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Nel frattempo, dall’altra parte dell’oceano

Scandalo a New York, si è scoperto che alcuni tassisti hanno applicato una tariffa più alta di quella prevista. Si stima che quasi il 2% delle corse siano state ritoccate verso l’alto, e il sindaco Bloomberg ha dichiarato che andrà fino in fondo.

La commissione di vigilanza ha scoperto la frode, che è costata in media 4-5 dollari per ogni corsa, analizzando i dati del GPS installato su ogni taxi.

Uno può immaginare una pubblica amministrazione che sia in grado di fare la stessa cosa (che richiede professionalità alte e di vario tipo, a cominciare da statistici capaci e messi in condizione di lavorare), e già potrebbe dirsi quanto siamo distanti dagli Stati Uniti.

A Roma, quando sindaco c’era Walter Veltroni, per evitare di far risaltare troppo l’aumento delle tariffe dei taxi, è stato deciso che tutte le corse che partono dalla stazione Termini hanno un sovraprezzo di 2 euro: poichè questo coinvolge una gran parte delle corse che ci sono a Roma, il risultato è stato quello di dare l’aumento senza farlo risultare tale.

Dici: perchè parlare male di Veltroni? E che ne so, mi porto avanti con il lavoro, non vorrei che tra un po’ rispuntasse fuori.

Frase del giorno

Veltroni ha le attenuanti generiche per incapacità a capire.

(Ciriaco De Mita)

Eutanasia di un partito

Scrive Ezio Mauro nell’editoriale di oggi:

La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D’Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l’Inter è tornata a vincere lo scudetto.

Direi, meglio tardi che mai. Perchè qui non è che, caduto Veltroni, ora arriva D’Alema o il suo alfiere Bersani. Devono comunque farsi tutti da parte, non ne possiamo più. Perchè “con questi leader non vinceremo mai”.

Aggiunge poi:

Perché come dimostra il caso Englaro le idee oggi predeterminano le scelte politiche, soprattutto in partiti che sono nati appena ieri

E quindi con questo io annuncio la mia pubblica candidatura a scrivere gli editoriali di Repubblica.

Perchè all’atto della nascita del PD ho detto e ripetuto che non ci si mette insieme perchè si è d’accordo sulla curva IRPEF, ma ci perchè si mette insieme per i valori, che oggi sono la bussola della società occidentale. Formare un partito unito sulla post-ideologia in campo economico (eravamo comunisti, ora non crediamo più nella lotta di classe, ma in una solidarietà riformista) non basta nemmeno un po’ a mettersi d’accordo sulle cose più importanti, i temi della vita e l’idea più o meno inclusiva di società, tutte quelle cose su cui la destra martella ferocemente ogni giorno, lasciando che la crisi economica esploda perchè tanto non sanno cosa fare.

La Chiesa ha capito benissimo che oggi l’identità è valoriale, per cui ha scelto un papa modesto ma che è dogmatico in ogni cosa che dice e che fa. Con l’arrivo poi della crisi economica, non c’è proprio niente di cui discutere di economia, il debito pubblico sarà consolidato, la Cina presa a calci nel culo così si impara, lo Stato occuperà la maggior quota della produzione del PIL e diventeremo tutti più keynesiani di Keynes.

Per cui, conta cazzi che siamo d’accordo con la Binetti o altri tanfi di sacrestia che l’IRPEF sui redditi alti è al 49%, conta se siamo d’accordo sull’aborto, le unioni civili, l’eutanasi, il divorzio. Mi pare che non siamo per niente d’accordo.

E’ vero che, come scrive Mauro, questa difficoltà del PD sconta anche la crisi del cattolicesimo democratico. Ma è anche colpa del PD che invece di prendere Ignazio Marino e metterlo vice-segretario, l’ha lasciato in splendido isolamento. Nè credo che il progetto del PD possa passare attraverso la speranza che prima o poi la Chiesa apra gli occhi sulla gravità di quanto sta facendo, sull’aver costruito a destra un partito ateo e clericale, e sull’inviluppo della società italiana.

