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Trump, pronto alla guerra

Ho sentito il discorso inaugurale di Trump, e ne ho paura.

E’ un discorso strutturalmente autoritario, vendicativo e nazionalista. Ha detto che lui di accordi commerciali, trattati, alleanze se ne strafrega, perché Dio è con lui e lui quindi può cancellare qualsiasi altra linea di politica estera purché faccia quello che lui sa che deve essere fatto.

Lui si rivolge al popolo americano, sapendo che il resto del mondo ascolta. E può solo ammirare lo splendore dell’America, perché lui, chiaramente di buon core, non li costringe nemmeno ad adeguarsi.

E’ il discorso di chi si prepara ad una guerra.

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Fortuna che c’è Michael Moore

E’ virale sui social network la lettera di Michael Moore, quello sì un intellettuale impegnato, signora mia quanto è intelligente, su cosa fare ora che ha vinto Trump. Eh meno male che c’è questa gente qui, così fine, così elegante, anche, va detto, proprio nell’aspetto fisico.

Peccato i social network abbiano scarsa memoria, altrimenti si ricorderebbero di una analoga lettera (sempre impegnata, sempre intelligente) in cui Moore diceva, da fonti certissime, sicurissime e vicinissime a Trump, che Trump non voleva assolutamente vincere.

Se questi sono gli intellettuali, io sto con il saldatore del Michigan che ha perso il lavoro e vota Trump. Almeno, il saldatore è intellettualmente onesto.

O Maria o Maddalena

La mia sarà solo un’impressione, però sento proprio che molto del pessimo risultato elettorale americano sia spiegabile con il fatto che uno dei due candidati era una donna.

Come dice bene sul suo blog Nate Silver, sarebbe bastato lo spostamento di un singolo elettore su cento da Trump a Clinton per farla vincere. Ora si può discutere se questo singolo elettore sia stato portato a votare Trump per questo o quel motivo, ma proprio a naso ho la sensazione che sia un elettore che non sopportava, sotto sotto ma nemmeno troppo sotto, Clinton in quanto donna.

(E’ evidente che ci sono tanti di questi singoli elettori su cento, ma mi voglio concentrare sul voto anti-femminista).

Il messaggio di Trump che dice che Clinton era corrotta è stato un messaggio sicuramente efficace. Va pure detto che Clinton va in giro da venti e quattro anni, cioè da quando nel 1992 il marito divenne Presidente. Nel 1992, tanto per ricordarcelo, non c’erano o quasi i telefoni cellulari, Internet era una rete di centri di ricerca con pochi milioni di utenti, le compagnie low cost non esistevano e in Italia c’era Giuliano Amato presidente del Consiglio e si pensava a Giulio Andreotti Presidente della Repubblica.

Chiaro che quando uno sta così tanti anni sulla scena politica, non può che qualificarsi come un uomo o, nel caso in specie, donna di potere. Solo che gli americani (ma anche gli italiani, non temiamo) pensano molto peggio di una donna di potere che non di un uomo di potere.

Si sa che un uomo di potere è un po’ imbroglione, un po’ arraffone, un po’ sgomita per arrivare dove sta, ma sono tutti peccati venali, niente di grave, in fondo è anche giusto che sia così.

Invece la donna di potere non può esistere, è un controsenso in termine. O è una Maria, una vergine santa che non si è mai sporcata con niente, oppure è una Maddalena, una prostituta che ha fatto di tutto e di più per avere la sua posizione.

Clinton ha una oscura vicenda di mail spedite da un server privato? Trump ha un imprecisato numero di cause civili per contratti non onorati, è andato fallito tre volte, è uno che non sa tenere sotto controllo i propri istinti sessuali ed è un bugiardo seriale.

Però è un uomo e, si sa, gli uomini mentono. Le donne no, non devono mai mentire, mai avere una incertezza, devono solo essere sante e pure.

Perché, questa è la verità, se rimangono sante e pure allora non si sporcano con il potere e quindi, possono lasciarlo graziosamente in mano agli uomini a cui, quindi, fa tanto comodo essere imbroglioni.

