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Arfio, t’a posso dì ‘na cosa?

Ieri sera ad Otto e Mezzo c’era Alfio Marchini, candidato sindaco a Roma per la sua lista e, sopratutto, per Forza Italia e quella parte della destra romana che non sopporta, per motivi personali direi più che politici, Giorgia Meloni.

A tutte le domande di Lilli Gruber, Marchini ha risposto con una tattica di sostanziale “ma anche” di veltroniana memoria.

Quindi: lei che è un uomo ricco (nel senso di patrimonio personale di centinaia di milioni di euro) perché ha detto che venderà la Ferrari e andrà ai comizi con una utilitaria? Perchè rappresento tutti, quindi non voglio creare delle distanze. E qui, già si sente un atteggiamento di pietosa comprensione verso questi poveri che, ahiloro, non possono comprarsi una Ferrari, magari rosicano pure perché Marchini ce l’ha, ma in fondo lui li capisce e un po’ gli sta vicino. Quel po’ che basta per averne i voti, sia chiaro.

Poi: ma a lei che effetto fa avere in lista uno come Storace, che lei ha amabilmente definito “fascista de core”, manco fosse un complimento? E lui: ma mio nonno mi portò a vedere “Il Delitto Matteotti”, e che volete che quel film non faccia parte di me? Beh, meno male che fa parte di te, perché se lo avevi ripudiato che facevi, coprivi il Colosseo con l’aquila littoria?

Ed inoltre: ma lei prima ha dichiarato che ognuno deve essere libero di amare chi vuole, poi ha detto che lei come sindaco non celebrerà unioni civili tra persone dello stesso sesso, come spiega la contraddizione? E qui, devo dire che ormai ero abbastanza nervoso e questo non mi ha aiutato a capire la risposta fumosa (e sì, sono uno che nel politichese ci si trova sempre a suo agio) che ha mischiato Sant’Agostino e il fatto che lui è contro l’omofobia, però le unioni civili no ma forse i matrimoni sì ma le adozioni no.

C’è stato anche un passaggio sul fatto che farsi le canne ti comporta che, se finisci in coma, poi non ti riprendi più, però su questo lo lasciamo libero di pensare quello che crede e di non valutarlo in dettaglio, visto che il sindaco di Roma può credere a quello che vuole in ambito medico, basta che non lo imponga agli altri.

Invece, quello che il sindaco di Roma non può fare è quello di mescolare i diritti altrui con le sue idee e scegliere, di volta in volta, chi vuole far vincere. Non sta a lui decidere se la legge sulle unioni civili è da applicare o meno, ma sta a lui dire che in un Paese che è rimasto l’ultimo in Europa, di fronte ad una minoranza ignorata, vilipesa e a volte anche picchiata, nel silenzio colpevole di tanti conviventi che “se lo sono cercato, certe cose si fanno a casa”, il sindaco è il primo ufficiale di una città e il primo che garantisce dei diritti.

Non si può accettare un candidato sindaco che, se diventasse sindaco, darebbe ai diritti una dimensione elastica, secondo la convenienza del momento. Signor candidato sindaco, se lei domani dovesse decidere sul diritto dei bambini ad andare a scuola, lei come tutelerebbe questo diritto? Se fosse il diritto ad andare in gita? Se il diritto riguardasse il figlio di una coppia gay? Gli garantirebbe il diritto di andare in gita, anche se questo causasse il turbamento della scolaresca? O di fare la festa di compleanno a scuola, invitando i suoi due papà o due mamme?

Oppure, signor candidato sindaco, lei starebbe a fare il conto con il bilancino, per vedere se queste sortite le portano voti? Perchè é evidente che questa uscita sulle unioni civili serviva solo a prendere un po’ di voti per cercare di arrivare al ballottaggio, ma di tutto questo ne abbiamo le scatole piene.

Siamo stufi di candidati sindaco che non parlano, innanzitutto, di diritti. Di diritto al lavoro, alla sicurezza, all’istruzione, alla sanità, alla mobilità! che a Roma è una tragedia perenne.