La perfidia del gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso

Ovvero la perfidia di quelli che hanno sempre asfaltato strade di fiducia preventiva a Veltroni, anzi come disse De Benedetti: voglio la tessera numero zero del Partito Democratico.

La perfidia è che oggi l’apertura è sulle dimissioni di Veltroni, e cliccando sulla notizia c’è l’intermezzo pubblicitario: “Ti senti vulnerabile? Rinforza le tue difese naturali con Actimel”

Dopo il PD

La sconfitta di Soru in Sardegna mi ha un po’ sorpreso, è stato un discreto presidente di regione e aveva contro un candidato sconosciuto, il cui punto di forza è stato l’appoggio di Berlusconi. Sorpreso, ma alla fine la cosa è stata vissuta con rassegnazione. L’elettore di sinistra credo si sia rassegnato, sa che comunque vadano le cose il vincitore sarà Berlusconi, come è stato nelle ultime tre elezioni regionali.

Nè potrebbe essere diversamente, se il PD non è altro che un contenitore magmatico dentro cui c’è tutto, la cui unica linea è che non c’è una linea, dove ognuno si alza e vota come gli pare, dice quello che gli pare, minaccia scissioni e tutti a preoccuparsi del mantenimento della cultura cattolica nel PD, come se questa cultura fosse riassumibile e rappresentabile da un ateo divenuto clericale come Rutelli.

Ieri sentivo parlare un esponente della Lega, che diceva che la Caritas ha il business della gestione degli immigrati clandestini, ecco perchè vuole tenerli. Questo incosciente – pesantemente redarguito da Gad Lerner che gli ha detto che in quanto a business sugli immigrati la Lega non è seconda a nessuno – non sa le condizioni di schiavitù in cui sono gli immigrati nei centri di accoglienza temporanei, dove chi li gestisce guadagna sui soldi che lo Stato paga per l’assistenza. E’ viceversa un rappresentante di questa società impazzita, sempre più preda del parrossismo contro chiunque tocchi l’ordine sociale; tanto l’ordine è più fragile, tanto più non garantisce e non offre nessuna vera possibilità di vita e di felicità a chi ne fa parte, tanto più sia difeso, diamo tutti i poteri a Berlusconi che almeno ci pensa lui. In effetti, se l’alternativa è il pingue Veltroni, che dedica le sue giornate ad analizzare il pensiero di Rutelli, non riesco a dare torto agli elettori del PD che ieri se ne sono stati massicciamente a casa, portando il partito a perdere undici punti percentuali.

Ignazio Marino è una persona perbene, un serio esponente del PD, un cattolico intenso che però distingue tra quello che dice la Chiesa e quello che dice la società, nel solco di quei grandi cattolici impegnati in politica che non sono mai stati clericali. E’ quello che ha rinunciato ad un posto nella lista del PD per la Sicilia per far posto ad un esponente della lotta alla mafia, almeno il PD ne aveva in lista uno e non zero.

Marino è stato rimosso dal PD dal ruolo di capogruppo in Commissione Sanità al Senato, sostituito dalla ineffabile Dorina Bianchi, la relatrice della legge 40 sulla fecondazione assistita. Questo per il pagare di Veltroni un prezzo politico a Beppe Fioroni, un politico di caratura mondiale il cui pensiero politico è talmente immenso che sarebbe un peccato perderlo e tantomeno farlo adirare, meglio stritolare Marino che dietro ha solo il suo essere perbene. E anzi, guai a Marino se dice che se passa la schifosa legge in discussione sul testamento biologico poi si va al referendum, la Binetti già lo contesta e Veltroni media. Come media? Dicendo che è meglio una buona legge che il referendum. Poteva anche dire che i giorni della settimana gli risultano siano sette, è anche quella una linea politica che garantisce i risultati della Sardegna.

