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Scozia/ Le rose scogliere di Durness

Siamo arrivati fino al profondo Nord della Scozia, vicino a Cape Wrath, per poter godere di questo splendido mare. Era una giornata di forte vento e le foto possono solo rendere conto dei colori eccezionali che abbiamo visto, non dell’odore dell’aria e di quel vento gelido eppure estasiante.

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Scozia/I Castelli – Scone Palace, Stirling Castle, Edinburgh Castle

Di questi, direi che Stirling è forse quello più interessante e di atmosfera, Edinburgh merita di essere visto perché è ricco di cose da vedere (più che un castello è una cittadella fortificata) mentre lo Scone Palace è abbastanza irrilevante. Il proprietario di quest’ultimo è uno dei più grandi coltivatori e collezionisti di orchidee del Regno, se avesse messo una bella serra da visitare avrebbe sicuramente guadagnato punti.

Scone Palace

Scone Palace

Stirling Castle

Stirling Castle

Edinburgh Castle

Edinburgh Castle

Scozia/I Castelli – Inveraray Castle

DSC_0198_512_lrDSC_0196_511_lr DSC_0218_529_lrDi questo castello abbiamo apprezzato sopratutto la prima sala interna, quella con l’armeria di alcune migliaia di pezzi.

Scozia/I Castelli – Dunrobin Castle

Questo castello ha, nell’aspetto esterno, qualcosa di fiabesco, anche se gli interni per quanto piacevoli non hanno nulla di eccezionale. E’ invece notevole assistere alla dimostrazione di falconeria che si tiene due o tre volte al giorno.

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Giardini

Giardini

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Scozia/I Castelli – Dunvegan Castle

Questo castello si trova sull’isola di Skye. E’ stata la sede dei McLeod di McLeod, che tra tutti i clan scozzesi erano abbastanza ben posizionati (avevano il controllo della remota isola di St. Kilda che, colonia di molti uccelli marini, produceva alcune sostanze animali altrimenti introvabili). Dal castello è poi possibile fare una breve escursione in barca per andare a vedere una colonia di foche marine.DSC_0033_029_lr

Scozia/I Castelli – Eilean Donan Castle

Questo è di gran lunga il castello più famoso di Scozia, non tanto per gli aspetti storici ma perché è diventato set del film Highlander. Il film non ha particolari pretese storiche, ad esempio in quel castello non risiedevano i McLeod of Mcleod, bensi i McKenzie. I McLeod di McLeod (nota: si chiamano proprio così, non è una duplicazione: nel film Christophe Lambert si presenta come “Conan McLeod del clan McLeod”, almeno questo l’hanno fatto bene).  E’ purtroppo preso d’assalto dai turisti, per cui potendo scegliere è meglio andarci di pomeriggio.

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Scozia/I Castelli – Doune Castle

Abbiamo visitato molti castelli scozzesi, ma ce ne sarebbero stati tanti di più. Per me i più belli sono quelli che sono rimasti nelle condizioni originarie di edificazione, possibilmente con pochi turisti nei paraggi. In questo senso i tre principali e più famosi castelli scozzesi (quello di Stirling, quello di Edinburgo e lo Scone Palace) non sono stati eccezionali: sicuramente li avrei trovati più belli se avessi avuto solo quelli come termine di paragone.

Tra quelli che abbiamo visitato e che purtroppo non abbiamo potuto fotografare, mi è piaciuto moltissimo il castello di Glamis, perché anche se ristrutturato in tempo recente rimane un ex possedimento della monarchia inglese (la regina Elisabetta da piccola giocava in quelle stanze e il tour guidato è comprensivo di presentazione della sediolina su cui sedeva) e quindi non ha quel senso di dimora di riccastri, con le inevitabili pieghe kitsch che la cosa assume. Alcuni dei castelli che abbiamo visto come Duntulm e Varrich sono assai piccoli (Varrich è in effetti una torre di forse dieci metri quadri di impronta di base, alta un paio di piani, mentre Duntulm è poco più grande ma del tutto in rovina), di una torre che abbiamo visto su una isoletta in mezzo ad un loch non siamo stati in grado di identificarne il nome né tramite atlante né tramite guida viaggi. Per me in fondo alla classifica rimane comunque il castello di Blair, di cui non ricordo nulla se non il fatto che non mi sia per niente piaciuto.