E siamo preoccupati di candidati sindaco il cui messaggio politico si riassume in “siccome voi non capite un cazzo, però mi serve il vostro voto, per quanto mi fate schifo ve lo chiedo, tiè guardate mi vendo pure il macchinone, però sia chiaro che cosa fare e cosa decidere lo valuterò giorno per giorno non rispetto alle mie idee, ma rispetto alla mia convenienza”.

E coprite questo disprezzo verso i romani con il sorrisone, con i modi apparentemente affabili, con l’eloquio pieno di inflessioni dialettali, perché a voi ricchi deve essere perdonato tutto, in fondo siete così buoni.

Ecco Alfio, dopo averti sentito discettare di Sant’Agostino, fascisti de core, Ferrari, unioni civili, Matteotti e tutto in mezz’ora, senza che nessuno ti dicesse niente, sento di doverti io dire qualcosa, da romano de roma:

mavattelaapijanderculo!

La buona legge sulle unioni civili

La legge sulle unioni civili, così come è uscita dal Senato, si configura come una buona legge; spiace che parti significative del mondo LGBT italiano siano preda di un furore massimalistico e stiano organizzando una manifestazione a Roma in cui sosterranno che è meglio nessuna legge piuttosto che questa.

Gli aspetti positivi della legge. L’aspetto positivo di questa legge è che finalmente esiste un istituto giuridico con cui riconoscere le unioni affettive tra persone dello stesso sesso. Si tratta di un istituto forte, perché prevede la pensione di reversibilità, come dicevo in questo articolo di quasi due anni fa. Può sembrare un dettaglio, ma la pensione di reversibilità ha un significato importante in Italia, visto che per il nostro sistema pensionistico si configura come una assicurazione forzosa (quindi la pagano tutti i lavoratori) con premio la possibilità per il coniuge sopravvissuto di avere una integrazione della propria. Siccome è una assicurazione forzosa, la paghiamo tutti, single e sposati, etero e gay: quindi consentire ai gay di beneficiarne è un atto di giustizia a costo non zero per le casse pubbliche.

L’obbligo della fedeltà. Questo è uno degli elementi che nella legge delle unioni civili non è presente ed ha fatto gridare allo scandalo tutti i fini intellettuali che stanno su Facebook (pagine intere di gente che si dà ragione e si fomenta l’un l’altra). Il punto è che l’obbligo di fedeltà, per i matrimoni tra eterosessuali, è un residuato storico, che nasceva in una Italia in cui questo si applicava sostanzialmente alla donna più che all’uomo e che doveva regolamentare alcuni obblighi legati alla tutela dei figli. Ma oggi, per consolidata giurisprudenza di Cassazione, non vale più: si riconosce la colpa della separazione al coniuge infedele solo se l’infedeltà è avvenuta di punto in bianco; se è avvenuta perché i rapporti erano già deteriorati, non è più questione che riguardi il giudice. Quindi, quale è la lamentela? E’ evidente, non siamo scemi, che la gentaglia dell’NCD abbia voluto questa norma per far passare un’idea per cui le coppie omosessuali sono intrinsecamente promiscue; ma mai come in questo caso: ognuno con il proprio cuor l’altrui misura. L’effetto giuridico di questa cosa è zero, l’effetto politico c’è tutto ma non è esattamente quello che sperava l’NCD, che quindi sta raccontando agli italiani che il partito di quelli che pensavano che Ruby fosse la nipote di Mubharak è per la fedeltà. Casomai, saranno gli eterosessuali a sentirsi discriminati, perché hanno (in potenza) un obbligo che non ha senso. Così come, hanno procedure di divorzio lunghe e complesse, mentre le unioni civili hanno un iter di tre mesi,