Mi spiace per Soru, e credo che i sardi ci rimetteranno dopo aver sostituito l’autore della legge salva-coste con l’amico di un palazzinaro. Ma se questo serve a diserbare l’attuale classe dirigente del PD non sarà stato un sacrificio vano. Certo, è il momento di contribuire tutti insieme ed attivamente ad affondare questo partito, per cui alle europee se mai lo voterò sarà con una preferenza per un candidato della parte più di sinistra, sempre che ne candidino uno.

E’ una teoria di fatti

Non so se la cosa peggiore per il PD sia la batosta abruzzese, l’alto astensionismo, Di Pietro che prende sei volte più voti delle passate elezioni, l’arresto del sindaco di Pescara (segretario regionale del PD e candidato alla successione di Del Turco se anche questi non fosse stato a sua volta e prima arrestato) i sondaggi nazionali che danno il PD al 27 per cento, i commenti di Fioroni che con l’UDC si sarebbe vinto, o il fatto che nella prossima direzione del PD ci sarà lo scontro tra D’Alema e Veltroni, per dire un argomento nuovo e sicuramente appassionante, destinato a mobilitare le folle progressiste e democratiche.

Quella sinistra che pur di non essere veltroniana spara nel mucchio: Roberto Defez e Vandana Shiva

Nelle condizioni in cui versa il PD, prendersela con Veltroni è tanto giusto quanto inutile. Sopratutto, è del tutto poco saggio sognare l’avvento del grande Leader Massimo D’Alema: di questo vecchio schematismo tra i due dinosauri ci saremmo un po’ rotti le palle, è un dibattito usurato e noioso; a casa tutti e due e i loro sodali, dopo due decenni che state a discutere non avete risolto altro che consegnare a Berlusconi una maggioranza immensa e una credibilità assoluta, le persone italiane di sinistra sono meglio di voi, anzi ci meritiamo di meglio di voi.

Sopratutto, il cielo ci salvi dai dalemiani d’accatto, così tanto convinti di essere intelliggggenti che pensano di poter sparare a zero su Veltroni, tanto ‘ndo cojo cojo (=dove colpisco colpisco), che di sicuro colpisco qualche punto debole.

Il dalemiano di oggi è Roberto Defez, che ha scritto un pregno articolo su Leftwing, il sitarello dei dalemiani: che no, non sono una corrente politica, ma una fondazione culturale.

Vandana Shiva (che è un po’ più famosa di Roberto Defez, e non credo sia perchè il mondo è ingiusto: più probabile perchè dice cose giuste e forti, e non fa i due errori per frase di cui il signor Defez parla senza rendersi conto di coprirsi di ridicolo) accusa i produttori di cotone geneticamente modificato di essere responsabili del peggioramento delle condizioni di vita dei contadini indiani,  cosa che ha portato ad un aumento del numero di suicidi.

Poi c’è appunto la dotta analisi di Roberto Defez che ci spiega che no, non è così, la Shiva è una specie di icona dell’oscurantismo scientifico, mentre c’è lui che sa quello di cui si parla. E’ uno scienziato, ohibò.

Tutto l’articolo nasce dal fatto che la Shiva è stata invitata ad un seminario del PD; appunto per il colpire dove capita, i dalemiani d’accatto hanno rosicato, perchè tutto pensano tranne che Veltroni possa averne indovinata una. Cosa che invece, seppur raramente, capita.

Per dimostrare che Vandana Shiva ha ragione e Roberto Defez no, mi limiterò a riportare gli stessi dati che Defez ha riportato nel suo articolo, tanto l’articolo è miope che nemmeno ci si deve sforzare a trovare altre statistiche:

  1. Se la produzione di cotone geneticamente modificato è aumentata di circa cento volte, mentre il numero di suicidi è rimasto stabile (tralasciando che i dati non sono completi e che nessuna analisi dovrebbe essere fatta con dati parziali; però Robbè, hai voluto la bicicletta e mo’ pedali) allora è evidente che la produzione di cotone geneticamente modificato non ha migliorato le condizioni di vita dei contadini indiani, a meno che non vogliamo pensare che questi si ammazzino per il gusto di farlo (verò Robbè che non sei razzista?);
  2. La sostituzione di una varietà di coltivazioni con una monocoltura rende sempre più povero il contadino, che se prima almeno aveva di che mangiare ora si trova invece ad avere una sola produzione di cui non si può nutrire (Robbè, non è che tu pensi che in India se magneno er cotone, vero?) e ha ora un solo acquirente per i suoi prodotti, una condizione di monopsolio che comprime fortemente i propri margini di guadagno. Spesso gli acquirenti del prodotto finito sono poi le stesse multinazionali che hanno venduto i semi geneticamente modificati, con il risultato che il contadino passa da essere un produttore ad uno che lavora, per così dire, in outsourcing, avendo un unico cliente ed un unico fornitore: è evidente quale possa essere la sua forza contrattuale;
  3. Tanto che, appunto, il numero di suicidi per povertà non è diminuito, mentre i profitti sono invece aumentati per chi produce cotone geneticamente modificato;
  4. Ultimo, i prodotti geneticamente modificati sono sterili. Per chi li produce non avrebbe senso fornire un seme che una volta cresciuto generasse altri semi anch’essi geneticamente modificati, si troverebbe a vendere i suoi semi una sola volta ad ogni contadino (se non anzi ad un solo consorzio di contadini).

Questi sono fatti molto semplici proprio ottenuti rileggendo l’articolo. E di questa dotta analisi ci hanno campato tanti, riportandola e dicendo: cattivo Walter, cattiva Vandana.

Quello che più mi sconforta è che l’alternativa a Veltroni sia questa gente qui, questa cosiddetta sinistra che ha innanzitutto un po’ di disgusto razziale verso i contadini indiani, non conosce il mercato e quindi le sue storture e anzi crede a queste idee del mercato perfetto, cazzatine già vecchie dieci anni fa e che oggi anche i più liberisti hanno superato, mostrando sempre un complesso di inferiorità perchè gli esami per loro non sono mai finiti, rimanendo slegata dalla società e dalle sue trasformazioni.

Cascano le braccia a  pensare che questi articoli siano quelli a cui si ispira D’Alema quando pensa la sua linea politica, e che pur di attaccare una linea politica disastrosa si butti tutto nel frullatore e si pensi alla Shiva come ad una specie di burinotta che parla a vanvera.

Se domani viene invitato Yunus che si fa? Diciamo che non capisce niente di economia?

Della inutilità di non essere berlusconiani

Vicino all’università di Tor Vergata hanno aperto un altro centro commerciale.

Un altro, eh. Ovvero, su via Bernardino Alimena, risultano così disponibili:

  • il centro commerciale Romanina (con al suo interno un Mediaworld ed un ipermercato)
  • Un megastore Giotto
  • Un ingrosso Maiorana
  • Un ingrosso di arredo bagno
  • Un Toys center
  • Un negozio di scarpe di 1500 mq
  • Un Bricofer di 2000 mq
  • il centro commerciale Domus, che contiene al suo interno un Trony da 4000 mq, un Leroy Merlin e un negozio di scarpe di 1000 mq e un ipermercato

Se uno gira a metà di via Bernardino Alimena, incontra:

  • un megastore Oviesse
  • un outlet Marzotto
  • un megastore sportivo
  • un immenso Castorama (giuro, fa venire l’agorafobia)

Se uno rimane sulla strada e gira per viale Schiavonetti, trova:

  • un Decathlon
  • il centro commerciale Tor Vergata, con ipermercato al suo interno
  • un immenso Mediaworld
  • un negozio di scarpe di 1500 mq

Via Alimena è lunga qualche centinaio di metri, e Viale Schiavonetti altrettanto, ovvero tutto è contenuto nel raggio di meno di un chilometro (ho omesso il centro commerciale Anagnino, in cui c’è un altro Trony, e un altro negozio di scarpe, che è a meno di un chilometro: davanti c’è poi l’Ikea).