Tutti insieme a giocare a Risiko a casa mia

Ma tutti questi millennials che sono tanto scioccati, povere stelle, che è stato eletto Trump, che fanno le veglie di protesta, si tengono per mano, c’hanno la candelina carina che loro la democrazia la portano nel cuore, bacini cuoricini (qui una raccolta: http://www.repubblica.it/speciali/esteri/presidenziali-usa2016/2016/11/10/foto/usa_trump_presidente_proteste-151707176/1/#1), tutti sconvolti… ecco, ma ce li ammazzavano ad andare a votare? Oppure erano troppo presi a mettere i like su Facebook per dover stare dietro queste piccole facezie dell’andare a votare?

Mi sembrano gli stessi stronzi, per usare un termine politicamente efficace, che non sono andati a votare per il Remain e oggi si disperano nelle chat inglesi per la Brexit, povere stelle che mamma non gli ha spiegato che ALLE ELEZIONI SI VOTA OPPURE SI FA PIPPA.

Mi ricordano un riuscito e sempre attuale personaggio di Corrado Guzzanti, il ragazzo di sinistra che è tanto contro il governo Berlusconi che è contro la democrazia la Costituzione e ci sono i fascisti (e via per alcuni minuti di frasi fatte e dette per dare fiato alla bocca) e che poi, incalzato da Dandini per sapere cosa concretamente fare, come ci si oppone, propone “stasera a casa mia a giocare a Risiko… E’ una forma di protesta no?”

Direi l’ultra-destra

Il principio di Occam (tra tutte le spiegazioni di un fenomeno, scegli la più semplice) è sempre utile per muoversi
nell’immediato dopo di un evento complesso e non del tutto decifrabile, come è il caso degli attentati di oggi a New York e degli accoltellamenti al centro commerciale in Minnesota.

Il punto che colpisce è che mentre l’ISIS ha rivendicato gli accoltellamenti, tace sulle bombe di New York City. Bombe
fatte con delle pentole a pressione, una soluzione rozza e che, sopratutto, non richiede agli autori di immolarsi nell’atto dell’esplosione.

Assieme a questo, colpisce la reazione molto prudente della Clinton, che sembra proprio senta puzza di bruciato lontano un chilometro e non voglia quindi buttarsi in avanti.

Allora, senza avere elementi ulteriori ma mettendo insieme solo quello che sappiamo che è successo e quello che sappiamo che non è successo:

1) Quest’anno si vota per le presidenziali in USA;
2) La settimana prossima c’è la riunione annuale dell’ONU a NYC;
3) Le bombe erano piuttosto artigianali ed una, anzi, non è nemmeno esplosa;
4) L’ISIS ha rivendicato gli accoltellamenti in Minnesota;
5) L’ISIS non ha rivendicato le bombe di NYC;
6) Per far esplodere queste bombe non occorre fare il kamikaze.

a me viene da pensare a delle bombe messe in piedi dall’ultra-destra americana, la stessa che è dietro la strage di Oklahoma City. Avrebbero tutti i motivi per farlo, lo farebbero proprio in questo modo, proprio in questi tempi e, sopratutto, non avrebbero necessità di rivendicarlo (così come, in tempi più recenti, non vennero mai rivendicate le lettere all’antrace).

La domanda che rimane allora è se ci sia una relazione tra queste bombe e gli accoltellamenti. O si tratta di un caso,
una incredibile coincidenza, oppure qualcuno ha sobillato l’accoltellatore perché agisse proprio nello stesso giorno. Considerato che è poco probabile che l’ultra-destra americana (quella suprematista, per capirci) possa avere simpatie per l’ISIS ed avere un contatto con loro, rimane la possibilità di un elemento di collegamento, come delle parti variamente deviate dei servizi segreti.

Ammetto che questo è l’elemento più debole della mia teoria, però l’idea che l’ISIS si metta a fare bombe che, lasciatemi dire, a Napoli a Capodanno facciamo meglio e fanno più rumore, poco mi convince.

Vedo ora, mentre scrivo queste note, che i giornali americani titolano “Non è terrorismo internazionale”, quindi a qualcuno, che ha sicuramente più elementi di me per giudicare, sta venendo lo stesso sospetto.