Il consiglio che mi sento da dare a chi vuole visitare i castelli della Scozia è di farsi l’Explorer Pass di Historic Scotland e di studiare esattamente dove sono le cose più interessanti da vedere (e sono nella regione di Edinburgo e a sud, mentre verso il nord si trova molto poco).

Detto questo, ecco qualche foto. Comincio con Doune Castle, splendida residenza del XIII secolo che è possibile visitare in lungo e in largo.

Doune Castle

Doune Castle

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Doune Castle

Doune Castle

Scozia/ Dundee

E’ stata l”unica contea della Scozia, a parte quelle intorno alla città innominabile perché porta sfiga, a votare per il Sì alla secessione. Per questo oggi apriamo con la cosa più bella che c’è in città la galleria delle foto delle terre degli Highlander: ecco la RRS Discovery, la nave della prima fortunata spedizione di Scott al Polo Sud, che fa bella mostra di sé nel centro città.

 

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Scozia/ Il referendum

Siamo stati in Scozia nei giorni in cui il dibattito sul referendum per la secessione dal Regno Unito cominciava a prendere quota e abbiamo anche assistito al dibattito televisivo tra Alex Salmond (primo ministro Scozzese, per la secessione) e Alistair Darling (per il no). La simpatia personale va a Salmond, che almeno di primo acchito ci ha dato l’idea di una persona perbene e genuinamente appassionata e che crede in quello che dice, mentre Darling sembra un clone di Voldemort.

Nei giorni in cui siamo stati in Scozia abbiamo visto molta più propaganda a favore del Sì che del No, diciamo dieci ad uno. Il fronte del Sì aveva degli uffici elettorali in ogni dove, moltissimi avevano messo i cartelli con l’invito a votare Sì nelle proprie abitazioni, mentre del No c’erano poche tracce, spesso di pubblicità pagata e non di spontanea adesione da parte di un privato.

Detto questo, l’impressione che io ho è che vincerà il No, anche se non per una percentuale altissima. Questo perché gli indecisi alla fine tenderanno a votare No, perché secondo me è difficile che un indeciso scelga l’opzione, il Sì, che comporta un così drastico cambiamento nella propria vita. Il Sì avrebbe speranze se avesse almeno cinque-dieci punti di vantaggio nei sondaggi e questo non sembra essere.

Certo, io capisco benissimo il motivo per cui la Scozia è attraversata da questo fremito indipendentista: non ne possono più di quel cazzone di Cameron. Gli scozzesi sarebbero pure disposti a rimanere nel Regno Unito se a Downing Street ci fosse un leader laburista, ma questo squalificatissimo capo dello squalificatissimo partito dei conservatori è veramente un boccone troppo indigesto. Gli scozzesi, storicamente, hanno sempre sofferto molto da parte di quegli antenati e predecessori dei conservatori, penso per esempio ai vari signorotti locali che, tanto per fare un esempio, dalla sera alla mattina misero decine di migliaia di persone sulle navi per l’America per liberare spazio nelle terre da destinare all’allevamento degli ovini (le cosiddette Highlands Clearances, una delle cause per cui ancora oggi, a distanza di secoli, la Scozia è poco densamente abitata). Gli scozzesi sono piuttosto europeisti (in giro si vedono molte opere realizzate con il contributo dell’Unione Europea) mentre i tories sono troppo preoccupati di togliere qualcosa ai milioni che i loro amici della finanza guadagnano per poter pensare all’Unione Europea. Gli scozzesi sono furibondi per l’ultima trovata del governo dei tories, per cui se hai una casa un po’ più grande di quello che ti serve allora ti riduciamo i sussidi sociali (la cosiddetta bedroom tax). Gli scozzesi non sanno che farsene dei sommergibili nucleari (il programma Trident) ormeggiati nei loro porti, preferirebbero di gran lunga avere un proprio esercito tradizionale.

Allora, se i motivi sono tutti questi e anzi molti altri, perché non vince il Sì? Perché il problema che i separatisti non hanno saputo risolvere in modo convincente è quello della valuta della nuova Scozia indipendente. Nel Regno Unito sono tutti molto affezionati alla sterlina, per cui Salmond e i suoi non hanno osato dire nella campagna elettorale che la nuova Scozia dovrebbe avere una sua propria moneta, anzi hanno detto che negozieranno, nel caso, un accordo con il Regno Unito per conservare la moneta.