L’inaugurazione del suddetto nuovo centro commerciale ha causato oggi dei blocchi sul GRA che partivano dalla Roma-Fiumicino ed arrivavano alla Roma-Napoli, io passo molto spesso da quelle parti e quell’uscita non è mai, dico mai, bloccata, mentre oggi c’era una fila di mezzo chilometro. La via interna era completamente intasata di auto, e tra una settimana iniziano le lezioni di Giurisprudenza, che già di suo blocca quella zona. Via Alimena non è infatti una via a dieci corsie (come potrebbe pensare il lettore dotato di buon senso) bensì a due: quando va bene e non ci sono auto parcheggiate dove capita. Il nuovo centro commerciale ha un parcheggio piuttosto piccolo.

Chi gli ha dato la licenza di costruire proprio lì, in un’area che è già sovraccarica di negozi e centri commerciali? Quale è la loro convenienza economica, se mai c’è? Chi è quel coglione stellare che ha dato il permesso di fare questo ennesimo blocco di cemento in un’area che è già una sarabanda?

Ma queste sono domande di piccolo cabotaggio. La cosa sconvolgente sono state le persone. Perchè la fila e la ressa erano causate da esseri umani, genere sapiens sapiens, che hanno preferito dedicare una giornata a fare la fila per andare da Trony e sperare di essere tra i primi 200 che potranno comprare un Tom Tom a 149 euro. Stamane il traffico ha contribuito a mandare a puttane i miei programmi, stasera sono invece passato proprio per vedere cosa avesse questo centro commerciale da attirare queste folle, e sono rimasto inorridito, sì dico inorridito, da vedere la gggente che faceva la fila per entrare. Si entra un po’ alla volta, e la fila era una fila che durava buona un’ora.

Cioè ci sono dei sapiens sapiens che si sono fatti prima la fila per arrivare, poi si sono messi a fare un’ora di fila per entrare e comprare il suddetto Tom Tom. O un imperdibile televisore LCD. Ho detto del cordless a 9 euro e 90 centesimi?

Io so cosa mi comporterà questo centro commerciale (a cui auguro allegramente di fallire: i negozi che ho visto sono tutti i soliti delle grandi catene, quindi non è una perdita per nessuno): che prima dovevo scavalcarne uno per tornare a casa, ora ne ho due. Già  il  centro Tor Vergata è stato costruito mettendoci davanti una minuscola rotatoria, in modo tale che a partire dalla metà di Novembre ci vuole un quarto d’ora per fare un chilometro, così uno ha tutto il tempo di pensare se, visto che c’è la fila, non vale il caso di girare ed entrare dentro. e vedere cosa comprare per le feste. Ora se ne aggiunge un altro, anch’esso dotato di rotatoria, con lo stesso scopo.

Ecco, l’inutilità di non essere Berlusconiani. Ieri ho sentito il Nostro Grande Premier, dire che senza le preferenze è meglio, così è sicuro che al Parlamento Europeo ci va gente che capisce. Non è nemmeno il caso di osservare che nessun giornalista gli ha chiesto: perchè, secondo lei gli elettori sono stupidi e non sanno scegliere? (I giornalisti stavano facendo la fila per comprare il Tom Tom, una classe dirigente si vede da questi dettagli. Ah, nel nuovo centro commerciale non c’è una libreria).

Quando diceva questa cazzata delle preferenze che annebbiano il popolino, gli veniva da ridere. Berlusconi è un ottimo attore, ma alla fine i numeri che ha sono quelli. Nello specifico, quando dice una cosa che sa essere una enormità, comincia a tracciare delle linee sul foglio, e ruota la testa per nascondere la smorfia, ieri era lampante che gli veniva da ridere. Il suo pensiero è del resto tanto semplice: se sono stati così coglioni da votarmi, ma che veramente hanno bisogno delle preferenze, o sapranno contestarmi quando dò loro degli incapaci a votare?