La stepchild adoption. Altro tema complicato e sicuramente poco piacevole. Che, politicamente, rappresenta la prima sconfitta vera per Renzi, che si era impegnato ad inserirle. L’effetto giuridico, anche qui, dell’assenza di una norma è prossimo allo zero, per vari motivi. Primo, i giudici già oggi riconoscono l’adottabilità del configlio a coppie omosessuali, anche in mancanza di un istituto giuridico specifico che le identifichi come tali. Ora che l’istituto c’è, il passaggio per l’adozione sarà immediato e ben più semplici, perché a differenza di quello che dicono i sapienti su Facebook, la mancanza di una possibilità (ad adottare) non equivale ad un divieto (ad adottare). Poi, non ultimo, ora che c’è un istituto giuridico, sarà sempre possibile pensare a ricorsi alla Corte Costituzionale o a quella dei Diritti dell’Uomo per avere un invito ad una legge estensiva (del diritto ad adottare) e non discriminatoria. Sarebbe stato meglio che il legislatore avesse scelto di essere coraggioso, ma questo è un tema di natura politica generale e non specifico di questa legge.

L’NCD. Che si è dimostrato per quello che è, un antistorico rigurgito di clericalismo. Poverini, non capiranno mai perché nonostante tutto il loro affannarsi rimangono sempre inchiodati al due per cento: forse perché non hanno una idea inclusiva di società come quella dei grandi partiti conservatori europei (dai democristiani tedeschi ai neo-gollisti francesi). Sono comunque in grande difficoltà, perché gli organizzatori del Family Day si sono detti contrariati da questa legge (sì, la posta in palio era non farla proprio, forse non si è capito bene questo) e quindi Alfano ha dovuto fare la volgare uscita sulla legge che evita le adozioni contro natura. Allo scopo di provare ad intestarsi un rivolo di questo rigurgito fascistoide, non capendo che così ha perso sia il sostegno degli uni che la captatio benevolentia degli altri. Purtroppo, quando uno non ha il quid…

L’M5S. Il partito dei Cinque Stelle ha dimostrato di essere un partito, altro che un movimento; ed un partito peggiore degli altri, perché almeno dagli altri non ti senti fare discorsi su una superiorità morale che proprio non esiste. Pur di mettere in difficoltà Renzi hanno costruito una eccezione in termini procedurali che dal punto di vista delle regole non sta in piedi e che dal punto di vista dell’esito ha tolto l’adozione del configlio dalla legge. Possono dire quello che vogliono sul perché e sul percome, la verità è che si sono spostati a destra per far contenta la CEI e quella parte dei loro elettori a cui i gay fanno tanto schifo. Certo, non possono dirlo, per cui parlano di canguro, sono diventati tutti esperti di regolamenti parlamentari. E’ quando si tratta di diritti, che sono un po’ carenti. Un partito che è nelle mani di un singolo uomo, Gianroberto Casaleggio, che decide quello che vuole ed interpreta le proprie regole come gli conviene (pare il regolamento di Amici di Maria De Filippi) dovrebbe preoccuparci tutti.

Renzi. Ha vinto, ma non ha stravinto. Ha vinto perché si è imposto con tutti, dalla minoranza integralista del suo partito all’NCD alla CEI. Non ha stravinto perché non ha ottenuto l’adozione del configlio perché si è fidato troppo del partito dei Cinque Stelle.

Verdini. Splendido leader politico liberale che con i propri voti ha consentito di dare all’Italia una legge sulle unioni civili. Non mi importa niente, ma proprio niente, di chi sia, che voglia e da dove venga. Perché queste riserve si potrebbero fare anche su tanti altri parlamentari (vi ricordate che Alfano è quello che sta dietro al caso del rapimento della Shalabayeva oppure no?) solo che parlare male di Verdini fa comodo alla minoranza di sinistra del PD, mentre dell’NCD non si può parlare male perché quella stessa minoranza con l’NCD ci ha fatto il governo Letta. Allora, Alfano o Verdini per me pari sono, quindi li giudico su quello che fanno e non su quello che l’opposizione a Renzi vuole suggerirmi di pensare.

