto democratici e anti-violenti siano quelli di Casa Pound, potrebbe un giorno andarsi a baciare con la sua compagna davanti ad una delle sedi di questo pregevole centro sociale, però senza farsi accompagnare dalla polizia – come invece ha pensato di fare al Pride, evidentemente volendo indicare chiaramente chi considera amici e chi considera nemici; potrebbe così sperimentare lo stesso senso di paura che provano tanti gay e lesbiche quando vedono aggirarsi quelli di Casa Pound per Roma.

Così, ultimo episodio, oggi è il turno di Fassino (che, evidentemente, ancora va in giro), che interviene per difendere Schifani, contestato alla festa del PD a Torino.

Per distinguere bene i termini della vicenda, va osservato che Schifani è stato invitato dal PD, e la contestazione viene da gente, indicati sbrigativamente nell’articolo come grillini e popolo viola, che non ha un rapporto organico con il PD, ma conflittuale; come dirigente del PD, Piero Fassino ha tutto il dovere di tutelare un ospite invitato alla festa di partito, ma qui lui si sta rivolgendo a chi è esterno al partito, e dovrebbe usare un altro tono, perché fino a prova contraria anche i contestatori sono invitati alla festa del partito (non in quanto contestatori magari, ma in quanto privati cittadini, categoria che sta sul culo a tanti politici, Pieruccio bello compreso).

Perchè, Fassino ha detto: “Abbiamo letto sui giornali in questi giorni che c’è qualcuno che ha tentato di organizzare squadre di contestatori domani a Fini e li abbiamo definiti ‘squadristi’. E’ lo stesso metodo”.

Ennò, non vale e non va bene. La contestazione a Fini, prevista per domani, viene organizzata da una parte politica, che concretamente sta prendendo i pullman, riempiendoli di persone a cui offre la gita e pure il panino, e la contestazione nasce da motivi politici, che sono pilotati da agitatori di professione, per cui è doveroso che sia condannata.

Ma se la contestazione a Fini fosse perché qualcuno lo accusasse di (assai ipotetici) rapporti con la mafia, se i contestatori l’avessero organizzata dal basso e non fossero eterodiretti, sarebbe una cosa ben diversa, e del tutto legittima; come è appunto il caso delle contestazioni a dell’Utri e Schifani.

Sottolineo un punto: qui non è in discussione Schifani; ho già scritto all’epoca che trovavo le accuse a lui mosse da Marco Travaglio come del tutto parziali; ma non è accettabile che Fassino faccia presente, questo è, che esiste una casta al riparo da tutto e da tutti e che agli amichetti suoi ci pensa lui. E’ lo stesso criterio per cui, quando apprezzai Paola Concia perché cercò di costruire un rapporto umano con Paola Binetti durante la sua malattia, oggi la contesto, anche a pernacchie, che trovo belle, giuste e democratiche.

Il PD, invece di stare a cincischiare di squadrismo, dovrebbe dirsi che non ha i coglioni per riportare le contestazioni a certi modi di fare politica dentro una proposta politica, per cui i cittadini esasperati si riducono ai fischi; casomai, il PD ringraziasse che sono solo fischi.