Il problema è che questa cosa, dal punto di vista economico, è una cazzata. Due nazioni adottano la stessa moneta solo se hanno o economie del tutto uguali oppure se hanno meccanismi sovranazionali di compensazione delle disparità. Non è un problema, per esempio, se la California e la Louisiana adottano entrambe il dollaro, perché il governo federale ha meccanismi ridistributivi (emette dei buoni del tesoro con cui finanzia anche programmi sociali che vanno certamente a maggior beneficio delle economie degli stati più poveri), mentre è un problema se Portogallo e Germania adottano la stessa moneta, perché non esiste un governo europeo che possa varare i cosiddetti eurobond.

Quindi, se la Scozia si separasse, l’utopia è mantenere la sterlina senza poter contare sugli attuali aiuti che, magari non troppo generosamente, il governo inglese manda. Alla Scozia non fa comodo avere una sterlina forte (loro vivono di esportazioni e di turismo, quindi una moneta debole sarebbe preferibile) ma mantenere la sterlina e rinunciare ai sussidi sarebbe scegliere il peggio di entrambi i mondi. Anche le entrate derivanti dal petrolio non è detto che sarebbero sufficienti a riequlibrare il sistema, quantomeno un periodo di shock iniziale molto forte sarebbe ragionevolemente prevedibile.

Anche una adesione all’Europa e all’Euro, lo sbocco naturale in caso di secessione, richiederebbe comunque alcuni anni e sarebbe difficile andare avanti nel limbo per così tanto tempo.

La moneta è quindi la motivazione razionale più forte per votare No. Va detto che, comunque, il Regno Unito sarà costretto ad una profonda revisione del proprio assetto statale, perché la scelta di rimanere nell’Unione sarebbe comunque presa di stretta misura: è possibile che nei prossimi anni il Regno Unito si dia una struttura federale, con ogni nazione che ha un proprio Parlamento (oggi ci sono già degli inglesi – intendo inglesi di Londra, del Sud e dei dintorni – che si domandano perché loro non hanno un proprio Parlamento e invece gli Scozzesi sì).

Ho finora parlato di motivazioni razionali: non è escluso che un passo falso di una delle due cordate non cambi radicalmente la prospettiva, anche perché su un referendum del genere pesano e contano nell’urna motivazioni che di razionale non hanno molto, però la mia idea è che vincerà il No. Se poi mi sono sbagliato, ci sarà di che divertirsi.

Scozia/ Cose da fare e da non fare

Questa mappa mostra che in effetti in Scozia ci sono stato per davvero:

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quindi, come si dice in questi casi, è la voce dell’esperienza che parla, ovvero – come diceva Oscar Wilde – del nome che gli uomini danno ai propri errori.

Alcune delle cose da fare e da non fare quando si va in Scozia sono:

  • Pianificare il viaggio. La Scozia è grande (circa quattro volte la Lombardia), la ricettività non è altissima, sopratutto nella zona Nord e comunque d’Estate c’è spesso il tutto esaurito in strutture che, comunque, hanno poche stanze. Noi abbiamo prenotato con poco preavviso e quindi siamo dovuti scendere a compromessi, credo che per andare in Scozia senza doverne fare sia utile prenotare con almeno quattro mesi d’anticipo. Per Edinburgo, che ad Agosto è centro di tre festival di grande interesse culturale, quattro mesi potrebbero anche essere pochi. Considerate che per vederla tutta ci vogliono circa 5-6 settimane;
  • Avere l’abbigliamento adeguato. Sempre nel tema della pianificazione, non fatevi venire idee strane per cui andrà sicuramente bene un paio di scarpe da ginnastica che le mettete pure quando qui fa freddo e poi sono così carine: dovete necessariamente comprare un buon paio di scarpe da escursionismo impermeabili, perché anche d’Estate troverete il bagnato. Noi abbiamo avuto la fortuna di comprarle in un ottimo negozio dedicato, vi sconsiglio di andare in quella famosa catena francese di negozi sportivi perché hanno molto meno assortimento e un centesimo della competenza (le scarpe da escursionismo sono un mondo in sè, non funziona che le comprate perché vi sembra che vadano bene: noi abbiamo delle Salomon che si sono rivelate eccezionali, con appositi calzini perché pure lì non funziona che uno compra in base al colore);
  • Avere una buona macchina fotografica. La Scozia non è la meta più economica d’Europa, per cui capisco che l’idea di spendere soldi per una buona macchina fotografica (ovvero una reflex) aumenta spese già non piccole, ma non pensate nemmeno per sbaglio di poter fare delle buone foto ai paesaggi scozzesi con cose buffe quali macchine digitali compatte, telefonini, iPad e altre scemenze nate per fare tutt’altro ma non per fare le foto, sopratutto in condizioni di scarsa luminosità;
  • Mangiare in albergo. Molti b&b e guest house offrono la possibilità di cenare, pagando a parte. Noi, ogni volta che l’abbiamo dovuto fare perché costretti dalla logistica, non abbiamo mangiato bene: sempre cose così così, da cucina di casa riscaldata e a prezzi invece da buon ristorante. E’ sempre molto meglio cercare un ristorante, prima di arrivare dove si vuole arrivare.