E c’ha ragione, ecco. Perchè l’apertura di un centro commerciale, del centesimo a Roma se non duecentesimo, mobilita delle folle che rinunciano ad una giornata di lavoro non per farsi una passeggiata, ma per fare una fila per fare un’altra fila per fare un’altra fila per avere il Tom Tom con lo sconto di trenta euro, sempre che siano tra i primi duecento fortunati. Sennò, pazienza, ci siamo fatti una passeggiata (pieno di coppiette che hanno fatto la gita, famigliole con bimbo con palloncino promozionale).

Quello che mi domando è perchè Veltroni, quando si è candidato premier, non si sia messo a dire: io sono stato il sindaco che ha aperto più centri commerciali di tutti, dove la gggente si diverte, fa la gita, vede tanti negozi e compra il Tom Tom.

In fondo si può avere un berlusconismo di sinistra e un berlusconismo di destra, ecco.

Veltroni sulla crisi dei mercati

Nella colonna di destra, il trafiletto di Repubblica.it sulla vicenda del lodo Alfano.

Nella colonna di sinistra, una foto del leader democratico.

Epifani, buttati a fiume

Il piano di Air France che avrebbe salvato Alitalia, e che sarebbe costato a tutti noi molti miliardi di euro di meno di questa CAI-porcata, venne bocciato non tanto da Berlusconi quanto dai sindacati, tutti quanti, che vollero stabilire semplicemente un punto di principio: in Italia non si fa nulla se il sindacato non vuole.

Oggi Epifani in una intervista a Repubblica dà prova di una faccia tosta assoluta, degna di un sindacalista dirigente nazionale, per cui ora si potrebbe vendere Alitalia agli stranieri. Alla domanda del giornalista di Repubblica, che si sarà spero vergognato di una intervista che è stata fatta in ginocchio, sul perchè prima Air France era brutta ed ora è bella, l’ineffabile Epifani dice:

Ma voglio ricordare che Spinetta, allora, pose due condizioni per acquistare Alitalia: la prima era in effetti il consenso del sindacato, e lì noi non trovammo l’intesa sui livelli occupazionali, ma la seconda era il via libera del governo in carica e di quello che, di lì a poco, avrebbe vinto le elezioni. Berlusconi aveva la vittoria in tasca, e fu lui a costruire la compagna elettorale sullo slogan “non passa lo straniero”

Cioè, traducendo: ci siamo fidati di Berlusconi, eravamo d’accordo, tanto Prodi stava per andarsene e quindi noi abbiamo pensato ad aprire innanzitutto un conflitto con il nuovo governo, e poi con Berlusconi sapevamo che si poteva fare la solita italietta degli assistiti statali a vita, mentre Prodi si permetteva pure di parlare di libero mercato, e a noi Berlusconi sotto sotto ci piace tanto, perchè tra banditi riusciamo sempre a metterci d’accordo.

Ora, ogni lavoratore Alitalia che vede lo spettro del fallimento nei prossimi giorni ha tutto il diritto di prendere a sputi Epifani e spero che lo faccia, è un personaggio squallido e lontano anni luce dalla moralità di Cofferati, Trentin e Lama, un azzeccagarbugli della politica che pensa solo a piantare il paletto del suo potere, fregandosene di chi quel potere gli ha dato.

Il risultato delle azioni di questa sciagura di sindacalista è che il 60% degli italiani dice che la colpa del fallimento di Alitalia è dei sindacati, ed è difficile dare loro torto, il prode Guglielo ha sputtanato il sindacato, mandato Alitalia fallita e aiutato Berlusconi a passare per il salvatore della patria.

Ultima aggiunta, mi domando se l’opposizione a Berlusconi possa essere incarnata da Di Pietro, che riguardo all’accordo con CAI parla di un evidente danno erariale da parte di un gruppo di imprenditori che hanno fedine penali nemmeno linde, mentre Uolter se ne stà  a New York, lui che non parla inglese, a firmare venticinque di numero copie del suo libro. Se voleva fare il letterato, è ancora a tempo a togliersi pure lui dalle palle.