La manifestazione del 5 Marzo a Roma. Per tutti questi motivi, io e il mio compagno non parteciperemo alla manifestazione del 5 Marzo a Roma, la cui piattaforma programmatica è confusa quando va bene e massimalista quando va male. Che ci possa essere una manifestazione a favore della laicità dello Stato è cosa buona, ma farla al grido che è meglio nessuna legge che questa legge significa non capire un beneamato cazzo. Capisco la gente che si eccita a leggersi e a rileggersi su Facebook per dirsi che questa legge non andrebbe bene, ma questi dovrebbero ricordarsi che è solo nel 2003 che la Corte Suprema statunitense ha abrogato le leggi che punivano il sesso omosessuale e i matrimoni sono arrivati nel 2013: queste cose non si fanno in un giorno solo. Qualsiasi altro atteggiamento è massimalista e pericoloso, sopratutto verso una legge che non è tale e che deve ancora passare alla Camera (dove non potremmo escludere sorprese di nessun tipo). Capisco pure che questo atteggiamento nasca da una elaborazione sbagliata di un sentimento di rifiuto ma non tollero che ci sia polemica da gente come Luxuria che, quando era deputato, l’unica cosa che ha votato è stata la proroga dell’esenzione ICI per gli immobili della Chiesa.

La Grande Bellezza

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Napoli, Piazza del Plebiscito illuminata a festa per i diritti di tutti.

Su Alfano, ora tocca a Renzi

Avevo scritto qualche giorno fa che Alfano è innanzitutto inadeguato a fare il ministro dell’Interno, perché sul tema delle trascrizioni dei matrimoni contratti all’estero non aveva ben capito il ruolo dell’anagrafe comunale, facendo incazzare i Comuni d’Italia.

La situazione, per Alfano, è anche peggiore. Nei giorni passati il prefetto di Roma ha incontrato il Procuratore Capo della stessa città, per chiedere che fosse la Procura a muoversi per cancellare queste trascrizioni. Perché, qui sta il bello, il Prefetto non può chiedere alla Procura di muoversi (non esiste alcuna legge che lo preveda), la Procura può invece muoversi di sua iniziativa, ma la Procura di Roma non ha alcuna intenzione di seguire sua eccellenza il Prefetto in questa scemenza.

Ovviamente, il Prefetto potrebbe sempre disporre l’annullamento d’ufficio delle trascrizioni, in quanto massima autorità del Governo sul territorio, ma in questo caso sarebbe esposto ad un ricorso al TAR che, poco ma sicuro, non negherebbe una sospensiva, sputtanando il Prefetto ed aprendo una frattura che il Prefetto, persona certamente capace e prudente, non vuole correre il rischio che si attui.

Così, il Prefetto deve trovare il modo di uscire da questo cul de sac in cui l’ha cacciato l’incompetenza del suo Ministro.

Se uno considera che il Ministero dell’Interno è una struttura molto verticistica, che il Ministro non può governare una struttura del genere se non ha l’appoggio della potentissima burocrazia ministeriale, che questa burocrazia è già stufa di un ministro debole, insicuro e capace solo di scaricare su di essa le colpe e le responsabilità (prima di tutte, la vicenda kazaka), la domanda da fare a questo non al Ministro, ma al Presidente del Consiglio è: quando pensi di intervenire? Oppure credi che il Ministero dell’Interno si governi da sè?

La tragedia di un uomo ridicolo: Angelino Alfano

Angelino Alfano è, innanzitutto, inadeguato.

Si tratta della cifra stilistica della sua mediocre esperienza politica: inadeguato come Ministro della Giustizia nei governi Berlusconi, quando contribuì a fare passare leggi come la Bossi-Fini che sono poi state stracciate dalla Corte Costituzionale. Inadeguato come Ministro dell’Interno in questo governo, con la vicenda della sparizione forzosa dell’oppositrice kazaka, avvenuta con il Ministro che non ne sa niente. Inadeguato a gestire una macchina così verticistica come il Ministero dell’Interno, dove proprio il modo in cui ha scaricato i funzionari che si occuparono di quella oscura vicenda ha fatto sì che la burocrazia ministeriale gli si sia messa contro.