Per i costi: come detto, la Scozia non è una meta economica. Vale sempre la pena dormire in strutture come b&b e similari che spesso sono più nuove e meglio tenute di molti alberghi (che erano per un tipo di turismo che ormai è in declino, gli inglesi preferiscono prendere un low cost per andare nel Mediterraneo che subire l’uggiosità del clima scozzese) e il costo è quello di una stanza in un albergo di una media capitale europea. I costi maggiori sono quelli per gli spostamenti (è indispensabile avere un’auto propria – ci si abitua abbastanza in fretta alla guida a destra – sopratutto se ci si sposta dalla fascia centro-meridionale, dove si potrebbe comunque viaggiare anche con i mezzi pubblici). Anche per mangiare si spende non troppo, considerando che spesso ci sono ottimi pub a prezzi da pub. Le attrazioni sono abbastanza costose; la cosa migliore se si vogliono vedere castelli e monumenti è quella di fare l’Explorer Pass della Historic Scotland, che permette di vedere quello che si vuole tra decine di opzioni (concentrate sopratutto nella zona centro-meridionale) nell’arco di un certo numero di giorni.

Per la guida viaggi: vince la Lonely Planet, per sostanziale mancanza di concorrenti. La Rough Guide che ho visto era una cosa vecchia di anni, mentre la guida verde del Touring, purtroppo, è un fascicoletto scritto in modo sciatto e svogliato. La Lonely Planet non è che sia perfetta, spesso tradisce una sensibilità che non è europea nel valutare le attività e i posti, però è discreta dal punto di vista logistico. Va comunque letta tutta ed attentamente prima di decidere cosa fare, visto che in Scozia ci sono grandi varietà di opportunità: potreste preferire la parte storico-monumentale (che è la zona centrale e meridionale) piuttosto che i paesaggi delle Highlands, trovare o meno interessanti le isole che hanno poi climi e culture molto diverse tra loro e su queste cose ognuno sceglie secondo i suoi gusti;

Voli: Oltre alle compagnie aerea che che trovate tramite Skyscanner e simili, considerate Jet2, che è una buona compagnia low cost che fa prezzi interessanti. Potete anche valutare di non arrivare in una grande città ma in una piccola, se c’è un volo diretto, per poter risparmiare qualcosa, sempre che non ve lo ritroviate con il noleggio dell’auto.

Cosa si può vedere in Scozia: le attrattive principali sono i paesaggi, la fauna e la flora e i monumenti (castelli ed abbazie). Oltre a questo, le pietre dei Pitti sono l’unica cosa culturalmente significativa della regione (inoltre, ci sono un po’ di menhir in alcune delle Ebridi Esterne). Le due grandi città scozzesi (Edinburgo e l’altra che non nomino perché porta sfiga, storia lunga) hanno dei musei discreti ma che non giustificano il viaggio.

Che lingua parlano gli scozzesi: una lingua incomprensibile. Più si va al Nord e più le cose migliorano, ma l’inglese parlato nelle grandi città è un’esperienza terribile. Ad esempio, la pronuncia di “Do you have a mobile phone?” è qualcosa di simile a “Du u a mobile phu?” e termini come “holiday” si pronunciano circa come “old”. A domande come “Sono quelli i vostri bagagli?” abbiamo risposto “Buona giornata”, tanto avevamo capito cosa stessero dicendo.

(se ce la faccio, seguiranno foto).