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The Man Who Knew Too Much

E’ il titolo del libro che David Leavitt – a cui io devo Eguali Amori – ha scritto su Alan Turing.

Alan Matheson Turing è stato il matematico inglese che, per risolvere un problema di matematica, ha inventato la cosiddetta macchina di Turing. La macchina di Turing è quel dispositivo astratto che cattura l’essenza di cosa sia un computer. Tutto quello che un computer fa potrebbe essere calcolato da una macchina di Turing, ma ci sono cose che la macchina di Turing non può calcolare, ovvero come dicono i matematici, la matematica non è decidibile, ovvero esistono problemi matematici che non possono, intrinsecamente, essere risolti. Inoltre, Turing ideò il cosiddetto test di Turing, uno strumento empirico per rispondere alla domanda: un computer può pensare? Così come la macchina di Turing è uno dei capisaldi dell’informatica teorica, il test di Turing è una dei fondamenti dell’intelligenza artificiale.

Turing fece questo quasi nel suo tempo libero, perchè dedicò moltissime energie alla decifratura del codice Enigma, usato dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale. Questo riuscito tentativo, che ebbe successo grazie anche alle sue intuizioni e alla capacità di trasformare una idea matematica in un oggetto concreto, sarà uno degli elementi che consentiranno la vittoria degli Alleati.

Turing era omosessuale. Visse la sua condizione, in un paese molto poco amichevole, con grande tranquillità, senza preoccuparsi di nascondere niente, vivendo le sue storie e i suoi incontri di una notte con molta serenità. Ma quando venne poi approvata la legge contro gli atti osceni, lui ci incappò e venne costretto a subire una castrazione chimica, a base di estrogeni che ne alterarono il fisico e la psicologia. Verrà trovato morto poco tempo dopo, avendo morso una mela avvelenata al cianuro. Era un appassionato del film Disney Biancaneve e i Sette Nani, dove proprio Biancaneve cade in un sonno profondo dopo aver mangiato la mela.

Fu suicidio? Questa è la tesi prevalente, anche se i suoi amici e sua madre sostennero la tesi di un esperimento andato male, e ci fu chi pensò ad una elaborata messa in scena, del resto per la sua posizione poteva essere venuto a conoscenza di vicende belliche che era meglio rimanessero segrete.

David Leavitt ha scelto non di scrivere una biografia su Turing, era già fatta, ma di provarne a raccontare la personalità straordinariamente complessa e nevrotica, cimentandosi in una opera molto difficile, perchè ha voluto anche esporre in dettaglio il problema matematico che Turing voleva risolvere, facendo un buon lavoro di inquadratura del contesto storico-scientifico in cui Turing operò. In effetti, il lettore non avvezzo avrebbe una certa difficoltà a ritrovarsi nelle prime pagine (per dire, il metodo della diagonale di Cantor è meglio che uno lo conosca prima di leggere il libro, altrimenti ci metterà un po’ a capire di cosa si sta parlando). Io sono rimasto favorevolmente impressionato dalla qualità e dal rigore delle argomentazioni sviluppate, il romanziere non si è consentito nessuna licenza.

Però nel complesso non sento che l’operazione sia riuscita. In certi punti ho avuto la sensazione che Leavitt abbia voluto forzare l’interpretazione degli scritti di Turing, per ricondurli all’idea che aveva di lui e del perchè facesse cosa. Non lo consiglierei a chi non conoscesse già Turing, almeno di nome, perchè non ci si appassionerebbe, per un informatico gay è invece una lettura consigliabile.