E’ anche, sopratutto, inadeguato a fare il segretario di partito. Berlusconi ci aveva provato a metterlo a capo del PDL, ma si era dovuto subito ricredere per l’atteggiamento ondivago ed inconcludente del pupillo. Allora Alfano non si è perso d’animo, ed ha deciso di fondare il suo partito insieme ad altri personaggi in cerca di poltrone e contando sulla benemerenza da parte del Presidente della Repubblica.

Come Casini prima di lui, è rimasto poi prigioniero della parte più retriva e clericale del mondo cattolico italiano. Se c’è una cosa che ha impedito a Casini di creare un grande partito moderato è il tanfo di sacrestia che da lui promana. Odoraccio che, va detto, non c’era nella Democrazia Cristiana che era sicuramente un partito cattolico, ma che aveva una idea di Stato molto più ampia.

Senza divagare, Alfano è invece rimasto a fare lo sguattero della minestra riscaldata e stantia del clericalismo italiano, quando questo ormai è un ferrovecchio per lo stesso Papa (che, probabilmente, non sa chi è Alfano oppure non se lo spiega, certo non arriva a comprenderlo nè particolarmente se ne cale).

Così, mentre il Sinodo dei vescovi dice che anche le famiglie omosessuali vanno accettate nella Chiesa, che deve essere misericordiosa e paterna, Angelino – proprio il giorno prima, ma guarda che disdetta – se ne esce con la stupida, stupidissima, circolare che vieta le trascrizioni dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero.

Ora, che ad Angelino piaccia o non piaccia, all’estero i matrimoni tra persone dello stesso sesso si celebrano ed è nel pieno diritto di chi l’ha contratto all’estero chiederne una trascrizione in Italia, esattamente come quelli che hanno preso una laurea in Europa e l’hanno riconosciuta in Italia senza valutazioni di parte. Questo perché il matrimonio genera degli effetti che hanno effetto, scusate il gioco di parole, anche in Italia, quindi sarebbe strano che lo Stato Italiano non ne fosse a conoscenza.

Non voglio stare a perdere tempo a spiegare perché quella di Alfano è una forma di clericalismo con un sottostrato burocratico che suscita ilarità o sdegno, ma mai comprensione, questo è già stato detto.

Vorrei invece riprendere il tema dell’inadeguatezza per evidenziare un punto che è stato poco toccato nelle cronache. Alfano ha detto che il Sindaco come Ufficiale di Stato Civile prende disposizione dal Prefetto su questi temi, non può agire di testa sua.

Per chi conosce come funzionano certi processi amministrativi, questa è una bestialità che, detta da un Ministro dell’Interno, equivale ad una bestemmia in chiesa detta da un prete.

L’identità dei cittadini (cioè la carta d’identità) viene attribuita dai Comuni, secondo una legge credo del ’57 che, interpretazione e consolidata giurisprudenza costruita giorno dopo giorno, riconosce questa potestà ai Comuni in modo esclusivo. Non esiste un altro ufficio dello Stato, centrale o locale, che possa fare la stessa cosa. Allora, stabilire per circolare che il Sindaco risponde al prefetto di quello che fa significa invadere un campo di esclusiva pertinenza comunale. Cosa che, infatti, ha provocato sia la risposta piccata dei vari sindaci promotori delle trascrizioni – che hanno curato l’aspetto politico della questione – sia del presidente dell’Anci, che si è incazzato da un punto di vista istituzionale.

Dicevo, Alfano è inadeguato. Lo è nella gestione del partito che l’ha messo lì, nel raccordo con quella che lui considera la Chiesa Cattolica Italiana che invece se ne frega amabilmente di questo personaggio, nella conoscenza delle leggi nei rapporti con i Comuni che per il Ministro dell’Interno sono elemento essenziale della sua attività quotidiana.

Farebbe bene a farsi da parte, per manifesta ignoranza, invece di stare a strillare sulla violenza inaudita di qui – povera stella – è stato vittima. Pensasse alle violenze di chi vive in famiglie a metà e ogni giorno deve arrabbattarsi per avere riconosciuto un pezzettino, piccolo piccolo, dei suoi diritti.

Piuttosto, Renzi se ne liberi. Tanto, il partito di Alfano non farà mai cadere il governo, sa che finirebbe stritolato nelle elezioni politiche (e poi, si andrà a votare comunque tra qualche mese).

Il molto è molto meglio del niente

Il governo ha anticipato, per bocca del suo ciarliero premier, il disegno di legge sulle unioni civili. Una parte della comunità LGBT ha già deciso di dire no a prescindere, perché è animata da un sacro furore contro Pittibimbo. Facciamo a capirci, va bene pensar male di costui, però a volte bisognerebbe anche entrare nel merito, facendo una sana valutazione politica, a contatto con la realtà.

Secondo il piano del governo, le unioni civili avranno gli stessi diritti e doveri dei matrimoni civili, salvo il diritto di adottare. Se così fosse, sarebbe un ottimo compromesso e il tono di chi si lamenta perché vuole avere la parola “matrimonio” a me pare abbastanza fuori posto.

I tre punti che trovo molto positivi di questa proposta sono: a) che ci si unisce andando dall’ufficiale d’anagrafe in Comune, quindi con una modalità simile a quella del matrimonio civile, con una netta evoluzione rispetto alla proposta dei Di.Co. in cui ci si univa per raccomandata; b) che è riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità, cosa che è fondamentale per tantissime diverse ragioni, sopratutto perché è una norma non a costo zero per le finanze pubbliche; c) che è possibile adottare il figlio del proprio “unito”, quindi in realtà un inizio di principio di adozione c’è già.

L’ultimo punto, in particolare, suscita perplessità dei vari integralisti cattolicoidi e baciapile. Se queste fossero le premesse, sarebbe quindi un ottimo disegno di legge e una ottima legge. E’ evidente poi, in prospettiva, che avere un istituto giuridico come quello delle unioni civili così simile a quello del matrimonio civile porterà necessariamente, prima o poi, ad unificarli, come è stato in molti paesi europei (Francia, Inghilterra e credo anche Germania) che hanno iniziato con le unioni civili e poi sono andati oltre. Significherebbe inoltre migliorare e di molto le condizioni di vita di tante coppie gay, dando loro diritti e tutele e, mi ripeto, anche a costo non zero per lo stato italiano, perché i diritti a costo zero sono già una concessione ma è dove è la pecunia che si fanno le politiche vere di inclusione.

Viceversa, fare la polemica perchè non si parla di “matrimonio” significa non voler fare una vera battaglia politica, ma perdersi nel massimalismo che è poi minoritarismo. Chiudersi in quel recinto, in cui siamo già da tanto tempo chiusi, in cui dobbiamo ricorrere sempre al sostegno assai interessato delle varie associazioni gay, che sono poi quasi sempre associazioni di imprenditori interessati alla clientela gay.

Poi vedremo come andrà, è vero che questo governo è noto per promettere 100, anzi 1000, e realizzare poi da -5 a +23 (circa), quindi tutto può succedere. Qualcosa, non molto ma qualcosa, dipenderà da quale tipo di sostegno e critica sensata e non pregiudizievole per principio sapremo noi del mondo LGBT nei prossimi mesi; e qui temo il peggio.

Clamoroso: i gesuiti sono per le unioni gay

Secondo il riassunto riportato da Daria Vaccarello per l’Unità, i Gesuiti hanno elaborato un documento in cui si riconosce che rendere le unioni gay delle unioni civili aiuta il bene comune.

Il documento dei Gesuiti è questo, l’articolo di Daria Vaccarello sta qui.

Non ho avuto il tempo di leggere il documento, per cui non so se il riassunto della Vaccarello sia completo o meno.

“Il compito dell’etica non sta quindi nell’insistere per modificare questa organizzazione psicosessuale, ma nel favorire per quanto possibile la crescita di relazioni più autentiche nelle condizioni date